Calle colorate e calla bianca: due piante opposte, ecco come non sbagliare più

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Le chiamiamo tutte “calle”, le mettiamo tutte nello stesso angolo del giardino e poi ci stupiamo se una marcisce e l’altra non fiorisce. Il punto è semplice: la calla bianca e le calle arancio, rosa, gialle o “sunset” non sono la stessa pianta. Sono parenti, certo, ma vivono su due calendari rovesciati. Una lavora d’inverno, l’altra d’estate. Trattarle allo stesso modo è l’errore più diffuso nei giardini italiani, e l’autunno è proprio il momento in cui quell’errore presenta il conto.

In questa guida impari a capire in mezzo minuto quale delle due hai in mano, cosa fare adesso (settembre-novembre) con ciascuna, come asciugare e conservare i tuberi, e perché le foglie gialle di fine estate nelle colorate sono una buona notizia e non una malattia.

Due piante, due orologi: la storia comincia in Sudafrica

Il genere Zantedeschia è tutto africano e si divide, dal punto di vista pratico, in due squadre.

La prima squadra ha un solo giocatore famoso: Zantedeschia aethiopica, la calla bianca classica, quella dei bouquet e dei bordi di laghetto. Nasce in zone umide e paludose, cresce sia nelle aree a pioggia invernale sia in quelle a pioggia estiva, e nel Capo Occidentale si comporta da pianta a ciclo invernale: riparte con le prime piogge d’autunno, vegeta per tutto l’inverno mite, fiorisce in primavera e va in stasi con il caldo secco dell’estate. Se però ha i piedi sempre nell’umido, resta sempreverde tutto l’anno. È un’elofita, cioè una pianta che ama vivere sul bordo dell’acqua: questo dettaglio spiega quasi tutto il suo comportamento.

La seconda squadra è quella delle specie a pioggia estiva, raccolte nella sezione Aestivae: Zantedeschia elliottiana (gialla), Zantedeschia rehmannii (rosa-porpora), più Z. albomaculata, Z. pentlandii, Z. jucunda. Da questi incroci arrivano quasi tutte le calle colorate che trovi in vendita. Sono piante di prateria e savana, non di palude: vegetano nella stagione delle piogge calde, poi perdono completamente le foglie e passano l’inverno sottoterra come tuberi asciutti e dormienti. Se in quel periodo restano bagnate, marciscono.

Ecco perché in Italia succedono due disastri speculari. Chi tratta la colorata come la bianca la lascia in terra umida tra novembre e febbraio e la ritrova ridotta a una poltiglia maleodorante. Chi tratta la bianca come la colorata le taglia l’acqua in autunno-inverno, cioè esattamente quando sta costruendo le foglie e i fiori della primavera successiva, e poi si chiede perché non fiorisce.

Come riconoscerle in 30 secondi

Non serve un manuale di botanica. Bastano tre controlli.

  • L’organo sotterraneo. La calla bianca ha un rizoma carnoso, allungato, ramificato, con radici spesse e bianche: assomiglia a un pezzo di zenzero grosso e sodo, e non si secca mai del tutto. Le colorate hanno un tubero schiacciato, tondeggiante, tipo piccola patata appiattita, con gemme evidenti in superficie e una faccia superiore piatta o leggermente concava. A riposo è duro, asciutto, quasi legnoso.
  • Le foglie. Quelle della bianca sono grandi, a punta di freccia, verde scuro lucido, senza macchie. Molte colorate hanno foglie più strette, spesso lanceolate, punteggiate di macchie bianche traslucide, come se qualcuno avesse spruzzato gocce di cera.
  • Il colore del fiore. Bianca (o crema, o rosa pallidissimo nelle cultivar tipo ‘Pink Mist’) con spata grande e aperta a imbuto: è aethiopica. Giallo intenso, arancio, albicocca, rosso, viola, nero-melanzana, spata più piccola e arrotolata: sono ibridi estivi.

Un ultimo indizio stagionale, utilissimo proprio adesso: se a fine settembre la pianta sta buttando fuori foglie nuove e turgide, è la bianca. Se sta ingiallendo e afflosciandosi, è una colorata che va a dormire.

Calendario della calla bianca: l’autunno è il suo capodanno

Nelle zone italiane 8-10 — quindi gran parte del Centro-Sud, le coste, le isole, i grandi laghi — la Zantedeschia aethiopica è una perenne di piena terra a tutti gli effetti. E il momento migliore per piantarla o dividerla è proprio tra settembre e novembre, quando le prime piogge e l’abbassamento delle temperature la fanno ripartire.

