Paul Seixas vince la Freccia Vallone a 19 anni: battuto un record del 1936

Paul Seixas ha scritto una pagina di storia del ciclismo. A 19 anni il francese della Decathlon CMA CGM Team ha conquistato la 90ª edizione della Freccia Vallone, diventando il più giovane vincitore di sempre della classica delle Ardenne. Un trionfo arrivato in cima al Muro di Huy, quella salita di 1,3 chilometri con pendenza media del 9,6% dove basta un colpo di pedale sbagliato per bruciare ogni ambizione.

Il record precedente apparteneva al belga Philémon De Meersman, primo vincitore nel 1936 a 21 anni. Seixas, nato a Lione il 24 settembre 2006, ha abbattuto quel primato con una prova di forza e lucidità impressionanti, tenendo testa a corridori ben più esperti sulle rampe più temute del calendario primaverile. Con i suoi 1,86 metri per appena 64 chili di peso, il francese ha il fisico ideale del puncheur leggero, quello che sul Muro di Huy può fare la differenza.

La vittoria sul Muro di Huy

La corsa non ha avuto particolari trame tattiche. Le azioni da lontano si sono spente una dopo l'altra, lasciando tutto all'ultima ascesa decisiva. Lì Seixas ha fatto il ritmo, ha divorato le pendenze e ha staccato i rivali con una sfrontatezza che neppure Tadej Pogacar, vincitore lo scorso anno, si era concessa: condurre in testa gli ultimi mille metri di quella salita è un azzardo che pochi corridori al mondo possono permettersi. Alla vigilia, tra gli osservatori più attenti, c'era chi si domandava se il francese avrebbe avuto il coraggio di tentare un raid solitario prima ancora dell'ultimo strappo: una suggestione che la corsa ha in parte smentito, perché Seixas ha preferito giocarsi tutto nel finale, ma con una lucidità che ha reso la sua azione comunque devastante.

Paul Seixas

Alle sue spalle sul podio lo svizzero Mauro Schmid del Team Jayco AlUla e il britannico Ben Tulett della Visma Lease a Bike. Quarto Cosnefroy, quinto il danese Skjelmose. La Francia ha festeggiato in grande stile piazzando cinque atleti nei primi dieci, un risultato che fotografa il momento d'oro del movimento transalpino. Nessun italiano è entrato nella top ten: Christian Scaroni dell'XDS Astana Team ha chiuso undicesimo davanti a Filippo Zana della Soudal Quick-Step.

Chi è Paul Seixas, il predestinato del ciclismo francese

Alto, magrissimo, in assetto perfetto sulla bici da crono, capace di andare in fuga quando e come vuole appena la strada sale. Seixas è già arrivato a sette vittorie da professionista, nonostante abbia esordito tra gli élite da appena un anno. Lo scorso settembre agli Europei in casa ha ceduto soltanto al marziano Pogacar. Dieci giorni fa ha dominato il Giro dei Paesi Baschi, vincendo la cronometro e altre due frazioni con un'autorevolezza rara.

Il palmarès stagionale è impressionante: secondo alla Vuelta Algarve alle spalle dello spagnolo Ayuso, secondo alla Strade Bianche dietro a Pogacar, vittoria alla Faun-Ardèche Classic. Lo scorso anno, ancora tra i dilettanti, aveva vinto il Tour de l'Avenir, la corsa che tradizionalmente lancia i futuri campioni del grande ciclismo.

Macron in campo per tenerlo in Francia

Il caso Seixas ha superato i confini sportivi. Il presidente Emmanuel Macron si sta muovendo personalmente perché la Decathlon, sorta di nazionale transalpina su due ruote, possa avere i fondi sufficienti per trattenerlo in patria. Paul è oggi il pezzo più pregiato del mercato mondiale e le cifre necessarie per blindarlo sono importanti. La Francia aspettava un fuoriclasse da quarant'anni, da quando i tempi di Hinault e Fignon sembravano un ricordo sbiadito.

Paul Seixas sarà il prossimo fenomeno del ciclismo?
Sicuramente sì
Troppo presto per dirlo
Ne dubito

Paul Seixas

L'ondata di entusiasmo attorno al fenomeno è tale che in patria si è già cominciato a parlare di matraquage, un martellamento mediatico che nelle telecronache vede il nome del giovane pronunciato decine di volte in pochi minuti: segno di un'attesa quasi spasmodica, al punto che non mancano gli appassionati pronti a saltare il lavoro pur di seguirne le imprese in diretta. Accanto all'entusiasmo prevale però anche un certo scetticismo di chi, con più freddezza, ricorda come su certe salite ci siano ancora specialisti in grado di batterlo.

Il dibattito nel mondo sportivo francese riguarda ora la sua partecipazione al Tour de France. Molti osservatori ritengono che a 19 anni sia troppo giovane e rischi di bruciarsi sulle strade della Grande Boucle. Lui non sente ragioni: vuole esserci, vuole misurarsi con Pogacar, di cui viene considerato l'unico erede possibile, e con il danese Jonas Vingegaard.

Il prossimo appuntamento è la Liegi

Il Trittico delle Ardenne si chiuderà domenica con la 112ª edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, la Doyenne. Lì rientreranno sia Pogacar sia Remco Evenepoel, che avevano scelto di saltare la Freccia Vallone per concentrare le forze sulla classica più antica del calendario. Tra i pretendenti al trono ci sarà anche Seixas, reduce da un successo che cambia gerarchie e aspettative e che arriva dopo l'apertura del Trittico con l'Amstel Gold Race dominata dallo stesso Evenepoel.

Il Muro di Huy ha fatto da giudice implacabile per novant'anni. Lo hanno vinto mostri sacri come Eddy Merckx, Argentin, De Vlaeminck, Hinault, Rebellin, Saronni. Il record di successi appartiene ad Alejandro Valverde con cinque trionfi. Nessuno però era riuscito a imporsi a 19 anni. Quel limite è caduto.

Paul Seixas

Il Tour des Alps parla italiano

Nella stessa giornata, sulle strade del Tour des Alps, Tom Pidcock ha vinto allo sprint la terza tappa, 174,5 chilometri da Laces ad Arco, precedendo Tommaso Dati e il colombiano Egan Bernal. Il britannico si è riscattato dopo la debacle di ieri, quando aveva perso quasi sei minuti. In classifica generale resta al comando Giulio Pellizzari, che precede l'olandese Thymen Arensman di 4 secondi, Bernal e Mattia Gaffuri appaiati a 6. Giovedì è in programma la Arco-Trento, tappa regina con quasi 4.000 metri di dislivello, venerdì la frazione finale da Trento a Bolzano.