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Bastano una passeggiata nell’orto, un pomeriggio a raccogliere insalata o una scampagnata nel prato dietro casa per ritrovarsi, la sera, con un ospite indesiderato attaccato alla pelle: la zecca. In Italia la specie più diffusa e clinicamente rilevante è Ixodes ricinus, la cosiddetta zecca dei boschi, capace di trasmettere infezioni serie come la malattia di Lyme e l’encefalite virale da zecca (TBE). La buona notizia è che, con qualche accortezza, il rischio si riduce moltissimo. La cattiva è che internet è pieno di rimedi popolari (olio, alcol, fiammiferi) che peggiorano la situazione. Vediamo, con ordine, cosa fare davvero.
Come si riconosce una zecca (e perché non è un insetto)
Prima cosa da chiarire: le zecche non sono insetti, ma aracnidi, cugine di ragni e acari. Da adulte hanno otto zampe (le larve ne hanno sei), corpo ovale e appiattito quando sono a digiuno, che si gonfia progressivamente fino a diventare simile a un piccolo fagiolo grigio-verdastro man mano che si riempiono di sangue. Le dimensioni variano da 1-2 mm negli stadi giovanili fino a oltre 1 cm quando sono ingorgate.
In Italia le patologie infettive veicolate da zecche con rilevanza epidemiologica sono principalmente l’encefalite da zecca (TBE) e la malattia di Lyme, trasmesse soprattutto dalla zecca dei boschi, e la rickettsiosi, veicolata soprattutto dalla zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus). Ixodes ricinus predilige ambienti umidi e ombreggiati: sottobosco, margini di prati incolti, siepi, cataste di legna e cumuli di foglie. Non si trova solo in montagna: negli ultimi decenni è stata segnalata anche in giardini periurbani e orti familiari, soprattutto nelle regioni del Nord-Est, ma la presenza si estende via via a gran parte della penisola.
Dove cercarla sul corpo (i punti che quasi tutti dimenticano)
La zecca non morde a caso. Cerca zone della pelle sottile, calda e umida, dove il sangue è facilmente accessibile e dove è difficile individuarla. Dopo qualsiasi attività all’aperto conviene fare un’ispezione accurata di:
- cuoio capelluto e attaccatura dei capelli (soprattutto nei bambini);
- dietro le orecchie e sul collo;
- ascelle;
- ombelico;
- zona inguinale e genitale;
- dietro le ginocchia;
- fra le dita dei piedi e alla cintura dei pantaloni.
Un dettaglio poco intuitivo: il morso della zecca è quasi sempre indolore. La saliva contiene sostanze anestetiche e anticoagulanti, quindi ci si accorge del parassita solo con un controllo visivo. Per questo si raccomanda di ispezionare pelle e vestiti ogni 3-4 ore durante escursioni e, in ogni caso, al rientro a casa, controllando anche cavità ascellari, retro delle ginocchia e inguine. Una doccia entro un paio d’ore dal rientro aiuta a rimuovere le zecche non ancora attaccate.
Come togliere una zecca: la tecnica corretta (e cosa NON fare mai)
Su questo punto la letteratura scientifica e le linee guida sanitarie sono unanimi da anni: la rimozione va fatta il più rapidamente possibile, meccanicamente, con una pinzetta a punte sottili. Ecco la procedura passo-passo:
- Afferrare la zecca con una pinzetta a punte fini il più vicino possibile alla superficie della pelle, cercando di prendere il rostro (l’apparato boccale infisso nella cute), non il corpo.
- Tirare verso l’alto con pressione lenta, costante e uniforme. Non torcere, non strappare a scatti: il rostro potrebbe rompersi e restare nella pelle.
- Dopo la rimozione, pulire accuratamente la zona del morso e le mani con alcol denaturato, disinfettante iodato o acqua e sapone.
- Non schiacciare la zecca con le dita: il contenuto dell’addome può veicolare patogeni attraverso microabrasioni cutanee. Meglio conservarla in un contenitore sigillato o in un pezzo di nastro adesivo, utile se in seguito servisse identificarla.
