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C’è un momento, in tarda estate, in cui si solleva una foglia di pomodoro e ci si trova davanti due occhi triangolari che ci fissano immobili. La mantide religiosa (Mantis religiosa) è uno degli incontri più affascinanti che si possano fare in un orto italiano: un predatore raffinato, autoctono del Mediterraneo, che da millenni convive con i nostri paesaggi agricoli. Trovarla tra le zucchine o aggrappata a uno stelo di finocchio selvatico non è solo una curiosità: è un piccolo certificato di salute ecologica del nostro giardino.
In questa guida vediamo come riconoscerla nei suoi tre stadi vitali, perché è un’alleata (con qualche sfumatura), quali piante e quali pratiche la attirano, e come proteggerla dai veri nemici del giardino contemporaneo: pesticidi sistemici, sfalci compulsivi e mani troppo zelanti che distruggono ooteche scambiandole per nidi di parassiti.
Chi è davvero la mantide religiosa: identikit di una specie autoctona
Mantis religiosa è l’unica mantide ampiamente diffusa in tutta Europa centrale e mediterranea, ed è specie nativa anche in Italia, dalle pianure del Nord fino alla Sicilia e alla Sardegna. A differenza degli Stati Uniti, dove convivono mantidi locali e specie introdotte come la cinese Tenodera sinensis, da noi la presenza di una mantide in giardino significa quasi sempre averne a che fare con la specie europea: corpo allungato di 4-7 cm nelle femmine adulte, leggermente più piccolo nei maschi, colore variabile dal verde brillante al marrone paglierino a seconda della vegetazione in cui si è sviluppata.
Il dettaglio che la distingue da altre mantidi mediterranee (come Ameles o Empusa) è la macchia nera a forma di occhio, spesso con un puntino bianco al centro, posta alla base interna delle zampe anteriori raptatorie. È un segnale aposematico: quando si sente minacciata, alza le zampe a U mostrando questi falsi occhi per scoraggiare il predatore.

Habitat preferito nel paesaggio italiano
La mantide religiosa ama gli ambienti caldi, soleggiati, con vegetazione erbacea alta e arbusti sparsi: margini di campi, incolti, scarpate ferroviarie, vigneti tradizionali, oliveti gestiti in modo estensivo, prati polifiti, bordi di siepi miste. Negli ultimi vent’anni la specie ha persino ampliato il proprio areale verso nord Europa grazie al riscaldamento climatico, e in Italia la troviamo abbondante anche in pianura padana, dove un tempo era più localizzata. Le proiezioni climatiche indicano un’espansione areale a medio termine, seguita però da una possibile contrazione nelle zone più calde del Mediterraneo entro fine secolo, se le estati diventeranno troppo aride.
I tre stadi della vita: ooteca, ninfa, adulto
Capire il ciclo biologico è la chiave per proteggerla. La mantide religiosa è univoltina: completa una sola generazione all’anno, scandita dal ritmo mediterraneo.
L’ooteca: lo scrigno d’inverno
In autunno, tra settembre e ottobre, la femmina depone l’ooteca, una capsula schiumosa color crema o nocciola che indurisce all’aria diventando simile a una piccola spugna rigida lunga 2-4 cm. La incolla a rametti di rovo, gambi di finocchio selvatico, fusti di graminacee secche, sassi soleggiati, ringhiere e a volte muretti a secco. Contiene da 100 a oltre 300 uova, protette dal gelo grazie alla schiuma indurita.
È il momento in cui il giardiniere fa il danno peggiore senza saperlo: scambia l’ooteca per un bozzolo di processionaria, una galla o un nido di insetti dannosi, e la elimina. Riconoscerla è semplice: forma a goccia allungata, struttura porosa simile a polistirolo compatto, una





