Zephyranthes, i gigli della pioggia: perché fioriscono dopo un temporale e come replicare il trucco a casa

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Fa caldo per settimane, il terreno è secco e crepato, poi arriva un bel temporale di fine estate. Due o tre giorni dopo, nell’aiuola dove sembrava non esserci niente se non qualche ciuffo d’erba, spuntano decine di fiori bianchi a stella. Sono le zephyranthes, chiamate anche gigli della pioggia o zefiranti. Il nome dice già tutto: per molti coltivatori sono un regalo che arriva dopo la pioggia. Chi le coltiva da qualche anno impara presto a guardare il cielo e a pensare: dopo questo acquazzone, tra pochi giorni fioriscono. Ed è proprio così che va.

In questo articolo vediamo cosa fa partire la fioritura, come imitare un temporale con l’annaffiatoio per avere più fiori in una stagione e cosa fare adesso, a novembre, per preparare i bulbi all’inverno.

Chi sono i gigli della pioggia

Le Zephyranthes sono piante con bulbo della famiglia delle Amaryllidaceae, la stessa dell’amarillide e del narciso. Vengono dalle Americhe: dal sud-est degli Stati Uniti all’America centrale, fino al Sud America. La specie più diffusa nei giardini italiani è Zephyranthes candida, originaria della zona del Río de la Plata, tra Argentina, Uruguay e Paraguay. Ha foglie sottili, verdi e lucide, simili a un ciuffo di erba cipollina, che in zone miti restano verdi quasi tutto l’anno. I fiori sono bianchi, a forma di imbuto aperto, con gli stami gialli al centro, e misurano circa 4-5 centimetri.

Molti si stupiscono quando scoprono che esistono anche in tanti altri colori. Oltre al bianco ci sono zephyranthes rosa (come Z. rosea e Z. minuta, spesso venduta come Z. grandiflora), gialle (Z. citrina) e poi ibridi color pesca, arancio, rosso. Sono tutte piccole, alte tra 15 e 30 centimetri, e stanno bene sia in piena terra sia in vaso.

Perché fioriscono da 2 a 5 giorni dopo un temporale

Il segreto sta dentro il bulbo. Le zephyranthes vengono da posti dove le piogge sono irregolari: lunghi periodi secchi e poi acquazzoni improvvisi. Per sopravvivere hanno trovato una strategia furba: il bulbo prepara il fiore in anticipo e poi aspetta. La gemma che diventerà fiore è già pronta, piccola e nascosta tra le squame del bulbo. Manca solo il segnale per partire.

Il segnale è l’acqua. Durante il periodo secco il bulbo rallenta tutto e si mette in una specie di attesa. Quando arriva una pioggia abbondante, il terreno si bagna in profondità e il bulbo si riempie di nuovo d’acqua. A quel punto lo stelo fiorale, che era già formato, si allunga in fretta e il fiore si apre. Siccome il fiore non deve essere costruito da zero ma solo gonfiato e spinto verso l’alto, bastano pochi giorni: di solito da 2 a 5, a seconda della specie e della temperatura. Con il caldo si fa prima, con il fresco ci vuole qualche giorno in più.

C’è anche un vantaggio pratico per la pianta: fiorire subito dopo la pioggia significa farlo quando il terreno è umido, gli insetti impollinatori sono attivi e i semi, se si formano, troveranno condizioni buone per germogliare. Ogni fiore dura poco, in genere da uno a tre giorni, ma in un cespo ben fitto i fiori si aprono uno dopo l’altro e lo spettacolo continua per una settimana o più.

Basta l’acqua o serve anche altro?

L’acqua è il grilletto, ma la pistola deve essere carica. Perché un bulbo fiorisca deve essere abbastanza grosso e in salute, e deve aver accumulato energia con le foglie nei mesi precedenti. Per questo servono anche sole pieno (almeno 5-6 ore al giorno) e un minimo di nutrimento. Un bulbo piccolo, appena nato, o una pianta tenuta all’ombra produrranno foglie ma pochi fiori, anche se piove spesso.

Il trucco dei coltivatori: il finto temporale

Se la fioritura dipende dall’alternarsi di secco e bagnato, perché aspettare il meteo? È proprio quello che fanno i vivaisti. Le guide di orticoltura dell’Università della Florida lo dicono chiaramente: in coltivazione i gigli della pioggia possono fiorire più volte nell’anno se vengono tenuti alternativamente all’asciutto e al bagnato. Ecco come fare, passo per passo.

  1. Fase secca (3-4 settimane). Smetti di annaffiare. Le foglie possono diventare un po’ meno turgide, va bene così. In piena terra, nel pieno dell’estate italiana, questa fase avviene quasi da sola. In vaso basta non dare acqua; se il vaso è molto piccolo e fa molto caldo, una spruzzata leggera ogni tanto evita che le foglie secchino del tutto.
  2. Il finto temporale. Dopo 3-4 settimane dai un’annaffiatura abbondante, che bagni il terreno in profondità. In vaso, versa acqua finché non esce dai fori sotto e ripeti dopo dieci minuti. In piena terra, calcola almeno 10-15 litri per metro quadro, meglio se in due riprese.
  3. Aspetta. Dopo 2-5 giorni dovrebbero comparire i primi boccioli. Per una settimana o due mantieni il terreno leggermente umido, così la pianta può fiorire bene e rifare le foglie.
  4. Ricomincia. Finita l’ondata di fiori, riparti con un nuovo periodo secco. Così si possono ottenere due, tre o anche quattro ondate di fiori in una stagione.

