Girasole con più fiori su una pianta: perché succede e quando togliere i capolini secondari

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita a chiunque semini girasoli almeno una volta: la pianta cresce, si aspetta il classico grande capolino solitario e invece dal fusto partono rametti laterali con cinque, dieci, a volte venti fiori più piccoli. La prima reazione è quasi sempre la stessa: ho sbagliato qualcosa? La risposta breve è no. Un girasole con più fiori su una pianta non è malato, non è deforme e non è avvelenato: nella maggior parte dei casi sta semplicemente facendo quello che il suo DNA gli dice di fare. Vediamo perché accade, quando conviene intervenire con le forbici e quando invece è meglio lasciare tutto così com'è.

Un fiore o venti: la differenza sta nella genetica

Il girasole selvatico, l'antenato di quello che coltiviamo, è una pianta molto ramificata, con decine di capolini piccoli. È stata la domesticazione, migliaia di anni fa, a selezionare piante con un solo fusto e un solo grande capolino: più comode da raccogliere e più produttive in termini di semi. Questa caratteristica si chiama dominanza apicale: la gemma in cima produce ormoni (soprattutto auxina) che tengono a freno le gemme laterali, impedendo loro di svilupparsi.

Gli studi di mappatura genetica su ampie collezioni di girasole coltivato hanno mostrato che la ramificazione non dipende da un solo interruttore: la ramificazione alta (quella vicino alla cima) e quella bassa (dal basso del fusto) sono controllate da regioni del genoma diverse e indipendenti. Tradotto in pratica: esistono girasoli che ramificano solo in punta, altri che diventano veri e propri cespugli, e tutte le sfumature intermedie. Curiosamente, quando negli anni Cinquanta si è passati agli ibridi, la ramificazione è stata reintrodotta di proposito nelle linee maschili, perché serviva a produrre polline per un periodo più lungo.

Nel commercio ornamentale la distinzione è netta e vale la pena imparare i due termini, perché li trovate sulle bustine di semi:

  • Tipi monocefali o grandiflora: un solo stelo, un solo capolino, spesso enorme. Sono quelli da recisione professionale e quelli da seme. Non ramificano, o lo fanno solo se subiscono un danno.
  • Tipi ramificati o multiflora: molti capolini di dimensioni medio-piccole su rami laterali, con fioritura che si prolunga per settimane. Sono i preferiti di chi vuole fiori da taglio in continuazione o una macchia di colore in giardino.

Se avete comprato una bustina generica di Helianthus annuus, o se il seme è arrivato da una mangiatoia per uccelli o dal compost, la probabilità di ritrovarsi con un ramificato è alta. E il risultato, spesso, è più bello di quello che si voleva ottenere.

Le tre cause dei capolini extra

Oltre alla genetica, ci sono due situazioni molto comuni negli orti e nei giardini italiani che spingono un girasole a ramificare.

1. Danno o perdita dell'apice

Se la gemma apicale viene mangiata da lumache, spezzata dal vento, bruciata dal gelo tardivo o troncata durante il trapianto, la dominanza apicale salta. Gli ormoni vengono ridistribuiti verso il basso e le gemme laterali si risvegliano tutte insieme. È esattamente il principio della cimatura: nelle varietà ramificate, togliere la punta quando la pianta ha quattro foglie vere può raddoppiare o triplicare il numero di fiori, che però saranno più piccoli. Attenzione: sui monocefali la cimatura è un errore grave, perché quella pianta non ha ricambio e rischiate di non vedere alcun fiore.

2. Troppo azoto

Il letame fresco, i concimi a occhio e i terreni di orto molto ricchi spingono la pianta verso una crescita vegetativa esuberante: fusti teneri, foglie grandi, ramificazioni disordinate. La letteratura agronomica è chiara sul punto: dosi eccessive di azoto raramente aumentano la resa e invece favoriscono l'allettamento, cioè il piegamento o la rottura del fusto, soprattutto in caso di vento forte. Chi coltiva al Nord, dove i temporali di luglio e agosto sono la norma, dovrebbe tenerlo bene a mente. Come riferimento, le dosi tecniche per la coltura da seme si aggirano su 80-100 unità di azoto per ettaro nei casi di produzioni elevate: in un orto domestico significa una concimazione moderata di fondo, non una pioggia di stallatico.

3. Concorrenza e spazio

Piante isolate, in pieno sole, con molto spazio e acqua a disposizione tendono a esprimere tutto il loro potenziale di ramificazione. Le stesse varietà, seminate fitte in campo, restano più contenute. È il motivo per cui il girasole nato per caso dal compost, in un angolo tranquillo e fertile, diventa spesso un gigante ramificato e generoso.

Diradare o non diradare? Il vero criterio di scelta

Qui non esiste una risposta giusta in assoluto: esiste l'obiettivo che avete in mente. Il diradamento dei capolini secondari si chiama tecnicamente sbottonatura e funziona così: la pianta ha una quantità limitata di risorse, se le concentra su un solo bocciolo quel bocciolo diventa più grande.

Diradate se volete un capolino centrale spettacolare, da fotografia o da concorso, oppure semi grandi e ben pieni da tostare o da lasciare agli uccelli in autunno. Non diradate se volete tanti fiori da vaso per settimane, una fioritura che si prolunga fino a settembre e una mensa continua per api e bombi. In quest'ultimo caso, più si taglia per fare bouquet, più la pianta continua a emettere nuovi boccioli: chi ha un multiflora in giardino sa che si possono regalare mazzi ai vicini per un mese e mezzo e la pianta continua a fiorire imperterrita.

