Sfinge colibrì nel giardino: la falena che sembra un uccellino spiegata bene

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ti è mai capitato di vedere davanti a una lavanda o a un cespuglio di petunie un piccolo essere volante che resta immobile a mezz’aria, con le ali che ronzano così veloci da sembrare invisibili, mentre infila una lunga proboscide dentro il fiore? Il primo pensiero è quasi sempre lo stesso: è un colibrì! Bene, ho una notizia sorprendente e una rassicurante. La sorprendente: in Italia i colibrì non esistono, non ci sono mai stati e non ci vivono nemmeno in nessun angolo d’Europa. La rassicurante: quello che hai visto è comunque una piccola meraviglia della natura, si chiama Macroglossum stellatarum, in italiano sfinge colibrì o sfinge del galio, ed è una farfalla notturna che ha deciso di lavorare di giorno. È totalmente innocua, anzi utilissima, e chiunque abbia un balcone fiorito o un giardino può ospitarla.

Perché la confondiamo con un colibrì

La somiglianza non è casuale, è un caso da manuale di evoluzione convergente: due animali molto diversi che, dovendo fare lo stesso mestiere (succhiare nettare da fiori profondi rimanendo sospesi in aria), hanno sviluppato soluzioni tecniche simili. Il volo stazionario, chiamato hovering, richiede una potenza aerobica enorme e un controllo del corpo millimetrico. La sfinge colibrì batte le ali a circa 70-80 colpi al secondo, produce quel caratteristico ronzio (da qui il nome inglese hummingbird hawkmoth) e riesce a mantenere la testa perfettamente ferma davanti al fiore anche con vento leggero.

Le dimensioni ingannano ulteriormente: apertura alare intorno ai 4-5 centimetri, corpo tozzo e peloso di colore bruno-grigiastro, ali posteriori arancioni che si vedono solo in volo, addome con macchie bianche e nere ai lati. A prima vista, per chi non è un naturalista, il pacchetto “animaletto peloso che vola sul posto davanti ai fiori” grida colibrì. Ma basta guardare due dettagli per essere sicuri: le antenne (i colibrì non le hanno, gli insetti sì) e la spirotromba, la lunga proboscide arrotolata che sostituisce il becco e si srotola come una cannuccia quando l’insetto si avvicina al fiore.

Chi è davvero: una falena diurna della famiglia degli Sfingidi

La Macroglossum stellatarum appartiene alla famiglia Sphingidae, la stessa dei bombici e delle grandi sfingi crepuscolari. La particolarità è che, a differenza della maggior parte delle falene che volano di notte, questa specie è attiva in pieno giorno, soprattutto nelle ore più calde e soleggiate. Ecco perché la vediamo così spesso: lavora quando lavoriamo anche noi in giardino.

Il nome stellatarum deriva dal latino e fa riferimento al genere Stellaria, ma soprattutto alle stelline gialle dei fiori di galio e robbia, le piante di cui si nutrono le larve. Il genere Macroglossum significa “lingua grande”, riferimento evidente alla proboscide, che può essere lunga fino a 25-28 millimetri: un vero record che le permette di raggiungere il nettare in corolle profondissime dove le api normali nemmeno arrivano.

Come identificarla con sicurezza

Per non sbagliare, ecco la checklist da tenere a mente quando ne avvisti una:

  • Dimensione: piccola, tra i 4 e i 5 cm di apertura alare (un colibrì reale sarebbe comunque più grande, ma qui non c’è confronto perché in Italia non ci sono).
  • Volo: rapidissimo, con capacità di stazionare perfettamente immobile davanti al fiore, spostamenti laterali fulminei da un fiore all’altro.
  • Suono: un ronzio chiaro e continuo, più profondo di quello di un’ape.
  • Colore: corpo grigio-marrone, ali anteriori grigie con striature scure, ali posteriori di un bel arancione ruggine visibile solo in volo.
  • Proboscide: lunga, sottile, srotolata durante la suzione, riavvolta a spirale quando l’insetto si sposta.
  • Antenne: sottili, a clava, ben visibili sulla testa.
  • Orario: la vedi di giorno, spesso nelle ore più calde tra tarda primavera e autunno inoltrato.

Il ciclo di vita: dal galio all’adulto migratore

La femmina depone uova verdi piccolissime, singolarmente, sulle foglie delle piante nutrici. Le larve, che si chiamano bruchi, sono di un verde brillante con due linee bianche laterali e il classico cornetto caudale tipico degli Sfingidi (un’appendice sull’ultimo segmento, del tutto innocua: non punge, non morde, serve solo come deterrente visivo).

Le piante ospiti principali in natura sono il galio (Galium mollugo, Galium verum) e la robbia (Rubia peregrina, Rubia tinctorum), entrambe della famiglia delle Rubiacee. Sono piante spontanee comunissime in tutta Italia, dai bordi dei sentieri ai prati incolti, per cui la specie ha ovunque “materie prime” per riprodursi. Il bruco si sviluppa in circa tre-quattro settimane, poi si impupa al suolo tra la lettiera in un bozzolo leggero. L’adulto sfarfalla dopo qualche settimana in estate; nelle generazioni tardive lo stadio di svernamento può essere la pupa o, nei climi miti, addirittura l’adulto.

