La falena che sembra una foglia secca: chi è davvero l’ospite ocra di settembre sui muri

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Succede ogni anno, puntuale come la prima nebbia. Torni a casa la sera, accendi la luce dell’androne o del portico e su un muro, su una zanzariera o sul vetro della finestra trovi una falena grande, ocra, con le ali dal margine tutto dentellato. Sta immobile, sembra una foglia di quercia appassita rimasta attaccata all’intonaco. E parte la sequenza abituale: chi grida all’invasione, chi la fotografa temendo la famigerata piralide del bosso, chi prende la ciabatta. Nella grandissima parte dei casi si è appena schiacciato un insetto autoctono, completamente innocuo, che vive in Italia da molto prima di noi.

Quella falena si chiama Ennomos autumnaria, in inglese large thorn per la punta acuta delle ali, e appartiene alla famiglia dei geometridi. Impararla a riconoscere richiede dieci secondi. Vale la pena, perché è l’occasione perfetta per capire una regola che in giardino salva tempo, soldi e nervi: le falene che si mimetizzano non fanno mai danni economici, quelle che sfoggiano colori accesi e comportamenti sfrontati vanno guardate con più attenzione.

Tre dettagli in dieci secondi: come si riconosce

Non serve un manuale di entomologia. Servono tre osservazioni, nell’ordine.

  • Il margine delle ali è seghettato, non liscio: presenta piccole punte irregolari e un apice appuntito che sporge, esattamente come il bordo strappato di una foglia secca. È il carattere che dà il nome comune inglese alla specie.
  • Il colore è giallo-ocra opaco, a volte tendente al bruno-rossastro o al beige paglierino, con una punteggiatura fine e scura sparsa su tutta la superficie. Niente bianco lucido, niente bande nette, niente iridescenza.
  • La posizione di riposo è a tetto: le ali sono tenute leggermente ripiegate e sollevate, il corpo aderisce alla parete, il profilo complessivo è quello di una fogliolina accartocciata. Il torace è vistosamente peloso, quasi lanoso, un dettaglio che si nota bene da vicino e che fa apparire l’insetto sorprendentemente morbido.

Le dimensioni aiutano: l’apertura alare va da circa 40 a 52 millimetri, quindi si parla di una falena decisamente grande per gli standard domestici, ma anche molto tranquilla. Se la disturbi, spesso si limita a spostarsi di qualche centimetro. Il periodo di volo cade tra fine estate e inizio autunno, con un picco che nell’Europa centrale si concentra tra agosto e ottobre: nelle nostre zone più calde, tra Centro e Sud, gli avvistamenti si allungano spesso fino a metà autunno, mentre in area alpina e prealpina la comparsa è più anticipata e concentrata.

Cosa fa (e cosa non fa) dentro casa

Chiariamo subito la parte che interessa tutti. Ennomos autumnaria non punge, non morde, non è velenosa. Gli adulti dei geometridi hanno un apparato boccale ridotto o del tutto inadatto a mordere: al massimo suggono qualche liquido zuccherino. Non depone uova nella dispensa, non tocca farina, pasta o legumi secchi, non intacca lana, cachemire o tappeti: le falene dei tessuti sono microlepidotteri di pochi millimetri, di colore dorato uniforme e con abitudini opposte, perché fuggono la luce invece di cercarla.

Non trasmette malattie, non è pericolosa per cani e gatti, che eventualmente possono giocarci o mangiarla senza conseguenze. Non punge nemmeno per difesa, perché non ha strutture pungenti. Se è entrata in casa, l’ha fatto per errore, attirata dalla lampada: al buio non ha alcun motivo per restare e il giorno dopo, di solito, la si trova immobile su un muro in attesa della notte.

Il motivo per cui la vedi sui muri illuminati è ben studiato. Molte falene notturne usano riferimenti luminosi lontani per mantenere l’assetto di volo; le lampade artificiali mandano in cortocircuito questo sistema, creando quello che gli ecologi chiamano una trappola ecologica. Gli insetti restano intrappolati nel cono di luce, sprecano le ore utili per accoppiarsi e nutrirsi, e si espongono ai predatori. Non è un dettaglio folkloristico: l’illuminazione notturna artificiale è oggi riconosciuta tra le cause del declino generalizzato dei lepidotteri notturni in Europa, con effetti documentati anche sullo sviluppo larvale e sull’entrata in diapausa, cioè sul riposo invernale.

Il vero protagonista è il bruco che finge di essere un rametto

L’adulto è bello, ma il capolavoro arriva prima. Il bruco di Ennomos autumnaria è un geometra, uno di quei bruchi che camminano a compasso inarcando la schiena perché hanno perso le zampe intermedie. Ha corpo sottile, grigio-bruno, con nodosità e piccole irregolarità che imitano gemme e cicatrici della corteccia. Quando si sente osservato, si irrigidisce e si tiene in posizione obliqua, staccato dal ramo, ancorato solo per l’estremità posteriore: un rametto secco perfetto, che resiste immobile anche a lungo.

Non è un travestimento generico, è masquerade: il bruco non si limita a essere poco visibile, si finge un oggetto specifico e disinteressante per un uccello. Questa strategia funziona però soltanto a una condizione: che l’insetto sia raro e disperso. Un bruco che imita un rametto vive in piccoli numeri, sparso su molte piante diverse, e non forma mai le popolazioni esplosive che fanno danno.

