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C’è un suono che, più di ogni altro, racconta l’estate italiana: il frinire incessante delle cicale tra olivi, pini marittimi e querce nelle ore più calde. Eppure, di questo insetto così familiare, la maggior parte di noi sa pochissimo. Si pensa addirittura, sbagliando, che sia una specie di grossa mosca o una parente delle cavallette: in realtà la cicala appartiene all’ordine degli Hemiptera (gli emitteri, gli stessi della cimice e degli afidi) e in Italia le specie più comuni sono Cicada orni, riconoscibile per le caratteristiche macchie scure sulle ali trasparenti, e Lyristes plebejus, la cicala grande che vive in pineta.
Il motivo per cui oggi ne parliamo è una storia curiosa che chi vive in campagna conosce bene: una cicala trovata sul fondo di una piscina, apparentemente morta, che dopo molte ore all’asciutto si rimette in piedi, scuote le ali e vola via come se nulla fosse. Non è magia: è il risultato di una biologia raffinata che merita di essere raccontata per bene.
Chi è davvero la cicala: identikit di un emittero gigante
Le cicale (famiglia Cicadidae) sono insetti tozzi, lunghi tra i 2 e i 5 centimetri nelle specie italiane, con grandi occhi composti distanziati, due paia di ali membranose e un robusto rostro pungente-succhiante con cui si nutrono esclusivamente di linfa vegetale. Non mordono, non pungono, non trasmettono malattie all’uomo: sono insetti completamente innocui per le persone e per gli animali domestici.
In Italia, oltre alle già citate Cicada orni e Lyristes plebejus (un tempo nota come Tibicen plebejus), si incontrano la piccola Tettigetta argentata nelle zone aride, la Cicadetta montana nei prati di collina e diverse altre specie del genere Cicadetta. Cicada orni è la specie urbana per eccellenza: prospera nei viali alberati, nei giardini di leccio, frassino e olivo, e il suo canto regolare e metallico è la colonna sonora estiva di gran parte del Centro-Sud, isole comprese.
Ciclo vitale: anni sotto terra, poche settimane al sole
Ed è qui che la cicala diventa davvero affascinante. La cicala adulta che vediamo aggrappata al tronco è solo l’ultimo, brevissimo capitolo di una vita lunghissima trascorsa sottoterra. Dopo l’accoppiamento, la femmina incide con il suo ovopositore i rametti sottili degli alberi e vi depone le uova; quando le minuscole neanidi schiudono, si lasciano cadere a terra e si infossano nel suolo.
Da quel momento inizia una vita ipogea che, nelle cicale europee, dura mediamente da 2 a 6 anni, a seconda della specie e delle condizioni del terreno. Nelle famose cicale periodiche del Nord America può arrivare addirittura a 13 o 17 anni, ma non è il caso delle nostre. Sotto terra le ninfe si attaccano con il rostro alle radici di alberi e arbusti e succhiano linfa xilematica, cioè quella povera di zuccheri che sale dalle radici alle foglie. È un alimento così diluito che le ninfe devono filtrarne enormi quantità per crescere: ecco perché impiegano anni a completare lo sviluppo.
Quando finalmente sono mature, in genere fra maggio e luglio nelle nostre regioni, scavano un tunnel verticale, escono di notte, si arrampicano sul primo tronco utile, si fissano con le zampe e compiono l’ultima muta. Dall’involucro vuoto, color ambra e perfettamente integro, emerge la cicala adulta con le ali ancora floscie, che si distendono e induriscono nel giro di qualche ora. Quei gusci vuoti che troviamo aggrappati alla corteccia di olivi, pini e querce si chiamano exuvie e sono la prova inequivocabile che lì sotto, per anni, una cicala ha vissuto nascosta.
Il canto: una cassa di risonanza vivente
Il frinire delle cicale non è un suono casuale, ma il richiamo sessuale dei maschi: le femmine, infatti, sono mute. L’organo che lo produce è una delle strutture più sofisticate del mondo animale e si chiama timballo (in inglese tymbal): si tratta di una coppia di membrane cuticolari rigide situate ai lati dell’addome, irrigidite da nervature sclerificate.
