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Fine estate, orto o giardino: su un muro, una tenda o un gambo secco compare una mantide religiosa marrone, color paglia o addirittura quasi grigia. E subito scatta la frase che si sente ripetere da decenni: allora è un maschio, le femmine sono verdi. È una delle credenze più diffuse e più sbagliate del giardino italiano. Il colore della mantide non ha nulla a che vedere con il sesso: racconta il clima e il paesaggio in cui l-insetto è cresciuto nelle settimane prima dell-ultima muta. Per capire se hai davanti un maschio o una femmina serve altro, e basta un gesto da dieci secondi: guardare la pancia e contare i segmenti.
Perché una mantide religiosa è marrone e un-altra verde
La Mantis religiosa è una specie a livrea variabile: verde brillante, verde oliva, paglierino, bruno-nocciola, bruno scuro, più raramente quasi nera. Questa variabilità è nota agli entomologi da oltre un secolo e ha generato decine di ipotesi. Le osservazioni storiche già ai primi del Novecento avevano notato che gli individui verdi si trovavano in prevalenza sull-erba fresca e verde, mentre quelli bruni stavano nell-erba bruciata dal sole. Una ricerca condotta su una popolazione italiana in area submontana vicentina, con individui marcati e ricatturati in campo più un gruppo tenuto in condizioni controllate, ha confermato lo schema: la proporzione di individui bruni cresce nei mesi caldi e secchi, quando le graminacee ingialliscono, e cala quando le piogge tardo-estive e autunnali rinverdiscono i prati.
Il meccanismo non è un camaleonte in miniatura. Nella grande maggioranza dei casi il colore si fissa alla muta: la nuova cuticola, ancora morbida, si pigmenta in base alle informazioni ambientali che l-insetto ha raccolto nel periodo precedente, e poi resta così fino alla muta successiva. Quando la mantide diventa adulta smette di fare mute, quindi la sua livrea è in pratica definitiva. Da qui la frase che vale la pena tenere a mente: una mantide adulta bruna a settembre è la fotografia del prato in cui è cresciuta a luglio e agosto, non un indizio sul suo sesso.
Cosa decide il verde e cosa decide il marrone
Gli esperimenti su mantidi allevate su fondali di colore diverso sono espliciti: chi cresce su sfondo verde sviluppa in percentuale molto maggiore la forma tutta verde, chi cresce su sfondo bruno produce più forme brune o mescolate. Negli insetti con lo stesso tipo di polimorfismo verde-bruno, come cavallette e locuste, i fattori sperimentalmente più influenti sono tre e agiscono in combinazione:
- umidità: ambienti umidi favoriscono la comparsa delle forme verdi, la siccità spinge verso il bruno;
- temperatura: il caldo elevato tende a produrre individui bruni;
- colore dello sfondo e stimoli visivi: la percezione del substrato e la luce disponibile durante l-alimentazione modificano l-esito della pigmentazione.
Tradotto per chi vive in Italia: un-estate torrida e asciutta in pianura padana o nel Centro-Sud produce prati gialli e mantidi prevalentemente paglierine o brune. Un-estate piovosa, un orto irrigato, una siepe ombrosa o la sponda di un fosso sempre verde producono più individui verdi. Nello stesso comune, a cinquanta metri di distanza, si possono trovare una mantide verde nell-orto bagnato e una bruna nel campo a stoppie.
E il sesso, allora, non conta proprio nulla?
Qualche differenza legata al sesso esiste, ma non è quella del racconto popolare. Uno studio recente su una mantide americana ha trovato una forma di dimorfismo cromatico: le femmine risultavano relativamente uniformi, con una gradazione continua dal verde al bruno, mentre i maschi mostravano più spesso colorazioni generaliste, cioè miste, un compromesso utile a chi si sposta molto volando e attraversa in una sola notte ambienti di colori diversi. Attenzione però: significa che i maschi tendono a essere meno tinta unita, non che siano marroni e le femmine verdi. Ribaltare il ragionamento e usare il colore come test del sesso porta a sbagliare quasi la metà delle volte.
