Prato rovinato di notte da animali: chi scava davvero e quali larve si nascondono sotto le zolle

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Esci in giardino la mattina, magari con il caffè ancora in mano, e trovi il prato sottosopra. Zolle rivoltate come le pagine di un libro, buche qua e là, terra sparsa sul vialetto. Viene subito da pensare a un dispetto. In realtà non c’è nessun vandalo: c’è un animale che ha fame. E se ha scavato proprio lì, è perché sotto l’erba c’era qualcosa da mangiare.

Questo è il punto da cui partire. Le zolle rivoltate di notte sono un sintomo, non la malattia. Nella grande maggioranza dei casi l’animale cerca le larve di coleottero che vivono sotto il prato e ne mangiano le radici. Se togli il cibo, il problema si risolve da solo. Se invece te la prendi solo con l’animale, l’anno dopo ne arriva un altro. In questo articolo vediamo come capire chi è passato, come verificare se il prato ha le larve e cosa fare in autunno, che è proprio la stagione giusta per agire.

Perché i danni arrivano proprio in autunno

Da fine settembre a novembre le larve dei coleotteri nate in estate sono diventate grosse e grasse. Stanno ancora vicino alla superficie, a pochi centimetri, dove mangiano le radici dell’erba. Per un tasso, un cinghiale o una cornacchia sono un pasto ricchissimo e facile da trovare. Quando il terreno si raffredda, invece, le larve scendono più in basso per passare l’inverno al riparo, e gli scavi in genere calano. Poi ricominciano in primavera, quando le larve risalgono.

Per questo l’autunno è il momento in cui il problema si vede di più, ma anche quello in cui si può intervenire meglio.

L’indagine: leggere la scena del crimine

Ogni animale scava a modo suo. Prima di comprare qualsiasi prodotto, guarda bene quattro cose: forma e profondità delle buche, orario in cui compaiono, impronte, escrementi. Se hai dubbi, una fototrappola economica fissata a un palo per due o tre notti risolve quasi sempre il mistero. Ecco i sospettati tipici in Italia.

Tasso: buche a imbuto fatte col muso

Il tasso lavora di notte. Lascia buche a forma di cono o di imbuto, larghe più o meno come il suo muso, profonde 5-10 centimetri, con la terra e l’erba strappate e gettate di lato. Spesso le buche sono tante e ravvicinate, come se qualcuno avesse fatto dei sondaggi. Le impronte hanno cinque dita in fila con unghie lunghe ben visibili davanti. Un altro indizio sicuro sono le sue latrine: piccole buche scavate apposta in cui lascia gli escrementi, spesso al bordo del giardino o lungo una siepe. Curiosità utile: il tasso scava volentieri anche i nidi di vespe sotterranei, che in fine estate e autunno sono pieni di larve. In quel caso, a pensarci bene, ti ha fatto un favore: meglio lui che il tagliaerba sopra il nido.

Cinghiale: il prato sembra arato

Se il prato sembra passato sotto una motozappa, con strisce larghe di terra rivoltata, zolle grandi capovolte e solchi anche di 20-30 centimetri, il colpevole è quasi certamente il cinghiale. Ormai non è più solo un problema di campagna: si vede sempre più spesso anche ai margini delle città, nei giardini vicino a boschi, fiumi e incolti. Spesso arriva in gruppo e in una sola notte può rovinare centinaia di metri quadrati. Le impronte sono inconfondibili: due dita a punta (lo zoccolo) con due piccoli segni dietro.

Istrice: buche profonde e qualche aculeo

L’istrice scava di notte buche più profonde e strette, spesso alla ricerca di bulbi, tuberi e radici più che di larve. Se trovi in giro un aculeo bianco e nero, il caso è chiuso. È una specie rigorosamente protetta.

Riccio: forellini piccoli e ordinati

Il riccio fa buchetti conici di 2-3 centimetri, poco profondi, sparsi qua e là. Non rivolta le zolle. I suoi escrementi sono piccoli cilindri scuri pieni di pezzetti lucidi di insetti. Anche il riccio è protetto ed è un alleato prezioso: mangia larve, lumache e insetti.

Merli, storni e cornacchie grigie: danni di giorno

Se i danni compaiono durante il giorno, guarda in alto. Merli e storni fanno tanti forellini fitti con il becco, come se il prato fosse stato bucherellato con una forchetta. Le cornacchie grigie e le gazze, più forti, strappano ciuffi d’erba e li buttano di lato per arrivare alle larve. Uno stormo che si posa sempre sullo stesso punto del prato è quasi una segnalazione: lì sotto c’è cibo.

Talpa: montagnole, non buche

La talpa non rivolta zolle e non fa buche aperte: lascia le classiche montagnole di terra fine e, a volte, gallerie superficiali che fanno sollevare il prato come una vena. La talpa mangia soprattutto lombrichi, che sono segno di un terreno sano. Quindi la sua presenza non indica per forza larve dannose.

