Spotted lanternfly: l’insetto con le ali a pois rossi che minaccia i vigneti italiani

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Immagina di entrare in un bar e vedere appoggiato al muro un insetto vistoso, grande come una falena, con il corpo grigio puntinato di nero e, quando spalanca le ali, una sorpresa rosso fuoco maculata di scuro. È la Lycorma delicatula, conosciuta in inglese come spotted lanternfly e in italiano come fulgoride maculato. Non è una farfalla, non è una cicala, non è una falena: è un parente delle cicaline, un piccolo cugino tropicale arrivato dall’Asia che negli Stati Uniti sta facendo disperare viticoltori e frutticoltori. E che, lentamente, si avvicina anche all’Italia.

Chi è davvero questo insetto colorato

La Lycorma delicatula appartiene alla famiglia dei Fulgoridi, un gruppo di insetti succhiatori di linfa originari delle regioni temperate e tropicali dell’Asia (Cina, Vietnam, India). L’adulto misura circa 2,5 centimetri di lunghezza, con ali anteriori grigio-rosate punteggiate di macchie nere ben distanziate. Quando si sente minacciato o si prepara al volo, mostra le ali posteriori, che sono la sua firma inconfondibile: rosso vivo nella metà interna, nere nella metà esterna, con una banda bianca a separarle. L’addome è giallo intenso con fasce nere trasversali.

Gli stadi giovanili, chiamati neanidi, sono molto diversi: nei primi tre stadi sono nerissimi con piccoli pois bianchi, mentre nello stadio finale prima dell’adulto diventano rossi brillanti, sempre con macchie nere e bianche. Sembrano quasi insetti diversi tra loro, e questo confonde molto chi prova a identificarli.

Perché è un problema serio per agricoltura e vigneti

Il fulgoride maculato si nutre infilando il suo apparato boccale pungente-succhiante nei rami e nei tronchi delle piante, succhiandone la linfa. Da solo farebbe pochi danni, ma quando arriva forma assembramenti enormi: centinaia o migliaia di esemplari su una sola pianta. La vite è una delle ospiti preferite, e l’effetto sui vigneti americani della Pennsylvania, dove l’insetto è stato individuato per la prima volta nel 2014, è stato devastante: cali di produzione, indebolimento delle piante, morie nei casi più gravi.

Il problema non finisce qui. Nutrendosi, l’insetto espelle grandi quantità di una sostanza zuccherina chiamata melata, che imbratta foglie, grappoli, auto, mobili da giardino, tavolini dei bar (proprio così, anche dei bar). Sulla melata si sviluppa la fumaggine, un fungo nero che impedisce alla pianta di fare fotosintesi. Il risultato è un effetto domino che riduce la qualità dell’uva e affatica enormemente l’intero ecosistema agricolo.

La lista delle piante ospiti supera le 70 specie, tra cui melo, pesco, ciliegio, susino, noce, luppolo, pioppo, salice e betulla. Ma la pianta preferita in assoluto, soprattutto per la riproduzione, è l’ailanto (Ailanthus altissima), conosciuto in Italia come “albero del paradiso”. E qui le cose si fanno serie per noi.

Perché l’Italia è considerata ad alto rischio

L’ailanto è una pianta invasiva che in Italia ha colonizzato praticamente ogni angolo: scarpate ferroviarie, bordi delle autostrade, aree urbane abbandonate, margini dei boschi, fasce ecotonali attorno ai vigneti. È diffuso da Nord a Sud, in tutte le zone climatiche dalla pianura padana alle isole. Per la Lycorma delicatula è come un tappeto rosso steso lungo tutta la penisola.

A questo si aggiungono due fattori che rendono l’Italia un terreno fertile per un’eventuale invasione: la presenza capillare della viticoltura (siamo tra i primi produttori mondiali di vino) e un clima che le modellazioni indicano come idoneo all’insediamento del fulgoride, soprattutto nelle zone collinari del Centro-Nord e in tutta la fascia che corrisponde alle nostre zone climatiche 8-9. Le analisi di rischio elaborate per l’Europa, tra cui quelle dell’EFSA, classificano la specie come potenziale organismo nocivo da quarantena.

In Europa è già arrivato: nel 2023 una popolazione stabile è stata identificata in Germania (Renania Settentrionale-Vestfalia), e segnalazioni sporadiche di esemplari morti trasportati con merci e container sono state registrate anche in altri paesi. L’Italia, per ora, non ha popolazioni accertate, ma la sorveglianza è attiva.

Come riconoscerlo: le differenze con farfalle e insetti italiani

Capita spesso che gente in buona fede confonda farfalle, falene o cicale autoctone con specie aliene. Vediamo come distinguere il fulgoride maculato da insetti italiani simili.