Migrazione e presenza in Italia

Uno degli aspetti più affascinanti della sfinge colibrì è la sua natura migratoria. Le popolazioni si spostano ogni anno dal bacino del Mediterraneo e dal Nord Africa verso il Centro e Nord Europa, dove si riproducono nella bella stagione. In autunno una parte torna a sud. L’Italia, con il suo clima mite, è al tempo stesso area di svernamento (soprattutto al Centro-Sud e nelle isole) e corridoio di passaggio. Nei nostri giardini possiamo osservarla da aprile-maggio fino a ottobre-novembre inoltrati, con picchi in giugno-luglio e nei mesi tardo-estivi.

Con il riscaldamento del clima gli avvistamenti nel Nord Italia e nelle aree pedemontane sono in aumento e il periodo di attività si è allungato. Molti la vedono per la prima volta e chiedono, giustamente stupiti, cosa sia questa “nuova” creatura. La verità è che è sempre stata qui, ma oggi si fa notare di più.

Un impollinatore intelligente: cosa dicono gli studi

La sfinge colibrì non è solo bella, è anche un impollinatore serio. Grazie alla lunga proboscide feconda fiori che altre specie non riescono a raggiungere, e grazie al volo veloce visita moltissimi fiori in poco tempo, trasportando polline anche a distanze rilevanti.

Il capitolo più interessante riguarda però la sua testolina. Sono anni che i ricercatori la usano come modello per studiare la percezione visiva degli insetti, e i risultati sono sbalorditivi. La Macroglossum stellatarum ha una visione dei colori molto raffinata, con sensibilità che spazia dall’ultravioletto al rosso. Distingue lunghezze d’onda molto vicine, cioè riesce a differenziare sfumature che per noi sembrerebbero uguali. Ha preferenze innate per certi colori (blu e giallo in cima alla lista) ma è capace di imparare rapidamente ad associare colori diversi a una ricompensa di nettare.

Sfinge colibrì nel giardino: la falena che sembra un uccellino spiegata bene

In pratica memorizza i fiori: se scopre che quella lavanda in fondo al giardino dà nettare abbondante, il giorno dopo torna e va dritta lì. Riesce persino a ricordare la posizione dei fiori dopo un periodo di riposo. Se non è intelligenza, ci somiglia molto.

Le piante che la attirano in giardino e sul balcone

Se vuoi ospitare la sfinge colibrì (e altri impollinatori insieme a lei), il segreto è offrire fiori con corolla tubolare, ricchi di nettare, in colori vivaci e in fioritura scalare da maggio a ottobre. Ecco le più efficaci nei nostri climi:

  • Lavanda (Lavandula angustifolia, L. stoechas): il fiore per eccellenza, in pieno sole.
  • Buddleja (Buddleja davidii, l'”albero delle farfalle”): irresistibile per tutti gli impollinatori.
  • Valeriana rossa (Centranthus ruber): fiorisce a lungo, ama i muretti caldi.
  • Petunia e Surfinia: perfette in vaso su balconi soleggiati.
  • Geranio (specialmente le varietà a fiore semplice e la Pelargonium peltatum a cascata).
  • Verbena (Verbena bonariensis in primis).
  • Salvia ornamentale (Salvia guaranitica, Salvia microphylla).
  • Nicotiana, Phlox, Zinnia, Lantana.
  • Menta e origano lasciati fiorire (occhio però: la menta è invasiva per rizoma, la tengo sempre in vaso separato dopo aver visto un piccolo cespuglio conquistare mezza aiuola in due stagioni).

Se hai spazio, lascia anche una zona più “selvatica” con galio e altre erbe spontanee: sarà la nursery naturale dove le femmine potranno deporre le uova. Un angolo di prato non rasato è oro per la biodiversità.

È pericolosa? Punge, morde, danneggia?

No, no e no. La sfinge colibrì è completamente innocua per persone, animali domestici e piante ornamentali. Non punge (non ha pungiglione), non morde (la bocca è la proboscide, fatta per succhiare nettare liquido), non è velenosa in nessuno stadio. Nemmeno il bruco, con il suo cornetto minaccioso, fa male: è una finta, un bluff evolutivo. Le larve mangiano galio e robbia, che non sono piante coltivate: quindi non ci sono danni economici né orticoli di cui preoccuparsi.

Se una entra in casa attirata dai fiori sul davanzale, apri la finestra e lasciala uscire tranquillamente. Non serve né spray né racchetta: se hai la fortuna di ospitarla, hai un impollinatore gratuito e uno degli insetti più affascinanti d’Europa che ti fa visita.

Come proteggerla (e proteggere tutti gli impollinatori)

Alcune buone pratiche fanno davvero la differenza:

  1. Riduci al minimo gli insetticidi, specialmente i neonicotinoidi e i piretroidi ad ampio spettro. Colpiscono indistintamente parassiti e utili.
  2. Non tagliare troppo spesso il prato: lascia fiorire trifoglio, tarassaco, galio.
  3. Fioriture scalari: pianifica in modo che ci sia sempre qualcosa in fiore da marzo a novembre.
  4. Acqua: una ciotola bassa con sassi affioranti offre punti di abbeverata sicuri.
  5. Ricoveri: pietre, legno morto, angoli non coltivati sono rifugi per pupe e adulti svernanti.

La prossima volta che vedrai quel piccolo bolide peloso ronzare davanti alla tua lavanda, saprai riconoscerlo, saprai chiamarlo per nome e saprai che stai guardando un piccolo capolavoro dell’evoluzione, un insetto che vola come un uccellino, ricorda i fiori come un cliente affezionato del suo bar preferito e attraversa il Mediterraneo due volte l’anno pesando meno di un grammo. Un ottimo motivo per aprire il cellulare, fare una foto e lasciarlo lavorare in pace.

Fonti

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