Ortensia a fiore doppio: i suoi petali non sono petali, e i fiori del 2027 si salvano adesso in autunno

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Guardate da vicino un’ortensia a fiore doppio, per esempio una della serie You and Me o Hovaria. Sembra una rosa in miniatura ripetuta cento volte, con strati e strati di “petali” fitti uno sull’altro. Qui però c’è il primo trucco della natura: quelli che chiamiamo petali non sono petali. E quel fiore enorme, nella maggior parte dei casi, non è nemmeno capace di fare semi. Capire come è fatta questa pianta non è solo una curiosità. Serve a evitare l’errore più diffuso dell’autunno: prendere le forbici a ottobre e buttare via, senza saperlo, tutta la fioritura dell’anno prossimo.

Il fiore che non è un fiore: sepali travestiti da petali

Un fiore “classico” è fatto a cerchi, uno dentro l’altro. Fuori ci sono i sepali, di solito piccoli e verdi, che proteggono il bocciolo. Poi vengono i petali, colorati. Al centro ci sono gli organi che servono a riprodursi: gli stami, che fanno il polline, e il pistillo, che diventa frutto e seme.

L’ortensia (Hydrangea macrophylla) ha due tipi di fiori nella stessa infiorescenza, cioè nello stesso “mazzo”:

  • fiori fertili: piccolissimi, spesso nascosti al centro, con petali minuscoli, stami e pistillo. Sono loro a fare polline e semi;
  • fiori sterili, o decorativi: grandi e appariscenti. Qui la parte colorata è fatta da sepali diventati grandi come cartelloni pubblicitari, mentre gli organi riproduttivi sono ridotti o non funzionano.

Nelle ortensie “a cappello” (lacecap) si vede bene: al centro un tappeto di fiorellini fertili, intorno una corona di fiori sterili vistosi che fanno da insegna luminosa per gli insetti. Nelle classiche ortensie a palla (mophead) i fiori sterili sono quasi tutti, e quelli fertili restano pochi e nascosti sotto.

Perché il fiore diventa doppio: il “codice ABC” dei fiori

Chi decide se una parte del fiore diventa sepalo, petalo, stame o pistillo? Un piccolo gruppo di geni che i botanici chiamano modello ABC. Immaginate tre interruttori, A, B e C, che si accendono in combinazioni diverse a seconda del cerchio del fiore:

  • solo A acceso: nasce un sepalo;
  • A più B: nasce un petalo;
  • B più C: nasce uno stame;
  • solo C: nasce il pistillo.

Se uno di questi interruttori si guasta per una mutazione, il fiore “sbaglia” e al posto di stami e pistillo produce altri organi colorati. È lo stesso meccanismo che, con varianti diverse, sta dietro alle rose antiche, alle camelie e alle peonie doppie. Nell’ortensia doppia ogni fiore sterile, invece di avere quattro sepali colorati, ne mette in fila molti di più, e così nasce l’effetto “rosellina”.

Il carattere doppio dell’ortensia è stato studiato da ricercatori giapponesi, che hanno letto l’intero genoma della pianta per scovare la zona del DNA responsabile. Tra i geni candidati spuntano proprio quelli che controllano l’identità degli organi del fiore, a conferma che si tratta di un “cambio di programma” nel progetto del fiore. Il carattere è recessivo: per vederlo servono due copie della mutazione, una da ciascun genitore. Per questo i vivaisti lo selezionano con incroci mirati e poi moltiplicano le piante per talea, non da seme.

Tre conseguenze pratiche che pochi conoscono

1. Belle per noi, quasi inutili per le api

Più sepali vuol dire meno organi riproduttivi. Le ortensie doppie offrono pochissimo polline e nettare, e i fiori fertili veri sono rari o assenti. Bombi e api le visitano poco: per loro sono come una vetrina senza negozio dietro. Non per questo bisogna rinunciarci. Basta abbinarle a piante che sfamano davvero gli impollinatori e che stanno bene nello stesso angolo di mezz’ombra:

  • ortensie lacecap o Hydrangea serrata, che hanno tanti fiori fertili al centro;
  • salvie da mezz’ombra, nepeta, geranium perenni rustici;
  • digitale, astilbe ed elleboro, che a fine inverno dà da mangiare ai primi bombi;
  • edera lasciata fiorire su un muretto vicino: in autunno è una delle ultime fonti di nettare.

