I semi di questo albero rimuovono il 98% delle microplastiche dall'acqua

I semi della moringa, un albero diffuso in Africa e Asia, rimuovono fino al 98% delle microplastiche dall'acqua in pochi minuti, con prestazioni equivalenti ai coagulanti chimici industriali. La scoperta, pubblicata ad aprile 2026 sulla rivista ACS Omega da ricercatori dell'Università Statale di San Paolo (UNESP), apre la strada a un metodo di depurazione economico e privo di residui tossici, particolarmente utile dove gli impianti convenzionali falliscono: sulle particelle più piccole.

La portata del problema è documentata da uno studio della Columbia University, secondo cui un singolo litro di acqua in bottiglia può contenere fino a 240.000 particelle di plastica. Gli impianti di trattamento più avanzati riescono a trattenerne la maggior parte solo quando superano una certa dimensione. Sotto quella soglia, i frammenti passano indisturbati e finiscono nell'acqua potabile.

Moringa Albero

Perché i filtri attuali lasciano passare le particelle più piccole

Sulla carta, gli impianti di depurazione sono efficienti: rimuovono oltre il 95% delle particelle plastiche più grandi di 20 micrometri. Ma quando la dimensione scende, l'efficacia crolla, in alcuni casi sotto il 40%. Le particelle attorno ai 15 micrometri attraversano i filtri a sabbia quasi senza ostacoli.

Il motivo è di natura elettrica. Le microplastiche portano una carica negativa che le fa respingere a vicenda, mantenendole disperse nell'acqua invece di farle aggregare e sedimentare. Per superare questo ostacolo, gli impianti ricorrono a coagulanti chimici come il solfato di alluminio, che costringe le particelle a unirsi in fiocchi più grandi. Funziona, ma lascia residui che richiedono ulteriori passaggi di trattamento.

Come i semi di moringa svolgono il lavoro

I ricercatori dell'UNESP hanno dimostrato che un estratto salino dei semi di moringa raggiunge un'efficacia del 98% nella rimozione delle microplastiche. Il meccanismo è chiaro: alcune proteine contenute nei semi neutralizzano la carica elettrica delle particelle, eliminando la repulsione che le tiene separate. Una volta annullata la carica, le microplastiche iniziano ad aggregarsi formando ammassi (i cosiddetti flocs) facili da filtrare.

I test condotti su PVC degradato dai raggi UV hanno confermato il risultato: 98% contro il 98,7% del solfato di alluminio. In acqua alcalina, l'estratto vegetale si è rivelato persino leggermente più efficace del prodotto chimico, senza rilasciare sostanze tossiche.

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"Abbiamo dimostrato che l'estratto salino dei semi si comporta in modo simile al solfato di alluminio, usato negli impianti per coagulare l'acqua contenente microplastiche. In acque più alcaline, ha funzionato persino meglio del prodotto chimico", ha spiegato Gabrielle Batista, prima autrice dello studio.

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Una pratica antica che la scienza sta solo ora comprendendo

L'uso dei semi di moringa per depurare l'acqua non è una novità. In Sudan e in altre regioni dell'Africa orientale, le popolazioni locali pestano i semi e li aggiungono all'acqua torbida da generazioni. La ricerca dell'Università di Uppsala pubblicata su Colloids and Surfaces ha individuato il motivo: le proteine dei semi si legano alle impurità e formano agglomerati densi che sedimentano meglio rispetto a quelli prodotti dai coagulanti tradizionali.

L'effetto va oltre le microplastiche. Lo stesso processo riduce la torbidità e rimuove tra il 98% e il 99% dei batteri indicatori, rendendolo adatto ad aree prive di infrastrutture complesse. Restano alcuni punti aperti: durante il trattamento si registra il rilascio di carbonio organico disciolto, che può alterare la qualità dell'acqua se non viene gestito correttamente.

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"C'è un crescente controllo normativo e preoccupazione sanitaria sull'uso di coagulanti a base di alluminio e ferro, perché non sono biodegradabili, lasciano tossicità residua e comportano rischi di malattia. Per questo la ricerca di alternative sostenibili si è intensificata", ha osservato Adriano Gonçalves dos Reis, docente all'ICT-UNESP.

I test stanno proseguendo con campioni reali, tra cui acqua prelevata dal fiume Paraíba do Sul in Brasile, per verificare quanto il metodo regga fuori dal laboratorio. Se i risultati saranno confermati su scala maggiore, la moringa potrebbe affiancarsi o sostituire i coagulanti chimici negli impianti di depurazione, soprattutto in regioni dove l'infrastruttura industriale è limitata e i semi sono già una risorsa locale.