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C’e una scena che si ripete in migliaia di cortili italiani. Ogni anno, nella stessa fessura tra il muretto e il vialetto, spunta lo stesso getto verde. Lo si strappa a mani nude, si sente il classico crac, si butta via e per due settimane sembra vinta. Poi tornano tre getti al posto di uno. L’anno dopo cinque. A quel punto arriva il sale grosso, poi il diserbante spruzzato sulle foglioline, poi l’acqua bollente. E il verde torna comunque, piu vigoroso di prima.
Il motivo e semplice e ribalta completamente il problema: quel getto, nella maggioranza dei casi, non e una pianta. E un ramo. Il ramo di un individuo che vive altrove, a metri di distanza, e che usa la fessura solo come porta d’uscita. Strappare il getto equivale a potare un albero: la pianta reagisce come reagisce sempre alla potatura, cioe ricacciando con piu forza.
Perche proprio quella fessura e non un’altra
La fuga tra le piastrelle, il giunto tra asfalto e cordolo, la crepa alla base di un muro non sono luoghi ostili. Sono microhabitat privilegiati, spesso migliori dell’aiuola curata a due metri di distanza. Sotto la pavimentazione l’umidita non evapora: il massetto funziona da coperchio e la condensa si raccoglie proprio nel sottofondo di ghiaia. La temperatura oscilla molto meno che in pieno campo, quindi le radici lavorano anche a luglio, quando il terreno nudo e cotto. Le radici superficiali, poi, tendono a correre lungo le linee di minor resistenza: il bordo del massetto, la trincea di un vecchio tubo, la spalla di un cordolo. E dove la radice trova una fessura con luce e aria, li emette il getto.
In Italia il sospetto numero uno in questo contesto e l’ailanto (Ailanthus altissima), l’albero del paradiso: specie esotica invasiva inserita nell’elenco unionale, presente in modo quasi ubiquitario nella penisola e riconosciuta come potente agente di biodeterioramento di muri, manufatti, monumenti e siti archeologici. Le sue radici laterali possono correre per quindici metri e piu, e i polloni radicali possono emergere a distanze dell’ordine di dieci-quindici metri dal fusto madre. Traduzione pratica: l’albero puo essere nel giardino del vicino, sulla scarpata dietro il garage o lungo la ferrovia, e il getto nel vostro vialetto e la sua propaggine. Dopo l’ailanto vengono, per frequenza, robinia, gelso, fico, acero americano; tra le erbacee vere e proprie, convolvolo e ossalide.
Tre minuti per capire se e un seme germinato o un pollone radicale
La distinzione e la parte piu importante di tutto l’intervento, perche cambia completamente la strategia. Un seme germinato l’anno prima si toglie e finisce li. Un pollone radicale, se strappato, moltiplica il problema.
- Prova di trazione. Tirate con delicatezza. Un giovane seme germinato cede con una radichetta a fuso, sottile, che finisce in punta. Un pollone e ancorato come un cavo d’acciaio: non cede, oppure cede di schianto lasciando in profondita un moncone legnoso e orizzontale. Se sentite che sotto continua, avete un pollone.
- Disposizione. Un seme cade dove capita. I polloni tendono ad allinearsi: due, tre, cinque getti in fila lungo la stessa fuga, o lungo il bordo del cordolo, a distanze regolari. Quella fila e la radice madre disegnata sul pavimento.
- Aspetto del getto. L’ailanto cresce in modo esagerato: mezzo metro, un metro e anche piu in una sola stagione, con fusto grosso come un dito, midollo largo e spugnoso, foglie composte da molte foglioline, lunghe anche mezzo metro. Alla base della fogliolina si notano uno o due dentelli con una piccola ghiandola: e il carattere che lo distingue da noce e sommacco.
- Odore. Stropicciate una fogliolina (con i guanti): l’ailanto ha un odore sgradevole, rancido, di burro andato a male o di arachidi bruciate. La robinia no, e ha spine alla base delle foglie. Il gelso ha foglie semplici, ruvide, spesso lobate. Il fico ha lattice bianco e foglie palmate inconfondibili.