2. I fiori del 2027 sono già sulla pianta: non potate ora

Questo è il punto che fa la differenza. L’ortensia macrophylla fiorisce sul legno vecchio, cioè sui rami cresciuti l’anno prima. Le gemme a fiore per la prossima estate si formano tra fine estate e inizio autunno, quando le giornate si accorciano e le temperature calano. In questo momento, quindi, all’apice dei rami di quest’anno c’è già, chiuso e protetto, il bocciolo della fioritura che vedrete tra otto o nove mesi.

Se a ottobre o novembre accorciate i rami per “fare ordine”, tagliate proprio quelle gemme. È il motivo numero uno dietro alla domanda che sentiamo più spesso: perché la mia ortensia non fiorisce dopo la potatura? La pianta si riempie di foglie bellissime, ma di fiori neanche l’ombra.

Come riconoscere la gemma a fiore. Fatelo dopo la caduta delle foglie, quando i rami sono spogli:

  • la gemma a fiore è grossa, rotonda o a forma di goccia panciuta, e sta di solito in cima al ramo o nelle prime due o tre coppie sotto la punta;
  • la gemma a legno, cioè quella che fa solo foglie, è più piccola, stretta e appuntita, e si trova più in basso;
  • i rami sottili e corti spesso hanno solo gemme a legno. Quelli robusti e ben maturati portano i boccioli migliori.

Anche le varietà rifiorenti, che fioriscono pure sui rami nuovi, danno il meglio quando si conservano le gemme dell’anno prima.

3. In autunno i sepali cambiano colore: è il momento di raccoglierli

Avete notato che a fine stagione le ortensie non appassiscono come le altre piante? I sepali restano attaccati e cambiano tinta. Il rosa vira al bordeaux o al rosso vinaccia, il blu al verde antico screziato di porpora, il bianco al verde mela e poi al rosato. Succede perché i sepali, che sono pur sempre foglie modificate, riprendono a fare clorofilla e accumulano nuovi pigmenti, mentre i tessuti diventano più spessi e asciutti.

Per chi ama i fiori secchi è il momento d’oro. Indicativamente tra metà ottobre e novembre, quando i sepali sono coriacei al tatto, quasi come carta pergamena, si possono tagliare senza che si accartoccino. Se li tagliate in piena estate, quando sono morbidi e pieni d’acqua, raggrinziscono in pochi giorni.

Ortensia a fiore doppio: i suoi petali non sono petali, e i fiori del 2027 si salvano adesso in autunno

  1. Tagliate in una giornata asciutta, a metà mattina, quando la rugiada è evaporata.
  2. Tenete uno stelo lungo 20-30 cm, tagliando sotto l’infiorescenza ma sopra la prima coppia di gemme grosse, così non togliete i boccioli del prossimo anno. Se la gemma grossa è subito sotto il fiore, accorciate lo stelo.
  3. Mettete gli steli in un vaso con 3-4 dita d’acqua, in un luogo fresco e in penombra. Lasciate che l’acqua evapori da sola: in due o tre settimane i fiori si seccano mantenendo la forma.
  4. In alternativa appendeteli a testa in giù in un locale buio e ventilato.

