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C’è un profumo che, nelle case italiane, è sinonimo di domenica: quello dell’arrosto che gorgoglia nel forno e delle patate che sotto la teglia diventano dorate, croccanti fuori e cremose dentro. Le nonne del Nord lo sapevano bene: il segreto non era solo la carne, ma quel contorno silenzioso che raccoglieva tutti i succhi e li trasformava in pura goduria. Le patate Hasselback, quelle a fisarmonica con i taglietti paralleli, sembrano una moda recente arrivata da internet, ma in realtà raccontano una storia che unisce la Svezia degli anni Cinquanta alle cucine contadine della pianura padana, dove l’arte di intagliare le patate per farle cuocere meglio era già pratica comune.
Una storia che parte da Stoccolma (ma non solo)
La leggenda gastronomica vuole che le Hasselback siano nate nel 1953 al ristorante dell’Hotel Hasselbacken di Stoccolma, sull’isola di Djurgården, da un giovane apprendista cuoco di nome Leif Elisson. Da lì il nome, da lì la fortuna mondiale. Ma se chiedete alle nonne emiliane o piemontesi, vi diranno che le patate intagliate sotto l’arrosto si facevano già: si praticavano dei tagli per far penetrare meglio il grasso della carne, il rosmarino e il sale grosso. Il principio è identico: aumentare la superficie esposta al calore senza spezzare la patata. Quello che cambia è solo la precisione geometrica del taglio svedese, quasi un piccolo capolavoro di pazienza.
Oggi le Hasselback sono entrate stabilmente nel repertorio del pranzo della domenica anche in Italia, specie come contorno per l’agnello pasquale, il pollo al forno o il classico arrosto di vitello. E hanno un vantaggio in più: fanno scena. Portarle in tavola intere, dorate, con il ventaglio aperto, è uno di quei gesti che strappano sempre un sorriso.
Il taglio: il trucco dei due cucchiai di legno
Qui sta il momento delicato. La patata va incisa fino a circa tre quarti della sua altezza, mai fino in fondo, altrimenti si spezza in cottura e perde la sua forma a ventaglio. Il trucco della nonna è disarmante per quanto è geniale: appoggiate la patata sul tagliere tra due cucchiai di legno (o due bacchette giapponesi, se preferite). La lama del coltello, scendendo, si ferma naturalmente sui manici e non arriva mai a tagliare la base.
Le fettine devono essere sottili ma non sottilissime: due o tre millimetri sono perfetti. Se sono troppo spesse, il calore non penetra e l’interno resta crudo; se sono troppo sottili, la patata si secca e si sbriciola. Un coltello affilato e ben pesante fa metà del lavoro.
Spelare o lasciare la buccia?
Le nonne del Nord la lasciavano. La buccia, soprattutto se la patata è giovane e di buona qualità, diventa croccantissima e protegge la polpa dall’eccessiva disidratazione. Basta lavare bene il tubero con una spazzolina dura sotto acqua corrente. Se invece le patate sono vecchie, con macchie verdi o germogli, è meglio sbucciarle: in quei punti si concentrano i glicoalcaloidi (solanina e chaconina), composti naturali di difesa della pianta che, in dosi elevate, possono dare nausea e disturbi gastrici. L’EFSA ha fissato una soglia di sicurezza piuttosto bassa proprio per queste sostanze, motivo in più per conservare bene le patate ed eliminare le parti verdi o germogliate.
Quale varietà scegliere: il segreto è nell’amido
Non tutte le patate sono uguali, e per le Hasselback la scelta della varietà fa una differenza enorme. Le patate si dividono in tre grandi famiglie in base al contenuto di amido:
- Patate a pasta gialla (semi-farinose): sono le migliori per questa ricetta. Tengono la forma in cottura ma sviluppano una superficie croccante. Tra le varietà italiane spiccano la Spunta, la Monalisa, la Agria e la Primura. La Kennebec, molto coltivata in Sila e in Veneto, è un’altra ottima scelta.
- Patate a pasta bianca (farinose): ricche di amido, perfette per purè e gnocchi, ma rischiano di sfaldarsi nel taglio Hasselback. Da evitare.
- Patate novelle (cerose): hanno poca fecola e tanta acqua, restano sode ma non sviluppano quella crosticina dorata che è il cuore della ricetta.
La dimensione ideale è quella di una patata medio-piccola, allungata e regolare: circa 150-180 grammi a testa, così sta comoda in mano durante il taglio e cuoce in modo uniforme.
Burro chiarificato, strutto o olio? La parola al grasso
Qui si apre la grande questione domenicale. Le nonne usavano lo strutto, che è grasso di maiale fuso e raffinato. Ha un punto di fumo alto (oltre i 180 °C), un sapore dolce e rotondo, e crea una crosticina che con nessun altro grasso si ottiene allo stesso modo. È la scelta più tradizionale, soprattutto nelle Hasselback servite con l’arrosto.
Il burro chiarificato (o ghee) è una valida alternativa: privato della parte proteica e dell’acqua, sopporta temperature elevate senza bruciare, e dona quel profumo di nocciola che si sposa con il rosmarino. Va spennellato due o tre volte durante la cottura per far penetrare il grasso tra le fessure.
L’olio extravergine d’oliva è la soluzione mediterranea per eccellenza. Funziona benissimo, soprattutto un olio non troppo amaro, ma ha un punto di fumo più basso (circa 190-210 °C a seconda della qualità): meglio non superare i 200 °C in forno. Un compromesso intelligente è mescolare burro chiarificato e olio in parti uguali: il burro dà il colore, l’olio sostiene la cottura.
