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Apri la copertura della piscina fuori terra dopo una notte calda di maggio o giugno e ti ritrovi davanti a uno spettacolo poco invitante: decine, a volte centinaia di piccoli insetti scuri che nuotano a scatti in superficie, si tuffano e riemergono. Non sei vittima di un’invasione biblica e non hai fatto nulla di sbagliato con il cloro. Quella che stai osservando è una storia affascinante di evoluzione, fisica della luce e fraintendimenti: la tua piscina, vista con gli occhi di un coleottero acquatico, è identica a un laghetto perfetto.
Chi sono questi inquilini indesiderati
Le specie che colonizzano le piscine italiane nelle zone climatiche 8-10, dalla pianura padana alla Sicilia, appartengono quasi sempre a tre famiglie di insetti acquatici. Riconoscerle è il primo passo per capire come comportarsi, perché non tutte sono uguali e una in particolare può regalare una sgradevole sorpresa a chi si tuffa.
I ditiscidi (Dytiscidae)
Sono coleotteri acquatici predatori, lucidi, di colore bruno-olivastro o nerastro, con il corpo a forma di goccia idrodinamica. Le specie più comuni in Italia vanno da pochi millimetri fino ai 3-4 centimetri del grande Dytiscus marginalis. Nuotano con vigorose bracciate sincrone delle zampe posteriori, frangiate di peli come piccoli remi. Sono volatori instancabili e di notte si spostano da uno specchio d’acqua all’altro alla ricerca di nuovi territori di caccia.
Le notonette (Notonecta glauca e affini)
Note in italiano come cimici acquatiche o nuotatrici sul dorso, hanno la caratteristica inconfondibile di nuotare a pancia in su, con il ventre argentato rivolto verso la superficie e il dorso convesso verso il fondo. Misurano circa 1,5 centimetri, sono di colore chiaro-bruno e usano le lunghe zampe posteriori come remi. Sono predatrici aggressive e, attenzione, dotate di un rostro pungitore: se vengono prese in mano o schiacciate contro la pelle possono infliggere una puntura dolorosa, paragonata da molti a quella di un’ape, anche se priva di veleno pericoloso per l’uomo.
I corixidi (Corixidae)
Detti anche barcaioli d’acqua, somigliano alle notonette ma nuotano nella posizione normale, con il dorso in alto. Sono più piccoli, striati e del tutto innocui: si nutrono di alghe, detriti e microorganismi. La distinzione pratica è semplice: se nuota a testa in giù è una notonetta (potenzialmente pungente), se nuota dritto è un corixide (innocuo).
Perché la piscina li attira come una calamita
Qui entra in scena la parte più sorprendente della vicenda. Questi insetti non finiscono nella piscina per caso, né perché attratti dall’odore. Ci arrivano perché la vedono come acqua, anzi, come l’acqua migliore del circondario. Il motivo si chiama polarizzazione orizzontale della luce.
Quando la luce solare colpisce una superficie d’acqua, una parte viene riflessa e in questo processo le onde luminose si allineano su un piano orizzontale: diventano polarizzate. Gli insetti acquatici hanno sviluppato, nel corso di milioni di anni, fotorecettori specializzati nel ventre e negli occhi capaci di percepire questa polarizzazione orizzontale. Per loro è il segnale inequivocabile della presenza di uno stagno, di un fiume calmo, di una pozza in cui deporre le uova o cacciare.
Il problema è che le piscine moderne, soprattutto quelle con teli scuri o rivestimenti neri, riflettono una luce polarizzata più intensa e più pura di qualsiasi laghetto naturale. Studi di fisica visiva condotti da gruppi di ricerca ungheresi hanno dimostrato che superfici scure, lisce e bagnate creano una sorta di iper-stimolo: gli insetti le preferiscono attivamente agli specchi d’acqua veri. Per questo i biologi parlano di trappola ecologica: l’animale segue un istinto evoluto per milioni di anni, ma il segnale che lo guida è stato falsificato dal mondo artificiale costruito dall’uomo.