Muscoli potentissimi le deformano e le rilasciano fino a 300-500 volte al secondo, generando una serie di click ravvicinati che si fondono in un unico suono continuo. L’addome del maschio, in gran parte cavo, funziona come una cassa di risonanza che amplifica enormemente il segnale. Studi recenti pubblicati su Nature Communications hanno mostrato che il timballo è una vera e propria metastruttura acustica naturale: la sua geometria a coste permette di produrre suoni intensissimi (oltre 100 decibel a un metro, paragonabili a una motosega) con un consumo energetico minimo.
Ogni specie ha un canto specifico e riconoscibile: il ritmo cadenzato e metallico di Cicada orni, simile a uno sciacquettio continuo, è completamente diverso dal frinire più cupo e ronzante di Lyristes plebejus. Per gli entomologi il canto è oggi uno strumento di identificazione affidabile quanto la morfologia.
Sopravvivere sott’acqua: il mistero della cicala che resuscita
Torniamo alla storia iniziale, quella della cicala trovata in piscina e data per morta. Quanti la raccolgono con il retino la buttano nel sacchetto dell’umido, salvo poi ritrovarla viva e vegeta il giorno dopo. Non è un caso isolato: chi ha una piscina o un abbeveratoio per gli animali sa che capita spesso. Cosa succede dal punto di vista fisiologico?
Gli insetti, a differenza dei mammiferi, respirano attraverso un sistema di tubicini chiamati trachee che si aprono all’esterno con piccole valvole (gli spiracoli) lungo i fianchi. Quando un insetto finisce in acqua, gli spiracoli si chiudono ermeticamente e l’animale entra in uno stato di anossia, cioè di completa assenza di ossigeno.
Numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che molti insetti, soprattutto quelli con stadi di vita legati al suolo o ad ambienti soggetti ad allagamento, tollerano l’anossia in modo sorprendente: rallentano drasticamente il metabolismo, entrano in una sorta di coma metabolico reversibile in cui il cuore quasi si ferma, i muscoli non rispondono e l’animale appare a tutti gli effetti morto. In questo stato il consumo di riserve energetiche crolla e i tessuti restano vitali per molte ore, talvolta giorni.
Una volta tornati all’aria, gli spiracoli si riaprono, l’ossigeno rifluisce nelle trachee e il sistema nervoso si riavvia gradualmente. Il recupero non è immediato: può richiedere da pochi minuti a oltre 24-36 ore, a seconda della temperatura (più è freddo, più la ripresa è lenta ma anche più alta è la sopravvivenza, perché il fabbisogno metabolico è ridotto). Le cicale, che da ninfe vivono nel terreno e possono trovarsi a fronteggiare suoli temporaneamente saturi d’acqua per piogge intense, hanno verosimilmente ereditato questa capacità anche allo stadio adulto. Ecco perché una cicala raccolta dal fondo della piscina, lasciata asciugare all’ombra, ha ottime probabilità di tornare a volare.

La cicala in giardino e in oliveto: amica o nemica?
Veniamo al punto pratico che interessa chi coltiva. La cicala è considerata, a tutti gli effetti, un insetto utile dal punto di vista ecologico e nella stragrande maggioranza dei contesti non causa danni economicamente rilevanti.
Le ninfe sotterranee succhiano linfa dalle radici, ma in quantità talmente diluite e su un numero di radici talmente vasto che gli alberi adulti non ne risentono in alcun modo. Gli adulti vivono poche settimane, si nutrono di linfa dai rametti e si concentrano sulla riproduzione. L’unico danno fitosanitario documentato in modo serio in Italia riguarda l’olivo e, in misura minore, alcuni fruttiferi: le femmine, deponendo le uova, incidono i rametti di un anno con una sorta di seghetta, e questo può causare lo spezzamento o il disseccamento dell’apice dei rametti più giovani, soprattutto in oliveti superintensivi e in annate particolarmente siccitose.
Si tratta però di un danno generalmente sporadico, mai paragonabile a quello provocato da altri parassiti come la mosca delle olive, la cocciniglia mezzo grano di pepe o, negli ultimi anni, la cimice asiatica. Nessun protocollo di difesa integrata in Italia prevede trattamenti specifici contro le cicale: la gestione si limita alla potatura dei rametti spezzati e al mantenimento di una buona vigoria della pianta.
