Tisana di bardana, tarassaco e ortica: la guida pratica per berla ogni giorno senza rischi

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

La chiamano tisana depurativa per eccellenza ed è probabilmente la più richiesta nelle erboristerie italiane da fine inverno fino a tutta la primavera. Tre radici e foglie, un pizzico di pazienza e una pentola d’acqua: bardana, tarassaco e ortica formano un trio che la tradizione popolare conosce da secoli e che oggi inizia ad avere anche un certo numero di studi scientifici alle spalle. Ma la domanda che ci viene rivolta più spesso nei nostri orti didattici è sempre la stessa: posso berla tutti i giorni? La risposta, come spesso accade in fitoterapia, è un sì condizionato. Vediamo perché, come prepararla a regola d’arte e quando invece è meglio fermarsi.

Le tre protagoniste: chi sono davvero bardana, tarassaco e ortica

Prima di parlare di tazze fumanti, vale la pena conoscere le piante. Non sono erbe esotiche: crescono spontanee in quasi tutta Italia, dai prati di pianura ai pascoli di montagna, e chiunque abbia un orto le ha probabilmente già strappate pensando fossero infestanti.

La bardana (Arctium lappa) è una biennale robusta della famiglia delle Asteraceae. Si raccoglie la radice, lunga anche un metro, ricca di inulina (un polisaccaride prebiotico che può arrivare al 45% del peso secco), composti poliacetilenici, lignani come l’arctigenina e acidi fenolici tra cui l’acido clorogenico e caffeico. È la radice che dà alla tisana quel sapore terroso, leggermente dolciastro.

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è il celebre "dente di leone" che colora di giallo i prati ad aprile. Della radice si apprezzano l’inulina, i sesquiterpeni amari (tarassacina, taraxinic acid), triterpeni come taraxasterolo e una notevole quantità di potassio. L’amaro che sentite in bocca è il principio attivo che stimola la secrezione biliare.

L’ortica (Urtica dioica) è la perenne urticante che tutti abbiamo imparato a evitare da bambini. Delle foglie si utilizzano la clorofilla, i flavonoidi (in particolare quercetina e rutina), gli acidi fenolici, e soprattutto una concentrazione molto interessante di sali minerali: ferro, calcio, magnesio, silicio e ancora potassio. È la pianta "remineralizzante" per antonomasia della tradizione europea.

Cosa dice la scienza sulle tre piante

Sulla parola "depurativo" bisogna essere onesti: in medicina ufficiale non esiste una funzione fisiologica chiamata "depurazione". Fegato e reni lavorano benissimo da soli. Quello che la fitoterapia può fare è supportarne il funzionamento in periodi di stress metabolico, fornire micronutrienti e modulare alcune attività enzimatiche. Vediamo cosa è stato effettivamente documentato.

Bardana: epatoprotezione e modulazione metabolica

Studi sperimentali su modelli animali hanno mostrato che gli estratti di radice di bardana riducono i marker di danno epatico indotto da tossine come tetracloruro di carbonio e paracetamolo, grazie soprattutto all’attività antiossidante di lignani e acidi fenolici. Su volontari umani, l’integrazione con estratti di bardana ha mostrato una riduzione dei marcatori infiammatori in pazienti con osteoartrite. L’inulina contenuta, inoltre, agisce da fibra prebiotica modulando positivamente il microbiota intestinale, e questo si traduce indirettamente in una minore produzione di metaboliti tossici a livello del colon.

Tarassaco: coleretico e colagogo

Il tarassaco è una delle pochissime piante per cui esiste un riconoscimento di uso tradizionale a livello europeo per "sintomi dispeptici minori e sensazione di pienezza addominale". I sesquiterpeni amari stimolano per via riflessa la secrezione di succhi gastrici e bile (azione coleretica), mentre l’azione colagoga favorisce lo svuotamento della cistifellea. Tradotto in pratica: aiuta la digestione dei grassi e contribuisce al fisiologico turn-over delle vie biliari. Studi preclinici hanno evidenziato anche un effetto diuretico moderato della parte aerea, mentre la radice resta più orientata sul fegato.

