Ooteca di mantide religiosa: cos’è, quando si schiude e perché non va mai distrutta

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita spesso, durante una potatura invernale o un giro nell’orto a fine inverno, di imbattersi in una strana massa schiumosa indurita, color nocciola o paglierino, attaccata a un rametto, a un palo del recinto o al lato soleggiato di un muretto a secco. Non è un fungo, non è una malattia della pianta: con ogni probabilità si tratta di un’ooteca di mantide religiosa, ovvero il nido protetto in cui una femmina ha deposto le uova la scorsa estate o all’inizio dell’autunno. Saperla riconoscere è importante, perché da quella struttura solida come polistirolo possono uscire, in tarda primavera, anche un paio di centinaia di piccoli predatori utilissimi all’orto biologico.

Che cos’è davvero un’ooteca

L’ooteca è una capsula spugnosa prodotta dalle ghiandole accessorie della femmina di Mantis religiosa, l’unica mantide ampiamente diffusa in tutta Italia insieme a poche altre specie native (e ad alcune aliene come Hierodula in espansione al Nord). La femmina la fabbrica nel giro di poche ore: emette una sostanza proteica che, a contatto con l’aria, viene montata a schiuma con i cerci dell’addome e si solidifica rapidamente in una struttura porosa, leggera ma sorprendentemente resistente a gelo, pioggia e attacchi di parassiti.

All’interno, ben isolate da camerette separate, si trovano in media da 100 a 300 uova. La schiuma indurita funziona come un piumino tecnico: trattiene aria, attenua gli sbalzi termici e protegge le uova dai predatori più piccoli (formiche, parassitoidi del genere Podagrion, uccelli). È proprio grazie a questa armatura naturale che la mantide può permettersi di lasciare le uova esposte tutto l’inverno, senza sorveglianza.

Come riconoscerla a colpo d’occhio

  • Forma: allungata, ovoidale, lunga 2-4 cm circa nella mantide religiosa.
  • Colore: dal beige chiaro al marrone, talvolta grigio-cenere con l’invecchiamento.
  • Superficie: ruvida, con una cresta longitudinale leggermente più chiara dove poi avverrà la schiusa.
  • Posizione: rametti di rovo, ginestra, arbusti aromatici, steli di graminacee robuste, pali in legno, sassi esposti a sud, fessure di muretti a secco, lato interno di tettoie e capanni.

Va distinta dalle ooteche di altre specie: quella di Mantis religiosa è più allungata e regolare, mentre quelle dei generi Empusa o Ameles (presenti soprattutto al Centro-Sud) tendono ad essere più piccole o di forma diversa. Le ooteche del genere alieno Hierodula, che si sta diffondendo in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, sono invece più tozze, quasi sferiche.

Quando si schiudono in Italia

La schiusa avviene in tarda primavera, quando le temperature medie giornaliere si stabilizzano sopra i 18-20 °C e l’umidità ambientale è discreta. In Italia il periodo varia in modo netto in base alla latitudine e all’altitudine:

  • Sud e isole, zone costiere: dalla fine di aprile alla prima metà di maggio.
  • Centro Italia e pianure interne: tra metà maggio e inizio giugno.
  • Nord, fondovalle alpini e aree collinari: spesso da inizio a fine giugno.

Le uova hanno bisogno di un periodo di freddo invernale (una sorta di diapausa) per poi rispondere correttamente al riscaldamento primaverile: è il motivo per cui un’ooteca portata in casa per curiosità rischia di schiudersi troppo presto, in pieno inverno, dando vita a centinaia di neanidi destinate a morire perché fuori non c’è ancora nulla da mangiare.

La schiusa vera e propria dura pochissimo, spesso meno di un’ora. Le neanidi – cioè le piccole mantidi appena nate, lunghe 4-6 mm – escono quasi simultaneamente dalla cresta dell’ooteca, calandosi a testa in giù appese a un sottilissimo filo che ricorda una ragnatela. Nel giro di pochi minuti la prima muta è completata e i piccoli si disperdono velocemente nella vegetazione.

Perché l’ooteca non va distrutta: la mantide è un’alleata dell’orto

La Mantis religiosa è un predatore generalista: appostata immobile fra le foglie, scatta in pochi millesimi di secondo afferrando la preda con le zampe raptatorie. Nell’orto familiare e nel frutteto domestico questo si traduce in un contributo non trascurabile alla lotta biologica, perché tra le sue prede figurano regolarmente:

  • cavallette e cavallini, particolarmente fastidiosi per insalate e leguminose;
  • cicaline e cimici giovani, vettori e parassiti di pomodoro, fagiolino, melanzana;
  • mosche, zanzare e lepidotteri notturni adulti;
  • afidi, soprattutto da parte delle neanidi nei primi stadi;
  • bruchi di nottue e cavolaie, quando di taglia adeguata.

