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A prima vista sembra uno scherzo della natura: ha il corpo verde-giallastro di una crisopa, le ali trasparenti e nervate di una libellula in miniatura, ma davanti porta due zampe raptatorie identiche a quelle di una mantide religiosa. Nessun fotomontaggio, nessuna specie esotica: si chiama mantispa ed è un piccolo predatore della famiglia dei Mantispidae che vive tranquillamente anche in Italia, dalle colline soleggiate del Sud fino alle pinete dell’arco alpino. Probabilmente l’hai già incontrato senza saperlo, magari posato su una tendina di sera, attirato dalla luce di casa, e l’hai scambiato per uno strano moscerino.
In questo articolo capiremo come riconoscere la mantispa, perché ha quell’aspetto da insetto chimera, qual è il suo ciclo biologico parassitoide (uno dei più sorprendenti del mondo degli invertebrati) e perché, se la trovi in giardino o sul balcone, dovresti considerarla un’alleata e non una minaccia.
Che cos’è esattamente una mantispa
La mantispa appartiene all’ordine dei Neurotteri, lo stesso gruppo di insetti a cui appartengono le crisope (quelle classiche “mosche dagli occhi d’oro” che mangiano gli afidi nei nostri orti) e i formicaleoni. Tradotto in parole semplici: non è imparentata con le mantidi religiose, nonostante l’incredibile somiglianza. Quelle zampette anteriori spinose e ripiegate a “coltello a serramanico” sono il risultato di un fenomeno che gli scienziati chiamano evoluzione convergente: due gruppi di animali distanti tra loro che, dovendo risolvere lo stesso problema (afferrare prede piccole e veloci), sono arrivati allo stesso identico strumento.
In Italia la specie più comune è Mantispa styriaca, descritta per la prima volta nel 1761 dal naturalista Nicolaus Poda. È un insetto piccolo, lungo in media tra i 15 e i 20 millimetri ali comprese, con il corpo slanciato di colore variabile dal giallo paglierino al verde tenue, talvolta con sfumature brunastre. Il torace è allungato come quello delle mantidi e ospita alla sua estremità anteriore le due zampe raptatorie, mentre le ali, mantenute a tetto sopra l’addome quando l’insetto è a riposo, sono trasparenti e percorse da una fitta rete di nervature.
Come riconoscerla: caratteri da “detective dell’orto”
Quando ci si trova davanti a una mantispa per la prima volta, la confusione è normale. Ecco i dettagli che permettono di identificarla senza incertezze:
- Zampe anteriori raptatorie: la coppia di zampe più vicina al capo è ingrossata, armata di spine e tenuta ripiegata pronta a scattare. È il marchio di fabbrica della famiglia.
- Protorace allungato: il “collo” è sproporzionatamente lungo, tanto da ricordare quello di una mantide stilizzata.
- Ali reticolate: trasparenti, con una fittissima rete di vene. Le crisope ce le hanno simili, ma il loro corpo non ha mai le zampe raptatorie.
- Occhi grandi e sporgenti: l’adulto è un predatore visivo, sa stimare distanza e direzione della preda con grande precisione.
- Antenne corte e filiformi: a differenza di molti neurotteri dalle antenne lunghe.
La mantispa cammina sulle quattro zampe posteriori, tenendo le anteriori sollevate in posa “da preghiera”. È esattamente lo stesso atteggiamento di una mantide religiosa, e infatti molti la chiamano confidenzialmente “mantide-mosca” o “mantide nana”.
Dove e quando incontrarla in Italia
In Italia Mantispa styriaca è ampiamente distribuita, soprattutto nelle aree collinari e mediterranee, ma è stata segnalata anche in pianura padana e nei boschi di latifoglie. Predilige ambienti caldi e soleggiati: radure, margini di bosco, pinete (in particolare con Pinus halepensis e Pinus pinea), querceti termofili a roverella, ma anche giardini ben esposti, orti familiari, vigneti e oliveti.
