Scorpione d’acqua nel secchio in giardino: quella coda non è un pungiglione

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita quasi sempre così: sollevi il coperchio del secchio dimenticato accanto al pozzo, guardi nel sottovaso pieno d’acqua piovana o svuoti l’abbeveratoio delle galline e lì, immobile, c’è una creatura marrone con due tenaglie davanti e una lunga coda appuntita dietro. Il primo pensiero, per quasi tutti, è lo stesso: uno scorpione. E la mano si ritrae.

Buona notizia: non è uno scorpione, non ha veleno e quella coda non punge nessuno. È uno scorpione d’acqua, un insetto acquatico predatore della famiglia Nepidae, uno dei vicini di casa più incompresi dei nostri giardini. E quella presunta arma in fondo al corpo è, in realtà, un boccaglio.

Il test dei 10 secondi: scorpione vero, larva di libellula o scorpione d’acqua?

Non serve un microscopio. Bastano tre controlli rapidi, anche a distanza di sicurezza.

  • Conta le zampe. Gli scorpioni veri sono aracnidi e hanno otto zampe più due grosse chele. Lo scorpione d’acqua è un insetto: sei zampe in tutto, di cui le due anteriori trasformate in una pinza da presa (si chiamano zampe raptatorie, funzionano come un coltellino a serramanico).
  • Guarda la coda. Nello scorpione vero è un addome snodato, mobile, con un aculeo in punta. Qui invece è un tubo rigido, liscio, immobile, che non si arriccia mai sopra il corpo. È il sifone respiratorio: due mezzi canali che si agganciano tra loro formando una cannuccia che porta l’aria alle trachee.
  • Vedi dove sta. Gli scorpioni mediterranei stanno sotto i sassi e sotto la corteccia, all’asciutto. Lo scorpione d’acqua vive in acqua e, fuori, cammina goffo e lento.

Restano le larve di libellula, l’altro grande equivoco dei laghetti: sono robuste, hanno un labbro estensibile che scatta in avanti come una maschera, e in coda non hanno un tubo lungo ma appendici corte e appiattite. In più non hanno pinze anteriori evidenti.

Nepa o Ranatra: due sagome inconfondibili

In Italia si incontrano soprattutto due protagonisti, entrambi presenti in tutta la penisola nelle acque ferme e nei corsi lenti.

  • Nepa cinerea, lo scorpione d’acqua comune: corpo largo, piatto, ovale, color fango, lungo circa due centimetri, più il sifone. Sembra letteralmente una foglia morta, ed è esattamente il suo mestiere: farsi ignorare.
  • Ranatra linearis, chiamata anche insetto-stecco d’acqua: corpo sottilissimo e allungato, fino a 3-4 centimetri, più una coda di lunghezza simile. Fermo tra gli steli sommersi, pare un rametto o un pezzo di canna.

Entrambi sono veri insetti nel senso tecnico: appartengono ai rincoti eterotteri, la stessa grande squadra delle cimici. Hanno cioè una bocca a stiletto, il rostro, con cui bucano e succhiano. Tenetelo a mente, perché torna utile più avanti.

Un sub in apnea permanente, appeso a testa in giù

La biologia dello scorpione d’acqua è una piccola meraviglia di ingegneria. L’animale non respira l’ossigeno disciolto nell’acqua come i pesci: respira aria atmosferica. Per farlo si aggancia con le zampe alla vegetazione sommersa, di solito in acqua bassa, e resta a testa in giù con la punta del sifone che sbuca appena sopra il pelo dell’acqua. Dall’esterno non si vede nulla: solo un filo sottile che affiora.

In questa posizione può rimanere fermo per decine di minuti. È un predatore d’agguato puro, quello che gli studiosi chiamano sit and wait: aspetta che la preda entri nel raggio delle zampe anteriori, valuta distanza e dimensione con gli occhi, poi scatta. Le ricerche sperimentali sulle Ranatra hanno mostrato una precisione sorprendente nel giudicare quanto è lontano e quanto è grande un bersaglio, e un tasso di attacco che cambia in base a quanti giorni l’animale è rimasto a digiuno. Tradotto: non è un insetto che vaga, è un insetto che calcola.

