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Capita ogni anno, puntuale come l’estate: la sera del solstizio, mentre cenate in terrazzo o aprite la finestra per arieggiare la camera, arriva lui. Un coleottero color caramello che sbatte contro il vetro, ronza pesante intorno al lampadario e finisce a zampe all’aria sul pavimento. È il maggiolino di San Giovanni, Amphimallon solstitiale, ribattezzato così perché lo sfarfallamento degli adulti coincide quasi esattamente con la festa del 24 giugno. Niente paura: non morde, non punge, non rovina la dispensa. Però la sua vita segreta sotto il prato merita qualche attenzione, soprattutto se curate un orto o un tappeto erboso.
Identikit del maggiolino estivo
L’Amphimallon solstitiale è uno scarabeide della sottofamiglia dei Melolontini, parente stretto del più noto maggiolino comune. Misura tra i 14 e i 18 millimetri, ha le elitre (le ali esterne, quelle dure che ricoprono il dorso) di un giallo-ocra uniforme, il corpo rivestito di una fine peluria chiara che gli dà un aspetto quasi felpato, e antenne a ventaglio formate da tre lamelle. Vola goffo, con un ronzio cupo e ben udibile, ed è attivo dal crepuscolo fino a tarda sera nelle settimane a cavallo del solstizio d’estate, da metà giugno a fine luglio nella maggior parte dell’Italia.
Non è il maggiolino comune: come distinguerli
Molti lo confondono con Melolontha melolontha, il classico maggiolino delle fiabe e dei prati primaverili. In realtà, distinguerli è semplice se si guardano tre dettagli.
- Periodo di volo: il maggiolino comune sfarfalla in aprile-maggio, quello di San Giovanni un mese e mezzo più tardi.
- Dimensioni e colore: Melolontha è più grosso (25-30 mm), con elitre marrone-rossastre lucide e pigidio (la punta dell’addome) allungato a punta. Amphimallon è più piccolo, più chiaro, peloso e tozzo.
- Antenne: il maggiolino comune ha lamelle antennali grandi e vistose, soprattutto nei maschi (sette nelle femmine, da sette a otto). Amphimallon ne ha solo tre, più piccole.
Questa distinzione non è solo accademica: cambia anche la gestione, perché il ciclo larvale del maggiolino comune dura tre o quattro anni mentre quello del cugino estivo si chiude in due, con un potenziale di danno diverso al prato e alle colture.
Perché viene a sbattere contro le luci di casa
Il comportamento più curioso dell’adulto è la forte attrazione per le sorgenti luminose artificiali nelle ore subito dopo il tramonto. Si tratta di un caso classico di fototassi positiva, comune a molti coleotteri notturni: la luce della luna serve agli insetti come riferimento per mantenere una rotta di volo stabile, e le lampadine domestiche o i lampioni la sostituiscono confondendo l’orientamento. Risultato? Spirali sempre più strette attorno al punto luminoso, fino allo schianto.
Per ridurre l’invasione serale bastano accorgimenti banali: tenere le tapparelle abbassate quando si accendono le luci interne, preferire lampade a LED con tonalità calda (la luce gialla attira meno della bianca-fredda o degli UV), installare zanzariere a maglia fine. Non c’è bisogno di insetticidi: gli adulti vivono pochissimi giorni e il fenomeno passa da sé entro tre o quattro settimane.
Il ciclo vitale: due anni sottoterra
La parte più interessante della biologia di questo coleottero avviene lontano dai nostri occhi. Dopo l’accoppiamento, che spesso si consuma in volo o appena posati sui rami degli alberi, la femmina depone 20-40 uova a qualche centimetro di profondità in terreni preferibilmente sabbiosi e ben drenati, scegliendo prati, pascoli, scarpate erbose e bordi di campi.
Dopo tre o quattro settimane nascono le larve, i cosiddetti grub bianchi: corpicini a forma di C, biancastri con la capsula cefalica bruna e tre paia di zampette toraciche. Si nutrono di radici, in particolare di graminacee. Nel corso di circa due anni attraversano tre stadi larvali, scendendo in profondità durante l’inverno e risalendo a primavera per riprendere l’alimentazione. L’impupamento avviene in primavera, dentro una camera di terra a 10-20 cm di profondità, e l’adulto emerge proprio attorno al solstizio per chiudere il cerchio.
Quando le larve diventano un problema (e quando no)
I grub in piccole quantità sono normalissimi abitanti del sottosuolo e non causano alcun danno visibile. La soglia di guardia, per i tappeti erbosi ornamentali e i campi sportivi, è indicativamente di 5-10 larve per metro quadrato; oltre questa densità iniziano a comparire i sintomi tipici:
- Chiazze ingiallite o brune di erba che si solleva come un tappeto al minimo strappo, perché le radici sono state rosicchiate.
- Aree calpestabili che diventano spugnose sotto il piede.
- Buchi sparsi e zolle ribaltate, opera di uccelli (merli, cornacchie, gazze), ricci e talpe che scavano per banchettare con le larve. Questo è in realtà un segnale ecologico positivo: significa che la catena alimentare funziona.