Il periodo migliore per osservarla va da fine maggio a fine agosto, con picco a giugno-luglio nelle zone climatiche italiane corrispondenti alle USDA 8-10. Durante il giorno tende a stazionare sulla vegetazione bassa, sui fiori delle ombrellifere (carota selvatica, finocchio, prezzemolo andato a seme), sulle infiorescenze di menta, origano e timo, in attesa che passi una piccola preda. Di notte è fortemente attratta dalla luce: lampioni, lampade da esterno, finestre illuminate. È così che la maggior parte delle persone se la ritrova in casa, posata su un muro o su una tendina.
Se la incontri in giardino, prova a osservarla con calma: pur essendo schiva, non scappa subito. Studi sul comportamento di caccia hanno mostrato che la mantispa è un cacciatore di tipo “sit-and-wait” (attendista) ma anche stalker: individua la preda con la vista, la valuta, poi avanza lentamente e colpisce con uno scatto fulmineo delle zampe anteriori.
L’incredibile ciclo biologico: una larva che cavalca i ragni
Qui la storia diventa quasi fantascientifica. La mantispa adulta vive poche settimane e si nutre di piccoli insetti molli: afidi, tripidi, larvette, moscerini, talvolta piccoli ditteri. È un classico predatore generalista, esattamente come la crisopa, e per questo è considerata utile in agricoltura.
Ma il vero spettacolo è la sua larva. La femmina di Mantispa styriaca depone centinaia di uova peduncolate (anche fino a mille o più) sospese su sottili steli di seta, in maniera molto simile a quelle delle crisope. Da ogni uovo schiude una larva minuscola, agile e dalle zampette ben sviluppate, chiamata in gergo tecnico larva campodeiforme. A questo punto inizia la sua missione: trovare un ragno.
La piccola larva si arrampica sulla vegetazione, esplora, attende. Quando incrocia un ragno della giusta specie (in Italia spesso licosidi e altri ragni erranti), gli salta letteralmente addosso e si lascia trasportare, aggrappata al corpo dell’aracnide, anche per settimane. Studi paleontologici hanno persino documentato larve di mantispidi fossilizzate in ambra, ritrovate ancora avvinghiate al loro ragno-ospite dopo cento milioni di anni.
La larva aspetta che la femmina di ragno costruisca la sua ooteca, cioè il sacchetto di seta in cui deporrà le uova. A quel punto, prima che la seta si chiuda, vi si infila dentro. Una volta dentro l’ooteca, la larva cambia pelle, diventa più tozza e biancastra, e comincia a divorare le uova del ragno una dopo l’altra, fino allo stadio successivo. Ricerche specialistiche hanno mostrato che la larva è in grado di rilasciare sostanze chimiche che bloccano lo sviluppo delle uova non ancora consumate, mantenendole “fresche” come in un frigorifero naturale.

Conclusa l’abbuffata, la larva tesse un piccolo bozzolo di seta proprio dentro l’ooteca del ragno, vi resta circa due settimane e, intorno a metà giugno, si trasforma in adulto. È un ciclo brutale ma incredibilmente raffinato, frutto di milioni di anni di coevoluzione tra mantispidi e aracnidi.
Perché è un’alleata del giardiniere
Tradotto dal linguaggio scientifico a quello del giardino di casa, la mantispa fa due cose utilissime per chi coltiva orti, frutteti o anche semplici aiuole fiorite.
- Da adulta: caccia attivamente afidi, tripidi, cicaline, piccoli ditteri e altri insetti molli che spesso danneggiano insalate, pomodori, rose, peperoni e piante aromatiche. È un piccolo controllo biologico naturale, esattamente come fanno coccinelle e crisope.
- Da larva: pur predando uova di ragno, mantiene in equilibrio le popolazioni di aracnidi senza decimarle. I ragni rimangono comunque tra i più importanti predatori dell’orto, e la mantispa fa parte di quell’intricata catena alimentare che rende un giardino sano e “vivo”.
