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In Giappone il crisantemo è il fiore dell’imperatore. Il trono stesso è chiamato Trono del Crisantemo e lo stemma imperiale è un crisantemo stilizzato a sedici petali. In Italia invece è il fiore dei cimiteri. Per questo nei vivai, a fine ottobre, troviamo quasi solo i soliti cuscini fioriti, tutti uguali, da portare ai defunti il 2 novembre. È un peccato, perché lo stesso fiore, il Chrysanthemum × morifolium, esiste in decine di forme che quasi nessuno conosce: fiori a ragno con petali lunghi e sottili come fili, fiori a cucchiaio, ad aculei, a pompon, ad anemone, a palla con i petali che si chiudono verso l’interno. Alcuni arrivano alla grandezza di un piatto da portata.
Questa guida è per chi vuole uscire dal crisantemo da cimitero e provare le varietà da collezione. Vediamo come si riconoscono le forme, da dove vengono, perché si conservano solo per talea e come si coltivano per ottenere pochi fiori enormi, da esposizione. Non parliamo di come far rifiorire il vasetto di Ognissanti: qui si parla di varietà rare e di fiori singoli giganti.
Un fiore che in realtà è un mazzo di fiori
Prima di parlare delle forme bisogna capire una cosa semplice. Quello che chiamiamo fiore di crisantemo è in realtà un’infiorescenza, cioè un insieme di centinaia di fiorellini minuscoli stretti uno accanto all’altro. Come nella margherita, ce ne sono di due tipi.
- Fiori del disco: piccoli, a tubicino, stanno al centro e formano il classico bottone giallo della margherita.
- Fiori del raggio: sono quelli che chiamiamo petali. Ognuno è in realtà un fiore intero, con una sola lunga linguetta colorata.
Tutte le forme da collezione nascono dal modo in cui questi due tipi di fiorellini sono cresciuti nei secoli di selezione. Se il petalo resta piatto abbiamo un fiore classico; se si arrotola a tubo diventa un aculeo; se il tubo si apre solo in punta diventa un cucchiaio; se è lunghissimo e sottile diventa un ragno. Se invece crescono i fiorellini del centro, si forma un cuscinetto in rilievo: è la forma ad anemone.
La classificazione delle forme di crisantemo
Le società di appassionati, soprattutto americane, britanniche e giapponesi, usano sistemi di classificazione un po’ diversi tra loro. Quello più usato nelle mostre internazionali divide i crisantemi in circa tredici classi. Ecco le principali, spiegate in parole semplici.
Le forme a palla e a cupola
- Incurvato regolare: i petali si piegano tutti verso l’alto e verso il centro, formando una palla quasi perfetta, compatta come un gomitolo. È la forma più amata nelle mostre inglesi.
- Incurvato irregolare: è il grande fiore giapponese da esposizione. I petali in basso ricadono come una gonna, quelli in alto si chiudono verso il centro in modo libero. Sono i fiori più grandi in assoluto.
- Intermedio: a metà strada, con petali che si chiudono solo in parte.
- Riflesso: i petali si piegano verso il basso, come le tegole di un tetto.
- Decorativo: fiore pieno, appiattito, petali corti. È il tipo più vicino a quelli in commercio.
Le forme piccole e rotonde
- Pompon: fiori piccoli, da 3 a 10 centimetri, perfettamente sferici, a volte simili a bottoni. Molti pompon europei derivano da piante cinesi a fiore piccolo arrivate in Inghilterra a metà Ottocento.
- Semplice e semidoppio: sembrano grandi margherite, con il centro giallo ben visibile e una o poche file di petali.
- Anemone: come il semplice, ma con il centro gonfio, a cuscinetto, spesso di un colore diverso dai petali. È una delle forme più eleganti e meno conosciute.
Le forme a tubo
- A cucchiaio: ogni petalo è un tubicino che in punta si apre come un piccolo cucchiaio. Visti da vicino sembrano fuochi d’artificio.
- Ad aculei (in inglese quill, penna d’oca): i petali sono tubi dritti e chiusi fino in fondo, rigidi, che si irraggiano dal centro.
- A ragno: petali tubolari lunghissimi e sottili, che ricadono e spesso si arricciano in punta a uncino. Il crisantemo a ragno ben coltivato può superare i 20 centimetri di diametro.
- A pennello o a cardo: petali sottili e fitti, dritti verso l’alto o ricadenti, che ricordano un pennello da barba.
Infine c’è la classe dei non classificati o esotici, dove finiscono i fiori più strani, con petali piumati, spettinati o attorcigliati. In Giappone esistono anche stili tradizionali locali, come i crisantemi di Edo, di Ise o di Saga, con petali sottilissimi e scompigliati, coltivati da secoli secondo regole quasi cerimoniali.
Dalla Cina al Giappone, fino alla mania vittoriana
Il crisantemo coltivato nasce in Cina, dove è citato in testi molto antichi ed era coltivato già oltre duemila anni fa, prima come pianta medicinale e da tisana, poi come fiore ornamentale. Per i cinesi era uno dei quattro nobili del mondo vegetale, insieme a prugno, orchidea e bambù: il fiore che sboccia quando gli altri muoiono, simbolo di longevità.