Cosa fare adesso

  • Messa a dimora: rizomi a 8-12 cm di profondità, distanza 40-50 cm, in terreno ricco, pesante, che trattiene acqua. Il pieno sole va benissimo al Nord; al Sud gradisce mezz’ombra nelle ore centrali.
  • Divisione dei cespi: ogni 3-4 anni, quando i cespi si affollano e i fiori rimpiccioliscono. Si estrae la zolla, si separano i rizomi a mano o con lama pulita, tenendo almeno un paio di gemme per porzione, e si ripianta subito.
  • Acqua: da ora in poi non deve mancare. È la sua stagione di crescita. In vaso, sottovaso pieno non è un dramma per questa specie, a patto che il terriccio sia ricco e la temperatura non sia bollente.
  • Concime: un organico a lenta cessione all’impianto, poi un liquido per piante da fiore (più potassio che azoto) da febbraio, quando si vedono i primi boccioli.

Il resto dell’anno

Fiorisce indicativamente da marzo a maggio, con anticipo sulle coste tirreniche e in Sicilia, ritardo nelle zone interne e al Nord. Dopo la fioritura, con il caldo secco, molte piante ingialliscono e vanno in riposo estivo: è normale, si riducono le irrigazioni ma non si estrae nulla. Se invece è a bordo laghetto o in terreno sempre umido e fresco, può restare verde tutta l’estate.

Al Nord il freddo è gestibile ma non va ignorato: pacciamatura di 8-10 cm di foglie secche, paglia o corteccia su un raggio di una trentina di centimetri attorno alla pianta, oppure coltivazione in vaso da ricoverare in un locale luminoso e fresco. Le piante adulte e ben radicate resistono molto meglio di quelle messe a dimora da poco. Una posizione a ridosso di un muro esposto a sud, o sul bordo di uno specchio d’acqua che fa da volano termico, fa la differenza.

Calendario delle calle colorate: adesso si va a dormire

Gli ibridi a fiore colorato seguono il ciclo opposto: piantagione da aprile (marzo al Sud, quando il terreno supera stabilmente i 15 °C), fioritura da giugno ad agosto, senescenza a fine estate.

Quindi, se in questo momento le tue calle arancio o rosa stanno ingiallendo, non sono malate: stanno facendo esattamente ciò per cui sono programmate. Le foglie che ingialliscono trasferiscono le riserve al tubero. Tagliarle verdi significa consegnare alla primavera un tubero più piccolo e più povero, e i tuberi piccoli sono proprio quelli che poi non fioriscono.

La sequenza corretta di fine stagione

  1. Da metà settembre riduci progressivamente l’acqua. Sospendere l’irrigazione prima dell’estrazione è una delle poche misure agronomiche che riduce in modo documentato il marciume batterico nei tuberi raccolti.
  2. Lascia ingiallire tutto. Niente concime azotato, niente rinvasi, niente stimoli.
  3. Estrai con delicatezza quando le foglie sono secche, di solito tra fine ottobre e novembre secondo la zona (al Sud si può attendere di più). Usa una forca, mai la vanga: le ferite sono la porta d’ingresso principale dei batteri del marciume molle.
  4. Elimina la terra a secco, spazzolando. Evita il lavaggio con acqua se puoi; se proprio lo fai, asciuga subito e bene.
  5. Cura (asciugatura) 7-10 giorni a circa 20 °C, in ombra, su una griglia o una cassetta, con aria che circola da tutti i lati. Questa fase fa cicatrizzare le lesioni superficiali.
  6. Conservazione in torba o segatura asciutta, in cassette areate, a 10-15 °C, al buio, in un locale asciutto. Controlla ogni tre o quattro settimane e butta senza pietà ogni tubero molle o maleodorante: un marcio contagia la cassetta.

Nelle zone 9-10 con terreni davvero drenanti (sabbiosi, in pendio, rialzati) i tuberi possono restare in piena terra, purché la zona non venga irrigata d’inverno. In tutto il Nord e in ogni terreno argilloso, l’estrazione è la scelta sicura. Chi le coltiva in vaso ha la vita facile: basta smettere di annaffiare e spostare il vaso, con il suo terriccio asciutto, in garage o cantina a 10-15 °C, per riprendere a bagnare ad aprile.

Marciume del tubero: cosa succede davvero

Il nemico si chiama Pectobacterium carotovorum (il vecchio Erwinia carotovora), lo stesso batterio del marciume molle della patata, ed è ben noto anche in Italia su calla. Attacca sia la bianca sia le colorate, ma le seconde sono molto più vulnerabili: la ricerca sulle adattabilità ecologiche del genere ha messo in relazione questa differenza con l’origine dei due gruppi, l’uno palustre e l’altro di praterie stagionalmente asciutte.

