Tricotteri: i piccoli architetti subacquei che costruiscono astucci di sassolini nei nostri torrenti

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Se vi è capitato di passeggiare lungo un torrente di montagna, magari in Appennino o sulle Alpi, e di sollevare un sasso bagnato per curiosità, probabilmente avete visto qualcosa di strano: piccoli tubicini lunghi pochi millimetri, fatti di granelli di sabbia, sassolini incollati insieme o frammenti di foglie e legnetti. Sembrano detriti, ma sono vivi. Dentro c’è una larva di tricottero, uno degli insetti acquatici più affascinanti e meno conosciuti d’Europa.

Questi animaletti, chiamati anche friganee o popolarmente portasassi, sono ovunque nelle acque pulite italiane. Eppure quasi nessuno li riconosce. Vale la pena cambiare le cose, perché la loro presenza racconta moltissimo sulla salute di un fiume.

Chi sono i tricotteri: parenti delle farfalle, ma acquatici

I tricotteri (ordine Trichoptera) sono un gruppo di insetti con oltre 16.000 specie descritte nel mondo. Il loro parente più stretto è la falena: da adulti, infatti, sembrano piccole farfalle notturne, con le ali ricoperte non di squame ma di peli fini (da qui il nome, dal greco thrix, pelo, e pteron, ala). Sono lunghi pochi millimetri o al massimo un paio di centimetri, di colore bruno o grigiastro, e spesso si vedono svolazzare la sera vicino ai corsi d’acqua, attratti dalle luci.

Ma il vero spettacolo è sott’acqua, dove vivono le larve. È lì che questi insetti diventano dei veri e propri architetti subacquei.

L’astuccio: una casa portatile costruita su misura

La caratteristica che rende i tricotteri famosi tra biologi e appassionati di natura è la capacità delle larve di costruirsi una custodia protettiva, una sorta di astuccio o sacchetto in cui infilano il corpo molle lasciando fuori solo testa e zampe. Lo costruiscono incollando insieme materiali raccolti sul fondo del fiume usando una seta prodotta da ghiandole salivari, simile a quella dei bachi da seta.

I materiali scelti variano a seconda della specie e dell’ambiente:

  • Sassolini e granelli di sabbia, fissati con precisione quasi geometrica (è il caso più comune nei torrenti rocciosi italiani).
  • Frammenti di foglie e legnetti, disposti in modo trasversale o a spirale.
  • Gusci di piccoli molluschi o microalghe filamentose.
  • Alcune specie, invece, non costruiscono un astuccio mobile ma tessono delle retine di seta tra i sassi per filtrare il cibo trasportato dalla corrente.

Questi tubicini, lunghi in genere da 5 a 25 millimetri, sono ciò che si vede attaccato ai sassi sommersi, soprattutto nelle zone di piccola cascata o di acqua veloce e ben ossigenata. Da fermi sembrano detriti inerti; se si osservano con pazienza, si vede la larva sporgersi e camminare, trascinando la casa con sé come una chiocciola.

Un caso curioso: quando l’arte incontra la biologia

La capacità delle larve di tricottero di costruire con qualsiasi materiale a disposizione ha attirato anche l’attenzione del mondo dell’arte. L’artista francese Hubert Duprat, dagli anni Ottanta, alleva larve di tricottero in acquari dove al posto di sassi e foglie mette pagliuzze d’oro, perle, turchesi e piccole pietre preziose. Le larve, fedeli al loro istinto, ne fanno astucci scintillanti, vere e proprie sculture viventi che hanno fatto il giro dei musei. È una dimostrazione affascinante di quanto sia versatile e selettivo il comportamento di costruzione di questi insetti.

Il ciclo vitale: dall’uovo all’insetto volante

I tricotteri sono insetti a metamorfosi completa, come farfalle, mosche e coleotteri. Il loro ciclo vitale attraversa quattro fasi distinte:

  1. Uovo: la femmina adulta depone masse gelatinose di uova nell’acqua o su rami che pendono sulla superficie. Da queste schiudono le larve, che si lasciano cadere in acqua.
  2. Larva: è la fase più lunga, in genere dura da diversi mesi fino a oltre un anno. La larva cresce, muta più volte, mangia detriti vegetali, alghe, microorganismi o, in alcune specie, piccoli invertebrati. Ed è qui che costruisce il suo astuccio.
  3. Pupa: arrivata a maturità, la larva sigilla l’astuccio fissandolo a un sasso e dentro si trasforma. Questa fase può durare poche settimane.
  4. Adulto: la pupa, ormai pronta, rompe l’astuccio, risale in superficie e l’insetto adulto sfarfalla. Vive pochi giorni o poche settimane, il tempo necessario ad accoppiarsi e deporre nuove uova. Da adulto mangia poco o nulla.

