Non è catrame: ecco cos’è questa ‘macchia’ nera presente in molte spiagge italiane

Chi frequenta le spiagge italiane, in particolare quelle della Puglia e della bassa costa adriatica, si sarà sicuramente imbattuto in una strana macchia nera sul bagnasciuga. Non si tratta di catrame, né di rifiuti industriali. È qualcosa di completamente naturale, anche se l’impatto visivo può ingannare e far venire pensieri negativi.

Il tema è stato affrontato con chiarezza dalla pagina Instagram Archeoplastica, seguita da migliaia di persone interessate alla divulgazione ambientale. In un video pubblicato di recente, uno degli amministratori ha mostrato dal vivo di cosa si tratta: ha raccolto un pugno di quei granelli neri e li ha immersi in acqua. Nessuna traccia appiccicosa, nessun odore particolare. Anzi, sono scivolati subito via, confermando che non c’è nulla di inquinante o pericoloso.

La sabbia nera del Vulture: origine e viaggio verso la costa

Ma quindi cos’è questa sabbia nera che colora tratti interi di spiagge come quelle di Barletta, Margherita di Savoia e, in alcuni casi, persino del Salento? La risposta arriva da lontano, o meglio, da un vulcano spento: il Monte Vulture, in Basilicata.

I detriti vulcanici del Vulture vengono trasportati da tre piccoli affluenti del fiume Ofanto, che li conducono fino al mare Adriatico. Da lì, le correnti marine fanno il resto: distribuiscono questi granelli scuri su ampie porzioni della costa adriatica, specialmente nelle zone più basse e sabbiose. È un processo naturale, attivo da secoli, ma che solo negli ultimi anni è tornato a farsi notare con insistenza a causa dei cambiamenti delle correnti e delle maree.

Come si può vedere, la sabbia nera va via semplicemente immergendo le mani in acqua.
Come si può vedere, la sabbia nera va via semplicemente immergendo le mani in acqua.

Questa sabbia vulcanica ha una composizione ricca di ferro e altri minerali scuri, motivo per cui si presenta visivamente così diversa dalla classica sabbia chiara pugliese. Non è un segnale di inquinamento, ma il risultato di un meccanismo geologico affascinante che collega la Basilicata alla Puglia attraverso l’acqua.

Schiume e chiazze in superficie: non è sempre inquinamento

La tendenza a confondere fenomeni naturali con inquinamento è piuttosto comune lungo le coste italiane. Le schiume bianche, le chiazze gialle o le acque torbide che appaiono in primavera e in estate spaventano molti bagnanti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si tratta di elementi assolutamente naturali: pollini, microalghe, plancton e sostanze rilasciate da organismi marini.

Le cosiddette mucillagini, ad esempio, sono il frutto della normale attività biologica del mare. Non fanno male e non sono tossiche. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) conferma che, in assenza di condizioni anomale o perdite industriali, questi fenomeni rientrano nella fisiologia dei mari italiani.

Posidonia oceanica: non è sporco, è biodiversità

Altro elemento che spesso crea confusione è la presenza delle banquette di Posidonia oceanica, quelle grandi distese di foglie e radici marroni che si accumulano sul bagnasciuga. A prima vista sembrano rifiuti o alghe morte. In realtà, sono tra i migliori alleati dell’ecosistema marino.

La Posidonia è una pianta marina – non un’alga – fondamentale per la stabilità delle spiagge. Protegge la sabbia dall’erosione, favorisce la riproduzione di molte specie marine e indica un ambiente costiero in buona salute. Le banquette non devono essere rimosse sistematicamente, come spiegato anche dal Ministero dell’Ambiente. Sono parte integrante della vita marina e contribuiscono alla resilienza delle coste italiane.

Colori strani in mare: microalghe e sedimenti, non allarmi

Il mare verde, marrone o rosa? Fa sempre effetto. E spesso preoccupa. Ma anche qui il più delle volte non c’è nulla di allarmante. Le variazioni di colore dell’acqua possono derivare dalla presenza di microalghe in sospensione, da sedimenti sollevati dal fondale o dal cambiamento della salinità e temperatura superficiale.

Le ARPA regionali monitorano costantemente la qualità delle acque e segnalano eventuali anomalie. In assenza di bollettini specifici, queste tonalità insolite sono da considerare parte della normale dinamica stagionale del mare.

Marrobbio, vermi marini e altri fenomeni che ingannano

A Lampedusa capita spesso di osservare il Marrobbio, un movimento anomalo delle acque che provoca un improvviso innalzamento o abbassamento del livello del mare. Questo evento, pur essendo visivamente impressionante, non ha nulla a che vedere con terremoti o maremoti. È causato da oscillazioni atmosferiche e differenze di pressione e viene registrato anche in altre parti del Mediterraneo.

Infine, tra gli “allarmi” estivi più comuni ci sono loro: i vermi marini. Come il cosiddetto vermocane, avvistato spesso in Sicilia e Sardegna. Anche se il nome non aiuta, si tratta di organismi bentonici innocui per l’uomo, parte dell’ecosistema marino. La loro presenza indica ricchezza biologica, non pericolo.

 

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