Se il rostro si spezza e resta un frammento sotto pelle che non si estrae facilmente con la pinzetta pulita, la raccomandazione è di lasciarlo in sede e lasciare che la pelle guarisca: il rischio di infezione locale da frammento residuo è trascurabile rispetto al rischio di trasmissione da una zecca ancora attaccata.
I “rimedi” da evitare assolutamente
Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità sono chiarissime: per rimuovere una zecca non vanno mai utilizzati alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette. Questi metodi provocano stress al parassita, che come reazione può rigurgitare il contenuto gastrico nel torrente sanguigno dell’ospite, aumentando drasticamente il rischio di trasmissione di batteri e virus. Anche smalto per unghie e vaselina, tramandati di generazione in generazione, sono inutili e potenzialmente dannosi: la zecca non si stacca comunque abbastanza in fretta.
Zecca morso, cosa fare nei giorni successivi
Rimossa la zecca, il grosso è fatto, ma il monitoraggio prosegue per alcune settimane. Va segnata sul calendario la data del morso e osservata l’area cutanea. I due scenari clinici più importanti da conoscere sono la malattia di Lyme e la TBE.
Malattia di Lyme (borreliosi)
La malattia di Lyme è un’infezione batterica causata da Borrelia burgdorferi che può essere trasmessa all’uomo da zecche infette che restano attaccate per almeno 36-48 ore: questo è il motivo per cui la rimozione precoce è la migliore prevenzione. Il segno più tipico è l’eritema migrante, una macchia rossa che compare tipicamente 3-30 giorni dopo il morso, si allarga progressivamente e assume spesso l’aspetto di un bersaglio, con centro più chiaro. Senza trattamento l’eritema migrante svanisce entro 3-4 settimane, ma può essere accompagnato da febbre, brividi, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa, rigidità del collo e linfonodi ingrossati. Se non diagnosticata e trattata precocemente con antibiotici, l’infezione può evolvere in fasi successive con coinvolgimento articolare, cardiaco e neurologico. In caso di neuroborreliosi il trattamento raccomandato è un antibiotico per via endovenosa per 14-28 giorni. Al momento non è disponibile in commercio un vaccino contro la malattia di Lyme.
Encefalite da zecca (TBE)
L’encefalite da zecca è una malattia virale causata da un flavivirus. In Italia l’incidenza è bassa e si concentra soprattutto nel Nord-Est, con focolai storici documentati fin dagli anni ’90 in provincia di Belluno e più in generale nell’arco alpino orientale. Nel 70% dei casi il morso di una zecca infetta non causa sintomi o provoca disturbi lievi simili a un raffreddore; nel restante 30% dei casi si manifesta una prima fase influenzale con febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, cui in una parte dei pazienti fa seguito, dopo qualche giorno di apparente miglioramento, una seconda fase con possibile coinvolgimento delle meningi e del sistema nervoso centrale (meningite, encefalite). Contro la TBE esiste un vaccino, raccomandato a chi vive o frequenta abitualmente aree endemiche, boschive o rurali del Nord-Est: il ciclo di base prevede tre dosi con richiami periodici.

Quando rivolgersi al medico: se compare un’eruzione cutanea che si allarga attorno alla sede del morso, se insorge febbre inspiegabile nelle 4-6 settimane successive, se si manifestano sintomi neurologici (mal di testa persistente, rigidità del collo, confusione, paralisi facciale) o articolari (gonfiore, dolori migranti). Portare con sé, se possibile, la zecca conservata o una fotografia.
Prevenzione: come difendere sé stessi, la famiglia e gli animali
La prevenzione delle malattie trasmesse da zecche si gioca soprattutto sulla riduzione del contatto e sulla precocità della rimozione. Le raccomandazioni consolidate sono queste:
- Abbigliamento chiaro (facilita l’individuazione delle zecche), maniche e pantaloni lunghi con i pantaloni infilati nei calzettoni, scarpe chiuse quando si va in prati alti, sottoboschi o si lavora nell’orto in zone a rischio.
