La muta della cicala: cosa sono davvero quei gusci vuoti che trovi in giardino d’estate

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Chi ha un giardino, un orto o anche solo qualche albero vicino casa, prima o poi ci si imbatte: piccoli gusci color ambra, aggrappati con forza al tronco di un olivo, alla corteccia di un pino, a un muretto o persino a una ringhiera. Sembrano insetti mummificati, perfettamente intatti, con gli occhi al posto giusto e le zampe uncinate. In realtà non sono cadaveri: sono esuvie, cioè le vecchie corazze abbandonate dalle cicale nel momento in cui, dopo anni passati sottoterra, escono alla luce per diventare adulte alate. È uno degli spettacoli più affascinanti dell’estate mediterranea, e succede proprio nei nostri giardini, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Che cos’è la muta della cicala e perché avviene

Le cicale appartengono alla famiglia dei Cicadidae, un gruppo di insetti emitteri con oltre 3.000 specie nel mondo. Come tutti gli artropodi, hanno un problema strutturale non da poco: il loro scheletro è esterno, fatto di cuticola rigida a base di chitina. Un’armatura elegante, ma non elastica. Se vogliono crescere, devono per forza cambiarla. Questo processo si chiama ecdisi, ed è la muta vera e propria.

La muta della cicala: cosa sono davvero quei gusci vuoti che trovi in giardino d'estate

La ninfa, cioè lo stadio giovanile della cicala, muta più volte durante la sua vita sotterranea (in genere cinque stadi ninfali). L’ultima muta è quella più drammatica e visibile: la ninfa risale in superficie, si arrampica su un supporto verticale, aggancia saldamente le zampe e la cuticola dorsale si spacca lungo una linea di sutura preformata. Da quella fessura esce, lentamente, l’adulto. Prima la testa, poi il torace, poi le zampe, infine l’addome. Le ali, inizialmente ripiegate e molli come carta velina bagnata, si distendono grazie alla pressione dell’emolinfa (il “sangue” degli insetti), che la cicala pompa nelle nervature fino a farle aprire del tutto. È un momento delicatissimo: per qualche ora l’insetto è pallido, tenero e quasi indifeso, del tutto vulnerabile ai predatori. Poi la nuova cuticola si indurisce, si scurisce, e la cicala prende il colore e la consistenza definitivi.

Perché i gusci vuoti restano attaccati ovunque

Quello che troviamo aggrappato al tronco è dunque l’involucro abbandonato: la vecchia armatura della ninfa, ormai svuotata. Restano intatti proprio perché la cicala esce dalla fessura sul dorso senza rompere il resto della corazza, che continua a stringere il supporto con le sue zampette uncinate. Ecco perché li ritroviamo perfettamente “in posa” anche settimane dopo, resistenti al vento e alla pioggia.

Li si trova soprattutto su superfici verticali: tronchi di olivo, pino, quercia e altri alberi, ma anche muretti, pali, recinzioni e ringhiere. Alla ninfa serve un appiglio stabile e leggermente rialzato da terra, dove poter effettuare la muta in sicurezza. La quantità di esuvie che si accumula in estate è spesso un buon indicatore di quante cicale siano emerse in quella zona.

Quanti anni vivono sottoterra le cicale

La parte più sorprendente della vita di questi insetti si svolge lontano dai nostri occhi. Le ninfe passano diversi anni sottoterra, nutrendosi della linfa che succhiano dalle radici delle piante grazie al loro apparato boccale pungente-succhiatore. Nelle specie mediterranee questo periodo dura in genere alcuni anni.

Fanno notizia, invece, le celebri cicale periodiche del Nord America (genere Magicicada), che restano sottoterra per cicli sincronizzati di 13 o 17 anni ed emergono tutte insieme, a milioni. Le nostre cicale europee non seguono cicli così lunghi né così spettacolari, ma il principio è lo stesso: tanti anni al buio, poche settimane di vita alla luce. L’adulto, una volta emerso, vive infatti solo poche settimane, giusto il tempo di riprodursi.

Le esuvie sono pericolose? No, anzi

Chi le trova per la prima volta a volte si spaventa, temendo un’infestazione o un parassita delle piante. In realtà le esuvie sono del tutto innocue: sono solo cuticola vuota, non contengono l’insetto e non pungono, non mordono, non danneggiano gli alberi. Le cicale adulte, dal canto loro, non rappresentano una minaccia significativa per un giardino domestico: il loro canto assordante — prodotto dai maschi tramite organi vibranti detti timballi, posti sull’addome — può disturbare, ma è semplicemente la colonna sonora dell’estate.

Se hai bambini o curiosi in casa, le esuvie sono anzi un piccolo tesoro didattico: fragili ma resistenti, permettono di osservare da vicino la struttura di un insetto — occhi, zampe, apparato boccale — senza fare del male a nessun animale. In diverse culture asiatiche vengono persino raccolte e utilizzate nella medicina tradizionale.

Cosa fare se le trovi in giardino

La risposta più semplice è: nulla. Puoi lasciarle dove sono, si staccheranno da sole col tempo, oppure rimuoverle con un dito se ti danno fastidio esteticamente. Non serve alcun trattamento, alcun insetticida, alcuna precauzione particolare. Sono la firma silenziosa di un ciclo naturale che si compie ogni estate proprio sotto casa nostra.

La prossima volta che ne trovi una aggrappata a un tronco, prova a guardarla con occhi diversi: non è un insetto morto, ma la prova concreta di una piccola trasformazione avvenuta lì, in una notte d’estate, mentre dormivamo. Un guscio ambrato lasciato indietro da qualcuno che, dopo anni nel buio, ha finalmente aperto le ali.

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