Bombo, il gigante peloso del giardino: come riconoscerlo, perché è prezioso e cosa fare se lo trovi a terra

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Lo vedi arrivare prima ancora di vederlo: un ronzio basso, profondo, quasi da elicottero in miniatura, e poi quella sagoma tonda e pelosa che si tuffa dentro un fiore di salvia o di pomodoro. È il bombo, uno degli insetti più amati e contemporaneamente più fraintesi dei nostri orti e giardini. Spesso viene scambiato per un’ape gigante, per un calabrone o addirittura per un piccolo topo volante. In realtà appartiene al genere Bombus, conta in Italia oltre 40 specie diverse e rappresenta uno degli impollinatori più efficienti che la natura ci abbia messo a disposizione. In questa guida lo conosciamo bene: come si riconosce, perché femmine e maschi hanno taglie così diverse, se punge davvero, dove fa il nido e cosa conviene fare quando ne troviamo uno a terra, apparentemente esausto.

Chi è davvero il bombo e in cosa differisce dall’ape

Il bombo è un imenottero della famiglia Apidae, esattamente come la nostra ape mellifera (Apis mellifera), ma le somiglianze finiscono qui. Mentre l’ape ha un corpo affusolato, dorato e relativamente glabro nella parte inferiore, il bombo è tozzo, rotondo e completamente ricoperto di una fitta peluria a bande nere, gialle, arancioni o bianche a seconda della specie. Questa pelliccia non è un vezzo estetico: gli serve a termoregolarsi, permettendogli di volare anche a temperature di 6-10 °C, quando le api mellifere se ne restano tranquillamente nell’alveare. Per questo nelle nostre primavere ancora fresche, in marzo e aprile, i primi grossi insetti che vediamo lavorare sui fiori sono quasi sempre regine di bombo.

Un’altra differenza fondamentale è organizzativa. L’ape mellifera vive in colonie perenni di decine di migliaia di individui, produce miele in quantità e viene allevata dall’uomo da millenni. Il bombo, invece, fonda colonie annuali e molto più piccole, che vanno da 50 a 400 individui a seconda della specie. Non produce miele in quantità utilizzabili: stocca solo piccole riserve di nettare in vasetti di cera per nutrire la covata.

Come distinguerlo da vespa e calabrone

Il calabrone (Vespa crabro) è snello, lucido, con marcate bande gialle e nere e zampe penzolanti in volo. La vespa comune è ancora più affusolata e quasi priva di peli. Il bombo, al contrario, sembra una piccola pallina di feltro volante: se l’insetto che ti sta intorno è peloso, tondo e ronza in modo grave, quasi sicuramente è un bombo e non un parente urticante.

La sorpresa: maschi piccoli, regine giganti

Una delle curiosità più affascinanti riguarda le dimensioni. Nella stessa specie, ad esempio il diffusissimo Bombus terrestris, puoi trovare individui lunghi appena 11 mm accanto a esemplari che superano i 22 mm. Non sono specie diverse: è la struttura sociale della colonia che si manifesta nel corpo.

  • Regina: la più grande in assoluto, può arrivare a 2,2-2,5 cm. È l’unica femmina fertile della colonia ed è quella che vedi volare bassa e pesante in marzo, cercando un buco nel terreno dove fondare un nuovo nido.
  • Operaie: femmine sterili più piccole, di taglia variabile (1,1-1,7 cm). Si occupano di raccolta del polline, cura della covata e difesa.
  • Maschi (fuchi): compaiono in tarda estate, hanno dimensioni medio-piccole, antenne più lunghe e – dettaglio cruciale – sono completamente privi di pungiglione. Spesso hanno una caratteristica peluria gialla sul muso che li rende riconoscibili.

Quando in agosto vedi tanti piccoli bombi pelosi appoggiati a dormire sui fiori di lavanda all’imbrunire, con ogni probabilità stai guardando un dormitorio di maschi: non hanno più un nido a cui tornare e passano la notte aggrappati alle infiorescenze.

L’arma segreta: la buzz pollination

Se il bombo è considerato dagli agronomi un impollinatore di valore inestimabile, il merito è in gran parte di una tecnica che le api mellifere non sanno usare: la buzz pollination, o sonicazione floreale. Funziona così: il bombo si aggrappa al fiore, sgancia i muscoli del volo dalle ali e li fa vibrare a frequenze che possono superare i 400 hertz, generando una vibrazione potentissima. Questa scossa fa letteralmente esplodere il polline fuori dalle antere a poro apicale, tipiche di moltissime piante.