Ortica: diuretica e remineralizzante

Sull’ortica le evidenze più solide riguardano due ambiti: l’azione diuretica acquaretica (cioè aumenta l’eliminazione di acqua senza forte perdita di elettroliti, a differenza dei diuretici di sintesi) e il supporto in caso di iperplasia prostatica benigna, quest’ultimo però riferito agli estratti di radice. La foglia, quella che usiamo in tisana, fornisce ferro biodisponibile, clorofilla e una rilevante quota di silicio organico utile per cartilagini, capelli e unghie. L’EMA riconosce l’uso tradizionale dell’ortica per "aumentare la quantità di urina al fine di ottenere il lavaggio delle vie urinarie come trattamento aggiuntivo di disturbi minori".

Come si prepara la tisana a regola d’arte

Qui casca l’asino di molte preparazioni casalinghe. Bardana e tarassaco sono radici legnose: vanno trattate con la decozione, cioè la bollitura. L’ortica è una foglia delicata: va trattata con l’infusione, cioè versandoci sopra l’acqua bollente a fuoco spento. Mescolare tutto insieme buttandolo in acqua calda è un errore che dimezza l’estrazione dei principi attivi delle radici e degrada parte dei flavonoidi dell’ortica.

Ricetta per una tazza (250 ml)

  • Radice di bardana essiccata e tagliata: 1 cucchiaino raso (circa 2 g)
  • Radice di tarassaco essiccata e tagliata: 1 cucchiaino raso (circa 2 g)
  • Foglie di ortica essiccate: 1 cucchiaino colmo (circa 1,5 g)
  • Acqua: 300 ml (per compensare l’evaporazione)

Procedimento

  1. Mettete bardana e tarassaco in un pentolino con l’acqua fredda.
  2. Portate a ebollizione e fate sobbollire a fuoco basso e coperto per 10-12 minuti.
  3. Spegnete il fuoco, aggiungete l’ortica, coprite e lasciate in infusione per 8-10 minuti.
  4. Filtrate con un colino a maglie fini. Bevete tiepida, senza zucchero (al massimo un cucchiaino di miele se proprio non ce la fate con l’amaro).

Il momento migliore per assumerla è lontano dai pasti principali, idealmente a metà mattina o a metà pomeriggio. Bevuta prima dei pasti enfatizza l’effetto digestivo grazie all’amaro del tarassaco; bevuta al mattino a digiuno è più drenante.

Si può bere tutti i giorni? La regola dei cicli

Veniamo alla domanda che vale tutto l’articolo. La risposta breve è: sì, ma a cicli. La risposta lunga merita qualche riga in più.

In fitoterapia europea c’è un principio condiviso e abbastanza consolidato: le piante con attività farmacologica reale, anche se blande, non andrebbero assunte ininterrottamente per mesi. Le ragioni sono almeno tre.

La prima è la tolleranza recettoriale: l’organismo tende ad adattarsi e l’effetto, soprattutto quello diuretico e coleretico, tende ad attenuarsi nel tempo. La seconda è il rischio di squilibri elettrolitici: anche se l’ortica è acquaretica e il tarassaco è ricco di potassio (e quindi in teoria compensa le perdite), un’assunzione continuativa per molti mesi può alterare il bilancio di sodio e potassio, soprattutto nelle stagioni calde o in chi suda molto. La terza è la desensibilizzazione del gusto amaro, che paradossalmente riduce l’efficacia del tarassaco sul fegato.

Lo schema più condiviso, che applichiamo anche nei nostri laboratori sulle erbe spontanee, è il seguente:

  • 1-2 tazze al giorno per 6-8 settimane (un ciclo "stagionale")
  • Pausa di 1-2 settimane
  • Eventuale ripresa per un secondo ciclo

Tipicamente si fanno due cicli all’anno: uno in primavera (marzo-aprile) e uno all’inizio dell’autunno (settembre-ottobre), i due momenti in cui la medicina tradizionale colloca i "cambi di stagione". Non c’è nulla di esoterico in questo: sono semplicemente i periodi in cui il fegato lavora di più per adattare il metabolismo alle nuove temperature e alla diversa disponibilità alimentare.

