Zecca sulla pelle: come riconoscerla, rimuoverla in sicurezza e quando preoccuparsi

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Bastano una passeggiata nell’orto, un pomeriggio a raccogliere insalata o una scampagnata nel prato dietro casa per ritrovarsi, la sera, con un ospite indesiderato attaccato alla pelle: la zecca. In Italia la specie più diffusa e clinicamente rilevante è Ixodes ricinus, la cosiddetta zecca dei boschi, capace di trasmettere infezioni serie come la malattia di Lyme e l’encefalite virale da zecca (TBE). La buona notizia è che, con qualche accortezza, il rischio si riduce moltissimo. La cattiva è che internet è pieno di rimedi popolari (olio, alcol, fiammiferi) che peggiorano la situazione. Vediamo, con ordine, cosa fare davvero.

Come si riconosce una zecca (e perché non è un insetto)

Prima cosa da chiarire: le zecche non sono insetti, ma aracnidi, cugine di ragni e acari. Da adulte hanno otto zampe (le larve ne hanno sei), corpo ovale e appiattito quando sono a digiuno, che si gonfia progressivamente fino a diventare simile a un piccolo fagiolo grigio-verdastro man mano che si riempiono di sangue. Le dimensioni variano da 1-2 mm negli stadi giovanili fino a oltre 1 cm quando sono ingorgate.

In Italia le patologie infettive veicolate da zecche con rilevanza epidemiologica sono principalmente l’encefalite da zecca (TBE) e la malattia di Lyme, trasmesse soprattutto dalla zecca dei boschi, e la rickettsiosi, veicolata soprattutto dalla zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus). Ixodes ricinus predilige ambienti umidi e ombreggiati: sottobosco, margini di prati incolti, siepi, cataste di legna e cumuli di foglie. Non si trova solo in montagna: negli ultimi decenni è stata segnalata anche in giardini periurbani e orti familiari, soprattutto nelle regioni del Nord-Est, ma la presenza si estende via via a gran parte della penisola.

Dove cercarla sul corpo (i punti che quasi tutti dimenticano)

La zecca non morde a caso. Cerca zone della pelle sottile, calda e umida, dove il sangue è facilmente accessibile e dove è difficile individuarla. Dopo qualsiasi attività all’aperto conviene fare un’ispezione accurata di:

  • cuoio capelluto e attaccatura dei capelli (soprattutto nei bambini);
  • dietro le orecchie e sul collo;
  • ascelle;
  • ombelico;
  • zona inguinale e genitale;
  • dietro le ginocchia;
  • fra le dita dei piedi e alla cintura dei pantaloni.

Un dettaglio poco intuitivo: il morso della zecca è quasi sempre indolore. La saliva contiene sostanze anestetiche e anticoagulanti, quindi ci si accorge del parassita solo con un controllo visivo. Per questo si raccomanda di ispezionare pelle e vestiti ogni 3-4 ore durante escursioni e, in ogni caso, al rientro a casa, controllando anche cavità ascellari, retro delle ginocchia e inguine. Una doccia entro un paio d’ore dal rientro aiuta a rimuovere le zecche non ancora attaccate.

Come togliere una zecca: la tecnica corretta (e cosa NON fare mai)

Su questo punto la letteratura scientifica e le linee guida sanitarie sono unanimi da anni: la rimozione va fatta il più rapidamente possibile, meccanicamente, con una pinzetta a punte sottili. Ecco la procedura passo-passo:

  1. Afferrare la zecca con una pinzetta a punte fini il più vicino possibile alla superficie della pelle, cercando di prendere il rostro (l’apparato boccale infisso nella cute), non il corpo.
  2. Tirare verso l’alto con pressione lenta, costante e uniforme. Non torcere, non strappare a scatti: il rostro potrebbe rompersi e restare nella pelle.
  3. Dopo la rimozione, pulire accuratamente la zona del morso e le mani con alcol denaturato, disinfettante iodato o acqua e sapone.
  4. Non schiacciare la zecca con le dita: il contenuto dell’addome può veicolare patogeni attraverso microabrasioni cutanee. Meglio conservarla in un contenitore sigillato o in un pezzo di nastro adesivo, utile se in seguito servisse identificarla.

Se il rostro si spezza e resta un frammento sotto pelle che non si estrae facilmente con la pinzetta pulita, la raccomandazione è di lasciarlo in sede e lasciare che la pelle guarisca: il rischio di infezione locale da frammento residuo è trascurabile rispetto al rischio di trasmissione da una zecca ancora attaccata.

I “rimedi” da evitare assolutamente

Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità sono chiarissime: per rimuovere una zecca non vanno mai utilizzati alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette. Questi metodi provocano stress al parassita, che come reazione può rigurgitare il contenuto gastrico nel torrente sanguigno dell’ospite, aumentando drasticamente il rischio di trasmissione di batteri e virus. Anche smalto per unghie e vaselina, tramandati di generazione in generazione, sono inutili e potenzialmente dannosi: la zecca non si stacca comunque abbastanza in fretta.

Zecca morso, cosa fare nei giorni successivi

Rimossa la zecca, il grosso è fatto, ma il monitoraggio prosegue per alcune settimane. Va segnata sul calendario la data del morso e osservata l’area cutanea. I due scenari clinici più importanti da conoscere sono la malattia di Lyme e la TBE.

