Bromelia dopo la fioritura: perché la pianta madre muore, come salvare i figli e il trucco della mela

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

La compri a novembre con quella grande spiga rosa in mezzo alle foglie argentate, la regali o te la regalano, e per mesi sembra immortale. Poi, piano piano, il rosa si spegne, le foglie ingialliscono e viene il dubbio: che cosa succede alla bromelia dopo la fioritura? La risposta breve è che la pianta madre sta morendo, ma non c’è niente da piangere. Fa parte del suo ciclo naturale, e prima di andarsene lascia dei figli pronti a prendere il suo posto. In questo articolo vediamo la biologia dell’Aechmea fasciata, perché una semplice mela può farla fiorire prima e come curarla bene in casa, soprattutto d’inverno.

Il rosa non è il fiore: ecco dove sono i veri fiori

L’Aechmea fasciata è originaria delle foreste del Brasile sud-orientale. In natura vive spesso sui rami degli alberi come epifita: usa l’albero solo come appoggio e non gli ruba nutrimento. Le foglie, larghe e rigide, hanno bordi leggermente spinosi e sono coperte da una polverina argentata fatta di minuscole squame. Si dispongono a rosetta e formano al centro un vaso, che i botanici chiamano cisterna.

Quella che quasi tutti chiamano fiore, cioè la spiga rosa, in realtà è fatta di brattee. Le brattee sono foglie modificate, dure e colorate, che servono ad attirare gli impollinatori e a proteggere i fiori. Proprio perché sono foglie, durano molto: da tre a sei mesi, a volte anche di più. È per questo che la bromelia è un’ottima idea regalo per l’inverno.

I fiori veri sono quei piccoli puntini viola-blu che spuntano tra una brattea e l’altra. Ognuno è un fiorellino a tre petali, che all’inizio è viola intenso e poi, appassendo, diventa rossastro. Ogni fiore vive pochi giorni, ma ne spuntano molti in sequenza, per cui la fioritura vera e propria dura alcune settimane. Se vedete questi puntini viola, la vostra bromelia è nel suo momento migliore: guardateli da vicino, sono dei piccoli gioielli che molti non notano mai.

Bromelia dopo la fioritura: perché la madre muore

Le bromeliacee come l’Aechmea sono piante monocarpiche, almeno per quanto riguarda la singola rosetta. In parole semplici: ogni rosetta fiorisce una sola volta nella sua vita. Al centro della pianta c’è la punta di crescita, il meristema. Quando la pianta decide di fiorire, questo punto smette di produrre foglie e si trasforma in spiga. Da quel momento la rosetta non può più crescere al centro.

Quindi la bromelia non muore per colpa vostra. Dopo la fioritura la madre comincia un lento declino che può durare mesi, a volte più di un anno. Nel frattempo sposta le sue riserve di energia verso la base, dove nascono i polloni: piccole rosette laterali che sono veri e propri cloni della madre. Più la madre resta in vita, più i figli si irrobustiscono. Per questo conviene non buttarla appena il rosa sbiadisce.

Quando la spiga è secca la si può tagliare alla base con forbici pulite. Le foglie della madre invece vanno lasciate finché sono verdi, perché continuano a fare fotosintesi e a nutrire i polloni.

Perché alcune bromelie non fioriscono mai

Molti coltivatori, me compreso, hanno vissuto la stessa storia: si stacca un pollone, lo si cresce con cura e poi si aspetta. E si aspetta. Passano due, tre anni e il fiore non arriva. Poi, all’improvviso, ecco la spiga rosa, e da quel momento il cespo fiorisce con una certa regolarità attraverso i nuovi polloni, magari saltando un anno ogni tanto. Non è un caso.

La ricerca lo conferma: l’Aechmea fasciata ha una fase giovanile in cui non riesce a fiorire, qualunque cosa facciate. Gli studi genetici condotti su questa specie mostrano che le piante giovani, anche se trattate con etilene, non avviano la fioritura, mentre le piante adulte rispondono bene. Esistono geni che cambiano attività con l’età della pianta e che fanno da interruttore tra il comportamento giovanile e quello adulto. In pratica una rosetta nata da pollone deve raggiungere dimensioni e maturità sufficienti, in genere dopo 2-3 anni in appartamento, prima di poter fiorire. La pazienza viene ripagata: lo spettacolo vale l’attesa.