Nell’orto familiare i danni sono di solito sporadici e si concentrano su giovani piantine con apparato radicale ancora debole, come quelle di fragola, lattuga, carota o piccoli ortaggi a foglia trapiantati. Le piante adulte e ben radicate tollerano benissimo qualche grub vicino alle radici.
Come gestire le infestazioni senza esagerare
La regola d’oro è non confondere la presenza con il danno. Prima di intervenire, scavate alcune zolle quadrate di 25×25 cm in punti diversi del prato e contate i grub: se ne trovate meno di tre o quattro, lasciate perdere. Quando invece la densità è davvero alta, esistono strategie a basso impatto, integrate, che funzionano.

Controllo biologico con nematodi
I nematodi entomopatogeni sono microscopici vermi cilindrici che parassitano e uccidono le larve di scarabeidi. Le specie più studiate ed efficaci sul genere Amphimallon e affini appartengono ai generi Heterorhabditis (in particolare H. bacteriophora) e Steinernema. Si distribuiscono sciolti in acqua con un comune annaffiatoio o un irrigatore, a temperatura del suolo superiore ai 12-14 °C e su terreno umido. La finestra ideale in Italia è fine estate-inizio autunno (agosto-settembre nelle zone 8-10), quando le larve sono al primo o secondo stadio e quindi più vulnerabili. Le efficacie riportate in letteratura variano molto in base a specie, dose e condizioni ambientali, ma in condizioni ottimali si raggiungono riduzioni della popolazione superiori al 70%.
Funghi entomopatogeni
Anche Beauveria brongniartii e Metarhizium anisopliae sono utilizzati con buoni risultati contro le larve di melolontini. Si trovano formulati come polveri o granuli da incorporare nei primi centimetri di suolo. Sono compatibili con la coltivazione biologica e non hanno effetti collaterali su lombrichi e api.
Pratiche agronomiche e prevenzione
- Sfalci alti (5-7 cm) e irrigazioni profonde ma diradate, che favoriscono uno sviluppo radicale vigoroso capace di compensare il rosicchiamento delle larve.
- Rullatura primaverile e arieggiatura, che disturbano le pupe e riducono la sopravvivenza.
- Mantenere siepi e nidi artificiali per attirare merli, storni e pettirossi, che sono predatori naturali instancabili.
- Lasciare angoli del giardino con foglie e legna marcescente per ospitare i ricci, ciascuno dei quali può consumare decine di grub per notte.
Insetticidi chimici: ultima spiaggia, con cautela
Gli insetticidi di sintesi a base di neonicotinoidi, un tempo molto utilizzati contro i grub, sono ormai soggetti a forti restrizioni nell’Unione Europea per l’impatto sugli impollinatori. Sul mercato hobbistico restano alcuni piretroidi e formulati a base di acetamiprid, ma andrebbero considerati solo per situazioni estreme su prati ornamentali, mai nell’orto familiare e mai sui fiori in piena fioritura. Per un giardino domestico la combinazione di nematodi, predatori naturali e buone pratiche colturali è quasi sempre sufficiente.
Un ruolo ecologico che vale la pena rispettare
Prima di partire in quarta con il pestello, vale la pena ricordare che il maggiolino di San Giovanni è parte di un ecosistema più ampio. Gli adulti, pur nutrendosi marginalmente di foglie (querce, faggi, carpini, qualche rosacea), non causano defogliazioni significative come fa il maggiolino comune. Le larve, oltre a essere prede di uccelli e mammiferi insettivori, contribuiscono alla decomposizione della sostanza organica nel suolo. In molte aree rurali europee la specie è in calo a causa della scomparsa dei prati permanenti e dell’uso intensivo di pesticidi.
Insomma, se una sera di giugno ne trovate uno capovolto sul davanzale, la cosa migliore è raccoglierlo con un foglio di carta, rimetterlo a zampe sotto su un cespuglio e godersi lo spettacolo del suo ronzio mentre riparte verso la prossima lampadina.
Fonti
- EFSA / Forest Pests EU. Amphimallon solstitiale / Summer chafer.
- MDPI Agronomy (2024). Synergistic Pest Management Strategies for Turfgrass: Sustainable Control of Insect Pests and Fungal Pathogens.
- Koppenhöfer A.M., Fuzy E.M. (2016). Entomopathogenic Nematodes in Turfgrass: Ecology and Management of Important Insect Pests in North America. Springer.
- Koppenhöfer A.M., Fuzy E.M. (2003). Steinernema scarabaei, an entomopathogenic nematode for control of the European chafer. Biological Control.
- PMC / NIH (2024). New Strains of the Entomopathogenic Nematodes Steinernema scarabaei, S. glaseri, and S. cubanum for White Grub Management.
- Journal of Economic Entomology (2013). Efficacy of Entomopathogenic Steinernema and Heterorhabditis Nematodes Against White Grubs.
- NatureSpot. Summer Chafer – Amphimallon solstitiale.
- BBC Gardeners’ World / RHS. Problem Solving: Chafer Grubs.