E il procione?

In altri Paesi è il primo sospettato. In Italia no: vive allo stato selvatico solo in una piccola zona della Lombardia, quindi nel tuo giardino è molto improbabile.

La prova della zolla: il tappeto che si solleva

C’è un test semplicissimo che vale più di mille ipotesi. Prendi con le mani un ciuffo d’erba vicino alla zona scavata, ma non ancora toccata, e tira verso l’alto. Se il prato è sano, l’erba resiste perché è ancorata dalle radici. Se invece la zolla si stacca e si arrotola come un tappeto, senza fatica, vuol dire che le radici sono state mangiate. Sotto, quasi sempre, troverai loro: le larve.

Altri segnali che di solito arrivano prima degli scavi: chiazze di erba gialla o secca che non si riprendono neanche annaffiando, prato che sembra spugnoso quando ci cammini sopra, uccelli che beccano sempre negli stessi punti.

Il vero colpevole: le larve bianche a forma di C

Le larve che fanno gola agli animali hanno quasi tutte lo stesso aspetto: corpo bianco-crema, molle, piegato a forma di C, testa marrone e tre paia di zampette vicino alla testa. Sono le larve di vari coleotteri. I più comuni nei prati italiani sono:

  • maggiolino e altri maggiolini più piccoli, come quelli dei prati e degli orti: larve grosse, che possono restare nel terreno anche più di un anno;
  • oziorrinco: larve più piccole e senza zampe, che colpiscono soprattutto le piante in vaso e le siepi ma possono trovarsi anche nei bordi del prato;
  • Popillia japonica, il coleottero giapponese: il più pericoloso, di cui parliamo qui sotto.

Popillia japonica: l’ospite da quarantena

La Popillia japonica è un piccolo coleottero lungo circa un centimetro, con la testa e il dorso verde metallico, le ali color rame e, cosa che la rende facile da riconoscere, cinque ciuffetti di peli bianchi su ogni lato dell’addome e due sulla punta. È originaria del Giappone ed è stata trovata per la prima volta in Italia nel 2014, lungo il fiume Ticino, tra Lombardia e Piemonte. Da lì si è allargata e oggi è presente anche in Emilia.

Gli adulti, in estate, divorano le foglie di centinaia di piante: vite, rose, alberi da frutto, tigli, piccoli frutti. Le femmine depongono le uova nei prati, soprattutto quelli tenuti corti e ben annaffiati, perché le uova hanno bisogno di terreno umido. Le larve passano l’autunno a mangiare radici d’erba, poi scendono in profondità per l’inverno e risalgono in primavera.

Essendo un organismo da quarantena nell’Unione europea, se trovi adulti o larve sospette in una zona dove non è ancora segnalata devi avvisare il Servizio Fitosanitario della tua Regione. Nelle aree già colpite le Regioni possono imporre regole specifiche, ad esempio sullo spostamento di terra e zolle o sull’irrigazione dei prati in estate. Conviene informarsi sul sito del proprio Servizio Fitosanitario prima di muovere terra o tappeti erbosi.

Prato rovinato di notte da animali: chi scava davvero e quali larve si nascondono sotto le zolle

Come capire se il prato ha le larve: il quadrato 30×30

Contare le larve è il modo più onesto per decidere se intervenire. Bastano una vanga, un metro e cinque minuti.

  1. Scegli un punto al bordo della zona danneggiata, dove l’erba è ancora verde ma debole.
  2. Taglia con la vanga un quadrato di circa 30×30 centimetri, profondo 7-8 centimetri.
  3. Solleva la zolla e sbriciola la terra sopra un telo o un sacco.
  4. Conta le larve a forma di C.
  5. Ripeti in 3-4 punti diversi del prato e fai la media.
  6. Rimetti la zolla al suo posto, premila bene e annaffia.

Come regola pratica e indicativa:

  • 0-3 larve per quadrato: un prato sano le tollera senza problemi;
  • 4-9 larve: zona di attenzione, soprattutto se ci sono già animali che scavano, perché bastano poche larve per attirarli;
  • 10 o più larve: il prato è a rischio e conviene intervenire.

Se trovi solo lombrichi, buone notizie: il terreno è vivo e chi scava è probabilmente una talpa.

Cosa fare in autunno, passo dopo passo

1. Colpire le larve con i nematodi entomopatogeni

I nematodi entomopatogeni sono vermi microscopici, invisibili a occhio nudo, che vivono naturalmente nel suolo. Entrano nel corpo delle larve e le uccidono in pochi giorni, senza danni per persone, animali domestici, api, lombrichi e uccelli. Per le larve di maggiolino e di Popillia la specie più adatta è Heterorhabditis bacteriophora, che si muove bene nel terreno e va a cercare la preda.