Il trucco della mela: come far fiorire la bromelia con l’etilene

Arriviamo alla parte più curiosa. Se avete una bromelia adulta, sana e grande, che però non si decide a fiorire, potete darle una spinta con una mela matura. Sembra una leggenda, ma ha una base scientifica solida.

Cos’è l’etilene e cosa c’entra la mela

L’etilene è un gas semplicissimo, ma per le piante è un ormone potente. Regola la maturazione dei frutti, la caduta delle foglie e, nelle bromeliacee, proprio l’avvio della fioritura. Le mele mature ne rilasciano parecchio: è lo stesso motivo per cui una mela nel cesto fa maturare più in fretta le banane vicine.

Nelle bromeliacee basta una piccola produzione di etilene nel punto di crescita al centro della rosetta per far partire la fioritura. In natura questo succede in risposta a segnali come il freddo notturno o le giornate corte. Gli studi sul genoma dell’Aechmea fasciata, pubblicati di recente, hanno individuato i geni coinvolti: l’etilene accende una catena di segnali che trasforma il meristema da produttore di foglie a produttore di fiori.

Lo stesso principio dell’ananas

L’ananas è a tutti gli effetti una bromelia, parente stretta della nostra Aechmea. Nelle piantagioni industriali di tutto il mondo la fioritura non si lascia al caso: si induce con prodotti che liberano etilene, come l’ethephon, oppure con etilene sciolto in acqua. Così tutte le piante di un campo fioriscono e fruttificano insieme, e la raccolta si può programmare. Questa tecnica si studia e si perfeziona da quasi un secolo. I ricercatori hanno anche dimostrato che, se si spegne il gene che produce etilene nell’ananas, la fioritura naturale arriva molto più tardi. Il trucco della mela è la versione casalinga di questa pratica agricola.

Come fare, passo per passo

  1. Scegliete una pianta adulta e sana, senza segni di marciume, possibilmente con una rosetta grande come quella della madre.
  2. Svuotate la coppa centrale dall’acqua, perché l’etilene deve arrivare al cuore della pianta.
  3. Mettete la pianta in un sacchetto di plastica trasparente grande, con una o due mele mature (vanno bene anche affettate) appoggiate sul terriccio.
  4. Chiudete il sacchetto senza schiacciare le foglie e tenetelo in un posto luminoso ma non al sole diretto, a 20-25 °C.
  5. Dopo 7-10 giorni togliete sacchetto e mele e tornate alla cura normale, riempiendo di nuovo la coppa.

Se tutto va bene la spiga comincerà a spuntare dal centro dopo 2-4 mesi. Non sempre funziona al primo tentativo. Con la casa fredda, in una pianta ancora giovane o con una mela poco matura il risultato può mancare. In quel caso si può riprovare dopo qualche settimana.

Polloni della bromelia: come staccarli

I polloni si possono anche lasciare attaccati: la pianta formerà un cespo che con gli anni darà più fioriture insieme. Se invece volete piante singole, da tenere o da regalare, ecco le regole.

  • Quando: il pollone deve essere alto almeno un terzo, meglio la metà, della pianta madre, e possibilmente avere già qualche radichetta. Se lo staccate troppo piccolo farà fatica a radicare e ci metterà molto di più a fiorire.
  • Periodo: in Italia il momento migliore è la primavera, da aprile a giugno. Il calore favorisce la radicazione e la pianta ha davanti tutta la bella stagione per crescere.
  • Come: togliete la pianta dal vaso, individuate il punto in cui il pollone si attacca alla madre e tagliatelo con un coltello affilato e disinfettato, lasciando un pezzetto di base. Fate asciugare il taglio per un giorno all’ombra.
  • Substrato: le bromelie vogliono un terriccio leggero e molto drenante, che non resti mai fradicio. Va bene un mix di corteccia di pino fine, torba o fibra di cocco e perlite in parti circa uguali, oppure un terriccio per orchidee mescolato a un po’ di terriccio universale. Usate un vaso piccolo: le radici servono più per stare in piedi che per nutrirsi.
  • Dopo l’invaso: se il pollone traballa, legatelo a un tutore. Tenetelo al caldo e alla luce filtrata e riempite la coppa centrale con poca acqua.