Calle colorate e calla bianca: due piante opposte, ecco come non sbagliare più

Gli studi condotti in condizioni controllate hanno individuato quattro fattori decisivi: temperatura (il più importante in assoluto), ferite sul tubero, presenza del patogeno e carenza di ossigeno nel substrato. Tradotto in pratica: tuberi integri, non feriti e ben ossigenati non marciscono quasi mai, anche in presenza del batterio.

Da qui la strategia, che in Italia conta più del gelo perché il vero killer è il binomio caldo afoso più terreno zuppo:

  • Drenaggio prima di tutto: substrati grossolani, letti rialzati, vasi con fori abbondanti e niente sottovaso pieno per le colorate.
  • Non ferire i tuberi durante lavorazioni, sarchiature ed estrazione.
  • Acqua al piede, non sulle foglie, e mai nelle ore calde.
  • Sospendere le irrigazioni nelle settimane che precedono l’estrazione.
  • Attrezzi disinfettati a ogni pianta quando si divide.
  • Scartare alla partenza ogni tubero molle, macchiato o che “cede” sotto il pollice.

La difesa chimica di supporto, testata in coltura professionale con bagnature periodiche a base di rame e fungicidi, riduce le perdite ma non sostituisce mai la gestione dell’acqua e del substrato. Nel giardino di casa, la prevenzione agronomica è praticamente tutto ciò che serve.

Calle che non fioriscono: le cinque cause reali

  • Tubero troppo piccolo. Sotto una certa taglia gli ibridi restano vegetativi e basta. Comprare tuberi grossi (14-16 cm di circonferenza o più) cambia il risultato; è dimostrato che tuberi minuti possono essere indotti a fiorire solo con trattamenti ormonali a base di gibberelline, una pratica da vivaisti, non da balcone.
  • Dormienza mancata o troppo corta. Le colorate hanno bisogno di un riposo fresco e asciutto. Tenute in casa a 20 °C e annaffiate tutto l’anno non fioriscono più. Le prove su Z. rehmannii mostrano che il freddo di conservazione ha un ruolo netto nello sblocco delle gemme e nella successiva produzione di fiori.
  • Troppo azoto. Foglie enormi e nessun fiore è la firma di un concime sbilanciato. Serve potassio.
  • Poca luce. Entrambe vogliono luce abbondante; le colorate, al chiuso, filano e restano cieche.
  • Calore eccessivo in fase di crescita. Le temperature elevate durante il ciclo penalizzano lo sviluppo dei fiori e condizionano la dormienza successiva del tubero: in Italia, un’estate torrida in pieno sole diretto è uno stress, non un vantaggio. Mezz’ombra pomeridiana da giugno in poi è spesso la mossa vincente.

Calle colorate in vaso: la ricetta che funziona

Vaso da 20-25 cm per uno o tre tuberi, profondo almeno 25 cm. Substrato: due parti di terriccio universale di qualità, una parte di torba o fibra di cocco, una parte di perlite o pomice. Tuberi a 5-8 cm di profondità, gemme rivolte verso l’alto (la faccia concava con i puntini in rilievo è quella superiore). Prima annaffiatura leggera, poi quasi nulla finché non spunta il germoglio: è la fase in cui si perde il maggior numero di tuberi per eccesso d’acqua.

Dalla comparsa delle foglie, irrigazioni regolari lasciando asciugare i primi due centimetri tra una e l’altra, e concime liquido per piante fiorite ogni 12-15 giorni. Dopo la fioritura, si recide lo stelo alla base e si continua a nutrire fino a fine agosto, poi si scala l’acqua. Per la calla bianca in vaso vale lo schema opposto: vaso più grande e pesante, terriccio che resta umido, acqua abbondante da ottobre a maggio.

Due o tre cose che fanno la differenza

La calla bianca è una pianta generosa e quasi indistruttibile in clima mediterraneo: in alcune aree del mondo con clima simile al nostro si è naturalizzata al punto da essere considerata infestante lungo i corsi d’acqua. Se la pianti vicino a un fosso o a un laghetto, tienila d’occhio e contieni i cespi con la divisione periodica.

Tutte le Zantedeschia, infine, sono Aracee: contengono ossalati di calcio in forma di cristalli aghiformi, irritanti per bocca e mucose se ingerite, e la linfa può dare fastidio alle pelli sensibili. Guanti quando dividi i rizomi, e piante fuori portata di bambini piccoli e animali curiosi.

Riassumendo in una riga: la bianca beve d’inverno e riposa d’estate, la colorata beve d’estate e deve dormire all’asciutto d’inverno. Tieni a mente questa frase e avrai risolto il novanta per cento dei problemi che queste piante possono darti.

Fonti

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