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Te la trovi ferma sul rosmarino, con quelle zampe piegate davanti al torace come se stesse pregando. La guardi, lei gira la testa e ti fissa. Poi comincia a oscillare avanti e indietro, lentamente, come se ballasse. Un attimo dopo apre le ali, alza le zampe anteriori e sembra volerti aggredire. Cosa sta succedendo davvero?
La mantide religiosa non prega, non balla e quasi certamente non vuole attaccarti. Sta usando un repertorio di segnali molto preciso, studiato in laboratorio da decenni, che possiamo imparare a leggere. Questo articolo è un piccolo manuale di traduzione dei suoi gesti, pensato per chi la incontra in giardino, sul balcone o dentro casa e vuole sapere cosa fare (e soprattutto cosa non fare).
Prima di tutto: chi è l’insetto che hai davanti
La mantide religiosa (Mantis religiosa) è un insetto predatore lungo dai 4 ai 7-8 centimetri, con corpo verde o marrone chiaro (il colore non indica il sesso né l’età, dipende molto dall’ambiente in cui è cresciuta). Le femmine sono più grandi e con l’addome tozzo, i maschi più snelli, con antenne più lunghe e volo più agile.
Il dettaglio che la identifica con sicurezza è una macchia scura, spesso con un puntino chiaro al centro, nella parte interna della coxa (la base) di ciascuna zampa anteriore. Solleva le zampe? Guarda lì sotto: quella specie di occhio nero è la firma della specie.
Attenzione, però, perché in Italia da qualche anno non è più sola. Sono arrivate mantidi di origine asiatica, in particolare del genere Hierodula, più grandi e robuste, ormai presenti in diverse regioni del Nord e del Centro. Sono state segnalate anche in aree di fondovalle alpine e la loro espansione è seguita da progetti di monitoraggio con la collaborazione dei cittadini. Se fotografi una mantide molto grande e massiccia, con zampe anteriori tozze, vale la pena segnalarla: le mappe di distribuzione si costruiscono così.
Il dondolio ritmico: non è un ballo, è un metro a nastro
Il movimento oscillatorio avanti e indietro (in inglese si chiama peering) è forse il comportamento più affascinante e più frainteso. La mantide tiene le zampe posteriori ferme e fa scorrere avanti e indietro il torace e la testa, ripetendo il gesto anche molte volte di seguito.
Serve a misurare le distanze. Quando spostiamo la testa, gli oggetti vicini sembrano scorrere più velocemente di quelli lontani: è la parallasse di movimento, lo stesso effetto che vedi dal finestrino del treno, dove i pali della luce sfrecciano e le montagne restano quasi immobili. Gli esperimenti su mantidi in laboratorio hanno dimostrato che l’animale usa esattamente questa informazione per capire quanto è distante una preda immobile, e che l’oscillazione è tanto più ampia quanto più il bersaglio è lontano. Nel calcolo entrano anche i recettori interni che le dicono di quanto si è spostata: non è solo un fatto di occhi, ma di occhi più propriocezione, cioè la percezione del proprio movimento.
Il risultato è pratico: la mantide colpisce con le zampe raptatorie solo quando la preda è entrata nel raggio d’azione, perché uno scatto a vuoto costa energia e la espone. Le mantidi giovani, che ancora non sanno bene quanto sono lunghe le loro zampe, dondolano di più e più a lungo.
C’è poi un secondo vantaggio, non alternativo ma complementare. Un insetto stecchito che si muove con un ritmo irregolare, avanti e indietro, assomiglia in modo sorprendente a una foglia o a un rametto mosso dal vento. Il dondolio, insomma, la aiuta anche a non essere riconosciuta come animale né dalle prede né dagli uccelli insettivori. Un movimento, due funzioni.
Quando lo vedi rivolto verso di te, la traduzione è semplice: sto cercando di capire cosa sei e quanto sei lontano. Non è aggressività, è valutazione.
Le zampe alzate e le ali spalancate: il bluff di chi sa di essere piccolo
Se ti avvicini troppo o allunghi la mano, lo scenario cambia. La mantide si alza sulle zampe posteriori, spalanca le ali mostrando i colori nascosti alla base, apre le zampe anteriori a croce e a volte produce un fruscio strofinando l’addome contro le ali. Certe specie tropicali arrivano a mostrare macchie che sembrano occhi giganti.
È quella che gli etologi chiamano posa deimatica, cioè un segnale di spavento improvviso. Non è un preludio all’attacco: è un bluff. Lo studio comparato di decine di specie ha mostrato che questi startle display compaiono soprattutto nelle specie di taglia maggiore, quelle abbastanza grandi da poter spaventare un vertebrato, e che si sono evoluti come difesa secondaria, cioè come ultima carta quando il mimetismo ha fallito e il predatore ha già individuato l’insetto. Le ricerche sulle risposte agli oggetti che incombono dall’alto confermano che la scelta tra fuga, immobilità e minaccia dipende dalla velocità e dalla direzione di ciò che si avvicina, oltre che dallo stato dell’animale: una mantide affamata o già in postura di caccia risponde in modo diverso da una sazia.
