Narcisi profumati senza freddo: i tazetta doppi che fioriscono anche al Sud e in casa

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

C’è una frase che gira da decenni nei vivai e nei gruppi di giardinaggio: i bulbi da fiore vogliono il freddo. È vera per i tulipani, è vera per i giacinti, è verissima per i grandi narcisi a tromba olandesi tipo ‘King Alfred’. Ma non è affatto vera per tutti i narcisi. E questo malinteso è la ragione per cui migliaia di persone tra Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari piantano bulbi in autunno, ottengono una fioritura discreta il primo anno, poi si ritrovano con ciuffi di foglie e nessun fiore. Non è sfortuna, non è il pollice nero: è la pianta sbagliata nel posto sbagliato.

La soluzione ha un nome preciso: i narcisi tazetta a fiore doppio, cultivar come ‘Erlicheer’, ‘Bridal Crown’ e ‘Grand Primo’. Sono i narcisi più profumati che esistano, producono grappoli di fiori invece di un fiore solo, e chiedono esattamente il clima che il Centro-Sud italiano offre gratis: inverno mite e umido, estate secca e rovente. Sono anche i migliori narcisi da coltivare in vaso dentro casa, senza nessun trattamento a freddo preventivo.

Perché i tazetta non hanno bisogno dell’inverno

La differenza sta nella provenienza. Narcissus tazetta è una specie spontanea del bacino del Mediterraneo, e in Italia cresce selvatica: si trova negli incolti, negli oliveti, nelle scarpate, lungo la fascia costiera, dalla Liguria alla Sicilia. È una pianta che si è evoluta con il nostro clima, non con quello dei Paesi Bassi.

I narcisi a tromba a fiore grande, quelli delle confezioni da supermercato con la foto del fiore giallo enorme, sono invece il risultato di selezioni fatte in Europa centro-settentrionale. Per differenziare il fiore dell’anno successivo dentro il bulbo hanno bisogno di un periodo prolungato di temperature basse. Dove quell’inverno non arriva — e nelle zone 9 e 10 italiane, cioè le coste tirreniche e ioniche, il Sud, le isole e i litorali liguri, non arriva più da anni — il bulbo non riceve il segnale, non forma il fiore e si limita a fare foglie. Poi, con le estati sempre più lunghe, si esaurisce e si divide in bulbilli minuscoli. È il classico narciso che “non fiorisce il secondo anno”.

I tazetta funzionano al contrario. Vegetano d’inverno, fioriscono presto (in piena terra al Sud si va da gennaio a marzo, non ad aprile), e in estate vanno in riposo completo. Non solo tollerano il caldo: lo pretendono. Un’estate asciutta e calda è la loro vernalizzazione al rovescio, la condizione che ricarica il bulbo. E c’è un bonus che i narcisi nordici al Sud non danno più: i tazetta si naturalizzano, cioè restano nel terreno per decenni e si infittiscono da soli, senza che nessuno li tocchi.

La mappa rovesciata dell’Italia

Vale la pena ragionare per fasce, perché lo stesso bulbo si comporta in tre modi diversi.

  • Sud, isole, coste tirreniche e ioniche, litorale ligure (zone 9-10): condizioni ideali. Si piantano una volta e si dimenticano. Nel giro di tre o quattro anni un gruppo di dieci bulbi diventa una macchia. Nessuna irrigazione estiva, nessuna concimazione ossessiva.
  • Centro Italia interno, Pianura Padana costiera, collina appenninica bassa (zona 8): funzionano bene, ma conviene una pacciamatura di 4-5 cm di foglie secche o paglia sopra la zona dei bulbi da dicembre, e una posizione a sud, riparata da un muro.
  • Nord interno, pianure fredde e montagna (zone 7 e inferiori): i tazetta soffrono sotto i -8/-10 °C, soprattutto se il gelo li prende con le foglie già emesse. Qui la strada giusta è il vaso, tenuto in loggia fredda, garage luminoso o veranda non riscaldata, e portato in casa quando gli steli iniziano ad allungarsi.

Il punto cruciale in piena terra non è il freddo, è l’acqua d’estate. Il posto giusto è un’aiuola che da giugno a settembre resta asciutta: sotto un olivo, in una scarpata drenante, tra arbusti mediterranei come rosmarino, lavanda, cisto. Il posto sbagliato è il bordo del prato irrigato o l’aiuola con l’impianto a goccia acceso ad agosto: in quelle condizioni il bulbo, che è in riposo e non può difendersi, marcisce silenziosamente e a novembre non emerge più nulla.