Il metodo dei dieci secondi: contare gli sterniti
Il criterio davvero affidabile è anatomico e si legge sul ventre dell-addome, non sul dorso. Le placche visibili sulla faccia inferiore dell-addome si chiamano sterniti. Nella mantide adulta:
- femmina: 6 segmenti ventrali visibili, con l-ultimo molto più grande e largo degli altri, perché alcuni segmenti si sono fusi a formare le strutture di deposizione delle uova;
- maschio: 8 segmenti ventrali visibili, con gli ultimi piccoli, stretti e ravvicinati, spesso accompagnati da una coppia di appendici sottili all-estremità.
Come si fa in pratica senza stressare l-animale e senza toccarlo? Se la mantide è su un vetro, una zanzariera o un vaso trasparente, il lavoro è già fatto: si guarda da sotto. Se è su un muro o su un ramo, basta avvicinare lo smartphone, fotografare il ventre in controluce e ingrandire la foto con calma. Contare si conta meglio sull-immagine che a occhio nudo con l-insetto che cammina. Questa tecnica funziona già sulle giovani mantidi da circa il quarto stadio (quando cioè hanno qualche settimana di vita), non serve attendere l-adulto.
I tre controlli di conferma
Dopo il conteggio, incrociare il risultato con altri caratteri riduce quasi a zero il rischio di errore:
- Antenne: nel maschio sono più lunghe e visibilmente più robuste, perché ospitano i sensori che gli permettono di seguire i feromoni della femmina a distanza. Nella femmina sono più sottili e corte.
- Corporatura: la femmina adulta ha addome largo, tondeggiante, spesso gonfio; il maschio è sottile, affusolato, più leggero, con le ali che arrivano fino alla punta dell-addome o la superano.
- Volo: i maschi volano bene e volentieri, soprattutto al crepuscolo, ed è per questo che finiscono sulle finestre illuminate o dentro casa; le femmine adulte, appesantite dalle uova, compiono per lo più brevi spostamenti o planate.
Un-osservazione di campo utile: se una mantide ti vola in casa la sera di fine agosto, quasi sempre è un maschio in cerca di femmine. Se ne trovi una immobile sul muro esterno, grossa come un dito e con l-addome teso, si tratta in genere di una femmina prossima alla deposizione.
Settembre e ottobre: il mese delle femmine gonfie di uova
Il ciclo della mantide religiosa in Italia è annuale. Le uova, protette in un involucro spugnoso chiamato ooteca, passano l-inverno attaccate a un gambo, a un sasso o a un palo. Le giovani sgusciano in primavera-inizio estate, crescono attraverso una serie di mute (con un-alta mortalità nei primissimi stadi, spesso per cibo troppo grande, freddo o aria troppo secca) e raggiungono l-età adulta tra la seconda metà di luglio e agosto, con qualche settimana di ritardo nelle zone di collina e montagna rispetto alle pianure e alle coste. Rispetto alle segnalazioni che arrivano dal Nord America, in Italia la fase adulta è tipicamente anticipata o allineata, ma la finestra che conta per chi ha un giardino è sempre la stessa: da settembre a metà autunno.

In quelle settimane gli accoppiamenti sono già avvenuti o stanno avvenendo, i maschi cominciano a scomparire e restano soprattutto le femmine, che si spostano poco e cercano superfici calde e riparate dove deporre: muretti a secco, pali di recinzione, rami secchi di rosmarino o di rosa, angoli esterni della casa esposti a sud. Ecco perché in questo periodo la mantide che si nota è quasi sempre grande, tranquilla e apparentemente fuori posto sul muro di casa.
Trovata una mantide sul vetro o sul muro: cosa fare
- Non spostarla lontano. Una femmina in fase di deposizione ha scelto quel punto in base a esposizione, calore e riparo. Trasferirla a centinaia di metri la costringe a ricominciare la ricerca, consumando energie preziose. Se proprio dà fastidio, si sposta di pochi metri, su una siepe o un cespuglio vicino.
- Niente barattolo. La cattura per farla vedere ai bambini è la cosa peggiore: sono predatrici che hanno bisogno di prede vive e di spazio, in un contenitore digiunano, si disidratano e si feriscono le zampe. Osservare e fotografare è più istruttivo e non costa la vita all-animale.
- Non serve alcun insetticida. La mantide non danneggia le piante, non punge, non è velenosa e non trasmette malattie. Se afferrata può stringere con le zampe raptatorie e tentare un morso difensivo: fastidioso come un pizzicotto, senza conseguenze per persone, cani o gatti.