  • Farfalle diurne: hanno antenne lunghe con una clava all’estremità, ali coperte di scaglie polverose, riposano con le ali chiuse verticalmente sopra il corpo. Il fulgoride ha antenne cortissime, ali lisce e tiene le ali “a tetto” sopra l’addome.
  • Falene: corpo solitamente più tozzo e peloso, antenne piumate o filiformi, volo notturno. Il fulgoride ha corpo allungato, glabro, ed è attivo soprattutto di giorno.
  • Cicale e cicaline italiane: morfologicamente più simili (è un cugino stretto), ma le nostre cicale non hanno mai quella combinazione di ali anteriori grigio-puntinate e ali posteriori rosso-nere maculate. Nessun fulgoride autoctono italiano presenta questi colori.
  • Metcalfa pruinosa: un altro fulgoride alieno già presente in Italia, ma è bianco-azzurrastro, polverulento, molto più piccolo (circa 7-8 mm) e ha tutt’altro aspetto.

La regola pratica: se vedi un insetto di circa 2-3 cm, con il corpo a riposo grigio e puntinato di nero, e quando si muove o vola lampeggia di rosso vivo, sei davanti a qualcosa che merita una segnalazione.

Spotted lanternfly: l'insetto con le ali a pois rossi che minaccia i vigneti italiani

Il ciclo biologico in quattro stagioni

Capire il ciclo aiuta a sapere cosa cercare in ogni momento dell’anno. In Italia, con le nostre zone climatiche, ci si aspetterebbe uno sfasamento di tre-sei settimane rispetto agli Stati Uniti.

  1. Inverno (da novembre a marzo): l’insetto sopravvive solo allo stadio di uovo. Le femmine depongono masse di uova ricoperte da una sostanza grigiastra simile a fango secco, su qualsiasi superficie: tronchi, sassi, recinzioni, container, mobili da giardino, persino auto. Queste ovature sono il principale veicolo di diffusione passiva via trasporti.
  2. Primavera (aprile-giugno): nascono le neanidi nere a pois bianchi, che si arrampicano sulle piante per nutrirsi di germogli teneri.
  3. Estate (luglio-agosto): compaiono le neanidi rosse dell’ultimo stadio, molto vistose, e poi gli adulti.
  4. Tarda estate-autunno (settembre-ottobre): gli adulti si concentrano in massa sugli ailanti e sulle viti per nutrirsi intensamente prima dell’accoppiamento e della deposizione delle uova.

Cosa fare se ne avvisti uno in Italia

Premesso che, allo stato attuale, in Italia non ci sono popolazioni stabili accertate, ogni avvistamento conta. Ecco i passaggi corretti.

  1. Fotografare l’insetto da più angolazioni: ali aperte se possibile, vista dall’alto, primo piano della testa.
  2. Annotare luogo preciso (meglio con coordinate GPS dello smartphone), data, ora, pianta su cui si trovava, numero approssimativo di esemplari.
  3. Segnalare al Servizio Fitosanitario della propria Regione: ogni regione italiana ha un proprio servizio competente, raggiungibile via email o tramite il sito regionale dell’agricoltura. Esiste anche un coordinamento nazionale attraverso il Servizio Fitosanitario Nazionale del MASAF.
  4. Soppressione del singolo esemplare: se è un solo individuo e si è certi dell’identificazione, può essere schiacciato. Va invece evitato qualsiasi trattamento insetticida fai-da-te su larga scala: serve solo a confondere il monitoraggio ufficiale e non risolve nulla.
  5. Non spostare l’esemplare in altre zone: se decidi di catturarlo per consegnarlo agli enti, mettilo in un contenitore chiuso e congelalo.

Per chi gestisce vivai, vigneti, frutteti o aziende che movimentano materiale vegetale e contenitori dall’estero, la vigilanza deve essere particolarmente alta su tronchi, pallet di legno, container e merci provenienti da paesi con presenza accertata di Lycorma.

La gestione dell’ailanto come strategia preventiva

Una delle azioni più efficaci a livello territoriale è ridurre la presenza dell’ailanto, soprattutto vicino ai vigneti e ai frutteti commerciali. L’ailanto è già considerato una specie esotica invasiva inclusa nelle liste europee, quindi la sua gestione ha un doppio beneficio: combatte un’invasiva vegetale e toglie al fulgoride maculato la sua pianta ospite preferita. La rimozione dell’ailanto non è semplice (ricaccia con vigore se solo tagliato), e richiede tecniche combinate di taglio e trattamento del ceppo, da affidare a personale qualificato.

Una minaccia da non sottovalutare, ma neanche da drammatizzare

Il fulgoride maculato non è ancora un problema acuto in Italia, e con un po’ di fortuna e molta sorveglianza potremmo non averlo mai. Ma le rotte commerciali globali, la presenza diffusa dell’ailanto e la vocazione viticola del nostro paese rendono prudente prepararsi. Conoscere l’insetto, sapere come riconoscerlo, segnalarlo agli enti competenti: sono gesti semplici che, moltiplicati per migliaia di cittadini attenti, possono fare la differenza tra contenere precocemente un focolaio e ritrovarsi tra qualche anno con i vigneti coperti di melata e fumaggine.

La prossima volta che entri in un bar, in una stazione, in un parcheggio e vedi un insetto colorato fuori posto, prendi un secondo per guardarlo bene. Potrebbe essere solo una bella farfalla autoctona. Oppure potrebbe essere l’opportunità di fermare un’invasione sul nascere.

Fonti

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