La presenza della mantispa è quindi un buon indicatore: significa che nel nostro spazio verde non si abusa di insetticidi ad ampio spettro, che esiste una comunità ricca di prede e che la biodiversità funziona. Per favorirne la presenza basta seguire poche regole: lasciare fiorire le ombrellifere (carota selvatica, anice, finocchio, aneto), mantenere angoli con erbe spontanee, evitare trattamenti chimici non mirati, ridurre l’inquinamento luminoso notturno con luci calde e schermate.
Cosa fare se la trovi in casa
La mantispa non morde, non punge, non è velenosa, non trasmette malattie. Le sue zampe raptatorie sono progettate per piccoli insetti molli e non hanno alcuna possibilità di intaccare la pelle umana. Se entra in casa attirata dalla luce, è sufficiente:
- Spegnere le luci interne e accenderne una vicino a una finestra aperta: spesso vola via da sola.
- In alternativa, coprirla delicatamente con un bicchiere trasparente, far scivolare sotto un foglio di carta rigida e accompagnarla all’esterno, possibilmente su un cespuglio fiorito o su una pianta aromatica.
- Evitare di schiacciarla: è un insetto poco comune, prezioso per l’ecosistema, e ucciderla non serve a nulla.
Anche i bambini e gli animali domestici non corrono alcun rischio. Anzi, può essere un’ottima occasione per osservare da vicino un insetto raro: con una lente d’ingrandimento i dettagli del torace e delle zampe raptatorie sono affascinanti.
Mantispa, crisopa, mantide: chi è chi
Per chiarire una volta per tutte le differenze, ecco un rapido confronto:
- Mantide religiosa (Mantis religiosa): grande (5-8 cm), corpo robusto, ali poco vistose, ordine Mantodea. Non vola praticamente mai e non viene attratta dalle luci.
- Crisopa (Chrysoperla carnea e affini): verde brillante, occhi dorati, lunga 1-1,5 cm, ali trasparenti, nessuna zampa raptatoria. Ordine Neuroptera.
- Mantispa (Mantispa styriaca): 1,5-2 cm, gialla-verde, ali trasparenti, zampe anteriori raptatorie, protorace allungato. Ordine Neuroptera, famiglia Mantispidae.
Se la prossima volta troverai sul davanzale un piccolo essere che sembra una mantide tascabile con le ali da libellula, ora saprai darle un nome. E saprai anche che, dietro quell’aspetto da extraterrestre, si nasconde una delle storie biologiche più affascinanti che si possano raccontare di un insetto italiano.
Fonti
- Kral K., Vernik M., Devetak D. (2000). The visually controlled prey-capture behaviour of the European mantispid Mantispa styriaca. Journal of Experimental Biology.
- Aspöck U., Aspöck H. et al. (2021). Functional morphology of the raptorial forelegs in Mantispa styriaca (Insecta: Neuroptera). Zoomorphology, Springer.
- Kral K. (2013). Vision in the mantispid: a sit-and-wait and stalking predatory insect. Physiological Entomology, Wiley.
- Haug J.T. et al. (2018). The ride of the parasite: a 100-million-year old mantis lacewing larva captured while mounting its spider host. Zoological Letters, Springer.
- Redborg K.E., MacLeod E.G. (1985). A mantispid larva can preserve its spider egg prey: evidence for an aggressive allomone. Oecologia, Springer.
- Liu X. et al. (2023). The associated evolution of raptorial foreleg and mantispid diversification during 200 million years. PNAS / PMC.
- ENEA – Neuropteroidea Home Page. Introduzione ai Neurotteri italiani.
- Treccani. Voce “Neurotteri”, Enciclopedia Italiana.
- EUNIS – European Environment Agency. Mantispa styriaca (Poda, 1761), distribuzione europea.





