Libellule in giardino: le sentinelle alate che divorano zanzare e moscerini

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Chi ha la fortuna di avere un piccolo specchio d’acqua in giardino, o anche solo una vasca da orto, prima o poi se le ritrova davanti: libellule dai colori metallici che sfrecciano come minuscoli elicotteri, si fermano su un rametto e scattano via a caccia di qualcosa. Quel qualcosa, molto spesso, è una zanzara. Gli Odonati, questo il nome scientifico dell’ordine a cui appartengono libellule e damigelle, sono tra i predatori più efficienti del mondo degli insetti e rappresentano un alleato prezioso per chiunque coltivi un orto biologico, un giardino ornamentale o semplicemente voglia stare all’aperto senza essere divorato dai fastidiosissimi ditteri estivi.

In questo articolo vediamo chi sono davvero le libellule, come distinguerle dalle damigelle, quali specie possiamo incontrare comunemente in Italia, perché sono considerate bioindicatori di prima grandezza e, soprattutto, cosa possiamo fare concretamente per invitarle a stabilirsi vicino casa.

Chi sono gli Odonati: libellule e damigelle a confronto

L’ordine degli Odonata comprende circa 6.000 specie nel mondo, di cui 88 accertate in Italia. Si divide in due grandi sottogruppi: gli Anisotteri, cioè le libellule vere e proprie, robuste e con ali posteriori più larghe di quelle anteriori, e gli Zigotteri, le damigelle, più esili e con le quattro ali di forma simile. Un trucco semplicissimo per distinguerli a colpo d’occhio: quando si posano, le libellule tengono le ali aperte a croce, perpendicolari al corpo, mentre le damigelle le richiudono sopra l’addome o le tengono leggermente scostate.

Libellule in giardino: le sentinelle alate che divorano zanzare e moscerini

Altra differenza: gli occhi. Nelle libellule sono enormi e si toccano sulla sommità del capo, coprendo quasi tutta la testa; nelle damigelle sono nettamente separati, come due grosse perle laterali. Questi occhi composti, formati da decine di migliaia di ommatidi, offrono agli Odonati una visione quasi a 360 gradi e una capacità di percepire il movimento senza pari nel regno animale: è uno dei motivi per cui, in volo, riescono a catturare le prede con un tasso di successo che sfiora il 95%, un record fra i predatori.

Un ciclo vitale legato all’acqua

Per capire come attirarle bisogna conoscere la loro biologia. La libellula adulta che vediamo volare è solo la fase finale di una vita che si svolge quasi tutta sott’acqua. Le femmine depongono le uova sulla vegetazione acquatica, o direttamente nell’acqua a seconda della specie. Dalle uova nascono le naiadi, ninfe acquatiche munite di una particolare mascella estensibile chiamata maschera: un labbro inferiore modificato e snodato che se ne sta ripiegato sotto il capo — da cui il nome — pronto a scattare in avanti in una frazione di secondo per agguantare larve di zanzara, larve di moscerini d’acqua come i chironomidi, piccoli crostacei, girini e perfino avannotti, a seconda della specie e delle dimensioni della naiade.

La vita subacquea della naiade può durare pochi mesi, come accade per molte damigelle, oppure protrarsi per tre o quattro anni nelle specie più grandi delle acque fredde: in questo tempo l’insetto cambia pelle più volte, anche una decina, crescendo a ogni muta. Quando è finalmente matura — spesso all’alba, per sfuggire ai predatori — risale lungo uno stelo fuori dall’acqua: la cuticola si spacca lungo il dorso e nel giro di qualche ora emerge l’insetto alato, che lascia asciugare ali e corpo al sole prima di librarsi in volo. Sullo stelo resta appesa la spoglia vuota e semitrasparente, la cosiddetta esuvia: trovarne una tra le foglie del laghetto è il segno più sicuro che le libellule lo hanno già scelto come casa.

C’è un contrasto quasi commovente in questo ciclo vitale: mesi, a volte anni, di vita nascosta e vorace sott’acqua, contro poche settimane — al massimo un paio di mesi — di vita adulta alla luce del sole. È in questa finestra breve che la libellula deve cacciare, difendere un territorio, accoppiarsi e deporre le uova: da qui la sua proverbiale, instancabile attività in volo.