Arrivato in Giappone intorno all’VIII secolo, il crisantemo divenne fiore di corte. Gli imperatori lo adottarono come emblema e i giapponesi lo trasformarono in un’arte: festival, mostre, piante allevate con un solo fiore perfetto o, al contrario, con centinaia di fiori su un’unica pianta modellata a cupola. Molte delle forme a ragno e a petali tubolari che vediamo oggi sono frutto di questa selezione.
In Europa le prime piante arrivano tra Seicento e Settecento, ma la vera esplosione avviene nell’Ottocento. Dalla Cina vengono introdotte le forme a fiore piccolo da cui derivano i pompon; poco dopo, con l’apertura del Giappone al commercio, arrivano le grandi forme giapponesi. Nell’Inghilterra vittoriana nascono società di appassionati, mostre, concorsi e cataloghi con migliaia di varietà. Poi, nel Novecento, la produzione industriale punta su piante compatte, resistenti e tutte uguali, e gran parte di queste forme scompare dai vivai comuni. Sopravvivono grazie ai collezionisti, che se le passano di mano in mano come si fa con le rose antiche.
Perché i crisantemi da collezione non si fanno da seme
Chi si appassiona cerca subito i semi. Ma i semi delle varietà famose non esistono, o meglio: se anche li trovaste, non vi darebbero la pianta che volete. Il motivo è genetico.
Il crisantemo da giardino è un esaploide: invece di avere due copie di ogni cromosoma, come noi, ne ha sei, per un totale di 54 cromosomi. In più è estremamente eterozigote, cioè ogni copia porta versioni diverse dei geni. È come un mazzo di carte con sei mazzi mescolati insieme: a ogni semina le carte si rimescolano in modo diverso e nessuna figlia somiglia davvero alla madre.
C’è poi un secondo ostacolo. La maggior parte delle varietà è autoincompatibile: il polline di una pianta non riesce a fecondare i fiori della stessa pianta. Le ricerche condotte in Cina su numerose cultivar hanno confermato che quasi tutte le varietà analizzate rifiutano il proprio polline, e che spesso le forme molto doppie producono pochissimi semi. Insomma, da seme si ottengono piante nuove, a volte belle, ma sempre diverse: è così che lavorano gli ibridatori per creare varietà inedite.
Per conservare una varietà, l’unico modo è la talea, cioè un pezzetto di fusto che mette radici e diventa una pianta geneticamente identica alla madre. Ogni crisantemo Hagoromo o Kokka Bunmi che vedete oggi è un pezzo, letteralmente, della stessa pianta selezionata decenni fa.

Il calendario italiano: dalle talee di primavera ai fiori di novembre
Il crisantemo fiorisce quando le giornate si accorciano: è una pianta a giorno corto. Quando le notti diventano abbastanza lunghe, a fine estate, la pianta smette di fare foglie e prepara i boccioli. In Italia, nelle zone climatiche 8-10, le varietà da collezione fioriscono di solito tra fine ottobre e novembre, con qualche settimana di ritardo rispetto a molte zone degli Stati Uniti da cui arrivano consigli e foto. Attenzione: un lampione o una luce del portico accesa tutta la notte possono ritardare o bloccare la fioritura.
Febbraio-aprile: procurarsi le talee
Le varietà rare quasi mai si trovano in vaso al garden center. Si cercano presso vivai specializzati, associazioni di appassionati e mostre autunnali, dove spesso si prenotano le talee per la primavera successiva. All’estero alcuni vivai spediscono talee radicate, ma prima di ordinare fuori dall’Unione Europea verificate le regole fitosanitarie: il crisantemo è soggetto a controlli per malattie da quarantena come la ruggine bianca.
Se avete già una pianta madre svernata, a fine inverno emetterà dalla base dei polloni, cioè nuovi germogli. Si tagliano quando sono lunghi 6-8 centimetri, si tolgono le foglie in basso, si infilano in un terriccio leggero (torba o fibra di cocco e perlite) e si tengono al chiaro ma non al sole, in un ambiente umido e tiepido. In due-tre settimane radicano.
Un consiglio pratico che vale oro: le talee appena radicate sono delicate. Nelle prime settimane non vanno messe al sole pieno di mezzogiorno, altrimenti si bruciano in poche ore. Meglio il sole del mattino e un po’ d’ombra nelle ore calde, abituandole gradualmente. Superata questa fase, diventano robuste e richiedono poche cure.
Aprile-maggio: il trapianto
Le piante da esposizione si coltivano meglio in vaso, per un motivo semplice: in autunno si possono spostare al riparo. Si passa per gradi a un vaso finale di 25-30 centimetri di diametro, con un terriccio ricco, drenante, misto a compost maturo. Al primo vaso si mette subito il tutore, una canna di bambù alta un metro o poco più, per non rovinare le radici dopo.
