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Stai raccogliendo l’insalata o dai una sistemata alla siepe e noti una cosa strana: sulle foglie e sui rametti c’è una specie di batuffolo bianco, come muffa o cotone. Lo sfiori con un dito e succede l’imprevisto: il batuffolo salta via, lasciando in aria una scia di filamenti bianchi che sembrano una minuscola coda di pavone. Non è muffa. Non è cocciniglia. È la forma giovanile di Metcalfa pruinosa, conosciuta come cicalina cotonosa o farfallina bianca, un insetto arrivato dal Nord America e ormai di casa in tutta Italia.
Mettiamoci il camice del detective dell’orto e seguiamo gli indizi uno per uno: chi è, cosa fa davvero alle piante, cosa non fa (e su questo circolano molte leggende) e come tenerla a bada senza tirare fuori un solo insetticida.
L’identikit: perché sembra muffa ma è un insetto
L’indizio numero uno è la cera. Gli stadi giovanili di questo insetto, chiamati neanidi e ninfe, hanno il corpo biancastro o verde chiaro, lungo pochi millimetri, appiattito ai lati, e sono ricoperti da una densa polvere cerosa bianca prodotta da ghiandole speciali dell’addome. Dalla parte posteriore partono lunghi filamenti bianchi disposti a ventaglio: da qui il soprannome di coda a pavone.
L’indizio numero due è il salto. Questi insetti appartengono al grande gruppo dei fulgoromorfi, gli planthopper in inglese, cioè saltatori di piante. Hanno zampe posteriori potenti e, al minimo disturbo, schizzano via di lato lasciando dietro di sé i filamenti cerosi che si staccano come coriandoli. Una muffa non salta, una cocciniglia non salta: se salta, hai già risolto metà del caso.
L’indizio numero tre arriva a fine estate, quando compaiono gli adulti: lunghi 7-8 millimetri ali comprese, grigio cenere con riflessi bianchi e polverosi, ali tenute a tetto sopra il corpo, tanto da farli somigliare a piccolissime falene. Anche loro saltano e volano per brevi tratti quando ti avvicini.
Attenzione ai sosia: nella stessa famiglia allargata esistono altri saltatori di origine nordamericana comparsi in Europa, alcuni con adulti verdi e sagoma più triangolare. Le forme giovanili si assomigliano parecchio e la distinzione precisa tra specie affini richiede l’osservazione al microscopio di dettagli come le spine delle zampe posteriori. Per il giardiniere, però, il quadro pratico è identico: stesso comportamento, stessi danni, stessa gestione.
Un anno nella vita della metcalfa
Il ciclo è semplice e conoscerlo serve, perché dice quando conviene intervenire.
- Autunno e inverno: l’insetto passa la stagione fredda sotto forma di uovo. Le femmine infilano le uova, bianco perlaceo e allungate, una a una dentro le screpolature della corteccia, nel legno morto, nei tralci e nei rametti secchi di arbusti e alberi.
- Primavera: le nascite sono scalari, cioè non avvengono tutte insieme. In Italia si concentrano tra maggio e l’inizio dell’estate, con anticipo nelle zone più calde del Centro-Sud e delle coste e ritardo in collina e al Nord. Questo scaglionamento è il motivo per cui, dopo un intervento, ti sembra che ricompaiano dal nulla: stanno semplicemente ancora schiudendo.
- Maggio-luglio: le forme giovanili attraversano cinque stadi, diventando via via più cerose e più mobili. È il periodo dei batuffoli bianchi sotto le foglie, sui germogli teneri e lungo i fusti.
- Da metà luglio in poi: sfarfallano gli adulti grigi, che restano attivi fino all’autunno e depongono le uova per l’anno successivo. Nelle nostre condizioni si compie di norma una sola generazione all’anno.
La metcalfa è estremamente polifaga: si è adattata a centinaia di piante diverse. La trovi su vite, fico, actinidia, melo, pero, pesco, agrumi, ma anche su siepi di lauroceraso, pittosporo, alloro, oleandro, sulle rose, sugli aceri e i tigli dei viali, e persino su erbacce, ortiche, rovi, pomodoro, fagiolino, lattuga e piante aromatiche.