- Repellenti: sulla pelle prodotti a base di DEET o icaridina; sugli indumenti, ottimi risultati con la permetrina, un piretroide che rimane efficace anche dopo diversi lavaggi. Studi controllati hanno mostrato che gli abiti trattati con permetrina long-lasting riducono significativamente il numero di punture di zecca rispetto a quelli non trattati.
- Ispezione sistematica di pelle, cuoio capelluto e vestiti al rientro; per gli abiti, un ciclo in asciugatrice ad alta temperatura per almeno 10 minuti uccide le zecche eventualmente presenti.
- Manutenzione del giardino e dell’orto: sfalcio regolare del prato, eliminazione di cumuli di foglie secche e sterpaglie, riordino delle cataste di legna, creazione di fasce di ghiaia o cippato tra prato e bosco per ridurre la migrazione delle zecche. Attenzione anche ai piccoli mammiferi selvatici (topi, ricci): sono importanti serbatoi di Borrelia.
- Animali domestici: cani e gatti sono spesso i veicoli involontari che portano le zecche in casa. Vanno protetti con antiparassitari specifici (collari, spot-on, compresse) su consiglio del veterinario, e ispezionati dopo ogni uscita, controllando in particolare orecchie, spazi interdigitali, ascelle e inguine.
- Vaccinazione TBE nelle aree endemiche del Nord-Est, secondo indicazione del medico curante.
Un’ultima nota agronomica pratica: mantenere l’erba corta (sotto i 10 cm) e ridurre l’umidità nei margini del giardino – potando siepi troppo folte, evitando irrigazioni serali eccessive – rende l’ambiente meno ospitale per Ixodes ricinus, che ha bisogno di umidità elevata per sopravvivere. Un orto pulito, luminoso e ben ventilato non è solo più produttivo: è anche molto meno interessante per le zecche.
In sintesi: cosa fare subito se trovi una zecca attaccata
- Non farti prendere dal panico e non usare olio, alcol, fiammiferi o altri rimedi popolari.
- Prendi una pinzetta a punte sottili (in farmacia si trovano anche apposite pinzette per zecche a pochi euro).
- Afferra la zecca vicino alla pelle e tira dritto verso l’alto, con forza costante, senza torcere.
- Disinfetta pelle e mani; conserva la zecca in un contenitore chiuso o in nastro adesivo.
- Annota la data del morso e osserva la zona per 4-6 settimane.
- Contatta il medico in caso di eritema che si allarga, febbre, sintomi neurologici o articolari inspiegabili.
Con questi accorgimenti, prati, orti e boschi restano quello che dovrebbero essere: un luogo di piacere e di produttività , non una fonte di ansia.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità – ISSalute (2023). Malattia di Lyme: come si contrae e come si cura.
- Istituto Superiore di Sanità – ISSalute (2023). Encefalite da zecca: disturbi, cause e cura.
- EpiCentro – Istituto Superiore di Sanità . Portale zecche e malattie trasmesse.
- Centers for Disease Control and Prevention (2024). What to Do After a Tick Bite.
- CDC (2023). Tick Bite: What to Do. Fact sheet.
- Rizzoli A. et al. (2004). Ixodes ricinus, malattie trasmesse e reservoirs. Fondazione Edmund Mach.
- INAIL (2018). Zoonosi trasmesse da zecche. Collana Salute e Sicurezza.
- Vaughn M.F. et al. (2014). Long-lasting Permethrin Impregnated Uniforms: A Randomized-Controlled Trial for Tick Bite Prevention. American Journal of Preventive Medicine.
- Chitimia-Dobler L. et al. (2024). Italian peninsula as a hybridization zone of Ixodes inopinatus and I. ricinus. Parasites & Vectors.
- Steere A.C. Malattia di Lyme. Manuali MSD – Edizione Professionisti.





