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Ti sei avvicinato alla pianta di pomodoro per controllare i frutti e all’improvviso hai visto una foglia scomparsa, poi un ramo intero spogliato, e infine lui: un bestione verde brillante, cicciotto, lungo come un dito, con un curioso cornetto sulla coda. La reazione istintiva è un misto di sorpresa e ribrezzo, seguita dalla domanda che tutti gli ortolani si sono fatti almeno una volta: ma questo cos’è, e come ha fatto a non vederlo prima? Benvenuto nel mondo della sfinge del pomodoro, uno dei più affascinanti (e voraci) inquilini dell’orto estivo.
Chi è questo bruco cicciotto: identikit della sfinge del pomodoro
Il colpevole ha nome e cognome: Manduca quinquemaculata, comunemente detto tomato hornworm in inglese, o sfinge a cinque macchie. È la larva di una grande farfalla notturna della famiglia Sphingidae, la stessa a cui appartengono le nostre sfingi crepuscolari che si vedono ronzare come colibrì tra i fiori all’imbrunire.
Riconoscerlo è più facile di quanto sembri, una volta che sai cosa cercare:
- Colore: verde brillante, quasi fluorescente, identico a quello delle foglie di pomodoro. Non è un caso.
- Dimensioni: a maturità può raggiungere 8-10 centimetri di lunghezza e la grossezza di un pollice umano.
- Segni distintivi laterali: sui fianchi presenta una serie di chevron bianchi a forma di V (otto per lato), che ricordano piccoli galloni militari.
- Il famoso corno: sulla parte posteriore ha un’appendice ricurva che nel Manduca quinquemaculata è tipicamente nera o scura. Nel cugino strettamente imparentato Manduca sexta (sfinge del tabacco) il corno è invece rosso o rossastro, e le linee laterali sono diagonali bianche invece che a chevron.
Quel corno, per fortuna, non punge, non morde, non è velenoso. È solo una decorazione difensiva che serve a spaventare gli uccelli, un po’ come le corna finte sulla testa di certe rane.
Perché non lo vedi finché non è troppo tardi
La domanda ricorrente è sempre la stessa: com’è possibile che un bruco di 10 centimetri passi inosservato su una pianta di pomodoro in vaso, sotto gli occhi di chi la annaffia ogni giorno? La risposta si chiama mimetismo criptico, ed è uno dei capolavori dell’evoluzione.
Il verde del bruco non è un verde qualsiasi: è calibrato per corrispondere esattamente alla lunghezza d’onda riflessa dalle foglie di pomodoro. I chevron bianchi laterali imitano le nervature delle foglie viste in controluce, spezzando la sagoma del corpo. E la larva tende a stare aggrappata al lato inferiore dei rami più interni, con il corpo disposto lungo l’asse del fusto, così da confondersi con lo stelo stesso.
Il risultato è che spesso te ne accorgi non per la vista, ma per tre segnali indiretti:
- Foglie sparite dall’alto verso il basso, con piccioli spogli che restano attaccati al ramo.
- Escrementi verde scuro o nerastri, grandi come chicchi di pepe, sparsi sulle foglie sottostanti o per terra. Questo è il segnale più affidabile: se vedi gli escrementi, il bruco è lì sopra.
- Frutti verdi con morsi profondi e irregolari, spesso proprio sul lato in ombra.
Il trucco della torcia UV: cacciarli di notte
Ecco il segreto che pochi conoscono e che cambia radicalmente il gioco: la cuticola dei bruchi del genere Manduca contiene molecole che emettono fluorescenza sotto luce ultravioletta. In pratica, di giorno sono invisibili; di notte, con una torcia UV (quelle da 365-395 nm che si usano per rilevare macchie o valute false), si accendono di verde brillante come piccoli lampioni.

La routine funziona così:
- Aspetta che sia buio pesto, almeno un’ora dopo il tramonto.
- Munisciti di una torcia UV (costo modesto) e di un secchiello.
- Passa il fascio di luce lentamente sulle piante di pomodoro, foglia per foglia.
- I bruchi risalteranno in modo quasi comico, impossibili da non vedere.
È il metodo più efficace, economico e a impatto zero per una piccola coltivazione domestica. Bastano 10 minuti a sera nei periodi caldi (da giugno a settembre in gran parte d’Italia) per tenere sotto controllo la situazione.
Il ciclo biologico: dall’uovo alla farfalla-colibrì
Capire il ciclo aiuta a intervenire nei momenti giusti. La farfalla adulta è un lepidottero notturno imponente, con un’apertura alare di 10-13 centimetri, corpo grigio con macchie gialle laterali sull’addome (cinque per lato, da cui il nome quinquemaculata) e una lingua lunghissima con cui succhia il nettare in volo stazionario, come un piccolo colibrì. La si vede all’imbrunire attorno ai fiori tubulari.
Le femmine depongono uova verdi tondeggianti singole sulla pagina inferiore delle foglie. In una settimana schiudono, e le larve iniziano a mangiare voracemente, passando attraverso cinque stadi (instar) in circa 3-4 settimane. È nell’ultimo stadio, quando raggiunge la taglia massima, che il bruco fa il grosso dei danni: può divorare l’equivalente del suo peso corporeo in poche ore.
Una volta maturo, si lascia cadere a terra e si interra per impuparsi. In condizioni italiane, dove le estati sono lunghe e miti, si possono avere due generazioni all’anno, con la pupa dell’ultima generazione che sverna nel suolo.
La situazione in Italia: quale specie hai davvero davanti?
Va detta una cosa importante: il vero Manduca quinquemaculata è una specie americana, distribuita principalmente in Nord e Centro America. In Italia, la stragrande maggioranza dei bruchi verdi giganti che compaiono sui pomodori appartiene a specie autoctone della stessa famiglia Sphingidae, morfologicamente molto simili e con abitudini identiche:
- Agrius convolvuli (sfinge del convolvolo), diffusissima, con larva verde o brunastra dotata di corno caudale.
- Acherontia atropos, la celebre sfinge testa di morto, la cui larva gigante può occasionalmente attaccare pomodori, patate e altre solanacee.
- Occasionali segnalazioni di specie del genere Hyles.
Per l’ortolano cambia poco: il comportamento, i danni e i metodi di gestione sono gli stessi. Chiameremo genericamente questi bestioni