Perché la cera manda in crisi i trattamenti
Quel rivestimento bianco non è un vezzo estetico. La cera prodotta dalle ghiandole svolge diversi lavori contemporaneamente: fa scivolare via l’acqua piovana, riflette la radiazione ultravioletta, impedisce all’insetto di impiastricciarsi con i propri escrementi zuccherini e rende la presa difficile a predatori e parassitoidi.
Per chi tratta, il problema è meccanico prima ancora che chimico: una goccia di prodotto che arriva su una superficie cerosa e idrorepellente tende a rimbalzare o a scivolare senza bagnare l’insetto. Ecco perché molte irrorazioni sembrano non funzionare, soprattutto sugli stadi più grandi e sugli adulti già vestiti a festa. La regola d’oro è semplice: più l’insetto è giovane e meno cera ha addosso, più qualsiasi metodo funziona. Aspettare agosto significa aspettare il momento peggiore.
Il danno vero: melata, fumaggine e verdure appiccicose
La metcalfa è un succhiatore di linfa: infila il rostro nei vasi conduttori e beve. Come tutti gli insetti che si nutrono di linfa elaborata, ingerisce moltissimi zuccheri e ne elimina l’eccesso sotto forma di melata, una sostanza appiccicosa che cade a pioggia su foglie, frutti, mobili da giardino, auto parcheggiate sotto i tigli.
Il danno da puntura in sé, su una pianta adulta e in buona salute, è quasi sempre modesto: qualche germoglio rallentato, foglie meno vigorose. Il vero guaio è quello che viene dopo:
- Fumaggine: sulla melata si sviluppano funghi neri superficiali che formano una patina scura sulle foglie. Non penetrano nei tessuti, ma riducono la luce che arriva alla foglia e rovinano l’aspetto di frutti e ortaggi.
- Qualità del raccolto: grappoli, frutti e verdure imbrattati di melata e cera diventano brutti e appiccicosi. In agricoltura questo si traduce in declassamento commerciale, e in casi di forti infestazioni su alcune colture sono state osservate anche perdite produttive rilevanti.
- Fastidio urbano: nei parchi e nei viali alberati la pioggia di melata e i voli di adulti a fine estate sono la lamentela più frequente, molto più del danno botanico.
Falsi allarmi: cosa la metcalfa non fa
Qui sfatiamo tre convinzioni molto diffuse.
Non punge l’uomo e non è pericolosa per cani e gatti. Il rostro è progettato per i tessuti vegetali. Può capitare che un adulto, posato su un braccio sudato, provi un assaggio esplorativo, ma non è un parassita dell’uomo, non inocula nulla, non trasmette malattie e non si riproduce in casa. Se ne entra qualcuno dalla finestra a fine estate, basta accompagnarlo fuori con un bicchiere e un foglio di carta.
Non è la cocciniglia cotonosa. Le cocciniglie farinose sono lente, quasi immobili, si annidano nelle ascelle delle foglie e non saltano. Se il batuffolo scappa con un balzo, è metcalfa.
Non è il vettore della flavescenza dorata della vite. Questa è la confusione più delicata, perché la flavescenza dorata è una malattia gravissima e soggetta a lotta obbligatoria. Il suo vettore riconosciuto è un’altra cicalina, Scaphoideus titanus, che ha aspetto e comportamento completamente diversi. Su esemplari di metcalfa sono state talvolta rilevate tracce di fitoplasmi, ma le prove sperimentali di trasmissione condotte su vite e piante indicatrici hanno dato esito negativo. In parole povere: la metcalfa sporca, non ammala la vite.
Come gestirla in orto e giardino senza insetticidi
La buona notizia è che nel giardino di casa la metcalfa si controlla benissimo con mezzi fisici e prodotti a basso impatto, purché si rispetti il calendario.
