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Ti sei avvicinato all’aneto, al finocchio o al prezzemolo dell’orto e hai trovato un bruco grosso, verde brillante, con bande nere trasversali e puntini arancioni che sta divorando le foglie senza tanti complimenti? Prima di prendere il sapone molle o, peggio, di schiacciarlo: fermati. Con ogni probabilità stai ospitando il bruco del macaone (Papilio machaon), la larva di una delle farfalle più grandi e spettacolari d’Europa. È un visitatore tutt’altro che dannoso e in molti casi è un piccolo dono ecologico per il tuo giardino.
Identikit: come riconoscere il bruco del macaone
Il macaone è una farfalla diffusa in tutta Italia, dal livello del mare fino a oltre 2.000 metri di quota. Le sue larve hanno un aspetto inconfondibile, ma cambiano molto durante la crescita, e questo genera spesso confusione.
Nei primi stadi (le prime due settimane di vita) il bruchetto è piccolo, scuro, quasi nerastro con una vistosa macchia bianca a sella sul dorso: somiglia in modo impressionante a un escremento di uccello. Non è un caso: è una strategia di mimetismo per scoraggiare i predatori. Mano a mano che cresce, attraverso cinque stadi larvali (chiamati instar), cambia completamente livrea.
Il bruco maturo, quello che di solito viene notato perché ormai grosso 4-5 centimetri, è verde mela brillante, percorso da bande trasversali nere intervallate da puntini arancioni o gialli. È paffuto, liscio, senza peli urticanti, e si muove con calma masticando foglie e ombrelle delle Apiacee. È bellissimo da vedere, e fotografarlo è una piccola soddisfazione naturalistica.
L’osmeterium: la ‘corna’ arancione che spunta a sorpresa
Se tocchi delicatamente il bruco con un dito o un filo d’erba, accade una cosa sorprendente: dalla sua testa schizza fuori una forcuta arancione, simile a una piccola lingua di serpente. Si chiama osmeterium ed è un organo difensivo esclusivo dei papilionidi. Emette un odore acre e pungente, dovuto a una miscela di acidi grassi a corta catena (in particolare acido isobutirrico e 2-metilbutirrico), che serve a respingere formiche, vespe parassitoidi e altri predatori. Non è pericoloso per l’uomo: si può osservare senza alcun rischio, basta poi lavarsi le mani.
Perché si trova proprio sull’aneto, sul finocchio e sul prezzemolo
Il macaone è un lepidottero oligofago specialista: le sue larve si nutrono quasi esclusivamente di piante della famiglia delle Apiaceae (un tempo chiamate Ombrellifere). Tradotto in pratica: aneto, finocchio coltivato e selvatico, prezzemolo, carota (foglie), sedano, cerfoglio, ammi, levistico, anice. In montagna ama anche la ruta e alcune specie spontanee come il finocchio porcino (Foeniculum vulgare) o il Peucedanum.
Le femmine adulte volano alla ricerca di queste piante e ci depongono singolarmente uova sferiche, gialle, grandi come una capocchia di spillo. Dopo 4-10 giorni nasce il bruchetto, che resta sulla stessa pianta per circa 3-4 settimane finché non è pronto a impuparsi. Per questo, quando l’orto domestico include aromatiche delle Apiacee, è normale ritrovarsi con uno o più bruchi: l’aneto e il finocchio sono di fatto le ‘mangiatoie’ preferite del macaone in Europa.
Mi mangia il prezzemolo: devo eliminarlo?
La risposta breve è: no. La risposta lunga merita qualche riga.
Innanzitutto, il danno reale è quasi sempre trascurabile. Una femmina depone le uova singole, distanziate, e raramente troverai più di 2-4 bruchi su uno stesso cespo. Un bruco maturo nei suoi ultimi giorni mangia tanto, è vero, ma stiamo parlando di un singolo individuo che difficilmente arriva a spogliare una pianta adulta di finocchio o un cespo robusto di prezzemolo.
In secondo luogo, c’è un calcolo ecologico semplice: il macaone è un impollinatore adulto attivo su lavanda, salvia, origano, buddleia, trifoglio, garofani e moltissime altre fioriture. Sacrificare qualche foglia di aneto per ottenere in cambio una farfalla adulta che lavora gratuitamente nel tuo giardino è un affare. In più, le sue popolazioni in Europa sono in declino localizzato a causa di pesticidi, perdita di habitat e diserbo dei bordi stradali dove cresce il finocchio selvatico.
La strategia consigliata è semplice e funziona davvero: pianta una o due piante in più di prezzemolo, aneto o finocchio rispetto al fabbisogno familiare. Se vuoi essere ancora più sicuro, dedica un angolo dell’orto a una ‘pianta sacrificale’, magari un cespo di finocchio lasciato andare a fiore: attirerà i macaoni lì e libererà le tue aromatiche da cucina. È lo stesso principio del bordo fiorito per gli impollinatori, applicato in scala domestica.
Trucco pratico: spostare il bruco senza farsi male (né fargli male)
Se proprio un bruco si è piazzato sulla piantina di prezzemolo che ti serve, puoi trasferirlo. Tagli il rametto su cui sta mangiando e lo appoggi delicatamente su un’altra Apiacea (anche selvatica, lungo un fosso o un argine). Non prenderlo a mani nude direttamente: non è pericoloso, ma stressarlo lo fa eruttare l’osmeterium e gli fa perdere energie. Meglio sempre lasciarlo sulla foglia.