Nei tuoi confronti, quel gesto significa una cosa sola: sembro più grande di quello che sono, per favore vattene. La risposta corretta è dargliela vinta. Arretra di mezzo metro, aspetta dieci o venti secondi e vedrai le ali richiudersi e il corpo tornare nella posizione di attesa. Insistere significa costringerla a spendere energia in un comportamento costoso e, nei casi peggiori, farla cadere o farla fuggire in un punto meno sicuro.
Una zampa più corta o storta: quasi sempre è un arto rigenerato
Capita spesso di notare una mantide con una zampa anteriore visibilmente più piccola dell’altra, più chiara, un po’ storta o con meno spine. L’istinto è pensare a una malformazione o a un animale ferito da soccorrere. Nella grande maggioranza dei casi non è né l’una né l’altra cosa: è un arto rigenerato.
Gli insetti a metamorfosi incompleta come le mantidi crescono attraverso una serie di mute successive. Se un individuo giovane perde una zampa, alla muta seguente ricostruisce un abbozzo dell’arto, che si allunga e si completa un po’ a ogni cambio di pelle. Le ricerche sulla rigenerazione negli insetti mostrano che l’arto ricostruito è funzionale ma quasi sempre più piccolo e meno perfetto dell’originale, e che il recupero è tanto migliore quanto più mute restano da fare. Tradotto: una ninfa piccola che perde una zampa da adulta avrà un arto quasi normale; una ninfa già grande resterà con un moncone corto per tutta la vita, perché con la muta finale la crescita si ferma per sempre.
Per un predatore da agguato la faccenda non è cosmetica. Le zampe raptatorie funzionano come una tagliola geometrica: femore e tibia si chiudono l’uno sull’altro incastrando le spine in modo che la preda non possa scivolare via, e la precisione del meccanismo dipende dalle proporzioni dei segmenti. Un arto asimmetrico riduce la superficie di presa e la forza di trattenuta, quindi l’animale caccia meno bene, sbaglia più colpi e sceglie prede più piccole. Sopravvive, ma con un margine di errore ridotto.
Non c’è nulla da fare, e soprattutto non c’è nulla da curare. Portarla in casa in un barattolo per farla guarire non la aiuta: la rigenerazione avviene solo con le mute, e le mute avvengono solo se l’animale è ben nutrito, in un ambiente con la giusta umidità e con un appiglio verticale da cui restare appeso a testa in giù. Un contenitore improvvisato è più spesso una condanna che un ospedale.
Come avvicinarla e spostarla senza stressarla
Se devi davvero spostare una mantide, per esempio perché è finita in mezzo a un vialetto o sul davanzale di casa, il metodo è uno solo e richiede pazienza.
- Avvicina la mano lentamente e mettila ferma davanti o sotto di lei, appoggiata al ramo o alla superficie, come un ponte.
- Sfiorale delicatamente le zampe posteriori con un dito dell’altra mano o con un filo d’erba: nella maggior parte dei casi salirà da sola.
- Non afferrarla mai per il torace, per l’addome o per le ali: la presa può danneggiare le articolazioni e il fragile addome, e nelle femmine gravide è particolarmente rischiosa.
- Tienila bassa, vicino a una superficie morbida, e depositala su un arbusto folto e soleggiato, non sull’asfalto o su un muro nudo.
- Se è dentro casa, un bicchiere trasparente appoggiato sopra e un cartoncino rigido fatto scivolare sotto risolvono tutto in dieci secondi.
Una regola che vale sempre: rilasciala lì vicino, nello stesso giardino. Le mantidi hanno territori piccoli e conoscono i loro punti di appostamento. Trasportarla a chilometri di distanza, magari in un parco più bello, la mette in un ambiente ignoto, con predatori e concorrenti che non conosce e senza garanzie di prede.
La mantide religiosa è pericolosa? Per te no, per il cane nemmeno
Non morde nel senso in cui lo intendiamo noi: le sue mandibole servono a tagliare l’esoscheletro di grilli e mosche e non hanno né la forza né l’istinto per aggredire la pelle umana. Non ha pungiglione, non ha veleno, non trasmette malattie.
Quello che può fare, se la stringi in mano o la trattieni, è chiudere le zampe raptatorie intorno a un dito: le spine femorali danno un pizzicore fastidioso e, al massimo, un puntino rosso che sparisce in pochi minuti. Nessuna conseguenza, nessuna reazione allergica documentata di rilievo.
Per cani e gatti il discorso è simile. Un gatto che gioca con una mantide rischia al massimo un graffio sul naso, e se la mangia non succede nulla di tossico. Il vero danneggiato è l’insetto. Se il tuo animale è un cacciatore accanito, sposta la mantide in una zona alta e riparata del giardino.

