Puntini bruni sul muso del gatto: sono larve di zecca, ecco cosa fare

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Prendi in braccio il gatto, lo guardi in faccia e ti accorgi che intorno all'occhio, sulla palpebra, sul bordo dell'orecchio ci sono venti, trenta, forse cinquanta puntini bruni piccolissimi. Sembrano granelli di terra o semi di papavero. Non si spazzolano via. Il primo pensiero, quasi sempre, è che si tratti di pulci o di un insetto sconosciuto entrato in casa. Quasi sempre è un'altra cosa: sono larve di zecca, cioè zecche appena nate, e il fatto che siano tante e tutte nello stesso punto non è un caso sfortunato ma la firma inconfondibile di come funziona il ciclo di questi parassiti.

Capire questo cambia tutto: cambia il modo di rimuoverle, cambia il livello di preoccupazione (più basso di quanto sembri, ma non zero) e soprattutto ti dice che da qualche parte, nel tuo giardino o lungo il percorso che l'animale fa ogni giorno, c'è un punto preciso di pochi metri quadrati da cui è partito tutto.

Non è una zecca diversa: è la stessa, appena nata

Le zecche più comuni sui nostri animali sono due: la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), tipica di prati umidi, sottoboschi, bordi di siepe, e la zecca bruna del cane (Rhipicephalus sanguineus), più legata ad ambienti secchi, cortili, cucce e crepe dei muri. Entrambe passano da quattro stadi: uovo, larva, ninfa, adulto.

La larva è la fase che manda in confusione tutti, perché non somiglia all'idea che abbiamo di zecca. Misura meno di un millimetro, è bruno chiaro o color miele, appiattita, e ha sei zampe invece di otto. Le otto zampe compaiono solo dallo stadio successivo. Da qui il nome colloquiale con cui vengono chiamate in tutto il mondo: zecche seme, perché sembrano davvero semi di papavero o di sesamo appiccicati alla pelle.

Il motivo per cui arrivano in gruppo è aritmetico. Una femmina adulta, dopo l'ultimo pasto di sangue, si lascia cadere a terra e depone migliaia di uova in un unico ammasso, in un punto riparato e umido: sotto le foglie morte, alla base di un ciuffo d'erba alta, dentro un cumulo di sfalcio. Quelle uova si schiudono più o meno insieme e le larve, che non sanno volare e camminano pochi centimetri, restano lì aggrappate alla vegetazione bassa, in attesa. Chi passa in quel punto, in quel momento, se ne porta via decine in un colpo solo. Non è una casa infestata: è un solo passaggio sbagliato in un solo metro quadro.

Tre indizi per capire se è davvero una larva di zecca

Prima di allarmarsi conviene guardare bene, con una lente d'ingrandimento o con la fotocamera del telefono in modalità macro, appoggiando la mano per non tremare. Servono tre verifiche.

  • Le zampe. Una larva di zecca ha sei zampette visibili ai lati del corpo, corte e chiare. Una crosta, un seme o un granello di terra non ne ha.
  • La forma. Corpo ovale, leggermente traslucido se la larva non ha ancora mangiato, più rotondo e grigio-bluastro se è già gonfia di sangue. Le larve attaccate stanno con la testa infilata nella pelle e il corpo perpendicolare, come un puntino in rilievo.
  • Il movimento. Le larve non ancora attaccate si spostano lentamente sul pelo. Se qualcosa salta o corre veloce, non è una zecca: è una pulce.

Cosa spesso viene confuso

Sul muso e sul mento si trovano molte cose che assomigliano a puntini bruni: le crosticine dell'acne del mento nel gatto, i comedoni neri sul labbro inferiore, briciole di lettiera o terriccio, semi di graminacee e frammenti di forasacco impigliati nel pelo, e i famosi puntini neri che in realtà sono escrementi di pulce (si sbriciolano e diventano rossastri se bagnati con un fazzoletto umido, mentre la larva di zecca resta intera). Capita anche di trovare cocciniglie o afidi trasportati dal pelo dopo un giro tra le piante: sono immobili, hanno una cerosità biancastra e non si infilano nella pelle.

Perché si concentrano su palpebre, orecchie e muso

La distribuzione non è casuale e questo è uno degli indizi diagnostici più utili. Le zecche immature aspettano l'ospite in cima ai fili d'erba e alla vegetazione bassa: quando un animale passa, il primo contatto avviene con la parte del corpo che sta più avanti e più in basso. Nel cane e nel gatto che annusano, è il muso. Da lì le larve risalgono verso le zone dove la pelle è più sottile, il pelo più corto e la temperatura più stabile: contorno occhi, bordo palpebrale, base e padiglione delle orecchie, mento, gola, la piega davanti alla spalla.