Il prezzo del profumo: il fiore doppio è un fiore “mostruoso”

Un fiore doppio non è un fiore con più petali per bellezza: è un fiore in cui gli stami, e a volte anche il pistillo, si sono trasformati in petali. Dal punto di vista della pianta è una mutazione, un fiore sterile che non produce polline utile né semi. Da qui nascono due difetti che tutti attribuiscono al caso e che invece sono prevedibili.

Lo stelo che si corica dopo la pioggia

Tutti quei petali pesano, e assorbono acqua come una spugna. Un grappolo di ‘Erlicheer’ bagnato può pesare il doppio di quando è asciutto: lo stelo si piega e la fioritura finisce nel fango. Il tutore, in questo caso, è una toppa antiestetica e inefficace. La soluzione vera è il posizionamento: piantare i tazetta tra arbusti bassi, contro un muretto, in mezzo a un tappeto di sempreverdi tappezzanti o accanto a graminacee ornamentali, così che il fusto trovi appoggio naturale. Anche piantarli in gruppi fitti, e non a file singole, li fa sostenere reciprocamente. In vaso, un contenitore alto e non troppo largo dà lo stesso effetto.

I boccioli che ingialliscono e non si aprono mai

È il difetto che manda in crisi chi coltiva narcisi in casa: lo stelo cresce, i boccioli si formano, e poi diventano carta velina giallastra e si seccano senza aprirsi. Si chiama tecnicamente bud blast, avvizzimento del bocciolo, e non è una malattia: è uno stress idrico e termico. Le tre cause, in ordine di frequenza:

  1. Aria troppo calda e secca. Sopra i 22 °C, con il riscaldamento acceso e il vaso vicino a un radiatore o su un davanzale dietro un vetro esposto a sud, il bocciolo perde acqua più velocemente di quanto la pianta possa rifornirla e viene sacrificato. La finestra giusta è 15-18 °C con luce viva ma non sole cocente. Un ambiente fresco significa anche fiori che durano il doppio.
  2. Terreno andato a secco nella fase di allungamento dello stelo. Quello è il momento di massima richiesta d’acqua: una sola settimana di dimenticanza, proprio mentre il bocciolo si gonfia, lo condanna. In vaso, in quella fase, si controlla il terriccio ogni due giorni.
  3. Bulbi piccoli o mal conservati. Un bulbo che ha passato mesi in un magazzino caldo, o un bulbo sottodimensionato, ha riserve insufficienti e aborta i boccioli. Al momento dell’acquisto vanno scelti bulbi sodi, pesanti, con la tunica intatta e senza macchie molli.

Il profumo è un dato tecnico, non una nota poetica

I tazetta portano da 6 a 8 fiori per stelo, a volte più. Se moltiplichiamo per cinque steli in un vaso, abbiamo trenta o quaranta fiori profumati concentrati in venti centimetri quadrati. Il profumo è di tipo floreale-indolico, con note che ricordano il gelsomino e la zagara, dolce e persistente. È bellissimo, ed è anche ingombrante: un vaso ben fiorito satura una stanza di 20 metri quadri in poche ore.

Tre regole pratiche che nessuno scrive sulle confezioni:

  • Scegliere il numero di bulbi in base al volume dell’ambiente: 3-5 bulbi per un soggiorno, 2 per un ingresso o un bagno, mai un vaso stipato in una stanza piccola.
  • Mai in camera da letto. Le molecole indoliche, gradevoli a bassa concentrazione, in ambiente chiuso e notturno diventano stucchevoli e possono dare mal di testa.
  • Mai accanto al cibo o sul tavolo da pranzo. Il profumo copre gli aromi e altera la percezione dei sapori: bello da vedere, disastroso a cena.

Aggiungiamo una cosa che raramente si dice: il naso non è uguale per tutti. Le stesse molecole indoliche che alcune persone percepiscono come gelsomino, altre le sentono come odore stantio, quasi animale, e infatti c’è chi non tollera i classici narcisi “paperwhite”. Le cultivar doppie come ‘Erlicheer’ hanno una carica indolica generalmente più bassa e un profumo più dolce e rotondo: se in famiglia qualcuno è sensibile, è da queste che conviene partire, tenendo il vaso in una stanza di passaggio ben ventilata.

Narcisi profumati senza freddo: i tazetta doppi che fioriscono anche al Sud e in casa

Attenzione: i bulbi sono tossici per cani e gatti

Tutto il genere Narcissus contiene alcaloidi, in particolare licorina, concentrati soprattutto nel bulbo. Un cane che scava e mastica un bulbo, o un gatto che rosicchia le foglie, può presentare vomito, salivazione intensa, diarrea, dolore addominale e, nei casi più seri, tremori e alterazioni cardiache. Anche l’acqua in cui si coltivano i bulbi su ghiaia, o quella del sottovaso, diventa tossica se bevuta.

