Linguista spiega da dove deriva la parola 'aperitivo': "Prima era un aggettivo"

L'aperitivo piace praticamente a tutti. È un momento di relax, in cui si mangia e si beve in compagnia, lasciandosi andare a discorsi talvolta banali e talvolta filosofici. Per noi italiani è quasi irrinunciabile. In fin dei conti, cosa vuol dire questa parola che molti di noi pronunciano più volte a settimana?

Marco Ballarè è un linguista che fa divulgazione su TikTok. Spesso e volentieri parla dell'origine delle parole comuni ma ricorda anche l'esistenza di alcuni vocaboli affascinanti oramai in disuso da parte degli italiani. In un video recente ha parlato di un significante di uso comunissimo tra italiani giovani e meno giovani: aperitivo. In alcune città del Nord è talmente usato che si è verificata la necessità di accorciarlo in "ape". Segno dei tempi frenetici che viviamo

"Aperitivo" deriva dal verbo "aprire" - forumagricolturasociale.it
"Aperitivo" deriva dal verbo "aprire" - forumagricolturasociale.it

Con un bicchiere di Crodino e ghiaccio in mano, Ballarè spiega che abbiniamo vari verbi a questo vocabolo: "beviamo" un aperitivo, "facciamo" un aperitivo, "ho bisogno" di un aperitivo. L'etimologia di questa parola è davvero curiosa. Nei primi anni del Novecento, infatti, più che un sostantivo era un aggettivo, che si riferiva a una sostanza che favoriva le funzioni gastriche. Proprio così. Proviene dal latino tardo "aperitivus", che a sua volta proviene dal verbo "aperire", cioè aprire. "Un rimedio aperitivo era quello che apriva, cioè facilitava, la digestione o l'evacuazione. All'epoca si parlava di erbe aperitive, radici aperitive, infusi aperitivi. Nei primi decenni del Novecento si iniziò a usarlo anche come sostantivo, sul modello del francese aperitif".

L'origine del termine "aperitivo"

Aperitif indicava una bevanda, più spesso alcolica, che stimola l'appetito o che "apre" il pasto. Ballarè, poi, apre un vocabolario di lingua italiana del 1941 e trova una sorpresa. In quell'anno, infatti, "aperitivo" venne bollato dai linguisti come "neologismo inutile". La definizione era: "Bevanda spiritosa amara per eccitar l'appetito". Perché "inutile"? Come scritto nel rigo sottostante: "Basterebbe la voce amaro". Altri tempi, decisamente. "Oggi in pochi direbbero di aver bevuto una tisana aperitiva ma quasi tutti nei giorni scorsi hanno fatto aperitivo con gli amici. L'aperitivo un tempo era rimedio per lo stomaco, ora è un rimedio per tutti i mali", conclude Ballarè con una punta di ironia.

Chiaramente si beveva alcol per 'stimolare' l'appetito ben prima del 1900. Secondo molti, il padre dell'aperitivo - anche se non usava questo vocabolo - è il torinese Antonio Benedetto Carpano, inventore del Vermouth (vino bianco arricchito con erbe e spezie), in una bottega sotto i portici torinesi. Correva l'anno 1786. L'allora re Vittorio Emanuele II ne era ghiotto e acquistava grosse quantità di bottiglie di Vermouth. Alcuni decenni dopo (1860), Gaspare Campari apre il "Caffè Campari" in Galleria a Milano, lanciando anche l'iconico Bitter. L'Happy Hour all'italiana, dove i drink vengono accompagnati da cibo in quantità, è nato a Milano negli Anni '80 del Novecento: non è più un 'bicchierino' bevuto nel giro di pochi minuti che serve ad aprire lo stmaco ma un appuntamento sociale che, spesso e volentieri, dura ore. È altrettanto vero che già gli Antichi Romani bevevano vino e miele prima dei banchetti per "aprire lo stomaco", ma questa è una storia che racconteremo un altro giorno.

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