C'è un secondo motivo, molto pratico: sono le zone che l'animale non riesce a pulirsi da solo. Il gatto si lava tutto il corpo con la lingua e ingerisce buona parte dei parassiti prima che si attacchino, ma sul contorno degli occhi arriva solo con la zampa bagnata, e non basta. Le osservazioni su cani e gatti mostrano proprio questa preferenza della zecca dei boschi per testa e collo, con differenze tra stadi giovanili e adulti.

La rimozione: la posizione decide il metodo

Vale una regola semplice, quasi una linea di confine anatomica. Le larve sul mantello, sul mento, sulla gola, sul dorso si possono gestire a casa con calma. Quelle sull'orlo palpebrale, dentro il padiglione auricolare, sulla congiuntiva o a un millimetro dalla cornea non si toccano: si va dal veterinario, che se necessario userà una sedazione leggera e strumenti adeguati. Uno strappo maldestro accanto all'occhio può causare un'ulcera corneale, un danno molto più serio del morso.

Il protocollo per le zone accessibili è questo.

  1. Luce forte e laterale, non frontale: l'ombra radente fa risaltare i rilievi e ti fa vedere quante sono davvero.
  2. Per le larve non ancora attaccate, che sono spesso la maggioranza, un pezzo di nastro adesivo o un rullo levapelucchi tamponato sul pelo ne solleva decine in pochi secondi, senza traumi. Il nastro va poi chiuso ripiegato su sé stesso e buttato.
  3. Per quelle attaccate serve una pinza a uncino per zecche (quelle a due punte a forma di V, da poche monete in farmacia) o una pinzetta a punte fini e perfettamente combacianti. Si infila l'uncino alla base, aderente alla pelle, e si ruota con delicatezza fino al distacco. Nessuna trazione violenta, nessuna torsione a strappo.
  4. Disinfettare dopo, non prima, con un antisettico non alcolico nelle zone vicine alle mucose.
  5. Conservare due o tre esemplari in un barattolino chiuso con un pezzetto di carta umida: al veterinario servono per confermare specie e stadio.

Le cose da non fare sono altrettanto importanti, perché fanno rigurgitare il parassita e aumentano il contatto con la sua saliva: mai olio, vaselina, smalto, alcol, acetone, benzina o fiamma di accendino; mai schiacciare la zecca tra le dita; mai grattare via i puntini con l'unghia. E soprattutto, mai usare sul gatto un antiparassitario per cani: molte formulazioni per cani contengono permetrina, che nel gatto è gravemente tossica. Quando le larve sono decine o centinaia, la strada più sicura non è la pinzetta ma un prodotto acaricida prescritto dal veterinario, che le uccide tutte in poche ore, comprese quelle nascoste. Nei gattini piccoli e magri un carico parassitario molto alto può portare ad anemia, quindi la visita non è un eccesso di zelo: è la scelta giusta.

Un dettaglio operativo che pochi considerano: nelle ore che precedono la visita è meglio tenere l'animale lontano da letti, divani e cucce di altri animali. Le larve che si staccano senza aver mangiato possono cercare un altro ospite nelle vicinanze.

La geografia del nido: trovare il punto da cui sono partite

Questa è la parte che risolve il problema alla radice. Se hai trovato un grappolo di larve, il sito di schiusa è quasi sempre a pochi metri da dove l'animale passa abitualmente, e ha caratteristiche molto riconoscibili: umidità e ombra. Le larve muoiono per disidratazione in poche ore su un prato rasato e assolato, mentre sopravvivono benissimo dove l'aria resta satura di umidità vicino al suolo.

Puntini bruni sul muso del gatto: sono larve di zecca, ecco cosa fare

Mezz'ora di ispezione, con pantaloni lunghi infilati nelle calze, basta per mappare i sospetti:

  • il bordo tra erba alta e siepe, o tra prato e muretto: è il punto a rischio numero uno, molto più del centro del prato;
  • il cumulo di sfalcio o di foglie dietro il capanno, umido e tiepido;
  • la fascia d'ombra permanente sotto il muretto, la legnaia, la catasta di vasi;
  • i corridoi di passaggio della fauna: ricci, topi selvatici, merli, e in molte zone caprioli. Sono loro a portare le femmine adulte che poi depongono;
  • l'area attorno a mangiatoie, ciotole esterne e cucce, se si trova a contatto con la vegetazione alta.

