Semi di petunia: come raccoglierli, seminarli e cosa aspettarsi dalla generazione F2

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Le petunie che oggi riempiono balconi e aiuole italiane sono quasi tutte Petunia × hybrida, un ibrido orticolo nato nell’Ottocento dall’incrocio fra Petunia axillaris (a fiori bianchi, notturna, impollinata da falene) e Petunia integrifolia (a fiori viola, diurna, impollinata da api). Da quell’unione è nata una delle piante da fiore più coltivate al mondo, con un genoma sequenziato e studiato a fondo proprio per capire come si trasmettono colori, forme e profumi. Raccogliere i semi a fine stagione e seminarli l’anno dopo è un esperimento affascinante, alla portata di chiunque abbia un balcone e un po’ di pazienza: il risultato, però, non sarà mai identico alla pianta madre. Vediamo perché, e come fare bene ogni passaggio.

Perché le petunie figlie non somigliano ai genitori: la segregazione degli ibridi F1

La maggior parte delle petunie vendute nei garden center italiani è etichettata come F1, cioè prima generazione filiale. Sono il frutto di un incrocio controllato fra due linee parentali pure, selezionate per anni fino a renderle geneticamente uniformi. Quando queste due linee vengono incrociate, la progenie F1 mostra il cosiddetto vigore ibrido o eterosi: piante più robuste, fioriture più abbondanti, colori più intensi e uniformi. È il motivo per cui una petunia F1 in vaso è così spettacolare e prevedibile.

Il problema arriva alla generazione successiva. Se raccogliamo i semi da una petunia F1 e li seminiamo, otteniamo la generazione F2, che segue la classica segregazione mendeliana: i geni ereditati dai due nonni si ricombinano in tutte le possibili combinazioni. In pratica, da un vaso di petunie rosa uniformi si possono ottenere piante bianche, viola, striate, a fiore piccolo, a fiore grande, alcune vigorose e altre stentate. La varianza aumenta perché le petunie hanno un genoma complesso (2n=14), con numerosi geni che controllano la sintesi degli antociani, il pH vacuolare (che modula la tonalità blu-rosso-viola), la struttura del petalo e il portamento. I loci come ANTHOCYANIN1, ANTHOCYANIN2 e la famiglia AP2, ampiamente caratterizzati proprio nella petunia, spiegano perché anche piccoli riassortimenti genetici producono fenotipi visibilmente diversi.

Non è un difetto: è biologia. E per il giardiniere curioso è un’occasione unica di vedere la genetica al lavoro nel proprio balcone.

Attenzione alle cultivar moderne: Surfinia, Supertunia e le petunie sterili

Prima ancora di raccogliere i semi, occorre capire che petunia si ha in mano. Le linee più moderne e brevettate, come le Surfinia (registrate dalla giapponese Suntory), le Supertunia (Proven Winners) e molte selezioni Wave, sono cultivar propagate esclusivamente per via vegetativa, cioè per talea. Molte di queste sono triploidi o comunque geneticamente instabili, e producono pochissimi semi vitali, oppure nessuno. Anche quando qualche capsula si forma, la progenie è imprevedibile e raramente somiglia alla pianta acquistata. In più, la moltiplicazione di cultivar brevettate è vietata a fini commerciali.

Le petunie da cui conviene raccogliere semi sono quindi le varietà da seme non brevettate: le classiche multiflora e grandiflora, le petunie balcone tradizionali, e in generale tutte quelle vendute in bustina come sementi. Se in vaso trovate delle capsule secche piene di semi minuscoli, siete nel posto giusto.

Quando e come raccogliere i semi in Italia

In gran parte del territorio italiano (zone USDA 8-10, dal Nord alla Sicilia) le petunie fioriscono da maggio fino ai primi freddi. Dopo l’impollinazione – spesso spontanea, grazie a api e sfingidi crepuscolari – alla base del fiore appassito si forma una piccola capsula ovoidale, di 8-12 mm, che matura in 4-6 settimane. Il momento giusto per la raccolta va da settembre a ottobre, quando la capsula è diventata marrone e comincia ad aprirsi in due valve.

  • Osservate quotidianamente le capsule: appena virano al beige-marrone e si sente al tatto la consistenza secca, staccatele con le forbici prima che si aprano da sole e disperdano i semi.
  • Mettete le capsule in una bustina di carta (mai plastica, che trattiene umidità) e lasciatele in un luogo asciutto e ventilato per 7-10 giorni.
  • Aprite le capsule su un foglio bianco: i semi sono minuscoli, poco più grandi di un granello di sabbia, di colore bruno scuro. Da una sola pianta se ne ottengono facilmente migliaia.
  • Separate i semi dai residui di capsula setacciando delicatamente o soffiando piano.

Un aneddoto pratico: chi ha lasciato andare a seme le petunie l’anno prima spesso ritrova plantule spontanee ovunque nel giardino la primavera successiva, anche a decine di metri di distanza, trasportate dal vento o dagli uccelli. È un buon promemoria del fatto che i semi di petunia sono estremamente leggeri e prolifici, e che meritano quindi una conservazione ordinata se non si vuole ritrovarseli in ogni fessura del terrazzo.

