Focaccia barese della nonna: la ricetta pugliese autentica con il segreto della patata nell’impasto

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

C’è un profumo che, in Puglia, sa di casa: quello della focaccia barese appena sfornata, con il bordo dorato e croccante, la mollica alveolata e i pomodorini che scoppiano tra le olive nere. Non è solo un lievitato: è memoria contadina, gesto tramandato dalle nonne come una preghiera. In questo articolo ricostruiamo la vera ricetta della focaccia della nonna barese, quella con la patata lessa nell’impasto, la semola rimacinata di grano duro e l’olio extravergine pugliese. Ma andiamo anche oltre la ricetta: capiremo perché funziona, cosa dice la scienza degli impasti e quali errori evitare per ottenere quella sofficità che sembra magia.

Un pane povero diventato simbolo di identità

La focaccia barese nasce come pane dei poveri. Nei forni a legna del centro storico di Bari vecchia, le massaie portavano il proprio impasto a cuocere: prima di infornare le pagnotte, un pezzetto di pasta veniva schiacciato in un ruoto unto d’olio per testare la temperatura del forno. Da quel gesto pratico, quasi utilitaristico, è nata una delle preparazioni più iconiche del Mediterraneo. Nei ricettari familiari di Bari, Altamura, Monopoli e Andria la ricetta cambia di poco: cambia semmai la mano, la quantità d’olio, l’orgoglio di chi la prepara. La focaccia pugliese è oggi presidio culturale, tanto che alcune varianti locali sono state candidate a riconoscimenti di specialità tradizionale.

Gli ingredienti: perché ognuno fa la differenza

La semola rimacinata di grano duro

Il vero segreto parte dalla farina. La semola rimacinata di grano duro non è un semplice sfarinato: ha granulometria fine, colore dorato e un contenuto proteico generalmente più alto rispetto alle farine di grano tenero. Contiene glutine tenace e caroteni che donano quella tipica colorazione ambrata alla crosta. Dal punto di vista nutrizionale apporta circa 340-350 kcal per 100 grammi, con un buon quantitativo di proteine (12-13 g), fibre e sali minerali come fosforo, magnesio e potassio. La struttura del glutine di grano duro trattiene bene l’anidride carbonica prodotta dalla fermentazione, garantendo un’alveolatura fitta e regolare.

La patata lessa: il segreto delle nonne

Ecco il vero cuore della tradizione barese: una patata lessa schiacciata nell’impasto. Non è folklore, è biochimica. La patata apporta amido gelatinizzato dalla cottura, che assorbe una grande quantità d’acqua e la rilascia lentamente durante la cottura. Il risultato? Una mollica umida, soffice e che resta morbida per giorni. In più, gli amidi già gelatinizzati non competono col glutine per l’acqua, permettendo di ottenere un impasto molto idratato (fino al 75-80%) senza che diventi ingestibile da lavorare. È lo stesso principio del tangzhong giapponese, ma inventato secoli fa da contadine che non avevano mai sentito nominare la reologia degli impasti.

L’olio extravergine d’oliva pugliese

La Puglia è il primo produttore olivicolo italiano e i suoi oli DOP (Terra di Bari, Dauno, Colline di Brindisi, Terre Tarentine) sono tra i più ricchi di polifenoli al mondo. L’olio EVO nella focaccia serve a tre cose: aromatizza, ammorbidisce (i lipidi “lubrificano” la maglia glutinica) e crea quella crosta croccante grazie alla frittura superficiale nel ruoto. Dal punto di vista salutistico, gli oli EVO che contengono almeno 5 mg di idrossitirosolo e derivati per 20 g di prodotto possono vantare un claim ufficialmente riconosciuto in Europa relativo alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo. In parole semplici: fa bene al cuore.

Pomodorini e olive: il tocco finale

I pomodorini vengono schiacciati con le mani direttamente sulla superficie: rilasciano acqua, zuccheri e licopene, un carotenoide antiossidante liposolubile. Sappiamo dalla letteratura scientifica che il licopene aumenta la sua biodisponibilità quando il pomodoro viene cotto e consumato con grassi: la focaccia barese è quindi, involontariamente, un capolavoro di nutrizione mediterranea. Le olive baresane o leccine, snocciolate a mano, chiudono il cerchio del gusto salino.

La ricetta della nonna: dosi e procedimento

Ingredienti per un ruoto da 32 cm

  • 400 g di semola rimacinata di grano duro
  • 100 g di farina 0 (facoltativa, aiuta la lavorabilità)
  • 1 patata media (circa 150 g) lessata e schiacciata
  • 350-380 ml di acqua tiepida
  • 7 g di lievito di birra fresco (o 2 g di secco)
  • 10 g di sale fino
  • 1 cucchiaino di zucchero o miele
  • 4 cucchiai di olio EVO pugliese (più quello per il ruoto e la superficie)
  • 10-12 pomodorini ciliegino
  • Una manciata di olive nere baresane
  • Origano secco e sale grosso