Controindicazioni e interazioni: quando NON berla

Il fatto che siano piante "naturali" non significa che siano innocue per tutti. Ecco i casi in cui questa tisana è sconsigliata o richiede il parere del medico.

Condizioni che la controindicano

  • Gravidanza e allattamento: il tarassaco ha potenziale azione stimolante sull’utero in dosi elevate, l’ortica può modificare la composizione del latte. In via prudenziale: evitare.
  • Calcoli biliari o ostruzione delle vie biliari: l’azione colagoga del tarassaco può mobilizzare un calcolo e causare una colica acuta. Assolutamente da evitare senza supervisione medica.
  • Insufficienza renale: l’azione diuretica dell’ortica e l’alto contenuto di potassio del tarassaco rappresentano un sovraccarico per reni già compromessi.
  • Allergie alle Asteraceae: chi è allergico ad ambrosia, camomilla o calendula può reagire anche a bardana e tarassaco.
  • Bambini sotto i 12 anni: dati insufficienti, meglio evitare.

Interazioni farmacologiche da conoscere

  • Diuretici di sintesi (furosemide, idroclorotiazide): effetto sommato, rischio di disidratazione e ipopotassiemia/iperpotassiemia.
  • Anticoagulanti (warfarin in particolare): l’ortica è ricca di vitamina K e può ridurre l’efficacia dei dicumarolici.
  • Ipoglicemizzanti orali e insulina: bardana e tarassaco possono potenziare l’effetto, con rischio di ipoglicemia.
  • Litio: l’aumento della diuresi può alterarne i livelli plasmatici.
  • Antiipertensivi: possibile effetto additivo, monitorare la pressione.

La regola d’oro: se assumete farmaci cronicamente, parlatene con il vostro medico o con un farmacista esperto in fitoterapia prima di iniziare un ciclo.

Coltivare e raccogliere in proprio: si può fare

Una nota agronomica per chi ha un orto. Tutte e tre queste piante si prestano benissimo all’autoproduzione, ma con qualche accortezza.

La bardana è biennale: si semina in primavera, la radice si raccoglie in autunno del primo anno o all’inizio della primavera del secondo, prima che la pianta vada a fiore. Vuole terreni profondi e sciolti, altrimenti la radice si biforca.

Il tarassaco cresce praticamente ovunque, ma per uso erboristico è meglio raccoglierlo in prati non trattati, lontani da strade e campi convenzionali. La radice si estrae in autunno, quando la pianta accumula inulina per l’inverno.

L’ortica è perenne e tende a colonizzare. Vale la pena dedicarle un’area circoscritta, magari delimitata da una barriera interrata, perché si espande sia per seme che per rizoma. Per esperienza diretta: se la piantate libera in un’aiuola, in tre stagioni ve la ritrovate ovunque, anche a decine di metri di distanza dal punto originale. Le foglie si raccolgono giovani, prima della fioritura, indossando rigorosamente i guanti. Si essiccano all’ombra in luogo ventilato e perdono completamente il potere urticante.

Per chi non ha l’orto, in erboristeria scegliete sempre piante in taglio tisana certificate, possibilmente da coltivazione biologica, e controllate la data di confezionamento: oltre i 18 mesi i principi attivi calano drasticamente.

In sintesi: cosa portarsi a casa

La tisana di bardana, tarassaco e ortica è una preparazione seria, non un miracolo. Non "disintossica" nel senso pseudo-scientifico del termine, ma supporta in modo blando e fisiologico le funzioni epatica, biliare e renale, fornisce micronutrienti utili e ha un profilo di sicurezza ragionevole nella maggior parte degli adulti sani. Berla a cicli di 6-8 settimane, una o due volte l’anno, preparata correttamente (decozione per le radici, infusione per l’ortica) e con attenzione alle interazioni farmacologiche, è una pratica del tutto sostenibile e in linea con la migliore tradizione fitoterapica europea.

Non aspettatevi di perdere cinque chili in una settimana o di "ripulire il fegato" in dieci giorni. Aspettatevi piuttosto una digestione un po’ più leggera, una diuresi più regolare e quella sensazione difficile da quantificare ma reale che chi beve tisane di erbe amare conosce bene: stare un po’ meglio, senza saper bene perché.

Fonti

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