Malattia di Lyme (borreliosi)

La malattia di Lyme è un’infezione batterica causata da Borrelia burgdorferi che può essere trasmessa all’uomo da zecche infette che restano attaccate per almeno 36-48 ore: questo è il motivo per cui la rimozione precoce è la migliore prevenzione. Il segno più tipico è l’eritema migrante, una macchia rossa che compare tipicamente 3-30 giorni dopo il morso, si allarga progressivamente e assume spesso l’aspetto di un bersaglio, con centro più chiaro. Senza trattamento l’eritema migrante svanisce entro 3-4 settimane, ma può essere accompagnato da febbre, brividi, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa, rigidità del collo e linfonodi ingrossati. Se non diagnosticata e trattata precocemente con antibiotici, l’infezione può evolvere in fasi successive con coinvolgimento articolare, cardiaco e neurologico. In caso di neuroborreliosi il trattamento raccomandato è un antibiotico per via endovenosa per 14-28 giorni. Al momento non è disponibile in commercio un vaccino contro la malattia di Lyme.

Encefalite da zecca (TBE)

L’encefalite da zecca è una malattia virale causata da un flavivirus. In Italia l’incidenza è bassa e si concentra soprattutto nel Nord-Est, con focolai storici documentati fin dagli anni ’90 in provincia di Belluno e più in generale nell’arco alpino orientale. Nel 70% dei casi il morso di una zecca infetta non causa sintomi o provoca disturbi lievi simili a un raffreddore; nel restante 30% dei casi si manifesta una prima fase influenzale con febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, cui in una parte dei pazienti fa seguito, dopo qualche giorno di apparente miglioramento, una seconda fase con possibile coinvolgimento delle meningi e del sistema nervoso centrale (meningite, encefalite). Contro la TBE esiste un vaccino, raccomandato a chi vive o frequenta abitualmente aree endemiche, boschive o rurali del Nord-Est: il ciclo di base prevede tre dosi con richiami periodici.

Zecca sulla pelle: come riconoscerla, rimuoverla in sicurezza e quando preoccuparsi

Quando rivolgersi al medico: se compare un’eruzione cutanea che si allarga attorno alla sede del morso, se insorge febbre inspiegabile nelle 4-6 settimane successive, se si manifestano sintomi neurologici (mal di testa persistente, rigidità del collo, confusione, paralisi facciale) o articolari (gonfiore, dolori migranti). Portare con sé, se possibile, la zecca conservata o una fotografia.

Prevenzione: come difendere sé stessi, la famiglia e gli animali

La prevenzione delle malattie trasmesse da zecche si gioca soprattutto sulla riduzione del contatto e sulla precocità della rimozione. Le raccomandazioni consolidate sono queste:

  • Abbigliamento chiaro (facilita l’individuazione delle zecche), maniche e pantaloni lunghi con i pantaloni infilati nei calzettoni, scarpe chiuse quando si va in prati alti, sottoboschi o si lavora nell’orto in zone a rischio.
  • Repellenti: sulla pelle prodotti a base di DEET o icaridina; sugli indumenti, ottimi risultati con la permetrina, un piretroide che rimane efficace anche dopo diversi lavaggi. Studi controllati hanno mostrato che gli abiti trattati con permetrina long-lasting riducono significativamente il numero di punture di zecca rispetto a quelli non trattati.
  • Ispezione sistematica di pelle, cuoio capelluto e vestiti al rientro; per gli abiti, un ciclo in asciugatrice ad alta temperatura per almeno 10 minuti uccide le zecche eventualmente presenti.
  • Manutenzione del giardino e dell’orto: sfalcio regolare del prato, eliminazione di cumuli di foglie secche e sterpaglie, riordino delle cataste di legna, creazione di fasce di ghiaia o cippato tra prato e bosco per ridurre la migrazione delle zecche. Attenzione anche ai piccoli mammiferi selvatici (topi, ricci): sono importanti serbatoi di Borrelia.
  • Animali domestici: cani e gatti sono spesso i veicoli involontari che portano le zecche in casa. Vanno protetti con antiparassitari specifici (collari, spot-on, compresse) su consiglio del veterinario, e ispezionati dopo ogni uscita, controllando in particolare orecchie, spazi interdigitali, ascelle e inguine.
  • Vaccinazione TBE nelle aree endemiche del Nord-Est, secondo indicazione del medico curante.

Un’ultima nota agronomica pratica: mantenere l’erba corta (sotto i 10 cm) e ridurre l’umidità nei margini del giardino – potando siepi troppo folte, evitando irrigazioni serali eccessive – rende l’ambiente meno ospitale per Ixodes ricinus, che ha bisogno di umidità elevata per sopravvivere. Un orto pulito, luminoso e ben ventilato non è solo più produttivo: è anche molto meno interessante per le zecche.

In sintesi: cosa fare subito se trovi una zecca attaccata

  1. Non farti prendere dal panico e non usare olio, alcol, fiammiferi o altri rimedi popolari.
  2. Prendi una pinzetta a punte sottili (in farmacia si trovano anche apposite pinzette per zecche a pochi euro).
  3. Afferra la zecca vicino alla pelle e tira dritto verso l’alto, con forza costante, senza torcere.
  4. Disinfetta pelle e mani; conserva la zecca in un contenitore chiuso o in nastro adesivo.
  5. Annota la data del morso e osserva la zona per 4-6 settimane.
  6. Contatta il medico in caso di eritema che si allarga, febbre, sintomi neurologici o articolari inspiegabili.

Con questi accorgimenti, prati, orti e boschi restano quello che dovrebbero essere: un luogo di piacere e di produttività, non una fonte di ansia.

Fonti

Tag:Punture di zecche