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Una mattina esci a innaffiare il rosmarino e ti accorgi che fra i rametti, accucciata sopra un mucchietto disordinato di stecchi, c’è una tortora che ti fissa immobile. Sotto di lei, due uova bianchissime. Panico: e adesso? Si possono ancora curare le aromatiche? Si può spostare il vaso? Si rischia di prendersi una multa? La risposta breve è: niente paura, ma serve qualche accortezza. Quella che hai ospitato è quasi certamente una Streptopelia decaocto, la tortora dal collare, la specie selvatica che più di ogni altra in Italia ha imparato a convivere con balconi, fioriere, cassette di basilico e grondaie. In questa guida vediamo come riconoscerla, quanto dura la cova, cosa dice la legge italiana e come continuare a coltivare l’orto domestico senza disturbare la nuova inquilina.
Riconoscere l’inquilina: è davvero una tortora dal collare?
La Streptopelia decaocto è inconfondibile una volta che sai cosa cercare. Piumaggio color sabbia o beige chiaro, leggermente rosato sul petto, ali appena più scure, becco sottile e nero, occhio rosso scuro. Il segno distintivo è il semicollare nero sulla nuca, una mezzaluna sottile bordata di bianco che le ha dato il nome volgare. Misura circa 30 centimetri di lunghezza, pesa intorno ai 150-200 grammi e ha un verso a tre note, ripetitivo, che chiunque viva in città o in periferia ha già sentito decine di volte senza saperlo associare a una specie precisa.
Attenzione a non confonderla con la cugina selvatica Streptopelia turtur, la tortora europea, che ha piumaggio molto più variopinto, dorso a scaglie marrone-ruggine e collo con barre bianche e nere: quella è migratrice, sempre più rara e quasi mai nidifica in contesti urbani. Su internet capita spesso di leggere informazioni sulla cosiddetta mourning dove (Zenaida macroura): è una specie americana, in Europa non esiste, quindi quello che trovi nel tuo vaso a Milano, Roma o Palermo non è quasi mai lei.
La tortora dal collare è arrivata in Italia tra gli anni Quaranta e Cinquanta, espandendosi dall’Asia minore verso ovest in modo rapidissimo. Oggi è considerata stabilmente diffusa da Nord a Sud, isole comprese, e nidifica in città, paesi, ville suburbane, parchi e perfino piccoli centri storici. È una specie selvatica autoctonizzata, non protetta come rara ma comunque tutelata dalla normativa generale sull’avifauna.

Il nido in vaso: perché proprio il tuo balcone?
Le tortore costruiscono nidi che, francamente, fanno tenerezza per quanto sono fatti male. Una manciata di stecchi sottili intrecciati alla buona, talvolta così radi da lasciare intravedere le uova dal basso. Cercano supporti stabili, riparati dal vento e dalla pioggia battente, possibilmente a qualche metro da terra e con una via di fuga aerea libera. Le fioriere di balcone, soprattutto quelle con piante un po’ folte come rosmarino, timo, salvia, alloro o oleandro, sono la combinazione perfetta: ramoscelli rigidi che reggono il nido, foglie che lo nascondono, vicinanza all’uomo che tiene lontani molti predatori come gazze e cornacchie.
La nidificazione tipica nel clima mediterraneo comincia presto, già a marzo, e prosegue fino a settembre inoltrato. In una stagione la stessa coppia può portare a termine tre o quattro covate nello stesso nido o in nidi vicini, e questo significa che, se trovi un nido a marzo, potresti ritrovarti a ospitare la famiglia per buona parte della primavera ed estate.
Tempi di cova e involo
Le tappe biologiche sono abbastanza precise e utili per programmarsi:
- Deposizione: quasi sempre due uova bianche, deposte a distanza di 1-2 giorni l’una dall’altra.
- Incubazione: circa 14-16 giorni, condivisa fra maschio e femmina che si danno il cambio (lui di giorno, lei di notte, più o meno).
- Permanenza dei piccoli nel nido: circa 15-18 giorni dalla schiusa fino al primo volo.
- Indipendenza: dopo l’involo i giovani restano nei dintorni per altre 1-2 settimane, ancora imbeccati dai genitori con il cosiddetto