- Attenzione all-ooteca. Se in autunno trovi una massa schiumosa indurita color nocciola su un ramo, è un nido di uova. Se devi potare quel ramo, taglialo e appendilo in un cespuglio nelle vicinanze invece di buttarlo: in primavera schiuderà.
Mantide in giardino: alleata, ma senza illusioni
La mantide religiosa è una predatrice generalista da appostamento: sta immobile e cattura ciò che le passa a portata di zampa. Mangia cavallette, mosche, cimici, farfalle, api, altri predatori utili e, all-occasione, le proprie sorelle. Per questo è un-ottima presenza da rispettare e da favorire, ma non un rimedio mirato contro un parassita specifico: non va comprata né liberata per difendere l-orto, perché non seleziona le prede e la sua densità naturale dipende dall-abbondanza di prede e dalla presenza di erba alta e cespugli spinosi, l-habitat che nelle ricerche di campo risulta il suo preferito.
Il modo concreto per avere mantidi in giardino è banale e gratuito: lasciare una fascia di prato non sfalciata fino a ottobre, tenere qualche cespuglio di rovo, biancospino o rosa canina, evitare trattamenti insetticidi a largo spettro e non ripulire ogni ramo secco in inverno, dove riposano le ooteche.
Il colore cambia con la stagione? Quasi mai dopo l-adulto
Una domanda ricorrente: l-erba ingiallisce, la mantide verde si adeguerà? Da adulta, in linea generale, no: senza più mute la livrea resta quella. Alcune osservazioni hanno però registrato variazioni parziali e graduali anche in individui adulti, non sempre spiegabili col substrato: schiarimenti, viraggi dal verde brillante al verde oliva, toni bruniti che compaiono su ali e torace nelle settimane finali di vita. Il fenomeno esiste, è limitato e non trasforma una mantide verde in una mantide bruna.
La conseguenza pratica è che a fine stagione si vedono spesso mantidi che sembrano sbagliate: individui verdi su erba secca, o bruni su una siepe rigogliosa. Non è un errore dell-animale: è il ritardo tra il momento in cui il colore è stato deciso, all-ultima muta, e il paesaggio che è cambiato dopo. Ed è anche il motivo per cui in quei giorni le mantidi risultano più visibili ai predatori, e a noi.
In sintesi, per ricordarlo
- Il colore di una mantide religiosa dipende da umidità, temperatura e colore dello sfondo alle mute precedenti. Non indica il sesso.
- Il sesso si legge sul ventre: 6 sterniti nella femmina, 8 nel maschio. Conferme: antenne più spesse, corpo sottile e volo agile nel maschio.
- A settembre e ottobre le mantidi vicino a casa sono in maggioranza femmine pronte a deporre: lasciarle dov-erano, non catturarle, proteggere le ooteche.
- Non è pericolosa per uomo, animali domestici o piante. È un-ottima presenza in un giardino gestito con un minimo di disordine.
Fonti
- Battiston R., Fontana P. (2010). Colour change and habitat preferences in Mantis religiosa. Bulletin of Insectology.
- Rosenheim L.Y., Rosenheim J.A., Maxwell M.R. (2025). Coloration in a Praying Mantis: Color Change, Sexual Color Dimorphism, and Possible Camouflage Strategies. Ecology and Evolution.
- Burke N.W. et al. (2024). Plastic background colour matching in the springbok mantis. Functional Ecology.
- Varma A. et al. (2023). Ontogeny of color development in two green-brown polymorphic grasshopper species. Ecology and Evolution.
- Hirota T. et al. (2025). The Effect of Humidity and the Role of Visual Cues During Feeding on Green/Brown Color Polyphenism in Locusta migratoria. Archives of Insect Biochemistry and Physiology.
- Rodrigues J. et al. (2023). Crypsis by background matching and disruptive coloration as drivers of substrate occupation in sympatric Amazonian bark praying mantises. Scientific Reports.
- Aubier T.G. et al. (2025). Body Temperature Differences Between Green and Brown Grasshoppers Do Not Result From Thermal Physiology or Thermal Preferences. Ecology and Evolution.
- iNaturalist. Mantis religiosa: descrizione, stadi di sviluppo e distribuzione. Scheda tassonomica.