Va detto con onestà scientifica: la mantide religiosa non è una soluzione “magica” contro le infestazioni gravi. È un predatore opportunista, poco selettivo (può cibarsi anche di pronubi come le api e di altri ausiliari come le coccinelle) e con densità di popolazione naturalmente basse. La letteratura entomologica sottolinea da tempo che il rilascio massivo di ooteche acquistate, pratica diffusa negli Stati Uniti, ha un’efficacia limitata sui parassiti specifici e può alterare l’equilibrio locale. Molto meglio favorire le mantidi già presenti nel proprio territorio: in un giardino vario e poco trattato, la loro azione si somma a quella di sirfidi, crisope, coccinelle e parassitoidi, contribuendo a tenere a freno le popolazioni di fitofagi senza ricorrere a insetticidi.

Cosa fare se la trovi durante una potatura

Se durante i lavori di fine inverno ci si accorge di aver tagliato un rametto con un’ooteca attaccata, la regola è semplice: non distruggerla, non aprirla, non portarla al chiuso. Le opzioni pratiche sono due:

  1. Lasciarla dov’è, se possibile: basta non bruciare quel ramo né triturarlo. Si può appoggiare il rametto su una forcella di un’altra pianta, in posizione soleggiata e riparata dalle piogge battenti.
  2. Trasferirla con cura: legare il rametto, con uno spago morbido, a un arbusto del giardino o dell’orto, a 30-150 cm da terra, esposto a sud o sud-est. L’altezza serve a ridurre il rischio di predazione da parte di topi e formiche.

Non staccare mai l’ooteca dal supporto su cui è stata costruita, perché si rischia di danneggiare la cresta di uscita. E soprattutto, non tenerla in garage, in cantina o in casa: il calore costante anticipa la schiusa di mesi, condannando le piccole mantidi.

Ooteca di mantide religiosa: cos'è, quando si schiude e perché non va mai distrutta

Il momento della nascita: spettacolo e cannibalismo tra fratelli

Assistere a una schiusa di ooteca è una di quelle esperienze che lasciano il segno, soprattutto se si hanno bambini in famiglia. In pochi minuti decine di micro-mantidi color crema-ambrato si calano nel vuoto, ondeggiano nell’aria, distendono le zampe e cominciano a esplorare. Sono già in tutto e per tutto delle mantidi: stessa postura “in preghiera”, stesso sguardo mobile, stessa capacità di scattare.

C’è però un aspetto che spesso colpisce chi osserva la scena: le neanidi si disperdono molto in fretta, ed è bene che sia così. Subito dopo la schiusa, infatti, può manifestarsi il cannibalismo tra fratelli: una neanide che incontra un’altra nei minuti immediatamente successivi alla nascita può tentare di catturarla. Studi etologici condotti su diverse specie di mantidi hanno mostrato che il cannibalismo siblicida non è un “errore” ma una strategia adattativa, soprattutto in condizioni di scarsità di prede o di alta densità. In natura la rapida dispersione tra l’erba e i rametti riduce moltissimo gli incontri tra fratelli e quindi anche la mortalità per cannibalismo.

Cosa fare quindi se si assiste alla nascita? Niente. È la migliore reazione possibile. Non spruzzare acqua per “aiutarle” a uscire, non raccoglierle, non spostarle in un terrario: la sopravvivenza è naturalmente bassa (poche per cento arriveranno all’età adulta), ma è esattamente il numero giusto per mantenere la popolazione in equilibrio. Toccarle può danneggiare la cuticola ancora morbida o staccare loro le zampine.

Come favorire la mantide religiosa nell’orto biologico

Più che “introdurre” mantidi, l’approccio corretto in un orto-giardino italiano è creare condizioni accoglienti perché si insedino spontaneamente. Alcuni accorgimenti pratici, validi in tutte le zone climatiche del Paese:

  • Lasciare angoli incolti: una fascia di prato alto, qualche cespuglio di rovo o di ginestrino, un bordo di graminacee selvatiche offrono prede (cavallette, mosche) e siti di deposizione delle ooteche.
  • Mantenere muretti a secco e cataste di legna: superfici esposte al sole dove le femmine depongono volentieri in tarda estate.
  • Evitare gli insetticidi ad ampio spettro: piretroidi, neonicotinoidi e anche alcuni prodotti ammessi in biologico (come il piretro naturale) sono letali per le mantidi adulte e ancor di più per le neanidi.
  • Diversificare le colture: consociazioni con aromatiche (lavanda, rosmarino, origano, finocchio selvatico) e fiori spontanei attirano insetti-preda e creano postazioni di caccia per le mantidi.
  • Falciature tardive e parziali: tagliare l’erba a fine inverno solo a tratti, lasciando “isole” di vegetazione secca, permette alle ooteche già deposte di completare lo svernamento senza essere triturate dal decespugliatore.

Un’ultima nota utile: la mantide religiosa è una specie protetta o tutelata in vari Paesi europei e, anche dove non lo è formalmente, rientra tra gli insetti benefici la cui presenza è considerata indicatore di buona qualità ambientale. Trovarne le ooteche in giardino, insomma, non è un problema da risolvere ma un piccolo successo ecologico da custodire fino alla primavera successiva.

Fonti