Zecca bianca sul cane: cos’è davvero quel pallino grigio attaccato al pelo (e come rimuoverlo)

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ti è capitato di accarezzare il tuo cane o il tuo gatto e di sentire sotto le dita una pallina liscia, biancastra o grigio-perla, attaccata saldamente alla pelle? La prima reazione è quasi sempre la stessa: una verruca? Una cisti? Una zecca albina? Niente di tutto questo. Quasi certamente si tratta di una zecca ingorgata, cioè un parassita che si è nutrito di sangue per ore o giorni e che, gonfiandosi a dismisura, ha cambiato colore e forma diventando irriconoscibile rispetto alla classica immagine del piccolo ragnetto scuro.

In Italia il problema è tutt’altro che marginale: con inverni sempre più miti, le zecche restano attive praticamente tutto l’anno, soprattutto nelle zone climatiche 8-10 (gran parte del Centro-Sud e delle aree costiere). Capire cosa stai guardando, rimuoverla nel modo giusto e sapere quali sintomi sorvegliare nelle settimane successive può fare una differenza enorme per la salute del tuo animale e anche per la tua.

Perché una zecca diventa bianca o grigia: il fenomeno dell’ingorgo

La zecca più comune sui cani e gatti europei, Ixodes ricinus (la cosiddetta zecca dei boschi), da digiuna è un piccolo aracnide piatto, lungo 2-4 millimetri, di colore marrone scuro o rossiccio. Ma quando affonda l’apparato boccale nella pelle dell’ospite e inizia il pasto di sangue, succede qualcosa di impressionante: il suo addome si dilata fino a 100-200 volte il volume iniziale, può arrivare a 1 centimetro di diametro e la cuticola, stirandosi, perde quasi tutto il pigmento.

Il risultato è una sferetta lucida che può apparire:

  • biancastra o color avorio se la zecca è in fase avanzata di nutrimento;
  • grigio-perla o azzurrina, traslucida, quando è completamente piena;
  • verdognola o oliva in alcune femmine adulte particolarmente gonfie.

Non esistono, in pratica, zecche albine: quello che sembra un albinismo è semplicemente la pelle del parassita tesa al massimo, riempita di sangue. La testa resta invece scura e infilata nella cute dell’animale, mentre il corpo penzola visibile.

Come distinguerla da una verruca o da una cisti

Capita spesso che i proprietari scambino una zecca ingorgata per una piccola escrescenza cutanea. Ci sono però alcuni segnali utili:

  • la zecca ha otto zampe visibili attorno al punto di attacco (servono buona luce e magari una lente);
  • la base è circondata da un alone arrossato;
  • al tatto è liscia, soda ma elastica, mai dura come un nodulo;
  • spesso se ne trovano più di una, soprattutto attorno a orecchie, collo, ascelle, inguine e tra le dita.

I rischi reali in Italia: non solo Lyme

Una zecca attaccata per qualche ora non è automaticamente sinonimo di malattia, ma è importante sapere quali agenti patogeni può trasmettere nel nostro Paese. Le evidenze epidemiologiche italiane parlano chiaro: il rischio è concreto, soprattutto nelle aree pedemontane, collinari e nei parchi urbani.

Borreliosi di Lyme

È la malattia trasmessa da zecca più nota. Il batterio Borrelia burgdorferi sensu lato viene veicolato proprio da Ixodes ricinus. Nel cane può causare febbre, zoppia migrante, ingrossamento dei linfonodi; nell’uomo il segnale tipico è l’eritema migrante, una macchia rossa che si allarga a cerchio attorno al punto del morso. La trasmissione richiede in genere che la zecca resti attaccata almeno 24-48 ore, motivo per cui rimuoverla in fretta è cruciale.

TBE, l’encefalite da zecche

L’encefalite da zecche (Tick-Borne Encephalitis) è in espansione in Italia, in particolare in Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. È una malattia virale che colpisce il sistema nervoso e per cui esiste un vaccino raccomandato a chi vive o lavora nelle aree endemiche.

Rickettsiosi, ehrlichiosi, anaplasmosi, babesiosi

Sono malattie meno conosciute ma diffuse in tutto il Paese, soprattutto al Centro-Sud, dove è frequente anche Rhipicephalus sanguineus, la zecca bruna del cane. Possono dare febbre alta, anemia, abbattimento, alterazioni del sangue. Nei gatti le infezioni clinicamente eclatanti sono più rare, ma non assenti.

Come rimuovere una zecca senza schiacciarla: il metodo corretto

Qui arriva la parte pratica, perché il modo in cui togli la zecca incide direttamente sul rischio di trasmissione di malattie. La regola d’oro è una sola: estrazione meccanica delicata, mai chimica.

Cosa serve

  • una pinzetta a uncino per zecche (le trovi in farmacia, costano pochi euro) oppure una pinzetta a punta fine;
  • guanti monouso;
  • un contenitore con tappo per conservare la zecca;
  • disinfettante (clorexidina o iodopovidone) per la cute dell’animale.

