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Il più grande tesoro di monete dell'Era Vichinga mai rinvenuto in Norvegia è venuto alla luce in un campo nella zona orientale del paese, riscrivendo un primato che durava da quasi due secoli. Si tratta di un accumulo straordinario di quasi 3.000 monete d'argento coniate tra la fine del X e la metà dell'XI secolo, recanti i nomi di sovrani leggendari come Canuto il Grande, Etelredo lo Sconsigliato e Harald Hardrada.
Il ritrovamento, denominato tesoro di Morstad dal luogo della scoperta, supera l'analogo deposito di Arstad, recuperato nel 1836 sulla costa sud-occidentale norvegese, che con 1.850 monete aveva detenuto il record per quasi duecento anni. La nuova scoperta è destinata ad arricchire profondamente la conoscenza della numismatica scandinava medievale.

La scoperta: due cercatori con metal detector e un campo arato
Il 10 aprile, i cercatori amatoriali Rune Sætre e Vegard Sørlie hanno individuato 19 monete d'argento affiorate in un campo agricolo dell'Innlandet. Hanno immediatamente avvertito le autorità locali, dando il via a uno scavo archeologico sistematico condotto dalla contea.
I primi sondaggi hanno restituito altre 50 monete. Poi il numero è cresciuto rapidamente, raggiungendo le centinaia e infine le migliaia. Al momento si contano 2.970 pezzi, ma gli archeologi prevedono che il bottino aumenterà ulteriormente con il proseguimento delle indagini sul terreno.
"È stato assolutamente incredibile assistere all'estrazione di queste monete dal terreno", ha dichiarato May-Tove Smiseth, archeologa della contea di Innlandet. "La qualità di conservazione è tale che sembrano appena coniate." La studiosa ha definito il rinvenimento "una scoperta unica, del tipo che si vive una sola volta in un'intera carriera".
Re, imperi e monete: il contesto storico
Il deposito comprende monete locali e straniere coniate tra il 980 e il 1047 d.C. circa. Tra i nomi più ricorrenti spicca quello di Canuto il Grande, sovrano dell'XI secolo che riunì sotto un'unica corona Inghilterra, Danimarca e Norvegia, dando vita a un effimero ma potente impero del Mare del Nord.
Compaiono anche pezzi di Etelredo II d'Inghilterra, passato alla storia come "lo Sconsigliato" per la sua incapacità di contrastare le incursioni vichinghe, e di Harald Hardrada di Norvegia, l'ultimo grande re vichingo, caduto nel 1066 nella battaglia di Stamford Bridge.
- La morte di Edoardo il Confessore nel gennaio 1066 scatenò una crisi successoria in Inghilterra.
- Harald Hardrada rivendicò il trono ma fu sconfitto e ucciso da Harold Godwinson a Stamford Bridge nel settembre 1066.
- Tre settimane dopo, Guglielmo il Conquistatore vinse a Hastings, aprendo l'era normanna.
Il primo sistema monetario nazionale norvegese
La presenza di monete con il nome di Harald Hardrada permette di datare il sotterramento alla fine degli anni Quaranta dell'XI secolo. All'inizio del suo regno, Harald introdusse il primo sistema monetario nazionale della Norvegia, coniando penny d'argento di formato standardizzato.
"Le monete straniere furono presto sostituite da quelle di Harald, che divennero valuta legale in tutto il regno", spiegano dal Museo Storico di Oslo. Come osserva il numismatico Svein Harald Gullbekk, "il tesoro fu depositato proprio all'inizio di questo sviluppo", offrendo una fotografia rarissima della transizione monetaria.
Vichinghi, commerci e tesori sepolti
Durante l'Era Vichinga, dall'800 al 1050 circa, gli scandinavi solcarono un'ampia porzione del mondo medievale, da Costantinopoli a est fino al Nord America a ovest. Oltre a fondare empori commerciali, razziarono comunità in Britannia, Irlanda e nell'attuale Francia.
Numerosi depositi di tesori europei risalgono a quest'epoca turbolenta. Il più celebre è il Galloway Hoard scozzese, che contiene oltre cinque chili di manufatti preziosi, tra cui una spilla d'oro a forma di uccello e una raffinata croce d'argento.
Nel West Midlands inglese, scavi recenti hanno restituito 63 monete probabilmente nascoste in vista di un'incursione vichinga. Come ricorda il Worcestershire Archive and Archaeology Service, "i depositi di tesori sono spesso legati a periodi di incertezza o instabilità: qualcuno nascondeva la propria ricchezza con l'intenzione di tornare a recuperarla, ma in molti casi non fece mai ritorno".
Una borsa di pelle e un’attività mineraria fiorente
Le ragioni esatte dell'occultamento del tesoro di Morstad restano oggetto di studio. Jostein Bergstøl, archeologo del Museo di Storia Culturale, sottolinea come l'area in cui è stato rinvenuto il deposito fosse un importante centro di produzione del ferro tra il X e la fine del XIII secolo.
Custodita probabilmente in una borsa di pelle o in un contenitore simile, la riserva potrebbe rappresentare i profitti generati da questa attività redditizia. Con il decomporsi del sacchetto, l'aratro avrebbe poi disperso le monete nel terreno, rendendole più difficili da individuare. Non è la prima volta che l'archeologia restituisce reperti straordinariamente conservati grazie a contenitori organici: basti pensare alle tecniche di sigillatura impiegate dai costruttori navali antichi, capaci di proteggere materiali deperibili per millenni.
"Non sono mai state notate da chi lavora qui", osserva Smiseth. "La gente non cammina più nei campi." Una volta completato il recupero, le monete saranno catalogate e studiate al Museo di Storia Culturale di Oslo.