Le specie più comuni nei giardini italiani

Delle 88 specie censite in Italia, solo una parte frequenta abitualmente laghetti e vasche da giardino. Le più facili da riconoscere sono:

  • Libellula depressa — spesso la prima a colonizzare un laghetto appena scavato. Si riconosce per l’addome largo e appiattito, azzurro polvere nei maschi, bruno dorato nelle femmine e nei giovani.
  • Anax imperator, l’imperatore — una delle libellule più grandi d’Europa, torace verde brillante e addome azzurro elettrico nei maschi. Pattuglia il laghetto con un volo teso e quasi stazionario, da vero elicottero.
  • Sympetrum striolatum — piccola e rossastra, compare soprattutto a fine estate e in autunno; ama posarsi su sassi, pali o sentieri assolati, spesso a pochi centimetri da chi la osserva.
  • Aeshna cyanea — una grande “aeshna” dalle macchie blu e verdi, attiva anche al crepuscolo, spesso vista pattugliare avanti e indietro i confini del giardino.
  • Ischnura elegans — la damigella più diffusa d’Europa: minuta, dal corpo sottile e l’estremità dell’addome azzurra. È in genere la prima a comparire su un nuovo specchio d’acqua, a volte nel giro di poche settimane dalla sua creazione.

Perché le libellule sono bioindicatori così preziosi

Non è un caso che biologi ed entomologi ambientali guardino agli Odonati come a una vera e propria cartina di tornasole della salute di un ecosistema d’acqua dolce. Le naiadi trascorrono gran parte della loro vita immerse, respirando attraverso branchie interne — negli Anisotteri — o branchie esterne a forma di lamelle, negli Zigotteri: in entrambi i casi, strutture estremamente sensibili a variazioni di ossigenazione, temperatura e presenza di sostanze inquinanti. Un’acqua stagnante, eutrofizzata o contaminata da pesticidi — i neonicotinoidi, in particolare, sono oggi tra i principali sospettati del declino di molti insetti acquatici — semplicemente non consente alle naiadi di arrivare alla metamorfosi.

Per questo la presenza, l’abbondanza e soprattutto la varietà di specie di libellule e damigelle in uno specchio d’acqua vengono usate da tempo come indicatore rapido ed economico della qualità ambientale, accanto alle più complesse analisi chimiche di laboratorio. Un laghetto frequentato da più specie diverse, magari alcune piuttosto esigenti, è quasi sempre un laghetto in buona salute; uno visitato solo dalle specie più opportuniste e tolleranti racconta, di solito, una storia diversa.

Come attirare le libellule in giardino: consigli pratici

La buona notizia è che non serve un grande stagno per ottenere risultati: anche una vasca da orto, una mezza botte interrata o un piccolo laghetto prefabbricato possono bastare, a patto di rispettare alcune regole di base.

Un punto d’acqua stabile

Uno specchio d’acqua che non si prosciughi in estate è la condizione imprescindibile: le libellule non depongono le uova dove non c’è garanzia che le naiadi riescano a completare lo sviluppo. Meglio prevedere profondità diverse, con una zona bassa e riparata e una più profonda capace di resistere alla siccità.

Piante acquatiche e di sponda

Piante sommerse ossigenanti, ninfee o altre piante galleggianti, e specie di sponda come iris d’acqua, giunchi o tife, offrono alle naiadi nascondigli dalla predazione e agli adulti gli appoggi indispensabili per la deposizione delle uova e per l’emersione finale.

Niente pesci ornamentali, niente insetticidi

Pesci rossi e carpe sono ghiottissimi di naiadi e di uova: un laghetto pensato per le libellule funziona meglio senza pesci, o al più con pochi esemplari di piccola taglia. Allo stesso modo va bandito ogni insetticida nei pressi del laghetto: ucciderebbe proprio le naiadi che dovrebbero occuparsi di zanzare e moscerini al posto vostro.

Posatoi, luce e un po’ di pazienza

Rametti secchi, canne o steli che escano dall’acqua diventano posatoi di caccia per gli adulti; una posizione soleggiata e riparata dal vento completa il quadro. Fatto questo, non resta che aspettare: le libellule sono ottime volatrici e spesso scoprono un nuovo laghetto già nella prima stagione, ma perché si stabilisca una popolazione vera e propria, con più specie diverse, servono in genere un paio d’anni.

Il risultato ripaga ampiamente l’attesa: un piccolo angolo d’acqua in giardino, curato senza chimica, può trasformarsi in un piccolo rifugio di biodiversità e mettere il giardino sotto la guardia di vere sentinelle alate, pronte a divorare zanzare e moscerini senza una sola goccia di insetticida.

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