Infatti la larva è polifaga e mangia le foglie di moltissime latifoglie: querce, salici, betulle, pioppi, ontani, olmi, carpini, tigli, aceri, biancospino, prugni e altri alberi da frutto, perfino qualche arbusto di sottobosco. Sembrerebbe l’identikit di un parassita, e invece non lo è mai stato. Il motivo è proprio la dispersione: qualche foglia rosicchiata qua e là su una chioma di dieci metri non si nota nemmeno. La specie sverna allo stadio di uovo, deposto sui rami, e si impupa in autunno riparata sotto una foglia della pianta ospite. Un ciclo lento, discreto, integrato nell’ecosistema.

La piralide del bosso, invece, è un’altra storia

Il confronto con Cydalima perspectalis, la piralide del bosso, spiega tutto. È una specie originaria dell’Asia orientale, arrivata in Europa con il commercio di piante ornamentali e inserita nella lista di allerta fitosanitaria europea già nel 2007. Dalla Germania e dalla Svizzera si è diffusa rapidamente verso sud, colonizzando il Nord Italia e poi via via il resto della penisola, con un avanzamento naturale di diversi chilometri all’anno oltre ai salti dovuti al trasporto di piante infestate.

Come si riconosce l’adulto? Ali bianche, madreperlacee, con un bordo bruno spesso e irregolare; testa e addome scuri; esiste anche una forma quasi completamente brunastra con una piccola macchia bianca sull’ala. Nulla a che vedere con l’ocra opaco e il margine dentellato di Ennomos. Ma la differenza che conta davvero è a valle: i bruchi della piralide sono verde brillante con strisce nere longitudinali e capo nero lucido, vivono in gruppo dentro ragnatele fitte sul bosso e possono defogliare completamente una siepe in poche settimane, arrivando a rosicchiare la corteccia dei rametti e a uccidere la pianta. Non si mimetizzano perché non ne hanno bisogno: le foglie di bosso contengono alcaloidi che i bruchi accumulano, rendendosi tossici per i predatori. Colori accesi, vita di gruppo, generazioni multiple in una stagione: il profilo opposto rispetto al bruco-rametto.

La falena che sembra una foglia secca: chi è davvero l'ospite ocra di settembre sui muri

La tabella mentale delle tre falene autunnali del giardino

In settembre e ottobre, in Italia, sono queste tre a finire più spesso sotto gli occhi di chi ha un giardino o un balcone.

  1. Ennomos autumnaria (falena foglia secca autunnale). Ocra opaca, ali dentellate con apice acuto, torace peloso, riposo a tetto, 40-52 mm. Danno: nessuno. Intervento: nessuno. Se la trovi in casa, accompagnala fuori.
  2. Noctua pronuba (nottua fimbriata). Ali anteriori brune o grigio-brune anonime, ma quando apre le ali si vedono le posteriori giallo-arancio vivo con bordo nero; robusta, fino a circa 60 mm, vola in modo goffo e rumoroso, spesso entra dalle finestre. L’adulto è innocuo, però i suoi bruchi sono i cosiddetti tagliaerba notturni: rosicchiano al colletto insalate, bietole e giovani trapianti a livello del terreno. Intervento eventuale: controllo serale dei bruchi nell’orto, pacciamatura pulita, niente trattamenti generalizzati.
  3. Cydalima perspectalis (piralide del bosso). Bianca con bordo bruno spesso, o forma scura con macchia bianca. Se hai bosso, questa merita attenzione vera: ispezione periodica delle siepi, rimozione manuale dei nidi sericei, e nei casi conclamati trattamenti mirati con Bacillus thuringiensis su larve giovani o nematodi entomopatogeni, sempre secondo le indicazioni dei servizi fitosanitari regionali.

Riassumendo in una frase: solo una delle tre richiede di fare qualcosa, e solo se coltivi bosso. Le altre due, sui muri di casa, chiedono soltanto di essere lasciate in pace.

Come spostarla senza danneggiarla, e l’unica prevenzione che serve

Le ali delle falene sono coperte da scaglie microscopiche, sovrapposte come tegole, che regolano volo, isolamento termico e impermeabilità. Toccarle con le dita ne stacca a migliaia e la polverina che resta sui polpastrelli è proprio quel rivestimento, che non si rigenera. Perciò:

  • Non prenderla per le ali e non usare uno straccio umido.
  • Appoggia un bicchiere o un vasetto di vetro sopra l’insetto, fai scivolare sotto un cartoncino rigido e portala all’esterno.
  • Rilasciala su un tronco, una siepe o una recinzione in penombra, mai in pieno sole e mai sotto un altro lampione, altrimenti torna nella trappola.
  • Se è stordita sotto una lampada calda, spegni la luce e attendi: molto spesso riparte da sola dopo qualche minuto.

La prevenzione utile non riguarda l’insetto ma la luce. Ridurre l’illuminazione esterna notturna, orientare i corpi illuminanti verso il basso con schermatura, usare sorgenti a tonalità calda invece del bianco freddo ricco di blu, e installare sensori di movimento invece della luce fissa tutta la notte: sono le misure che riducono davvero l’attrazione e, con essa, il numero di falene stordite su intonaci e finestre. È anche l’unico intervento che aiuta le popolazioni di lepidotteri notturni, impollinatori sottovalutati che lavorano quando le api dormono.

C’è un aspetto quasi affettuoso in tutto questo. Il genere Ennomos comprende diverse specie simili tra loro, tutte autunnali e tutte ocra-gialline, che sembrano il pezzo di bosco che si presenta a casa nostra a fine stagione. Riconoscerle non è nozionismo: è la differenza tra vedere un’invasione dove non c’è e accorgersi che l’autunno, sui muri di casa, sta mandando i suoi messaggi in forma di foglia secca con le ali.

Fonti

Tag:Falene notturne