Quali piante? Quelle della famiglia delle Solanaceae soprattutto: pomodoro, melanzana, peperone, patata, oltre a mirtillo, kiwi, fragola e molte specie ornamentali. Senza buzz pollination la quantità di polline che cade naturalmente è scarsa, l’allegagione (cioè la trasformazione del fiore in frutto) è incompleta e i pomodori risultano piccoli, malformati, con poche cavità seminali. Per questo motivo nelle serre commerciali di pomodoro di mezzo mondo si introducono ormai da decenni colonie di Bombus terrestris allevato: è più efficace, più rapido e meno stressante per le piante rispetto alla vecchia vibrazione manuale fiore per fiore.

Le ricerche pubblicate sul Journal of Economic Entomology confermano che la presenza dei bombi in coltura aumenta in modo significativo peso medio del frutto, numero di semi e resa complessiva. Tradotto in pratica: se hai pomodori o melanzane in orto e vedi bombi che ci lavorano, lasciali fare. Stanno aumentando il tuo raccolto gratis.

Dove fa il nido il bombo

A differenza dell’ape mellifera che predilige cavità sopraelevate, la maggior parte dei bombi nostrani nidifica nel terreno: vecchie tane abbandonate di topi e arvicole, anfratti tra le radici, sotto cataste di legna, dentro muretti a secco, talvolta sotto pavimentazioni esterne o all’interno di compostiere. Alcune specie come Bombus hypnorum, ormai presente anche in Italia settentrionale, scelgono invece cavità sopraelevate come cassette nido per uccelli, sottotetti o intercapedini delle persiane.

Il ciclo è affascinante e drammatico al tempo stesso. In primavera la regina, unica sopravvissuta all’inverno, esce dal letargo, cerca un sito, costruisce una piccola coppa di cera, ci depone le prime uova e le cova come una chioccia, scaldandole col proprio corpo. Quando nascono le prime operaie, queste prendono in carico la raccolta del cibo e la regina si dedica solo alla deposizione. La colonia cresce per tutta l’estate, produce nuove regine e maschi in agosto-settembre, e a fine autunno muore interamente, regina compresa. Solo le giovani regine fecondate vanno in letargo nel terreno per ricominciare il ciclo l’anno seguente.

Ho trovato un nido in giardino, devo eliminarlo?

La risposta breve è: quasi sempre no. Un nido di bombi non è pericoloso se non viene disturbato direttamente, è destinato a sparire da solo entro l’autunno senza lasciare strutture permanenti, e nell’arco di pochi mesi avrà impollinato per te decine di migliaia di fiori. Basta delimitare la zona, evitare di passare il tosaerba a un metro dall’ingresso e spiegare ai bambini di non infilare bastoni nel buco. Se proprio il nido si trova in un punto incompatibile (per esempio nel cassone di una persiana usata quotidianamente), esistono apicoltori e centri di recupero che effettuano il prelievo e lo spostamento; la rimozione con insetticidi andrebbe sempre evitata, anche perché molte specie sono in declino e in alcuni paesi protette.

Il bombo punge? La verità senza allarmismi

Tecnicamente sì, le femmine (regina e operaie) hanno un pungiglione liscio, non seghettato come quello dell’ape mellifera: questo significa che il bombo può pungere più volte senza morire. I maschi, lo ribadiamo, non pungono affatto, pur fingendo aggressività con improvvisi voli di disturbo.

La buona notizia è che i bombi sono insetti notoriamente pacifici. Difficilmente attaccano se non vengono schiacciati o se non ci si infila letteralmente la mano nel nido. La puntura è dolorosa ma generalmente meno virulenta di quella di una vespa o di un calabrone. Le reazioni gravi si verificano quasi esclusivamente in soggetti allergici al veleno degli imenotteri, situazione che richiede comunque attenzione medica indipendentemente dall’insetto coinvolto. In ambito occupazionale le punture più frequenti sono quelle registrate fra il personale delle serre di pomodori, dove la convivenza ravvicinata aumenta il rischio.

Bombo, il gigante peloso del giardino: come riconoscerlo, perché è prezioso e cosa fare se lo trovi a terra

Bombo a terra che sembra morto: cosa fare

Capita spesso, soprattutto in primavera con regine appena uscite dal letargo o a fine estate con vecchie operaie a fine vita: trovi un bombo a terra, immobile, sembra agonizzante. Prima di tutto: non sempre serve intervenire. Spesso si tratta semplicemente di un insetto rinfrescato che non riesce a far decollare i muscoli del volo (servono almeno 30 °C nel torace) e che sta semplicemente aspettando il sole.