1. Il getto d’acqua, sottovalutato e potentissimo
Le neanidi sono fragili e poco mobili. Un getto d’acqua deciso, indirizzato sotto le foglie e lungo i fusti, le stacca, le fa cadere a terra e porta via cera e melata. Molte non risalgono. Ripetuto ogni 4-6 giorni nel periodo di schiusa, è spesso l’unica cosa che serve su siepi, rose e ortaggi. Sulle piante in vaso funziona anche meglio.
2. Sapone molle potassico, ma con criterio
Il sapone molle potassico agisce per contatto: scioglie la cera protettiva, disidrata i corpi molli e nel frattempo lava via melata e fumaggine. È ammesso in agricoltura biologica e non lascia residui problematici, ma va usato bene:
- trattare al mattino presto o al tramonto, mai col sole a picco o sopra i 28-30 gradi, per evitare ustioni fogliari;
- bagnare fino a gocciolamento la pagina inferiore delle foglie, dove stanno gli insetti: il prodotto uccide solo ciò che tocca;
- intervenire sui giovani stadi, tra fine maggio e inizio luglio, ripetendo dopo 7-10 giorni per intercettare le nascite scalari;
- rispettare comunque le indicazioni dell’etichetta commerciale e gli eventuali intervalli prima della raccolta.
Nelle prove di campo condotte su cicaline in ambito viticolo, sapone potassico e caolino hanno mostrato un’efficacia parziale ma reale, inferiore ai prodotti insetticidi classici e molto dipendente dalla qualità della bagnatura: una conferma che qui la tecnica di applicazione conta quanto il prodotto.

3. Potatura e pulizia invernale
Le uova stanno nel legno. Nel riposo vegetativo, eliminare rami secchi, tralci vecchi, polloni e legno morto di siepi e fruttiferi toglie di mezzo una quota consistente di uova prima ancora che nascano. Stesso discorso per il controllo delle erbacce infestanti a ridosso dell’orto, che fanno da serbatoio e da trampolino verso le colture.
4. Cosa evitare
Gli insetticidi ad ampio spettro sono la scelta peggiore in un orto familiare: colpiscono poco l’insetto protetto dalla cera, azzerano coccinelle, crisope, ragni, sirfidi e insetti utili, e nelle piante in fiore mettono a rischio api e bombi attirati proprio dalla melata. Il risultato tipico è un ritorno più violento dell’infestazione nelle settimane successive. Anche i macerati fai da te fatti in casa senza criterio spesso non fanno nulla contro la cera: meglio investire energia nel getto d’acqua ben fatto.
La storia a lieto fine: un imenottero contro la metcalfa
La metcalfa è arrivata in Italia alla fine degli anni Settanta, segnalata per la prima volta nel Trevigiano, e si è diffusa rapidamente perché qui non aveva nemici naturali. Nel suo areale d’origine, invece, viene tenuta sotto controllo da diversi antagonisti, il più efficace dei quali è un piccolo imenottero driinide, Neodryinus typhlocybae.
Grazie alle ricerche condotte in ambito universitario a Padova, questo parassitoide è stato allevato e liberato in Italia a partire dagli anni Novanta, prima nelle regioni settentrionali e poi altrove. La femmina preda i giovani di metcalfa e ne parassitizza gli stadi più avanzati, deponendo un uovo alla base degli abbozzi alari. La larva che ne nasce si sviluppa all’esterno del corpo della vittima e appare come un vistoso bubbone biancastro laterale: se lo vedi sulle tue piante, non toccarlo, è un alleato al lavoro. Terminato il pasto, la larva costruisce un bozzolo caratteristico, spesso sulla pagina inferiore delle foglie, dove svernerà.