A peggiorare la faccenda contribuisce l’inquinamento luminoso ultravioletto: le moderne illuminazioni a LED e le luci subacquee accese di notte aumentano la visibilità della piscina anche a centinaia di metri di distanza, trasformandola in un faro per chiunque possieda occhi sensibili alla polarizzazione.
Sono pericolosi per chi fa il bagno?
La risposta breve: no, salvo l’eccezione delle notonette. I ditiscidi e i corixidi sono completamente innocui per l’uomo. Possono dare un piccolo spavento quando si attaccano momentaneamente a un braccio o a una gamba, ma non pungono e non trasmettono malattie. Il loro problema, casomai, è per loro stessi: una piscina clorata è una trappola mortale, perché non c’è cibo, l’acqua disidrata gli adulti più piccoli e il cloro danneggia le delicate strutture respiratorie addominali.
Le notonette meritano invece un minimo di prudenza. La puntura non è velenosa in senso medico stretto, ma la saliva iniettata serve a paralizzare le prede (girini, piccoli pesci, larve di zanzara) e sull’uomo provoca un dolore acuto immediato seguito da arrossamento e prurito che possono durare diverse ore. Nessun caso di reazioni gravi è documentato in letteratura, salvo rarissime sensibilizzazioni allergiche. La regola d’oro è semplice: non prenderle in mano e non sederticele sopra. Se ne trovi nella tua piscina, rimuovile con un retino senza maneggiarle.
Come riconoscere quale stai ospitando
- Nuota a scatti, a pancia in su, con il ventre chiaro verso l’alto: notonetta. Da rimuovere con retino, mai con le mani nude.
- Nuota in posizione normale, è grande e bruno, si tuffa portandosi una bolla d’aria sotto le elitre: ditisco. Innocuo per l’uomo.
- Piccolo, striato, nuota tranquillo in posizione normale e bruca la patina del fondo: corixide. Innocuo, anzi prezioso negli stagni.
- Insetto allungato simile a uno stecchino con due lunghi filamenti terminali: potrebbe essere uno scorpione d’acqua (Nepa cinerea o Ranatra linearis), raro ma possibile in zone rurali. Non pericoloso ma in grado di pizzicare se afferrato.
Strategie ecologiche per allontanarli
La buona notizia è che non servono pesticidi: anzi, sarebbero del tutto controproducenti, sia perché vietati in vasche destinate alla balneazione, sia perché non risolvono il problema alla radice. L’obiettivo è rendere la piscina poco interessante ai loro occhi, non sterminarli a vasche.

Coprire l’acqua quando non si usa
È di gran lunga la misura più efficace. Una copertura applicata appena finito il bagno spezza la polarizzazione della superficie e rende la piscina invisibile agli insetti in volo. Preferisci teli chiari e opachi: i teli scuri lucidi, paradossalmente, possono continuare a polarizzare la luce anche da asciutti e attirare gli insetti sul telo, dove però restano in trappola e muoiono. Le coperture a bolle traslucide funzionano discretamente, ma quelle in tessuto opaco chiaro sono le migliori dal punto di vista ottico.
Spegnere o ridurre le luci notturne
La maggior parte dei voli di dispersione avviene al tramonto e nelle prime ore della notte. Lasciare la piscina illuminata durante la notte equivale a tenere accesa un’insegna luminosa per insetti acquatici. Se proprio servono luci di sicurezza, scegli sorgenti a bassa emissione di ultravioletto, come i LED ambra o caldi a spettro selettivo, e orientale verso terra, non verso lo specchio d’acqua.
Mantenere il cloro e il pH corretti
Un’acqua ben clorata non attira di per sé questi insetti (la decisione di scendere la prendono dall’alto, prima di toccare l’acqua), ma una volta atterrati gli adulti tendono ad andarsene rapidamente da un ambiente ostile, mentre l’acqua stagnante o poco trattata favorisce la deposizione di uova e l’instaurarsi di una piccola catena trofica (alghe, larve di zanzara, predatori che vengono a mangiarle). Mantieni cloro libero tra 1 e 1,5 ppm e pH tra 7,2 e 7,6.