La regola pratica, condivisa anche dal Bumblebee Conservation Trust britannico, è:

  1. Sposta delicatamente l’insetto in un punto soleggiato e riparato dal vento, su un fiore o su una foglia.
  2. Se non si riprende dopo 20-30 minuti e sospetti disidratazione, offrigli una goccia (una sola!) di acqua e zucchero al 50% in un cucchiaino o su un piattino, posizionata davanti alla proboscide. Mai miele del supermercato: può veicolare patogeni delle api.
  3. Non usare zucchero come pratica di routine sui bombi sani che stanno semplicemente pascolando: rischi di alterarne il comportamento di foraggiamento.

Nella maggior parte dei casi, dopo pochi minuti di acqua zuccherata l’insetto si scuote, fa vibrare le ali per scaldarsi e riparte. È uno degli spettacoli più appaganti che un giardiniere possa regalarsi.

Come attirare e proteggere i bombi nel tuo giardino

I bombi sono in declino documentato in tutta Europa, Italia compresa. La Lista Rossa delle api italiane minacciate, redatta nell’ambito del progetto IUCN Italia, include diverse specie di Bombus tra quelle a rischio, soprattutto quelle di alta quota che soffrono in modo evidente i cambiamenti climatici. Le cause principali sono la perdita di habitat naturali ricchi di fiori, l’uso di insetticidi neonicotinoidi, le monocolture, le malattie introdotte e l’innalzamento delle temperature estive. Ognuno di noi, però, può fare molto in pochi metri quadrati.

Le piante che i bombi amano davvero

I bombi prediligono fiori con corolla profonda, ricchi di nettare, raggruppati in infiorescenze stabili. Tra le specie più efficaci nel clima italiano:

  • Labiatae (oggi Lamiaceae): salvia, rosmarino, lavanda, timo, origano, santoreggia, melissa, menta. Sono autentiche calamite per bombi.
  • Leguminose: trifoglio, sulla, veccia, erba medica, lupinella, glicine.
  • Composite: echinacea, centaurea, cardo, carciofo lasciato fiorire, girasole.
  • Boraginacee: borragine, facelia, polmonaria, non ti scordar di me.
  • Solanaceae: pomodoro, melanzana, peperone (qui i bombi ricambiano impollinandoti l’orto).
  • Arbusti e alberi precoci: salice, nocciolo, prugnolo, biancospino, corbezzolo: fondamentali per le regine al risveglio.

Attenzione a una pianta apparentemente innocua come la menta: è una delle preferite dai bombi ma si propaga in modo invasivo tramite rizomi sotterranei e in pochi anni colonizza interi angoli di giardino. Conviene coltivarla in vaso o in spazi delimitati da barriere interrate. Anche melissa e origano, pur diffondendosi soprattutto per seme, possono prendere il sopravvento se si lasciano fiorire indisturbati: una potatura a fine fioritura prima della formazione dei semi le tiene sotto controllo senza rinunciare alla loro attrattività per gli impollinatori.

Tre regole pratiche di buon vicinato

  • Lascia angoli incolti: un mucchio di legna, una zona di prato non rasato, un cumulo di pietre. Sono potenziali siti di nidificazione.
  • Pianifica una fioritura scalare da febbraio a ottobre. I momenti più critici sono inizio primavera (per le regine) e tarda estate (per la produzione di nuove regine).
  • Evita gli insetticidi sistemici, in particolare i neonicotinoidi (per i quali esistono ormai forti restrizioni a livello europeo) e tratta eventualmente solo all’alba o al tramonto, quando gli impollinatori non sono attivi.

Un piccolo gigante che merita rispetto

Il bombo è uno di quegli animali che, una volta imparato a riconoscere, ti accorgi di avere sempre avuto intorno senza averlo mai davvero guardato. Goffo nel volo, paziente sui fiori, instancabile dalle prime giornate tiepide di marzo fino ai primi geli, fa un lavoro che nessuna tecnologia agricola è ancora riuscita a replicare con la stessa efficienza ed economicità. Difenderlo significa difendere l’orto di casa, i frutteti, la biodiversità dei prati e in fondo anche un pezzo di poesia rurale italiana. La prossima volta che ne vedi uno tuffarsi in un fiore di salvia, fermati un attimo: stai assistendo a uno degli atti agricoli più antichi e perfetti che esistano.

Fonti

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