I monitoraggi pluriennali in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e in altre regioni hanno documentato l’insediamento stabile e la diffusione autonoma del parassitoide, che si è poi esteso spontaneamente ad altri Paesi europei. È uno dei casi di lotta biologica classica meglio riusciti in Italia: dove il driinide è ben insediato, le popolazioni di metcalfa si sono progressivamente rarefatte, passando da emergenza a presenza ordinaria. Morale pratica per il giardiniere: non sterminare tutto. Lasciare qualche colonia e non usare prodotti aggressivi permette agli antagonisti di lavorare gratis, anno dopo anno.
Una curiosità dolce: il miele di melata di metcalfa
C’è un mestiere per cui la metcalfa non è affatto una nemica: l’apicoltura. Le api raccolgono la melata depositata su foglie e rami e ne ricavano un miele di melata scuro, quasi nero, poco dolce, con note che ricordano la frutta cotta e il legno. In Italia è diventato un prodotto riconosciuto e apprezzato, con rese che variano molto di anno in anno a seconda dell’andamento stagionale e della densità dell’insetto. Un promemoria utile: nella natura gestita, quasi nulla è semplicemente buono o cattivo.
L’hai trovata sull’insalata appena raccolta? Nessun dramma
Scenario tipico di luglio: porti in cucina un cespo di lattuga o un mazzo di basilico e scopri i batuffoli bianchi tra le foglie. Ecco cosa fare, in ordine.
- Scuoti il cespo all’aperto, meglio sopra il compost o una zona lontana dall’orto: buona parte degli insetti se ne va da sola.
- Sfoglia e sciacqua sotto acqua corrente fredda, strofinando delicatamente con le dita i punti appiccicosi.
- Se resta la sensazione di colla, immergi le foglie 5-10 minuti in acqua fredda con un cucchiaio di bicarbonato o poco aceto, poi risciacqua bene. La melata è zucchero: si scioglie senza problemi.
- Scarta le foglie con evidente patina nera di fumaggine, non perché siano tossiche, ma perché restano sgradevoli.
Il punto rassicurante è questo: la metcalfa non è velenosa, non punge, non inquina il prodotto con tossine. Un ortaggio con qualche traccia di melata è perfettamente commestibile una volta lavato. Se invece ne trovi tantissime, prendila come un segnale: il prossimo maggio, ricordati del getto d’acqua e del sapone potassico all’alba, e della potatura invernale del legno secco. Il detective, in fondo, vince quando previene il caso invece di risolverlo a danno fatto.
Fonti
- Regione del Veneto, Servizio Fitosanitario. Metcalfa pruinosa: morfologia, ciclo biologico e controllo biologico.
- Regione Lombardia e Compagnia delle Foreste (atti del convegno). Metcalfa pruinosa: diffusione nel continente europeo e prospettive di controllo biologico.
- EPPO Global Database. Metcalfa pruinosa (METFPR) – distribuzione in Italia e riferimenti bibliografici.
- Kim D.-H. et al. (2020). Egg Hatching and First Instar Falling Models of Metcalfa pruinosa (Hemiptera: Flatidae). Insects.
- Ammar E.-D., Nault L.R. (2004). Wax Production in Adults of Planthoppers with Particular Reference to Metcalfa pruinosa. Annals of the Entomological Society of America.
- Oklahoma State University Extension (2017). Flatid Planthoppers. Entomology and Plant Pathology Pest Alerts.
- Tommasini M.G., Mosti M., Dradi D., Girolami V. (1998). Biological control of Metcalfa pruinosa with Neodryinus typhlocybae: first report on the establishment of the parasitoid in Emilia-Romagna. AGRIS FAO.
- Angeli G. et al. (2005). Biological control of Metcalfa pruinosa with Neodryinus typhlocybae: establishment and diffusion of the parasitoid in Trentino-Alto Adige. Bulletin OILB/SROP.
- Natural Products for the Control of Scaphoideus titanus in Vineyards: A Summary of Five-Year Field Trials (prove su piretrine, caolino, sapone potassico).
- Scheda tecnica Metcalfa pruinosa: morfologia, specie simili e riconoscimento degli stadi giovanili.
- Unaapi. Melata di metcalfa: caratteristiche del miele e andamento delle produzioni in Italia.