In Italia, a seconda della specie e dell’altitudine, lo sfarfallamento può avvenire dalla primavera fino a tardo autunno. Chi pesca o cammina lungo i fiumi nelle sere d’estate spesso assiste a sciami numerosissimi di adulti che volano radenti l’acqua.

Bioindicatori: perché i tricotteri raccontano la salute dei fiumi

Qui arriva la parte importante per chi ama la natura. I tricotteri sono tra i più affidabili bioindicatori della qualità delle acque dolci. La maggior parte delle specie vive esclusivamente in acque pulite, fresche e ben ossigenate: bastano modesti livelli di inquinamento organico, una riduzione dell’ossigeno disciolto o un riscaldamento eccessivo del corso d’acqua per farle sparire.

Tricotteri: i piccoli architetti subacquei che costruiscono astucci di sassolini nei nostri torrenti

Per questo motivo, nei sistemi ufficiali di monitoraggio biologico dei corsi d’acqua, i tricotteri fanno parte del cosiddetto gruppo EPT, acronimo di Ephemeroptera, Plecoptera, Trichoptera: tre ordini di insetti acquatici (effimere, plecotteri e appunto tricotteri) la cui ricchezza in specie è considerata un indicatore solido di buona qualità ecologica. In Italia, il monitoraggio dei corsi d’acqua previsto dalla Direttiva Quadro Acque utilizza indici basati sui macroinvertebrati bentonici (come l’indice STAR_ICMi), e la presenza di numerose famiglie di tricotteri è un segnale di salute dell’ecosistema.

In parole povere: se sotto un sasso del vostro torrente di fiducia trovate diversi astucci di tricottero, è un’ottima notizia. Significa che quell’acqua è probabilmente di buona qualità, ben ossigenata e con poco inquinamento. Se invece in un fiume non se ne trovano più, magari dove c’erano un tempo, è il caso di farsi qualche domanda.

Tricotteri e pesca a mosca: il segreto delle esche

I pescatori a mosca conoscono bene i tricotteri, anche se a volte li chiamano semplicemente sedge o caddis all’inglese. Le trote ne vanno ghiotte, sia delle larve sotto i sassi, sia degli adulti che cadono in acqua durante gli sfarfallamenti. Per questo nelle scatole degli appassionati di pesca a mosca esistono decine di mosche artificiali che imitano le diverse fasi del ciclo dei tricotteri:

  • Larve con custodia, riprodotte con peluria sintetica e pesi per restare sul fondo.
  • Larve libere (le specie senza astuccio), spesso in tinte verdi brillanti.
  • Pupe in risalita verso la superficie.
  • Adulti galleggianti, le classiche mosche secche con ali a tetto.

Imitare un tricottero al momento giusto significa spesso fare la differenza tra una giornata di pesca riuscita e una a vuoto. Per questo la conoscenza dell’entomologia acquatica è considerata una vera arte tra i pescatori a mosca italiani, dall’Adda al Tagliamento, dall’Aniene al Sarca.

Dove cercarli in Italia e come riconoscerli

I tricotteri si trovano praticamente ovunque ci sia acqua dolce di buona qualità: torrenti di montagna, fiumi collinari, ruscelli appenninici, sorgenti, e perfino laghi e stagni puliti (con specie diverse). Le zone migliori dove osservarli sono:

  • I tratti subito a valle di piccole cascate, dove l’acqua è molto ossigenata e i sassi sono coperti di biofilm e alghe.
  • I bordi di pozze tranquille con fondo sabbioso o ghiaioso.
  • I tronchi sommersi e le radici degli alberi che pendono nell’acqua.

Per vederli basta sollevare con delicatezza un sasso bagnato (e rimetterlo dov’era dopo l’osservazione, sempre): se si notano piccoli tubicini di sabbia o ghiaino attaccati alla parte inferiore, o se uno di essi inizia a muoversi, complimenti, avete appena incontrato uno dei più antichi e raffinati architetti del pianeta. I tricotteri esistono da oltre 230 milioni di anni e costruivano astucci ben prima che i dinosauri popolassero la Terra.

Una piccola raccomandazione finale

I tricotteri sono innocui per l’uomo: non pungono, non mordono, non trasmettono malattie. Anzi, sono parte fondamentale della catena alimentare dei fiumi, cibo per trote, salmerini, anfibi e uccelli acquatici. La cosa migliore che possiamo fare per loro è prenderci cura dei corsi d’acqua: evitare di lasciare rifiuti, non turbare inutilmente i fondali, e riconoscere il valore di un piccolo astuccio di sassolini come segno che, almeno in quel tratto di fiume, la natura sta ancora vincendo.

Fonti

Tag:Larve di tricotteri