Le erbe dell’orto: rosmarino, salvia, timo
Il triumvirato delle erbe italiane si sposa perfettamente con le Hasselback. Il rosmarino è quello classico, quasi obbligatorio: i suoi oli essenziali (eucaliptolo, alfa-pinene, canfora) liberano un profumo balsamico che attraversa tutta la teglia. La salvia, soprattutto nella varietà a foglia larga, è meravigliosa infilata dentro i taglietti insieme a una lamella d’aglio in camicia. Il timo, più discreto, è perfetto per chi vuole un sapore più delicato e leggermente limonato.
Un consiglio della tradizione: tritare grossolanamente le erbe con un pizzico di sale grosso e un goccio d’olio, e spalmare questo battuto sulle patate prima della seconda spennellata. Il sale aiuta a estrarre gli oli essenziali e a fissarli sulla buccia.

Tempi e temperature: la scienza della crosticina
Le Hasselback chiedono un forno caldo ma non rovente. Il segreto è una cottura in due fasi:
- Prima fase a 200 °C statico (o 180 °C ventilato) per 30-35 minuti: la patata si ammorbidisce all’interno e le fettine iniziano ad aprirsi a ventaglio.
- Seconda fase a 220 °C per altri 15-20 minuti: qui parte la magia della reazione di Maillard, quella danza chimica tra zuccheri riducenti e amminoacidi che genera centinaia di composti aromatici e il caratteristico colore bruno-dorato.
Il taglio a fisarmonica non è solo estetico: aumenta drasticamente la superficie esposta al calore secco del forno, e quindi moltiplica i punti in cui la reazione di Maillard può avvenire. Risultato: più crosta croccante, più aromi tostati, più gusto. L’interno, protetto dalla geometria della patata stessa, resta morbido e umido grazie al vapore che si forma nelle fessure più profonde.
Una nota tecnica importante: la reazione di Maillard parte significativamente sopra i 140 °C, ma raggiunge il suo punto migliore intorno ai 160-180 °C sulla superficie. Sopra i 200 °C, il rischio è che si formi acrilammide, un composto che si sviluppa nelle patate molto dorate, soprattutto se cotte a lungo ad alte temperature. La regola d’oro è semplice: dorato sì, marrone scuro no. Una patata Hasselback ben fatta ha il colore del miele di castagno, non del caffè.
Come conservare le patate in casa (e gli errori da evitare)
Qui le nonne avevano ragione su tutto. La patata è un tubero vivo, e il modo in cui la conserviamo influenza in modo diretto il suo sapore, la sua sicurezza e la sua resa in cottura.
- Mai in frigorifero. Sotto i 4 °C l’amido della patata si converte in zuccheri semplici. Risultato: in cottura si caramellizzano troppo in fretta, producono un sapore dolciastro sgradevole e aumentano la formazione di acrilammide. La temperatura ideale di conservazione è tra 6 e 10 °C.
- Mai vicino alle cipolle. Le cipolle rilasciano etilene e umidità, che accelerano la germinazione delle patate. Tenerle in dispense o cassette separate è una regola d’oro contadina.
- Al buio. La luce stimola la produzione di clorofilla (le macchie verdi sulla buccia) e, soprattutto, di glicoalcaloidi. Una patata con la buccia verde va sbucciata generosamente o, se molto verde, scartata.
- In sacchetti di carta o cassette di legno areate. Mai in buste di plastica chiuse: l’umidità che si forma le fa marcire in pochi giorni.
Una patata ben conservata può durare anche due mesi. Una conservata male, una settimana.
Il menù della domenica: cosa abbinare
Le Hasselback sono il contorno camaleontico per eccellenza. Con l’agnello al forno, classico del pranzo pasquale, sono perfette: i taglietti raccolgono i succhi della carne e la salsina alla menta diventa quasi una glassa naturale. Con il vitello arrosto o lo stinco di maiale al forno formano la coppia perfetta del pranzo domenicale del Nord. Con il pollo arrosto al limone e timo, soprattutto se cotto nella stessa teglia, diventano un piatto unico goloso.
Per i vegetariani, accompagnatele con un cavolo nero ripassato, una crema di formaggio fresco (stracchino o caprino) o una salsina yogurt, aglio ed erba cipollina. Un calice di rosso non troppo strutturato, un Dolcetto d’Alba, un Chianti giovane o un Cerasuolo d’Abruzzo, chiude il cerchio.
Il piccolo rituale della domenica
Forse il segreto vero delle patate Hasselback non sta nel taglio, nella varietà o nel grasso scelto. Sta nel tempo che dedichiamo a prepararle. Quei venti minuti passati a intagliare una patata dopo l’altra, con calma, sentendo l’odore del rosmarino già pronto sul tagliere e l’arrosto che inizia a profumare la cucina, sono il rito che trasforma un pranzo qualunque nel pranzo della domenica. La cucina della nonna era fatta esattamente di questo: gesti lenti, ingredienti semplici e la consapevolezza che un contorno ben fatto può diventare il vero protagonista della tavola.
Fonti
- EFSA Panel on Contaminants in the Food Chain (2020). Risk assessment of glycoalkaloids in feed and food, in particular in potatoes and potato-derived products. EFSA Journal.
- CREA (2012). Appendice 4.B6 – Patate. Linee guida per una sana alimentazione italiana.
- CREA Alimenti e Nutrizione. Tabelle di composizione degli alimenti – Patate crude.
- Lund M.N., Ray C.A. (2017). Control of Maillard Reactions in Foods: Strategies and Chemical Mechanisms. Journal of Agricultural and Food Chemistry.
- Exploring the relationship between potato components and Maillard reaction derivative harmful products. Food Chemistry (Elsevier).
- Oregon State University Extension Service (EM 9407). Glycoalkaloids in Potato Tubers.
- Hotel Hasselbacken, Stockholm. About us – History of the Hasselback potato.