Mantide in giardino: cosa dice davvero della salute dell’orto
Vederla è un buon segno, ma non nel modo in cui viene spesso raccontato. La sua presenza indica un ambiente con vegetazione varia, erba non rasata a zero e soprattutto tanti insetti in giro: senza prede abbondanti una mantide non arriva all’età adulta. È un indicatore di ricchezza biologica, non un servizio di disinfestazione.
Perché il punto è questo: la mantide è un predatore generalista e opportunista. Mangia quello che le passa a tiro e non distingue tra un afide, una cavalletta, una cimice, un’ape bottinatrice, una coccinella o una piccola mantide sua sorella. Studi sull’efficacia predatoria delle mantidi mostrano che possono consumare quantità notevoli di insetti, anche specie dannose di grossa taglia, ma nessuna ricerca sostiene che una popolazione di mantidi riduca in modo affidabile i parassiti di una coltura. Non è un ausiliare selettivo come lo sono coccinelle, sirfidi o certi imenotteri parassitoidi.
Il modo giusto di considerarla è quindi un altro: è un pezzo dell’ecosistema del tuo orto, un predatore al vertice della catena degli invertebrati, e la sua presenza va accolta e protetta per quello che è, non perché lavora per te.
L’ooteca in autunno: il tesoro da non tagliare
In tarda estate e in autunno la femmina depone le uova in una schiuma proteica che indurisce all’aria formando l’ooteca: un blocchetto ovale color caramello o beige, lungo 3-4 centimetri, con la superficie a coste, attaccato a un rametto legnoso, a uno stelo secco, a una pietra o al bordo di una staccionata. Dentro ci possono essere da alcune decine a oltre duecento uova, che sverneranno lì e schiuderanno tra la primavera e l’inizio dell’estate, con tempi che nelle nostre zone variano di diverse settimane tra Sicilia e Prealpi.
Il rischio più concreto per una popolazione di mantidi in giardino non è l’insetticida: è la cesoia. Le potature invernali di siepi, rose e arbusti secchi finiscono nel sacco verde insieme a decine di ooteche. Bastano tre accortezze:
- Prima di potare, ispeziona i rami: le ooteche sono facilissime da vedere sui rami spogli.
- Se un rametto con ooteca va tagliato per forza, non staccare il bozzolo. Taglia il rametto sopra e sotto e legalo con uno spago a un altro arbusto, nella stessa esposizione e a un’altezza simile.
- Non portarla in casa, mai. Al caldo dell’appartamento le uova schiudono fuori stagione e ti ritrovi centinaia di ninfe che non hanno alcuna possibilità di sopravvivere.
Lascia inoltre una parte del giardino con erba alta e steli secchi in piedi fino a primavera inoltrata: è lì che le mantidi passano l’inverno allo stato di uovo.
I tre errori più comuni (e come evitarli)
Il primo errore è trattare gli insetticidi dove si vedono mantidi. Gli insetticidi ad ampio spettro non fanno distinzioni: colpiscono le prede e il predatore, e la mantide, essendo in cima alla catena locale, è tra i primi a sparire e tra gli ultimi a tornare. Se vuoi mantidi in giardino, la scelta più efficace è ridurre i trattamenti, non aggiungerne.
Il secondo errore è comprare ooteche online, spesso di specie esotiche o comunque di origine ignota. È un pessimo affare ecologico: rischi di immettere nel tuo territorio specie alloctone che competono con quelle native e, nel caso delle grandi mantidi asiatiche ormai in espansione in Italia, che le predano direttamente. È anche un pessimo affare pratico, perché le ninfe appena schiuse si disperdono o si mangiano tra loro e la percentuale che arriva all’età adulta nel tuo orto è irrisoria.
Il terzo errore è la cattura a fin di bene: prendere in casa una mantide con la zampa storta o l’aspetto stanco per curarla o farla stare meglio. Una mantide adulta ha davanti poche settimane o pochi mesi di vita e ogni giorno passato in un barattolo è tolto alla caccia, all’accoppiamento e alla deposizione. La cosa più utile che puoi fare per lei è guardarla, fotografarla e lasciarla esattamente dov’è.
In sintesi: il vocabolario minimo
- Dondolio avanti e indietro: sto misurando la distanza e nel frattempo sembro una foglia al vento. Nessun pericolo.
- Testa che ruota e ti segue: ti ha individuato e ti sta valutando. Muoviti lentamente.
- Zampe anteriori sollevate, ali aperte, corpo eretto: bluff difensivo. Sei troppo vicino, indietreggia.
- Immobilità assoluta e corpo appiattito sul ramo: sta puntando a passare inosservata. Lasciala perdere.
- Appesa a testa in giù, immobile, con il corpo che si gonfia: sta per fare la muta o la sta facendo. È il momento più delicato della sua vita, non toccarla e non spostare il ramo.
- Una zampa anteriore più corta o pallida: arto rigenerato dopo una perdita. Normale, non curabile, non drammatico.
La prossima volta che ne incontri una, prova a stare fermo un minuto. Vedrai la testa ruotare, il corpo iniziare a oscillare, e capirai che non è un animale che prega: è un animale che calcola.
Fonti
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