Sul piatto opposto della bilancia, le cicale sono una risorsa enorme per la biodiversità: rappresentano una fonte di cibo abbondantissima per uccelli (gruccioni, ghiandaie, upupe, rapaci notturni), ricci, volpi, lucertole, ragni e numerose vespe scavatrici (come la grande Sphecius) che cacciano specificamente le cicale per nutrire le proprie larve. Le exuvie e i corpi delle cicale morte restituiscono al suolo azoto e altri nutrienti, fertilizzando in modo naturale boschi e oliveti.
Cosa fare se trovi una cicala
Veniamo alle situazioni concrete in cui può capitare di doversi confrontare con questo insetto.
- Cicala in piscina o in un abbeveratoio: raccoglila con un retino o con un cucchiaio, appoggiala su un panno asciutto all’ombra, in un posto al riparo da gatti e formiche. Non scuoterla, non soffiarci sopra, non metterla al sole diretto. Nella stragrande maggioranza dei casi, entro qualche ora si riprende e vola via da sola.
- Cicala apparentemente morta a terra: prima di gettarla, prova a spostarla all’ombra e lasciala lì per un giorno. Se è davvero morta, lasciala sul terreno: diventerà cibo per formiche e arricchirà il suolo.
- Cicala in casa: capita che entrino dalle finestre attratte dalla luce. Sono goffe e fanno molto rumore sbattendo contro vetri e pareti, ma non pungono. Si raccolgono facilmente con un bicchiere e un foglio di carta e si liberano fuori dalla finestra, possibilmente su un albero.
- Exuvia sul tronco: se trovi quei gusci ambrati attaccati alla corteccia di olivo, leccio o pino, lasciali stare: non sono parassiti né indicano una malattia. Sono solo la prova che da quel pezzo di giardino è nata una nuova generazione di cicale. Possono restare attaccati per mesi prima che pioggia e vento li portino via.
- Cicala in mano: non c’è alcun rischio. L’unica sorpresa possibile è che il maschio, infastidito, emetta un improvviso strillo di allarme molto acuto. È un meccanismo di difesa per spaventare i predatori, ma è del tutto innocuo.
Un patrimonio sonoro da proteggere
Le cicale sono indicatori biologici preziosi. La loro presenza segnala suoli non lavorati troppo a fondo (le ninfe vengono distrutte dalle lavorazioni profonde ripetute), un uso moderato di insetticidi sistemici e la presenza di alberi maturi le cui radici sostengono lo sviluppo delle ninfe per anni. Nei contesti agricoli più intensivi e nelle aree urbane fortemente cementificate le popolazioni di cicale stanno diminuendo in modo significativo, e con loro si perde uno dei suoni più riconoscibili del paesaggio mediterraneo.
Proteggerle non richiede grandi sforzi: bastano un albero secolare lasciato in pace, un fazzoletto di prato non rasato a zero, l’uso parsimonioso di trattamenti fitosanitari sul tronco e, semplicemente, la pazienza di non spaventarsi quando se ne trova una in piscina. Quella cicala, prima di diventare adulta, ha aspettato sottoterra per anni il suo momento. Vale la pena lasciarla cantare.
Fonti
- Nature Communications (2025). The tymbal of a cicada: nature’s sound-generating metastructure.
- Gogala M. et al. (2013). Distribution of cicadas of the genus Lyristes (Hemiptera: Cicadidae) in the eastern Mediterranean area. Biologia, Springer.
- Quartau J. A. et al. (2014). External morphology and calling song characteristics in Tibicen plebejus (Hemiptera: Cicadidae). Comptes Rendus Biologies.
- Olive Growing Farming System and Damage by Cicadas (2024). Agrochemicals, MDPI.
- Cook W. M., Holt R. D. (2008). Response of host plants to periodical cicada oviposition damage. Oecologia, Springer.
- Campbell J. B. et al. (2015). Pushing the limit: factors affecting anoxia tolerance in Drosophila melanogaster. Scientific Reports.
- Cicada-MET: an efficient ecological monitoring protocol of cicada populations (2023). Frontiers in Ecology and Evolution.
- CREA – Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura. Pubblicazioni istituzionali e schede tecniche.