Nuota male, quasi non nuota: cammina sul fondo e tra le piante. E nei giovani, che non hanno ancora il sifone sviluppato, la respirazione avviene attraverso gli spiracoli addominali. Le uova, deposte nei tessuti vegetali appena sotto la superficie, portano dei filamenti respiratori che sporgono nell’aria: anche l’embrione, in pratica, ha il suo boccaglio.

Come è finito nel mio secchio (e sì, vola)

La domanda più frequente è: se vive in acqua, come è arrivato in un sottovaso al terzo piano o in un abbeveratoio lontano da qualsiasi stagno? La risposta è che, sotto le elitre, molti individui hanno ali funzionanti. Il volo è più frequente nelle Ranatra, mentre in molte Nepa i muscoli alari restano poco sviluppati e l’insetto è di fatto pedestre; ma quando vola, vola di notte, per cercare un nuovo stagno.

E qui entra in gioco il meccanismo più interessante. Gli insetti acquatici non riconoscono l’acqua dal riflesso lucido, ma dalla luce polarizzata orizzontalmente che le superfici d’acqua rimandano verso l’alto. Il problema è che la stessa firma ottica viene emessa da teli neri per piscina, vetri scuri, cofani lucidi, pannelli fotovoltaici, plastiche bagnate, serbatoi e vasche. La ricerca su questi fenomeni li ha battezzati trappole ecologiche da inquinamento luminoso polarizzato: l’insetto pensa di aver trovato uno stagno, atterra, e si ritrova su asfalto o su una copertura in PVC.

Quando poi il bersaglio è acqua vera ma sbagliata — un secchio, un bidone, un sottovaso, la vasca del rubinetto, la ciotola del cane — lo scorpione d’acqua ci resta. Trova acqua ferma, qualche larva di zanzara da mangiare e nessun predatore. Dal suo punto di vista è un ottimo stagno in miniatura. Dal nostro, è una sorpresa a colazione.

Lo scorpione d’acqua punge? Cosa succede se lo prendi in mano

Mettiamo in fila i fatti, perché su questo punto girano molte leggende.

  • Non ha pungiglione. La coda è un tubo per respirare, non un aculeo. Non c’è ghiandola del veleno, non c’è aculeo velenifero, non c’è nulla che assomigli allo scorpione degli aracnidi.
  • Non è aggressivo verso di noi. Se disturbato, in genere si irrigidisce e fa il morto, restando immobile a zampe raccolte. Molti ne approfittano per raccoglierlo a mani nude.
  • Ha però un rostro. Se lo si stringe tra le dita, può infilare lo stiletto boccale nella pelle: la sensazione è quella di una puntura d’ago o di uno spillo, con dolore locale che passa in poco tempo. Non è un evento sanitariamente rilevante, ma è un motivo più che valido per non giocarci.

Attenzione a non confonderlo con i suoi cugini giganti, i belostomatidi, quelli che in inglese chiamano toe-biter, mordi-alluce: insetti acquatici che possono superare i 5-7 centimetri, con saliva tossica, e le cui punture sono descritte in letteratura medica come estremamente dolorose. Sono tipici delle zone tropicali e del sud-est europeo, non sono i nostri comuni scorpioni d’acqua da secchio, ma la regola vale identica: guardare sì, afferrare no.

Come spostarlo, in pratica: bicchiere e cartoncino, esattamente come si fa con un ragno in casa. Si appoggia il bicchiere sopra l’insetto o lo si preleva con un po’ d’acqua, si copre, e si libera in uno stagno, un fontanile, un canale a corrente lenta o un laghetto con vegetazione. Se avete solo un secchio lontano da specchi d’acqua, va bene anche una bacinella con piante acquatiche in un angolo ombreggiato del giardino. Chi ha bambini può trasformare l’operazione in cinque minuti di scienza dal vivo: osservare il sifone che affiora è più educativo di qualsiasi documentario.

Indicatore di acqua ferma, non necessariamente di acqua pura

Si legge spesso che gli scorpioni d’acqua sono segnale di acqua pulita. È una semitverità che vale la pena chiarire, perché è un punto in cui la divulgazione sbaglia di frequente. Molti invertebrati acquatici sono ottimi bioindicatori proprio perché dipendono dall’ossigeno disciolto e sparriscono quando l’acqua si degrada. I Nepidae, invece, respirano aria dalla superficie: il sifone li rende quasi indipendenti dall’ossigeno dell’acqua e permette loro di vivere anche in pozze calde, torbide e povere di ossigeno.