I passaggi

  1. Indossa i guanti: il sangue contenuto nel parassita può essere infettante.
  2. Scosta il pelo e infila l’uncino tra la pelle e il corpo della zecca, il più vicino possibile al punto di attacco.
  3. Esegui una rotazione lenta, sempre nello stesso senso, senza strappare verticalmente. La zecca molla la presa dopo 2-3 giri.
  4. Controlla che la testa non sia rimasta infissa. Se qualche frammento resta, disinfetta e lascia che la pelle lo espella da sola nei giorni successivi: non scavare con aghi.
  5. Disinfetta la zona del morso.
  6. Conserva la zecca in un barattolino con un pezzetto di carta inumidita: se nelle settimane successive l’animale o tu manifestate sintomi, potrà essere analizzata da un veterinario o da un laboratorio di sanità pubblica.

Gli errori da non fare assolutamente

Sui rimedi della nonna circolano leggende dure a morire. Sono tutti metodi pericolosi, perché irritano la zecca e la inducono a rigurgitare nell’ospite il contenuto del suo apparato digerente, aumentando il rischio di trasmissione di patogeni:

Zecca bianca sul cane: cos'è davvero quel pallino grigio attaccato al pelo (e come rimuoverlo)

  • olio, vaselina, smalto, burro: la soffocano lentamente, ma nel frattempo rigurgita;
  • alcol, ammoniaca, acetone: irritano e provocano lo stesso effetto;
  • fiammifero, sigaretta, accendino: la zecca scoppia e libera fluidi infetti;
  • schiacciarla con le unghie o tirarla a mani nude;
  • strapparla di colpo senza rotazione: la testa resta dentro.

Prevenzione: il giardino, l’animale, le passeggiate

La buona notizia è che la pressione delle zecche si riduce moltissimo con qualche accorgimento. Chi ha un giardino sa che basta lasciare l’erba alta qualche settimana per ritrovarsi con un piccolo serbatoio di parassiti, soprattutto se passano caprioli, ricci, topi o gatti randagi.

Gestire il verde di casa

  • Sfalcio regolare: tenere il prato sotto i 10 cm riduce drasticamente l’umidità al suolo e quindi la sopravvivenza delle zecche.
  • Pulizia del sottobosco e rimozione delle foglie morte vicino a casa: sono il rifugio ideale per le ninfe.
  • Barriera di ghiaia o corteccia larga 80-100 cm tra il prato e zone boscate o siepi: le zecche faticano ad attraversare superfici asciutte e sabbiose.
  • Allontanare i piccoli mammiferi selvatici chiudendo accessi a cataste di legna, cumuli di compost mal gestiti, pollai non protetti.
  • Evitare di lasciare crocchette o ciotole all’aperto, che attirano fauna selvatica vettore.

Protezione di cani e gatti

La profilassi antiparassitaria va impostata con il veterinario di fiducia, perché la scelta del prodotto dipende dalla specie, dal peso, dall’età e dallo stile di vita. In commercio esistono pipette spot-on, collari a rilascio prolungato e compresse masticabili a base di isossazoline (per i cani), tutte con tempi di copertura e spettro d’azione diversi. Mai usare prodotti per cani sui gatti: alcuni principi attivi, come la permetrina, sono altamente tossici per i felini.

Il controllo dopo ogni passeggiata

È l’abitudine più semplice ed efficace. Tornati da un parco, da un bosco o anche solo da un prato, dedica due minuti a passare le mani contropelo sull’animale, controllando con particolare attenzione:

  • padiglioni auricolari e zona retroauricolare;
  • collo e sottogola;
  • ascelle e inguine;
  • spazi interdigitali;
  • zona perianale e base della coda.

Lo stesso vale per te: una doccia entro due ore dal rientro da un’escursione riduce significativamente la probabilità che una zecca trovi il tempo di attaccarsi.

Quando chiamare il veterinario (o il medico)

Non tutte le punture richiedono una visita immediata, ma è bene rivolgersi al veterinario se:

  • la zecca era attaccata da più di 24 ore o non sai da quanto;
  • nelle 2-6 settimane successive l’animale mostra febbre, abbattimento, inappetenza, zoppia che cambia zampa, urine scure;
  • resta una reazione cutanea importante (gonfiore, ascesso, alone rosso esteso) nel punto del morso;
  • hai trovato molte zecche in un solo controllo: il rischio è cumulativo.

Per le persone, la regola è simile: contatta il medico se compare un eritema circolare che si allarga, se hai febbre, dolori articolari diffusi o sintomi neurologici (mal di testa intenso, rigidità del collo) nelle settimane successive al morso.

Conclusione: niente panico, ma attenzione

Quella pallina bianca, grigia o traslucida sul pelo del tuo animale non è una creatura aliena né una zecca rara: è una zecca comune che ha fatto il suo lavoro fin troppo bene. Riconoscerla, rimuoverla con la pinzetta a uncino senza schiacciarla, disinfettare e tenere sotto osservazione l’animale per qualche settimana è quasi sempre sufficiente. Il resto lo fanno la prevenzione in giardino, l’antiparassitario stagionale e quei due minuti di controllo dopo ogni passeggiata che, alla lunga, valgono più di qualsiasi rimedio d’emergenza.

Fonti

Tag:Zecche sul cane