Coltivarle bene in Italia: posizione, freddo e potatura giusta

Le ortensie doppie hanno sepali più fitti e delicati delle varietà semplici, e soffrono di più il sole forte e il secco. In Italia, nelle zone climatiche 8-10, valgono alcune regole semplici:

  • Mezz’ombra luminosa. Sole al mattino, ombra nel pomeriggio. Al Sud e sulle coste l’esposizione migliore è a nord-est, con una buona pacciamatura di corteccia o foglie per tenere fresche le radici. Il caldo secco di luglio brucia i bordi dei sepali, che diventano marroni.
  • Acqua regolare d’estate, senza ristagni. Una pianta stressata dalla siccità ad agosto forma meno gemme a fiore a settembre.
  • Attenzione alle gelate tardive. Al Nord e nelle zone interne, le gelate di marzo e aprile possono bruciare le gemme in punta proprio quando si stanno aprendo. Se è previsto freddo, coprite la pianta di notte con tessuto non tessuto e toglietelo di giorno.
  • In vaso le radici gelano prima: d’inverno avvicinate il vaso a un muro riparato.

Quando potare le ortensie, quindi? In autunno non si pota. Le infiorescenze secche lasciatele sulla pianta per tutto l’inverno: proteggono le gemme sottostanti dal gelo e dalla pioggia battente. La pulizia vera si fa a fine febbraio o a marzo, quando le gemme si gonfiano e si riconoscono bene:

  • togliete il fiore secco tagliando appena sopra la prima coppia di gemme grosse;
  • eliminate alla base i rami morti, quelli secchi o molto vecchi e deboli, al massimo uno su quattro o cinque, per rinnovare il cespuglio;
  • non accorciate tutti i rami alla stessa altezza “per pareggiare”: è il modo più sicuro per perdere i fiori.

Blu o rosa? Il segreto è nel terreno (e nell’acqua del rubinetto)

Mi è capitato di vedere, in un’aiuola di ortensie tutte blu-viola, un solo cespuglio rosa acceso, identico agli altri per varietà. Non era una pianta diversa: le sue radici pescavano in un punto di terreno più calcareo, vicino a un cordolo di cemento. È un esempio perfetto di come funziona il colore delle ortensie.

Il pigmento dei sepali è un antociano, lo stesso tipo di sostanza che colora mirtilli e cavolo rosso. Da solo dà il rosa. Diventa blu solo quando si lega all’alluminio assorbito dalle radici. E l’alluminio è disponibile per la pianta solo in un terreno acido, con pH più o meno sotto 5,5. Con un pH sopra 6,5 l’alluminio resta bloccato nel suolo e il fiore resta rosa. Le varietà bianche restano bianche in ogni caso, perché non producono il pigmento.

Box pratico per l’Italia

  • Per mantenere il blu: usate terriccio per acidofile, come quello per azalee e camelie. Somministrate solfato di alluminio da fine inverno all’estate, a piccole dosi e seguendo l’etichetta, perché in eccesso brucia le radici. Il solfato ferroso aiuta ad acidificare e rinverdisce le foglie ingiallite. Scegliete concimi poveri di fosforo, che blocca l’alluminio.
  • Il nemico nascosto è l’acqua del rubinetto. In gran parte d’Italia è dura e calcarea: annaffiatura dopo annaffiatura alza il pH e fa virare il blu verso il rosa o un malva slavato. Meglio raccogliere acqua piovana. In alternativa lasciate riposare l’acqua in un secchio e aggiungete qualche goccia di aceto, oppure usate acqua demineralizzata per le piante in vaso.
  • Per mantenere il rosa: serve l’opposto. Terriccio universale, un pizzico di calce o di cenere di legna, e un concime ricco di fosforo. Qui l’acqua calcarea è un’alleata.
  • Pazienza: il cambio di colore non è immediato. Le correzioni fatte ora si vedono sulla fioritura dell’anno prossimo, e spesso servono due stagioni.

In breve: cosa fare (e non fare) adesso

  • Non potare a ottobre e novembre: le gemme a fiore del 2027 sono già in cima ai rami.
  • Raccogliete i fiori da essiccare quando i sepali diventano coriacei, tagliando sopra le gemme grosse.
  • Lasciate i fiori secchi sulla pianta come protezione invernale e toglieteli a fine febbraio o a marzo.
  • Correggete ora terriccio e acqua se volete il blu o il rosa la prossima estate.
  • Affiancate piante amiche delle api, perché i fiori doppi, belli come sono, a loro offrono poco.

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