Maggio-luglio: cimature e scelta degli steli
Qui c’è la grande differenza rispetto al crisantemo a cespuglio. Per il cuscino fiorito si cima molte volte per avere tanti rami e tanti fiori piccoli. Per il fiore da esposizione si fa il contrario: si punta su pochi steli, da uno a tre per pianta, e un solo fiore per stelo.
- Quando la pianta è alta 15-20 centimetri si toglie la punta (cimatura). Spunteranno nuovi germogli laterali.
- Si tengono i 2-3 germogli più forti e si eliminano tutti gli altri.
- Se si vogliono più steli, si può fare una seconda cimatura, ma l’ultima va fatta entro fine giugno o inizio luglio al Nord; al Sud si può arrivare a metà luglio.
- Ogni stelo si lega al suo tutore man mano che cresce, ogni 15-20 centimetri, con legacci morbidi.
Da questo momento si tolgono regolarmente i getti laterali che spuntano all’ascella delle foglie: tutta l’energia deve andare allo stelo principale.
Fine agosto-settembre: la sbocciolatura
Ecco il segreto dei fiori giganti: la sbocciolatura. In cima a ogni stelo si forma un gruppetto di boccioli: uno centrale, più grosso, e diversi boccioli laterali più piccoli intorno. Si lascia solo il bocciolo centrale e si tolgono tutti gli altri, appena sono abbastanza grandi da essere presi tra le dita senza rovinare quello principale.
Gli esperti parlano di bocciolo coronale e di bocciolo terminale. In parole semplici: il primo bocciolo che compare in estate, circondato da germogli verdi, è il coronale; se lo si toglie, la pianta continua a crescere e più tardi forma il terminale, circondato solo da altri boccioli. Per molte grandi varietà giapponesi e per i ragni si tiene il bocciolo che appare tra fine agosto e i primi di settembre: uno troppo precoce dà fiori deformi, uno troppo tardivo rischia di non aprirsi prima del freddo. Ogni varietà ha i suoi tempi e prendere appunti anno dopo anno è il modo migliore per imparare.
La sbocciolatura non si fa una volta sola: i boccioli laterali continuano a spuntare, quindi conviene passare ogni due-tre giorni. Non spaventatevi se il bocciolo rimasto sembra piccolo e deludente: è normale. Molti coltivatori alle prime armi pensano di aver sbagliato qualcosa, poi a ottobre il fiore si apre e in pochi giorni raddoppia, triplica, fino a diventare enorme.
Concimazione e acqua
- Primavera-estate: concime più ricco di azoto per far crescere foglie e fusti.
- Da agosto: si passa a un concime più ricco di potassio, che aiuta boccioli e colori.
- Acqua: regolare, senza ristagni. In vaso d’estate può servire anche ogni giorno. Il terriccio non deve mai seccarsi del tutto, ma nemmeno restare fradicio.
Proteggere i fiori: nebbia, pioggia e ragnetto rosso
Un fiore enorme è anche un fiore fragile. Al Nord il nemico principale è la botrite, la muffa grigia: con le nebbie e le piogge di ottobre e novembre l’acqua resta intrappolata tra i petali, soprattutto nelle forme a palla e ad aculei, e il fiore marcisce dall’interno. Quando i boccioli mostrano il colore, i vasi vanno portati sotto una tettoia, in un portico o in una serra fredda ben arieggiata. Anche un piccolo capanno va bene per le notti di gelo precoce.
Al Sud i problemi sono opposti. D’estate serve un ombreggiamento leggero nelle ore più calde, e bisogna controllare il ragnetto rosso, un acaro minuscolo che fa ingiallire le foglie con puntini chiari e piccole ragnatele sotto la pagina. Aiutano le bagnature delle foglie la sera nei periodi caldi e secchi, evitando però di bagnarle in autunno. In tutta Italia vanno tenuti d’occhio afidi, tripidi e oidio (il mal bianco), che si previene con buona aerazione e piante non troppo fitte.
Un’ultima accortezza: gli steli carichi di un fiore enorme possono spezzarsi con il vento o sotto il peso dell’acqua. Legateli bene fino a sotto il fiore. Molti collezionisti, quando il fiore è al massimo, preferiscono tagliarlo e metterlo in vaso in casa, dove può durare anche due-tre settimane.
Dopo la fioritura: conservare la pianta madre
Finita la fioritura, si tagliano i fusti a 10-15 centimetri da terra. Il ceppo che resta è la pianta madre da cui, a fine inverno, nasceranno i polloni per le nuove talee. Il crisantemo è una perenne rustica e il gelo delle nostre zone di solito non lo uccide: quello che lo uccide è il ristagno d’acqua. Il vaso va tenuto in un luogo riparato dalla pioggia, con il terriccio appena umido, mai bagnato. Molti collezionisti rifanno ogni anno le piante da talea, perché le piante giovani danno fiori più grandi e belli di quelle vecchie.
Il bello è che da una sola pianta, in primavera, si ottengono molte talee: basta comprare una decina di varietà il primo anno per avere, l’anno dopo, una piccola collezione da scambiare con altri appassionati. Ed è proprio così che queste forme dimenticate sono arrivate fino a noi: passando di mano in mano, una talea alla volta.