Le precauzioni sono banali ma vanno rispettate: vasi in posizione inaccessibile agli animali, sottovaso svuotato, bulbi non lasciati in giro nel garage prima della messa a dimora, e in giardino niente bulbi piantati proprio dove il cane scava di solito. In caso di ingestione sospetta si contatta subito il veterinario.

Il calendario italiano, passo per passo

Acquisto e messa a dimora: da fine settembre a novembre. Al Nord si comincia presto (fine settembre-metà ottobre), al Centro tutto ottobre, al Sud e nelle isole si può arrivare tranquillamente a fine novembre. Rispetto alle indicazioni che si leggono nei manuali americani siamo sfasati di tre-sei settimane: piantare troppo presto al Sud, con il terreno ancora a 25 °C, favorisce solo i marciumi.

Profondità in piena terra: 12-15 cm di terra sopra la punta del bulbo, distanza 10-15 cm tra bulbi. La profondità serve a due cose: dare stabilità agli steli pesanti e proteggere il bulbo dal caldo estivo. Terreno drenante, mai concime fresco a contatto.

Profondità in vaso: molto meno. Si riempie il contenitore lasciando i bulbi con la punta appena coperta o addirittura il collo fuori, spalla a spalla, quasi a contatto. Serve un vaso profondo almeno 15 cm per le radici. Chi preferisce la coltivazione su ghiaia o ciottoli deve mantenere il livello dell’acqua appena sotto la base del bulbo, mai a bagnarlo: il bulbo immerso marcisce in dieci giorni.

Nessun pre-raffreddamento. È il vantaggio decisivo dei tazetta rispetto a tulipani e giacinti: non serve tenere i vasi in frigorifero o in cantina per settimane. Si piantano, si tengono in luogo fresco e luminoso, e partono.

Come scalare le fioriture da dicembre a marzo. Si compra uno stock di bulbi in autunno e si piantano a scaglioni, un vaso ogni 12-15 giorni, conservando i bulbi non ancora usati in un sacchetto di carta forata in luogo fresco, asciutto e buio (non in frigorifero accanto alla frutta: l’etilene danneggia i boccioli). Dalla messa a dimora alla fioritura in casa passano in genere 4-6 settimane. Con quattro scaglioni si copre tutto l’inverno.

La regola del dopo-fioritura: qui si decide l’anno prossimo

Questa è la parte che quasi tutti sbagliano, e spiega la maggioranza dei narcisi che fanno solo foglie.

  • Il fiore sfiorito si recide subito, tagliando lo stelo alla base. Non serve a estetica: impedisce alla pianta di investire zuccheri nella produzione di semi (che nei fiori doppi non arriverebbero mai) e li dirotta nel bulbo.
  • Le foglie non si toccano mai fino a quando non sono completamente gialle e molli, cosa che richiede in genere 6-8 settimane dalla fine della fioritura. Le foglie sono la fabbrica che ricostruisce il bulbo per la stagione successiva. Tagliarle verdi, o legarle a treccia e a nodo per “fare ordine”, riduce la superficie fotosintetica e produce esattamente il risultato che si temeva: nessun fiore l’anno dopo.
  • Acqua e nutrimento nella fase verde, non dopo. Dopo la fioritura, finché le foglie sono verdi, il terreno va tenuto fresco e si può dare un concime a basso azoto e ricco di potassio. Quando le foglie ingialliscono si smette del tutto: inizia l’estate secca, e quella è salute.
  • I bulbi forzati in vaso in casa arrivano a fioritura svuotati. Al Centro-Sud vale la pena recuperarli: si mettono a dimora in giardino a fine inverno, si lasciano ingiallire le foglie e in genere salteranno un anno per poi riprendere a fiorire. Al Nord, in condizioni di gelo forte, la resa è bassa e conviene considerarli materiale di consumo.

Gli errori che rovinano i tazetta

  • Comprare narcisi a tromba a fiore grande per giardini del Sud: durano due o tre stagioni e si esauriscono.
  • Piantare in un’aiuola irrigata d’estate: marciume garantito.
  • Tenere il vaso in casa sopra i 22 °C o su un radiatore: boccioli abortiti.
  • Dimenticare l’acqua mentre lo stelo si allunga: boccioli abortiti anche in questo caso.
  • Piantare troppo superficiali in piena terra: steli instabili e bulbi cotti dal sole di luglio.
  • Tagliare o annodare le foglie verdi dopo la fioritura.
  • Mettere il vaso a portata di cane o gatto.

Riassumendo in una riga: se abitate dove l’inverno non gela e l’estate spacca le pietre, non state combattendo contro il clima, avete semplicemente il clima giusto per i narcisi sbagliati. Cambiate narciso, e vi ritroverete con grappoli di fiori bianco-crema profumatissimi che si moltiplicano ogni anno senza chiedervi niente.

Fonti

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