Per funzionare, però, ha bisogno di condizioni precise:

  • terreno sopra i 12 °C alla profondità delle radici, per almeno un paio di settimane dopo il trattamento: puoi misurarlo con un semplice termometro da terreno infilato a 5-10 centimetri;
  • terreno umido: annaffia bene prima e subito dopo la distribuzione, e tienilo umido per i giorni successivi;
  • niente sole diretto: distribuisci al tramonto o in una giornata nuvolosa, perché la luce li uccide;
  • prodotto fresco, conservato in frigo e usato entro la data indicata, sciolto in acqua e distribuito con annaffiatoio o pompa senza filtri fini.

In Italia la finestra utile è ottobre. Al Nord, e soprattutto in collina e nelle zone più fresche, la scadenza è vicina: spesso entro la metà del mese il terreno scende sotto la soglia. Al Centro e al Sud, e lungo le coste, c’è più margine e si può arrivare a fine ottobre o anche a inizio novembre. Se ormai è troppo freddo, non buttare soldi: rimanda alla primavera, quando le larve risalgono e il terreno torna sopra i 12 °C, di solito tra aprile e maggio.

2. Scoraggiare gli animali senza fargli del male

Ricorda una cosa: il tasso, il riccio e l’istrice sono specie protette. Non si possono catturare, ferire o avvelenare, e non si può disturbare o chiudere la tana del tasso. Anche il cinghiale non si può abbattere di propria iniziativa: per i danni ci si rivolge alla Regione o agli enti competenti.

  • Contro il cinghiale l’unica difesa che funziona davvero è una recinzione elettrificata, con due o tre fili a circa 20, 40 e 60 centimetri da terra. I repellenti, gli odori e i rumori lo spaventano per pochi giorni, poi ci si abitua.
  • Contro il tasso funzionano bene le recinzioni con rete interrata o piegata verso l’esterno per 30-40 centimetri alla base, perché tende a scavare sotto. Un filo elettrificato basso, a 10-15 centimetri da terra, è un’altra soluzione.
  • Per le zone piccole, come un’aiuola o il pezzo di prato appena sistemato, basta stendere una rete di plastica a maglia stretta fissata con picchetti: l’erba ci cresce attraverso e l’animale non riesce a scavare.
  • Contro gli uccelli di solito non serve fare nulla: quando le larve finiscono, se ne vanno da soli. Anzi, ti stanno aiutando.

La difesa più efficace resta sempre la stessa: se le larve calano, gli animali smettono di venire. Possono ancora tornare a fare qualche buca di prova per un po’, ma se non trovano nulla smettono.

3. Sistemare le zolle

Se le zolle sono state solo rivoltate e non sono rimaste al sole per giorni, puoi rimetterle a posto: girale, appoggiale sulla terra smossa, premile bene con i piedi o con un rullo e annaffia. Dove manca l’erba, aggiungi un po’ di terriccio, livella e riseme. L’autunno è il periodo migliore per seminare il prato: la terra è ancora calda, piove più spesso e le erbacce crescono meno. Non sistemare tutto prima di aver trattato le larve, altrimenti rischi di rifare il lavoro dopo una settimana.

4. Pensare a un prato misto con il trifoglio

Un prato fatto solo di graminacee, tagliato basso e annaffiato tutti i giorni, è il posto ideale per le larve di Popillia e degli altri coleotteri. Un prato misto, con graminacee robuste e trifoglio bianco nano (a volte venduto come microtrifoglio), ha diversi vantaggi:

  • il trifoglio ha radici profonde e si riprende più in fretta dai danni;
  • fissa l’azoto dall’aria, quindi serve meno concime;
  • resta verde più a lungo d’estate con meno acqua;
  • un prato annaffiato meno spesso e tagliato un po’ più alto, intorno ai 6-8 centimetri, è meno attraente per le femmine che cercano terreno umido dove deporre le uova.

Il trifoglio fiorisce e attira le api: se in giardino giocano bambini scalzi, puoi tagliarlo prima della fioritura nelle zone di passaggio.

Il calendario in breve per l’Italia

  • Giugno-agosto: volo degli adulti di Popillia e di altri coleotteri. Controlla foglie di rose, vite e alberi. Riduci le annaffiature del prato quando possibile.
  • Settembre: prime chiazze gialle, prova della zolla, conteggio nel quadrato 30×30.
  • Fine settembre-ottobre: picco degli scavi notturni. Trattamento con nematodi finché il terreno sta sopra i 12 °C. Recinzioni dove serve.
  • Ottobre-novembre: sistemazione delle zolle e risemina, magari con un miscuglio con trifoglio.
  • Aprile-maggio: secondo controllo delle larve e, se necessario, secondo trattamento con nematodi.

In sintesi: quando trovi il prato rivoltato non arrabbiarti con l’animale. Prendi una vanga, solleva una zolla e guarda cosa c’è sotto. Il vero problema, quasi sempre, è lì.

Fonti

Tag:Larve nel prato