Un dettaglio che riguarda gli impollinatori: molte varietà da recisione moderne sono senza polline, selezionate per non macchiare tovaglie e vestiti. Sono comodissime in casa, ma offrono agli insetti soltanto nettare. Se il vostro scopo è anche ecologico, tenete almeno alcune piante con polline e non togliete i capolini laterali: la ricerca sull'attrattività floreale del girasole mostra che la scelta della varietà pesa molto sulle visite degli impollinatori, più di altri fattori agronomici.

Come si dirada: tempi e tecnica

La regola d'oro è intervenire presto, allo stadio di bottone, quando i boccioli laterali sono ancora piccoli come una nocciola o una noce e non hanno ancora mostrato i petali. Più si aspetta, più energia la pianta ha già investito inutilmente.

  1. Identificate il capolino centrale: è quello in cima al fusto principale, in genere il più grande e il più avanzato.
  2. Individuate i boccioli laterali, che partono dalle ascelle delle foglie, cioè dal punto in cui il picciolo incontra il fusto.
  3. Tagliate o staccate i laterali all'attaccatura, senza lasciare monconi lunghi e senza incidere il fusto principale. Con boccioli piccoli basta un pizzicotto tra pollice e indice.
  4. Usate forbici pulite e affilate, disinfettate con alcol se passate da una pianta all'altra: i tessuti del girasole sono ricchi d'acqua e le ferite slabbrate sono una porta d'ingresso per marciumi e funghi, in particolare in estati umide.
  5. Lavorate al mattino presto o nel tardo pomeriggio, mai nelle ore più calde, e bagnate la pianta il giorno prima se il terreno è asciutto.

In Italia la finestra utile va da fine maggio a luglio, a seconda della zona e dell'epoca di semina. Se un bocciolo è già colorato, non buttatelo: tagliatelo con un buon tratto di stelo e mettetelo in vaso, dove durerà diversi giorni.

Girasole con più fiori su una pianta: perché succede e quando togliere i capolini secondari

Calendario italiano: quando seminare e cosa aspettarsi

Il girasole vuole terreno caldo per germinare bene, ma non ama il caldo torrido in fioritura. Da qui il calendario che funziona nel nostro Paese:

  • Sud e isole: semina da metà-fine marzo, fioritura da fine maggio-giugno.
  • Centro: semina fine marzo-inizio aprile, fioritura giugno-luglio.
  • Nord e zone interne: semina prima metà di aprile fino a maggio, fioritura luglio-agosto.

Rispetto a molte aree degli Stati Uniti siamo in anticipo di tre-cinque settimane, quindi le indicazioni tradotte dai manuali americani vanno sempre spostate indietro. Un dato interessante emerso da studi in ambienti caldi: le semine più tardive, che portano la fioritura nel picco del caldo, ricevono meno visite di impollinatori e producono meno seme, soprattutto se manca l'acqua. Ecco perché nel Centro-Sud conviene anticipare e irrigare con regolarità nella fase di bottone fiorale, quando la pianta è più sensibile allo stress idrico, aiutandosi con una buona pacciamatura di paglia o sfalcio d'erba per limitare l'evaporazione.

Per avere fiori da giugno a settembre la strategia migliore è la semina scalare: nei monocefali si semina ogni 10-15 giorni, perché ogni pianta dà un solo fiore e poi ha finito; nei ramificati bastano due o tre semine distanziate di 2-3 settimane, perché ognuna copre un periodo lungo. Si può anche mescolare: varietà precoci e tardive seminate insieme lo stesso giorno.

Sostegni, distanze e girasoli in vaso

Le varietà ramificate occupano molto più spazio di quelle a stelo unico: vanno distanziate 45-60 cm l'una dall'altra, altrimenti si ombreggiano e producono fiori piccoli e steli storti. Un fusto carico di dieci capolini bagnati dalla pioggia diventa pesantissimo: tutorate con una canna robusta piantata a 20-30 cm dal colletto (per non tagliare le radici), legando con fettuccia morbida in due o tre punti, senza stringere. Nelle varietà alte oltre due metri conviene mettere il tutore già a mezzo metro di altezza, non dopo il primo temporale.

Per coltivare girasoli in vaso servono due accortezze: scegliere cultivar nane o compatte, alte 40-120 cm, e non risparmiare sul contenitore. Un vaso da 25-30 cm di diametro e almeno 10-12 litri per pianta è il minimo per un compatto; sotto quella soglia la pianta soffre la sete ogni giorno e produce fiori minuscoli. Terriccio drenante, sole pieno per almeno sei ore, annaffiature abbondanti ma senza sottovaso allagato e una concimazione leggera a base di potassio quando appaiono i boccioli, evitando prodotti troppo azotati che allungano gli steli rendendoli fragili.

Cosa fare dopo la fioritura

Sui ramificati, togliere i capolini sfioriti (la cosiddetta cimatura dei fiori esausti) stimola l'emissione di nuovi boccioli e mantiene la pianta ordinata. Verso fine stagione, invece, vale la pena lasciare gli ultimi capolini sulla pianta: i semi maturi diventano cibo per cardellini e verdoni durante l'autunno, e qualche seme cadendo può regalarvi la sorpresa dell'anno successivo. A quel punto, se dal compost o da un angolo dimenticato spunta un girasole ramificato alto due metri e mezzo con venti fiori, saprete esattamente cosa sta succedendo: nessun difetto, solo genetica generosa.

Fonti

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