Eliminare le prede
Le notonette in particolare arrivano dove c’è cibo: se la piscina ospita larve di zanzara, il segnale chimico e visivo diventa irresistibile. Tieni puliti i filtri, rimuovi foglie e detriti vegetali, controlla che non ci siano sottovasi o secchi d’acqua stagnante nei dintorni che fungano da focolaio.
Distrarre con uno specchio d’acqua alternativo
Una soluzione elegante adottata da alcuni proprietari di piscine in campagna è creare un piccolo stagno naturalistico a distanza dalla piscina, magari con qualche pianta acquatica e senza pesci predatori. Per gli insetti diventa una destinazione più appetibile, perché vera, ricca di cibo e non clorata. È un modo per trasformare un fastidio in un piccolo angolo di biodiversità.
Il lato bello: alleati preziosi degli ecosistemi
Vale la pena ricordare che questi insetti, fuori dal contesto piscina, sono attori fondamentali degli ecosistemi acquatici. I ditiscidi e le notonette sono predatori voraci di larve di zanzara, comprese quelle di Aedes albopictus, la famigerata zanzara tigre. Un singolo ditisco adulto può divorare decine di larve al giorno; gli stessi insetti, allo stadio larvale, sono spietati cacciatori subacquei dotati di mandibole a tenaglia.
I corixidi, dal canto loro, sono importanti consumatori di alghe e detriti, contribuiscono a riciclare la materia organica e rappresentano una fonte di cibo essenziale per pesci, anfibi e uccelli acquatici. In alcuni paesi (Messico in primis) le loro uova, raccolte tradizionalmente, sono persino un alimento storico, gli ahuautle.
La loro presenza in massa nel nostro giardino, dunque, non è il sintomo di qualcosa di sporco o di sbagliato, ma piuttosto il segnale che intorno a noi esiste ancora una rete di vita acquatica vibrante. Il problema è solo che, per un istante di confusione ottica, hanno scambiato la nostra vasca cromata per casa loro.
In sintesi: cosa fare lunedì mattina
- Identifica la specie osservando la posizione di nuoto (pancia in su = attenzione).
- Rimuovi gli insetti con un retino a maglie fini, senza toccarli con le mani.
- Copri la piscina ogni volta che non viene usata, preferendo teli chiari opachi.
- Spegni o sostituisci le luci notturne ad alta emissione UV.
- Verifica clorazione e pH, elimina ogni ristagno d’acqua nei dintorni.
- Se l’invasione è ricorrente, valuta la creazione di un piccolo stagno-richiamo lontano dalla piscina.
Nel giro di qualche giorno la situazione tornerà sotto controllo. E la prossima volta che ne vedrai uno potrai guardarlo con un occhio diverso: davanti a te c’è un viaggiatore notturno con milioni di anni di evoluzione alle spalle, ingannato da un riflesso troppo perfetto.
Fonti
- Horváth G., Kriska G. (2008). Polarization vision in aquatic insects and ecological traps for polarotactic insects. In: Aquatic Insects.
- Szaz D. et al. (2021). Ultraviolet polarized light pollution and evolutionary traps for aquatic insects. Animal Behaviour.
- Schwind R. (1983). A further proof of polarization vision of Notonecta glauca. Cellular and Molecular Life Sciences (Experientia).
- Horváth G. et al. (2019). Color polarization vision mediates the strength of an evolutionary trap. Ecology and Evolution / PMC.
- Hill M.J. et al. (2022). Diving beetle community dissimilarity reveals how low landscape connectivity restricts the ecological value of urban ponds. Landscape Ecology.
- University of Florida IFAS Extension (EENY-738/IN1262). Common Backswimmer Notonecta glauca (Hemiptera: Notonectidae).
- Disentangling the visual cues of an evolutionary trap for aquatic insects (2025). Evolutionary Ecology.
- Wehner R. (2001). Polarization vision – a uniform sensory capacity? Journal of Experimental Biology.