In Italia il periodo giusto per questo gioco è da giugno a settembre, quando l’estate fa già da stagione secca. Con le temperature alte il ciclo è più rapido; da ottobre in poi le notti fresche rallentano tutto e conviene lasciar fare alla natura.

Zephyranthes, i gigli della pioggia: perché fioriscono dopo un temporale e come replicare il trucco a casa

Errori da evitare

  • Annaffiare poco e spesso. Un terreno sempre un po’ umido non dà mai il segnale di partenza: la pianta fa foglie ma pochi fiori.
  • Ristagno d’acqua. Il finto temporale deve essere abbondante ma l’acqua deve poi andare via. Nei sottovasi pieni o nei terreni argillosi il bulbo marcisce.
  • Secco esagerato. Due mesi senza una goccia in un vasetto sotto il sole di luglio possono far seccare le foglie e indebolire il bulbo. Tre-quattro settimane sono sufficienti.
  • Troppo concime azotato. Fa crescere tante foglie a scapito dei fiori. Meglio un concime per bulbose, ricco di potassio, una volta al mese in primavera ed estate.

Zephyranthes in vaso e in piena terra

Per le zephyranthes in vaso va bene un contenitore largo e non troppo profondo, di 15-20 centimetri, con buoni fori di drenaggio. Il terriccio ideale è un misto di terriccio universale e sabbia o pomice, in parti circa uguali. I bulbi si mettono vicini, a 3-5 centimetri l’uno dall’altro, con la punta appena sotto la superficie. Le zephyranthes amano stare strette: un vaso pieno fiorisce meglio di uno con tanto spazio vuoto.

In piena terra scegli un punto soleggiato e un terreno che dreni bene. Se il suolo è pesante, aggiungi sabbia grossa o ghiaino. Stanno benissimo come bordura, ai piedi di un muretto esposto a sud o tra le pietre di un giardino roccioso. Una volta sistemate, non vanno disturbate per anni.

Cosa fare adesso a novembre

In Italia Zephyranthes candida fiorisce soprattutto tra fine agosto e ottobre, dopo i primi temporali di fine estate. A novembre lo spettacolo è finito e si pensa all’inverno.

Ridurre l’acqua

Da questo momento le annaffiature vanno ridotte molto. In piena terra bastano le piogge. In vaso dai acqua solo quando il terriccio è asciutto in profondità, e sempre poca. Il nemico d’inverno non è tanto il freddo quanto il freddo unito all’umidità, che fa marcire i bulbi.

Dividere i cespi affollati

Dopo 3-4 anni un cespo può diventare così fitto che i bulbi si spingono fuori dal terreno e fioriscono meno. Novembre, nelle zone a clima mite, è un buon momento per dividerli. Solleva il cespo con una forca, separa delicatamente i bulbi con le mani e ripianta subito i più grossi a gruppetti. I bulbilli, cioè i bulbi piccoli nati accanto alla pianta madre, si possono mettere in un angolo di terreno drenante o in un vaso a parte: in uno o due anni diventeranno abbastanza grandi da fiorire. Al Nord, dove l’inverno è più duro, conviene rimandare la divisione a primavera.

Quali resistono al gelo e quali vanno riparate

  • Zephyranthes candida è la più robusta: sopporta il freddo fino a circa -10 °C se il terreno è asciutto. Al Centro-Sud e nelle zone costiere vive tranquillamente in piena terra tutto l’anno. Al Nord resiste nei giardini riparati e ben drenati; una pacciamatura di foglie secche o paglia di 5-10 centimetri aiuta nelle notti più fredde.
  • Le specie rosa e gialle, come Z. rosea, Z. citrina, Z. minuta e gli ibridi colorati, sono più delicate. Al Nord vanno tenute in vaso e spostate in un luogo riparato dal gelo, come una veranda fredda, un garage luminoso o un balcone coperto. Lì vanno lasciate quasi all’asciutto fino a marzo-aprile. Al Sud e sulle coste possono restare fuori, ma in posizione protetta.

Una nota di sicurezza: come molte piante della famiglia dell’amarillide, i bulbi contengono sostanze tossiche se mangiati. Meglio tenerli lontano da bambini piccoli e animali domestici, soprattutto durante la divisione, quando i bulbi restano scoperti.

In breve

I gigli della pioggia fioriscono dopo un temporale perché il bulbo ha già il fiore pronto e aspetta solo che l’acqua torni a riempirlo. Chi vuole più fiori può imitare la natura: 3-4 settimane di secco, poi un’annaffiatura abbondante, da giugno a settembre. In autunno si riduce l’acqua, si dividono i cespi troppo fitti e si riparano le specie colorate dal gelo. È una delle bulbose più facili e generose che si possano coltivare, e il piacere di vederle spuntare dopo un acquazzone non stanca mai.

Fonti

Tag:Giglio della pioggia