Per verificare c'è un metodo da entomologi, semplicissimo: il trascinamento del panno. Un telo di cotone bianco o di flanella di circa un metro per uno, legato a un bastone e trascinato lentamente sulla vegetazione bassa per una decina di metri. Poi si guarda il panno alla luce: le larve, scure su bianco, si vedono come minuscoli granelli che camminano. Ripeti in tre o quattro punti diversi del giardino e nel giro di venti minuti sai esattamente dove sta il problema.

Tre modifiche che spezzano il ciclo

Non serve un intervento chimico su tutto il giardino, che tra l'altro è poco efficace e dannoso per gli insetti utili. Serve togliere umidità e ombra dove servono al parassita.

  • Una barriera secca. Una fascia di 60-100 cm di ghiaia, corteccia asciutta o semplicemente erba tenuta molto corta tra la zona ombrosa e l'area in cui l'animale gioca. Le larve attraversano male le superfici asciutte e calde.
  • Gestione di foglie e sfalcio. Rimuovere le foglie morte accumulate lungo i bordi, non lasciare mucchi d'erba tagliata a fermentare, potare la base delle siepi per far entrare luce e vento. È l'intervento più efficace in assoluto.
  • Spostare gli attrattori. Cuccia, ciotole, mangiatoie per uccelli e cassette per ricci lontane dalla vegetazione alta: dove si concentrano gli ospiti selvatici si concentrano anche le zecche adulte che deporranno la prossima generazione.

Il calendario italiano

Nel nostro Paese la zecca dei boschi è attiva praticamente tutto l'anno nelle aree più miti, con andamento diverso a seconda della latitudine e dell'altitudine. Nell'Italia settentrionale e nelle zone collinari l'attività ha in genere due picchi, uno in primavera (marzo-giugno) e uno in autunno (settembre-novembre), con una pausa nei mesi più caldi e secchi. Nelle aree mediterranee e nel Sud, invece, le larve tendono a essere più abbondanti in estate, mentre ninfe e adulti si distribuiscono nelle altre stagioni. Tradotto in pratica: da metà primavera a inizio autunno il controllo del pelo va fatto ogni sera, poi si allenta ma non si sospende, perché con inverni miti l'attività non si azzera mai.

Quanto rischia l'animale, e quanto rischi tu

Qui serve proporzione, senza minimizzare e senza spaventare. La zecca dei boschi può trasmettere la borreliosi di Lyme, l'anaplasmosi, alcune rickettsiosi e, in aree circoscritte dell'arco alpino e prealpino, il virus dell'encefalite trasmessa da zecche. La zecca bruna del cane è invece associata soprattutto a ehrlichiosi, babesiosi ed epatozoonosi nel cane.

Il punto che quasi nessuno spiega è che la larva ha un profilo di rischio diverso dall'adulto. La larva nasce da un uovo e non ha ancora mai succhiato sangue: per la maggior parte dei patogeni non li erediterebbe dalla madre, quindi si infetta solo al primo pasto, dopo. Sono quindi ninfe e adulti a rappresentare il vero rischio di trasmissione, ed è la ninfa il vero pericolo silenzioso per l'uomo, perché è già infettabile ma resta molto piccola e passa inosservata. Un altro elemento a favore: la trasmissione della maggior parte dei patogeni richiede tempo di attaccamento, spesso molte ore o giorni. Rimuovere presto riduce molto il rischio.

Cosa segnare sul calendario dopo la rimozione: la data. Nelle 4-6 settimane successive si osservano l'animale (letargia, febbre, inappetenza, zoppia che cambia arto, gonfiore dei linfonodi, urine scure) e la propria pelle, se ci si è punti nel maneggiare. Un arrossamento circolare che si allarga come un bersaglio, febbre o dolori articolari vanno riferiti al medico ricordando l'esposizione. Nella maggioranza dei casi non succede niente, ma la data serve a dare senso a un eventuale sintomo.

Ultima rassicurazione, perché è la paura più comune. Il gatto che dorme sul letto non trasforma la casa in un focolaio come farebbe con le pulci. La pulce si riproduce nell'ambiente domestico: uova, larve e pupe restano tra le fibre del tappeto e dei cuscini, e questo crea l'infestazione persistente. La zecca, invece, ha bisogno di alta umidità e di ospiti selvatici per completare il ciclo: una femmina che cade sul parquet non fonda alcuna colonia. Il rischio residuo è solo il trasporto passivo, cioè una zecca staccata che nelle ore successive cerca un altro ospite. Per questo si aspira accuratamente, si lava la cuccia a 60 gradi e, per un giorno o due, si controlla il pelo mattina e sera. Poi il problema è finito, e resta solo da sistemare quel metro quadro di giardino da cui tutto è cominciato.

Fonti

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