Conservazione: fare durare i semi 3-4 anni

I semi di petunia, se ben essiccati e conservati, mantengono una buona germinabilità per 3-4 anni, con un picco nei primi 12 mesi. La regola d’oro deriva dalla letteratura sulla longevità dei semi ortofloricoli: la somma di temperatura (°C) e umidità relativa (%) del luogo di conservazione dovrebbe restare sotto 50. In pratica:

  • Riporre i semi in bustine di carta o in piccoli barattoli di vetro con chiusura ermetica.
  • Aggiungere una bustina di silica gel o un cucchiaino di riso crudo per assorbire l’umidità residua.
  • Conservare in frigorifero (4-6 °C) o in un cassetto fresco e buio.
  • Etichettare sempre con varietà, colore della pianta madre e anno di raccolta.

Un test veloce di vitalità prima della semina: mettere una decina di semi su carta assorbente umida in un piattino coperto, a 20-22 °C, e contare quanti germinano in 7-10 giorni.

Quando seminare petunie in Italia: calendario zona per zona

Le petunie sono piante a giorno lungo facoltative: fioriscono meglio quando le giornate si allungano. Per avere piante fiorite ad aprile-maggio bisogna seminarle molto prima, in ambiente protetto, perché dalla germinazione alla prima fioritura passano 10-14 settimane.

Semi di petunia: come raccoglierli, seminarli e cosa aspettarsi dalla generazione F2

  • Fine gennaio – inizio febbraio: semina in semenzaio riscaldato per chi vuole piante già fiorite a inizio aprile (utile per il Sud Italia e per chi ha una serra o un davanzale luminoso).
  • Febbraio – marzo: periodo ideale per la maggior parte d’Italia, in semenzaio protetto o cassone freddo con copertura.
  • Fine marzo – aprile: semina più tardiva per il Nord, con fioritura da giugno.

La temperatura ottimale di germinazione è 22-25 °C, con un minimo assoluto di 18 °C. Sotto i 15 °C la germinazione è lentissima e disforme.

Come seminare: la tecnica passo passo

I semi di petunia sono fotoblastici positivi: hanno bisogno di luce per germinare. Vanno quindi solo appoggiati al substrato, mai coperti.

  1. Riempite un semenzaio o vaschette alveolari con torba fine mescolata a perlite o vermiculite (rapporto 2:1), bagnate a fondo e lasciate sgocciolare.
  2. Distribuite i semi sulla superficie il più uniformemente possibile. Diluirli in un cucchiaino di sabbia fine aiuta a spargerli meglio, viste le dimensioni microscopiche.
  3. Non coprite con terriccio: premete solo leggermente con una tavoletta perché aderiscano al substrato.
  4. Coprite con un coperchio trasparente o pellicola forata per mantenere umidità elevata.
  5. Ponete a 22-25 °C in piena luce indiretta. La germinazione avviene in 7-14 giorni.
  6. Al comparire dei cotiledoni togliete la copertura e portate le piantine a piena luce, abbassando leggermente la temperatura a 18-20 °C.
  7. Innaffiate sempre dal basso, per capillarità, per evitare di spostare i semi e di causare marciumi da Pythium.

Al comparire delle prime foglie vere (3-4 settimane dalla semina) trapiantate ogni piantina in un vasetto singolo da 7-8 cm, maneggiandole con delicatezza dalle foglie, mai dallo stelo. Dopo altre 4-6 settimane, e comunque dopo le ultime gelate (metà aprile al Nord, fine marzo al Centro-Sud), si può trapiantare in piena terra o in vaso definitivo.

Cure post-trapianto e cosa osservare nella F2

Le petunie amano pieno sole (almeno 6 ore dirette al giorno), terreno ben drenato e leggermente acido (pH 5,5-6,5), concimazioni regolari con formulati ricchi di potassio ogni 10-15 giorni durante la fioritura. Un pizzicamento apicale a 10-15 cm di altezza favorisce la ramificazione. La rimozione dei fiori appassiti (deadheading) prolunga la fioritura, ma se volete raccogliere nuovamente i semi lasciate maturare alcune capsule sulle piante più belle.

Ed ecco la parte più divertente: osservare la generazione F2. Se il vostro punto di partenza era un ibrido F1, aspettatevi:

  • Ampia gamma di colori: bianco puro, rosa, viola, lavanda, striature, gole più scure o più chiare.
  • Fiori di dimensioni variabili, spesso mediamente più piccoli della F1.
  • Portamento diseguale: alcune piante compatte, altre più striscianti o allungate.
  • Vigore variabile: circa un 20-30% delle piantine avrà un vigore ridotto rispetto alla generazione precedente, per la perdita dell’eterosi.

Alla F3 e successive, se continuate a raccogliere semi solo dalle piante che vi piacciono di più, potete iniziare una piccola selezione domestica: nel giro di 4-5 generazioni si stabilizzano tipi abbastanza uniformi. È esattamente il processo che, in scala industriale e con metodo, ha portato ai grandi cataloghi delle sementi ornamentali.

In sintesi

Raccogliere e seminare i semi delle petunie è un modo economico, didattico e sorprendente di praticare il giardinaggio. Non aspettatevi cloni perfetti dei fiori dell’anno scorso: quello che otterrete è un piccolo campo di ricerca genetica personale, con la possibilità di scoprire combinazioni cromatiche uniche. L’unica cautela riguarda le cultivar brevettate a moltiplicazione vegetativa (Surfinia, Supertunia e affini), da cui i semi difficilmente daranno risultati soddisfacenti. Per tutte le altre, un semenzaio a fine inverno, un davanzale luminoso e un po’ di pazienza sono tutto ciò che serve per trasformare un pugno di semi minuscoli in una spettacolare fioritura estiva.

Fonti

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