Scorpione d'acqua nel secchio in giardino: quella coda non è un pungiglione

Quindi la presenza dello scorpione d’acqua racconta soprattutto tre cose: che l’acqua è ferma o a corrente molto lenta, che c’è vegetazione o substrato a cui agganciarsi e che c’è abbastanza fauna da mangiare. È un tassello di una rete trofica funzionante, non un certificato di potabilità.

Cosa mangia davvero (e il rovescio della medaglia)

La dieta è interamente carnivora: larve di zanzara, larve di ditteri e coleotteri, piccoli crostacei come le dafnie, larve di libellula, girini e, quando capita, avannotti di pesce. Prove di laboratorio hanno misurato una buona capacità predatoria di Nepa cinerea sulle larve di zanzara, comprese quelle dei generi che ci interessano di più come vettori; altri lavori, più prudenti, collocano i Nepidae a un livello di efficienza medio rispetto ad altri predatori acquatici, anche perché in presenza di prede alternative smettono di specializzarsi sulle zanzare.

Morale: uno scorpione d’acqua nel laghetto è un piccolo alleato gratuito contro le zanzare, ma non è un trattamento antilarvale. E se nel mini-laghetto tenete avannotti, pesci rossi piccolissimi o girini che volete far crescere, sappiate che per lui sono cena. In un laghetto naturale con piante e fondale è un equilibrio normale. In una vaschetta da 50 litri con tre pesciolini, l’equilibrio non esiste: meglio trasferire l’insetto altrove.

La regola pratica: quali contenitori svuotare e quali tenere

Qui sta la parte utile per chi ha orto, giardino, terrazzo o animali. La distinzione non è tra acqua sì e acqua no, ma tra acqua stagnante inutile e acqua stagnante progettata.

Da svuotare o eliminare (almeno una volta a settimana):

  • sottovasi, secchi, annaffiatoi, bidoni scoperti, teli e coperture che formano conche;
  • carriole, copertoni, giochi da giardino, grondaie ostruite, pozzetti;
  • ciotole e abbeveratoi di cani, gatti e pollame: cambio dell’acqua frequente, sempre.

Sono tutti ambienti-trappola: troppo piccoli e instabili per sostenere una comunità acquatica, ma perfetti per far schiudere zanzare. Chi svuota regolarmente questi contenitori riduce le zanzare e, allo stesso tempo, smette di attirare insetti acquatici in luoghi dove non hanno futuro.

Da tenere e valorizzare:

  • un laghetto o una vasca interrata con sponde a pendenza dolce, che permettano a rane, ricci e insetti di entrare e uscire;
  • vegetazione sommersa e palustre, indispensabile come appoggio per il sifone e come deposito per le uova;
  • una zona d’ombra parziale e nessun uso di insetticidi nelle vicinanze;
  • un abbeveratoio per la fauna con sassi affioranti, ripulito spesso.

Trovare uno scorpione d’acqua nell’abbeveratoio degli animali non è un problema sanitario: non attacca gli animali che bevono, non trasmette malattie, non danneggia le piante. È però un indicatore chiaro che quell’acqua è rimasta ferma troppo a lungo. Si sposta l’insetto con il bicchiere, si lava il contenitore, si rimette acqua pulita e la questione è chiusa. Se lo trovate in piscina, con ogni probabilità è arrivato in volo di notte confondendo il telo o la superficie con uno stagno: raccoglietelo con il retino e liberatelo, senza correre a comprare prodotti.

Perché vale la pena non schiacciarlo

C’è un piccolo paradosso in tutta questa storia. Lo scorpione d’acqua ha una reputazione da mostro costruita interamente su un malinteso anatomico: una coda che non è una coda. Nei fatti è un animale lento, silenzioso, incapace di inseguirci, che passa la vita appeso sotto il pelo dell’acqua a respirare con una cannuccia e ad aspettare una larva di zanzara.

Gli ambienti d’acqua dolce sono tra i più penalizzati dalla trasformazione del paesaggio: fossi tombati, fontanili abbandonati, stagni interrati, pozze sparite. In questo scenario i piccoli specchi d’acqua domestici, se ben fatti, diventano isole preziose. Ogni volta che uno di questi insetti compare in un secchio ci sta dicendo due cose insieme: che sta cercando casa, e che il nostro giardino gli è sembrato una possibilità. Vale la pena rispondere con un bicchiere, non con una suola.

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