Il ciclo vitale: dall’uovo alla farfalla in poche settimane
In Italia il macaone compie 2-3 generazioni all’anno a seconda della latitudine e dell’altitudine. Al Nord se ne osservano in genere due (aprile-giugno e luglio-agosto), al Centro-Sud anche tre, con sfarfallamenti che possono protrarsi fino a settembre inoltrato.

- Uovo: 4-10 giorni, deposto singolarmente sulle foglie giovani delle Apiacee.
- Larva: 3-4 settimane, cinque instar, livrea che cambia da ‘cacca d’uccello’ a verde con bande nere.
- Crisalide: 10-20 giorni in estate, ma l’ultima generazione sverna come crisalide attaccata a steli secchi, sassi o pareti, in diapausa, fino alla primavera successiva.
- Adulto: vive 2-4 settimane, con apertura alare di 7-9 cm, colorazione gialla con disegni neri, due ‘code’ sulle ali posteriori e una vistosa macchia rossa orlata di blu.
Sapere che l’ultima generazione sverna come crisalide è utile in giardino: non rastrellare ossessivamente ogni stelo secco a fine autunno, perché potresti gettare via senza saperlo una crisalide. Lascia qualche tutore, qualche fusto secco di finocchio o di tagete, almeno fino a marzo.
Come distinguere il macaone da bruchi davvero dannosi
Sul prezzemolo, sull’aneto e in generale nell’orto possono comparire altri bruchi, e qui è facile fare confusione. Alcuni punti pratici per non sbagliare:
- Macaone: verde brillante, bande nere larghe, puntini arancioni, liscio, senza peli, 4-5 cm da maturo. Solitario o in piccoli numeri. Quasi sempre su Apiacee.
- Bruchi di nottue (es. Spodoptera, Helicoverpa): marroni, grigi, verdolini ma senza bande nere nette e senza puntini arancioni. Attivi soprattutto di notte. Possono fare danni seri perché numerosi.
- Bruchi di cavolaia (Pieris brassicae, Pieris rapae): verde-giallastri con puntinature scure, pelosi, presenti in colonie. Vivono sulle Brassicacee (cavoli, rucola), non sulle Apiacee.
- Processionaria: pelosi, in fila indiana, su pini e querce. Pericolosi per uomo e animali: non confonderli mai col macaone, vivono su tutt’altre piante.
Regola pratica: se è verde, liscio, a bande nere con puntini arancioni e sta su un’ombrellifera, è macaone. Punto.
Favorire il macaone nell’orto: piccoli accorgimenti
Se ti va di passare dalla ‘tolleranza’ all’accoglienza attiva, ecco qualche idea pratica già testata in molti orti familiari italiani:
- Pianta finocchio bronzeo (Foeniculum vulgare ‘Purpureum’) in un angolo: bellissimo da vedere, ottimo in cucina e adoratissimo dalle larve.
- Lascia qualche pianta di aneto e carota andare a fiore: oltre a nutrire i bruchi, le ombrelle attirano sirfidi, vespe parassitoidi utili e api selvatiche.
- Evita insetticidi ad ampio spettro sulle aromatiche, soprattutto piretroidi e neonicotinoidi: colpiscono indiscriminatamente farfalle, api e impollinatori. Se proprio devi intervenire contro afidi, preferisci sapone molle o macerati mirati.
- Pianta nettarifere per gli adulti: lavanda, buddleia, lantana, origano, salvie, scabiose, garofanini. Il macaone le visita volentieri.
- Lascia in inverno qualche fusto secco e qualche zona ‘incolta’: servono ai rifugi delle crisalidi.
In definitiva, il bruco verde a strisce nere che hai trovato sull’aneto non è un parassita: è un piccolo regalo della biodiversità che bussa alla porta del tuo orto. Pochi gesti gentili e qualche foglia in più da condividere bastano a trasformare un fastidio apparente in uno degli spettacoli più belli del giardinaggio: vedere uscire dalla crisalide, dopo mesi, una farfalla gialla e nera grande come una mano.
Fonti
- Eisner T., Meinwald Y.C. (1965). Defensive Secretion of a Caterpillar (Papilio). Science.
- Murphy S.M. (2007). The effect of host plant on larval survivorship of the Alaskan swallowtail butterfly (Papilio machaon aliaska). Entomologia Experimentalis et Applicata.
- Sláma K., Denlinger D.L. (1979). Diel oxygen uptake rhythms in diapausing pupae of Pieris brassicae and Papilio machaon. Journal of Insect Physiology.
- Wiklund C., Tullberg B. (1985). Reduction in the critical number of short days for pupal diapause in Papilio machaon with precocious metamorphosis. Journal of Insect Physiology.
- Honda K. (1983). Chemical nature of larval osmeterial secretions of papilionid butterflies. Journal of Chemical Ecology.
- Hermann G. European Lepidoptera and their ecology: Papilio machaon. Pyrgus.de.
- EUNIS – European Environment Agency. Papilio machaon Linnaeus, 1758.
- Papilionea – Catalogo dei Lepidotteri d’Italia.