Aechmea fasciata: la cura in casa, in Italia

Nel nostro clima l’Aechmea fasciata è una pianta da appartamento. Non sopporta il gelo e soffre già sotto i 10 °C. L’ideale è tenerla sempre sopra i 15 °C.

Bromelia dopo la fioritura: perché la pianta madre muore, come salvare i figli e il trucco della mela

Luce

Ama la luce intensa ma filtrata, per esempio vicino a una finestra esposta a est o a ovest, oppure dietro una tenda leggera. Il sole diretto delle ore centrali brucia le foglie. Al contrario, in un angolo buio la pianta perde l’argentatura e difficilmente rifiorirà.

Acqua nel vaso centrale: la gestione invernale

La coppa centrale è il suo serbatoio naturale: in foresta raccoglie pioggia e detriti, e la pianta assorbe acqua e nutrienti attraverso le squamette delle foglie. In casa, però, l’acqua ferma è anche la causa più frequente di marciume, soprattutto d’inverno.

  • Da novembre a febbraio, con il riscaldamento acceso, riempite la coppa solo a metà.
  • Ogni 2-3 settimane svuotatela (basta inclinare la pianta) e rinnovate l’acqua, così non ristagna e non diventa maleodorante.
  • Usate acqua piovana o demineralizzata. L’acqua del rubinetto, spesso dura in molte zone d’Italia, lascia macchie di calcare sulle foglie e incrostazioni nella coppa.
  • Il terriccio va tenuto appena umido, mai bagnato. Meglio un’annaffiatura in meno che una in più.
  • Se la casa è molto secca, spruzzate ogni tanto le foglie con acqua non calcarea, o mettete il vaso su un sottovaso con argilla espansa bagnata, senza che il fondo tocchi l’acqua.

Un segnale d’allarme: se il centro della rosetta diventa marrone e molle e le foglie interne si sfilano facilmente, è marciume del cuore. In quel caso la rosetta è quasi sempre persa, ma i polloni sani si possono ancora salvare.

Concime

Serve poco. Da aprile a settembre si può aggiungere una volta al mese un concime liquido per orchidee molto diluito, a un quarto della dose indicata, versato sul terriccio e sulle foglie. In inverno niente concime.

Estate all’aperto

Da maggio a settembre, quando le notti restano sopra i 15 °C, la bromelia può andare all’aperto, in balcone o in giardino, all’ombra luminosa: sotto un albero, una pergola o su un terrazzo esposto a nord. Al Centro-Sud e nelle zone costiere la stagione all’aperto è più lunga. Al Nord conviene aspettare la fine di maggio e rientrare a metà settembre. L’aria aperta e la pioggia, che è acqua ideale per la coppa, la rinforzano parecchio. Occhio solo alle prime notti fresche di inizio autunno: rientratela prima che arrivino.

In sintesi

La bromelia dopo la fioritura non va buttata, va accompagnata. La parte rosa sono brattee che durano mesi, i veri fiori sono i puntini viola che vivono pochi giorni. La rosetta madre fiorisce una sola volta e poi si spegne lentamente, nutrendo i figli. I polloni si staccano in primavera, quando sono alti tra un terzo e la metà della madre. Quando sono adulti, una mela matura in un sacchetto può dare la spinta alla fioritura, con lo stesso principio usato nelle piantagioni di ananas. D’inverno bastano luce, calore, coppa mezza piena e acqua senza calcare per arrivare a primavera con una pianta sana.

Fonti

Tag:Piante per vaso