Bruchi sull’aneto: come riconoscere il macaone e distinguerlo dai parassiti dannosi

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Se coltivate aneto (Anethum graveolens), prima o poi vi capiterà: una mattina vi avvicinate alle piante e scoprite dei bruchi verdi paffuti che stanno divorando le foglie piumate. Il primo istinto, per molti, è correre a prendere qualcosa per eliminarli. Fermatevi un attimo. Nella stragrande maggioranza dei casi, quei bruchi sono i piccoli del macaone (Papilio machaon), una delle farfalle più belle e utili d’Europa, e trovarli sulle vostre aromatiche è in realtà un ottimo segnale ecologico. In questa guida vediamo come riconoscerli con sicurezza, distinguerli dai pochi veri parassiti che possono attaccare le Apiaceae e cosa fare in orto senza ricorrere a insetticidi.

Perché i bruchi amano l’aneto (e anche finocchio, prezzemolo, carota)

Aneto, finocchio, prezzemolo, carota, sedano, cerfoglio e coriandolo appartengono tutti alla stessa famiglia botanica: le Apiaceae (o Ombrellifere). Queste piante producono oli essenziali aromatici, ricchi di composti come apiolo, anetolo, cumarine e limonene, che per il nostro naso sono profumi da cucina, ma per moltissimi insetti sono repellenti o addirittura tossici. Per questo motivo le Apiaceae hanno storicamente pochi parassiti specifici. Poche specie di insetti si sono però evolute per tollerare quei composti e sfruttarli come indicatori chimici per trovare le piante giuste dove deporre le uova. La più celebre in Italia è proprio il macaone. Chi coltiva aneto o prezzemolo in orto sta di fatto offrendo una piccola oasi a questa farfalla, che negli agroecosistemi intensivi trova sempre meno risorse.

Il bruco del macaone: identikit dettagliato

La larva di Papilio machaon attraversa cinque stadi (instar) e cambia aspetto durante la crescita. Riconoscerla è facile una volta imparati i tratti chiave, ma nei primi giorni può trarre in inganno.

Primo e secondo stadio: il piccolo "escremento di uccello"

Appena uscito dall’uovo, il bruco è lungo pochi millimetri, nerastro con una vistosa sella bianca al centro del corpo e minuscole spine. Sembra, letteralmente, uno sgocciolamento di guano di uccello sulla foglia: è una strategia mimetica difensiva che serve a scoraggiare i predatori. In questa fase i bruchi sono difficili da notare e passano spesso inosservati.

Dal terzo stadio in poi: la livrea verde-nera inconfondibile

Superata la seconda muta, il bruco assume l’aspetto che tutti conosciamo: fondo verde chiaro brillante, con anelli neri trasversali su ogni segmento del corpo, punteggiati da puntini arancio o giallo vivo. Il corpo è liscio, cilindrico, senza peli né spine visibili. A maturità raggiunge 4-5 cm di lunghezza e ha una forma leggermente rastremata alle estremità.

L’osmeterio: la prova del nove

Se toccate delicatamente un bruco di macaone, dietro la capsula cefalica compare all’improvviso una forcuta arancione a forma di corna di lumaca, che emette un odore acre e pungente. Questa struttura si chiama osmeterio ed è esclusiva dei bruchi della famiglia Papilionidae: serve a respingere formiche, vespe parassitoidi e piccoli uccelli. Se il vostro bruco "tira fuori le corna" quando lo disturbate, avete la certezza matematica di trovarvi davanti a un macaone. Nessun altro bruco delle Apiaceae possiede questo organo.

Ciclo stagionale in Italia: quando aspettarseli

In Italia (zone climatiche 8-10) il macaone compie generalmente due-tre generazioni all’anno, con qualche variazione a seconda della latitudine e dell’altitudine. Un calendario indicativo per l’orto italiano:

  • Aprile-maggio: sfarfallamento della prima generazione, che deriva dalle crisalidi svernate. Le farfalle depongono le prime uova su aneto, finocchio e prezzemolo appena questi hanno sviluppato foglie sufficienti.
  • Maggio-giugno: prima ondata di bruchi. Restano sulla pianta 2-4 settimane, poi si impupano.
  • Luglio-agosto: seconda generazione, la più abbondante. È il periodo in cui è più facile trovare bruchi grandi e vistosi.
  • Settembre-inizio ottobre: in Centro e Sud Italia può comparire una terza generazione. Le crisalidi formate a fine estate svernano attaccate a rametti secchi o pareti riparate, e sfarfalleranno la primavera successiva.

Le uova sono piccole sfere giallo-crema, deposte singolarmente sulla parte alta delle foglie tenere. Diventano scure poco prima della schiusa.

Distinguerlo dai (pochi) veri parassiti delle Apiaceae

Il macaone è quasi sempre l’ospite che troverete su aneto e prezzemolo, ma alcune altre specie possono comparire. Ecco i distintivi essenziali.

Afide del salice e della carota (Cavariella aegopodii)

Non è un bruco ma un insetto piccolissimo: afidi verde-gialli o verde-oliva, lunghi 1-2 mm, che formano colonie fitte su germogli e ombrelle. Sono i veri parassiti dannosi dell’aneto e del prezzemolo, perché succhiano linfa, deformano le foglie e possono trasmettere virosi (in particolare il "carrot motley dwarf", complesso virale che colpisce la carota). Se le vostre piante hanno foglie appiccicose, arricciate e formiche che salgono e scendono, non state guardando bruchi: state guardando afidi.