Procedimento passo-passo

  1. Lessare la patata con la buccia, sbucciarla ancora tiepida e schiacciarla con lo schiacciapatate. Deve essere quasi una purea, senza grumi.
  2. Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida con lo zucchero. Attendere 5 minuti finché non si forma una leggera schiuma: significa che il Saccharomyces cerevisiae è attivo.
  3. In una ciotola capiente unire le farine, la patata schiacciata e l’acqua col lievito. Mescolare con un cucchiaio di legno o le mani unte d’olio. L’impasto sarà molliccio e appiccicoso: è normale, non aggiungere farina.
  4. Aggiungere il sale e due cucchiai d’olio. Impastare per 8-10 minuti facendo delle pieghe di rinforzo (slap and fold) fino a quando la pasta diventa liscia e si stacca dalle mani.
  5. Prima lievitazione: coprire con pellicola e lasciare a temperatura ambiente (24-26 °C) per 2 ore, o meglio ancora fare una maturazione in frigo per 18-24 ore. La lievitazione lenta migliora aroma, digeribilità e sviluppo dei precursori del gusto.
  6. Ungere generosamente il ruoto (deve essere abbondante, la focaccia “frigge” nell’olio). Rovesciare l’impasto e stenderlo delicatamente con i polpastrelli, senza sgonfiarlo.
  7. Lasciare lievitare ancora 1 ora in teglia. Nel frattempo scaldare il forno a 220-230 °C statico.
  8. Affondare i pomodorini tagliati a metà con la parte tagliata verso l’alto, distribuire le olive, irrorare con olio EVO, cospargere con origano e un pizzico di sale grosso.
  9. Cuocere per 20-25 minuti nella parte bassa del forno finché il bordo non è ben dorato e il fondo croccante. Sfornare e ungere ancora leggermente in superficie.

La scienza dietro l’alveolatura

Perché la focaccia della nonna è così soffice? Tre meccanismi lavorano insieme. Primo: la fermentazione. I lieviti metabolizzano gli zuccheri producendo COâ‚‚ ed etanolo; la COâ‚‚ resta intrappolata nella maglia glutinica formando le bolle. Secondo: l’idratazione elevata. Più acqua c’è, più le bolle possono espandersi durante la cottura per effetto del vapore (il cosiddetto “oven spring”). La patata permette di raggiungere idratazioni impossibili con la sola semola. Terzo: la lunga maturazione in frigo. A basse temperature l’attività lievito rallenta, ma gli enzimi (amilasi e proteasi) continuano a lavorare, spezzando amidi complessi in zuccheri semplici e proteine in peptidi e amminoacidi. Il risultato è un pane più aromatico, più digeribile e con crosta più colorata grazie alla reazione di Maillard.

Focaccia barese della nonna: la ricetta pugliese autentica con il segreto della patata nell'impasto

Gli errori più comuni da evitare

  • Aggiungere farina se l’impasto è appiccicoso: è l’errore più diffuso. Un impasto molle è la garanzia di una focaccia soffice. Se non ce la fate a manipolarlo, ungetevi le mani con olio.
  • Usare troppo lievito: 2-3 g di lievito secco su mezzo chilo di farina bastano e avanzano. L’eccesso di lievito dà un retrogusto acidulo e sgradevole.
  • Non ungere abbastanza il ruoto: il fondo deve praticamente friggere. Se lesinate sull’olio, non avrete mai quella crosticina inferiore che è la firma della focaccia barese.
  • Sgonfiare l’impasto quando lo stendete: usate solo i polpastrelli, con delicatezza. Le bolle create dai lieviti sono un tesoro.
  • Forno troppo freddo: sotto i 220 °C la focaccia non prende colore e si asciuga. Serve un colpo di calore iniziale.
  • Usare pomodori insipidi: sceglieteli maturi e saporiti. Alcuni pugliesi giurano sul pomodorino “regina” di Torre Canne, altri sul ciliegino di Manduria.

Varianti tradizionali e piccoli aneddoti

Ogni paese pugliese ha la sua versione. Ad Altamura la focaccia tende ad essere più bassa e sottile, cotta insieme al celebre pane DOP. A Monopoli viene talvolta arricchita con cipolla sponsale. Nel Salento, la puccia sostituisce spesso la focaccia come pane da farcire. C’è chi nell’impasto mette un cucchiaio di semola cruda in superficie prima di infornare, per una crosta ancora più rustica; chi sostituisce parte dell’acqua con acqua della lessatura della patata, ricca di amido; chi aggiunge un goccio di vino bianco per far esaltare gli aromi.

Una nonna di Bari vecchia diceva sempre: “La focaccia non si fa con la ricetta, si fa con le mani”. Voleva dire che i tempi cambiano in base all’umidità, alla temperatura di casa, alla forza della farina di quell’anno. Bisogna imparare a sentire l’impasto: quando è liscio, quando è pronto, quando la maglia glutinica è formata. È una competenza che si costruisce a forza di provare, sbagliare e ricominciare. Come tutte le cose belle.

Come conservare la focaccia (se ne avanza)

Grazie alla patata, la focaccia barese resta morbida anche il giorno dopo. Va conservata avvolta in un canovaccio pulito o in un sacchetto di carta, mai in plastica (che genera condensa e ammolla la crosta). Per riscaldarla, basta un minuto in forno caldo a 180 °C: torna quasi come appena sfornata. Congelata a fette, dura fino a un mese: si scongela a temperatura ambiente e poi si passa in forno.

Fonti

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