Depressaria radiella (tignola delle ombrellifere)

È una piccola falena le cui larve tessono ragnatele attorno alle ombrelle in fiore di finocchio selvatico, pastinaca e a volte carota. I bruchi sono giallo-verdi con puntini neri e capo scuro, spesso nascosti dentro un ammasso di seta e detriti. Il macaone, al contrario, non tesse mai fili di seta, sta sempre allo scoperto sulle foglie e non ha il capo nettamente scuro.

Nottue e cavolaie occasionali

Bruchi di nottue (Spodoptera, Autographa gamma) possono capitare su qualunque orticola. Sono generalmente verde uniforme senza anelli neri, oppure marroni, spesso con sottili linee longitudinali chiare, e si accartocciano a "C" se disturbati. La cavolaia (Pieris) preferisce nettamente le Brassicaceae ed è rara sulle Apiaceae: se compare, i suoi bruchi sono verde-grigi vellutati e privi di anelli neri con puntini arancioni.

Bruchi sull'aneto: come riconoscere il macaone e distinguerlo dai parassiti dannosi

Il "cugino americano": Papilio polyxenes

Vale la pena citarlo perché nei manuali di giardinaggio in inglese si parla spesso di "parsley caterpillar": si tratta del Papilio polyxenes, il macaone nero americano, molto simile al nostro. In Italia non è presente: sulle nostre aromatiche il bruco a strisce verdi e nere è quasi certamente Papilio machaon.

Perché non bisogna eliminarli

Il macaone è una specie protetta a livello europeo dalla Convenzione di Berna (Allegato II) ed è tutelata anche in molte regioni italiane. Oltre al valore conservazionistico, è un impollinatore importante e la sua presenza indica un ambiente sano e a basso carico di pesticidi. I bruchi, per quanto voraci, raramente distruggono davvero una pianta adulta di aneto o finocchio: si stima che una pianta ben sviluppata sia in grado di ospitare 4-6 larve senza subire cali produttivi significativi, perché le Apiaceae rigettano rapidamente nuove foglie. Anche il prezzemolo, che ha una biomassa minore, di solito recupera dopo pochi giorni se la pianta non è ancora entrata in fioritura.

Come favorire il macaone nell’orto

Se volete trasformare il vostro pezzetto di orto in un piccolo santuario per farfalle, bastano pochi accorgimenti pratici.

  • Piante-esca dedicate: seminate un paio di piante extra di aneto o finocchio in un angolo, esplicitamente destinate ai bruchi. Le userete come "serbatoio" lasciando indisturbate quelle che gli uomini si mangeranno.
  • Lasciate andare a fiore qualche pianta: le ombrelle gialle dell’aneto e del finocchio, oltre a nutrire i bruchi, forniscono nettare agli adulti e a decine di altri impollinatori.
  • Zero insetticidi ad ampio spettro: piretroidi, neonicotinoidi e persino il piretro naturale sono letali per le farfalle. Anche il Bacillus thuringiensis (Bt), spesso considerato "bio", uccide indistintamente qualsiasi larva di lepidottero: non usatelo mai su aromatiche destinate a ospitare macaoni.
  • Angoli selvatici: un piccolo cespuglio di finocchio selvatico o carota selvatica lasciato incolto a bordo campo funziona meglio di qualsiasi "giardino per farfalle" commerciale.
  • Riparo invernale: non ripulite troppo scrupolosamente rami e steli secchi in autunno. Le crisalidi svernanti si mimetizzano tra la vegetazione secca ed emergeranno in aprile.

E se ho davvero un’infestazione seria?

Nel raro caso in cui ci siano decine di bruchi su un unico ciuffo di prezzemolo e la pianta rischi di essere completamente defogliata, la soluzione più elegante è il trasloco manuale: raccogliete delicatamente i bruchi con una foglia (mai con le dita nude, per non danneggiarli né stimolare l’osmeterio) e spostateli su piante di finocchio selvatico o su una pianta-esca. Bagnate le mani in acqua fredda prima di manipolarli. Il macaone accetta di buon grado la maggior parte delle Apiaceae come piante ospiti, quindi il trasferimento riesce quasi sempre.

Per gli afidi, che sono il vero problema fitosanitario dell’aneto, funzionano bene i getti d’acqua energici, il sapone molle di potassio (a inizio infestazione e mai in fioritura) e soprattutto la promozione di coccinelle, sirfidi e crisope, che sull’aneto in fiore accorrono in massa. È uno degli aspetti più affascinanti di questa pianta: attira contemporaneamente il predatore e la preda, e nel giro di poche settimane l’equilibrio si ristabilisce da solo.

In sintesi

Un bruco verde con anelli neri e puntini arancioni su aneto, finocchio, prezzemolo o carota è quasi certamente una larva di macaone: non è un parassita, è una farfalla protetta in via di sviluppo. Un po’ di foglie in meno oggi, in cambio di uno degli spettacoli più belli che l’orto possa offrire fra qualche settimana, quando quella crisalide grigio-verdastra si aprirà e ne uscirà una farfalla giallo-nera con la coda blu. Vale ogni singola foglia di aneto sacrificata.

Fonti

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