Un dettaglio di sicurezza spesso ignorato: linfa di ailanto e lattice di fico possono provocare dermatiti da contatto, e nel caso del fico la reazione peggiora con l’esposizione al sole. Vale la pena ricordare che le sensibilizzazioni si costruiscono nel tempo: chi per anni ha maneggiato queste piante senza conseguenze non e immune per sempre, e la reazione puo comparire all’improvviso dopo decine di esposizioni innocue. Guanti, maniche lunghe e lavaggio immediato con sapone non sono pignoleria: sono il modo di non trasformare un pomeriggio di manutenzione in due settimane di visite dermatologiche. Vale anche per chi vi sta accanto: attrezzi e guanti contaminati passano il problema a chi li usa dopo.
Perche strappare, salare e spruzzare peggiora le cose
I tre gesti istintivi hanno tre difetti diversi, e tutti e tre riguardano il fatto che il vero bersaglio, la radice, non viene nemmeno sfiorato.
Lo strappo: da uno diventano dieci
Le radici di ailanto sono dotate di gemme avventizie, cioe gemme che possono formarsi in punti non predestinati. Ogni ferita e un segnale: togliendo il getto si elimina la fonte degli ormoni che tengono a freno le gemme dormienti e la radice risponde attivandone molte. La letteratura tecnica su taglio senza trattamento e chiarissima: dopo il taglio si osservano forti aumenti nel numero di ricacci dal ceppo e, soprattutto, dei polloni radicali, con incrementi che nei casi documentati arrivano a oltre venti volte per fusto tagliato. Un albero maturo tagliato e lasciato a se puo emettere decine di getti. E c’e un aggravante: gli individui vicini formano innesti radicali tra loro, cioe si saldano sottoterra, quindi il gruppo funziona come un unico organismo con riserve condivise.
Il sale: distrugge il suolo, non la radice
Il sale da cucina disidrata le foglie e per qualche giorno da la sensazione di aver vinto. Non arriva mai alle radici profonde in concentrazione utile, ma resta nel terreno. Il sodio disperde gli aggregati del suolo, che diventa compatto, impermeabile, incapace di far passare acqua e aria: un problema serio sui terreni argillosi dei giardini mediterranei, dove il dilavamento e lento e gli effetti durano anni. Nel frattempo la soluzione salina migra per capillarita nell’aiuola vicina, e agrumi, ortensie, rose e siepi sono tra le piante piu sensibili. Non ultimo, i cloruri corrodono le armature del cemento e i profili in ferro: si spende in muratura molto piu di quanto si risparmi in giardinaggio. Stesso discorso, in scala minore, per acqua bollente e aceto: ottimi contro il muschio e le piantine di un anno tra le piastrelle, del tutto inefficaci su una radice legnosa che sta a trenta centimetri di profondita.
Lo spruzzo sulle foglie giovani: dose diluita in una massa che cresce
Un trattamento fogliare su ricacci in piena crescita primaverile arriva su una superficie che raddoppia in poche settimane, mentre i flussi interni della pianta vanno prevalentemente verso l’alto, verso le foglie in formazione. Il risultato tipico e l’imbrunimento della parte aerea e il ricaccio dal colletto dopo un mese. Aggiungiamo un punto normativo che in Italia conta: i prodotti fitosanitari possono essere impiegati solo secondo etichetta, nelle aree per cui sono autorizzati, e nelle aree frequentate dalla popolazione valgono limitazioni specifiche. Chi non ha il certificato di abilitazione puo usare solo prodotti per uso non professionale, e per interventi su ceppi importanti o in spazi condominiali conviene rivolgersi a un’impresa qualificata o al servizio del Comune, tanto piu perche l’ailanto e specie di rilevanza unionale: va gestita e contenuta, e non deve mai essere piantata, propagata o trasportata.
Il protocollo che funziona davvero, con il calendario italiano
L’obiettivo non e togliere il getto, ma esaurire le riserve dell’individuo che lo produce. Si lavora in quattro fasi.

- Trovare la pianta madre. Fate un giro nel raggio di quindici-venti metri, guardando anche oltre la recinzione, sulle scarpate, dietro le siepi e nei cortili confinanti. Cercate il fusto adulto: corteccia liscia grigiastra con striature chiare, chioma leggera, in autunno grappoli di semi alati color ruggine. Se la madre e in proprieta di altri, il vostro intervento sul vialetto sara sempre e solo un tampone: conviene parlarne, o segnalare al Comune se si tratta di area pubblica, perche la rimozione dell’ailanto lungo muri e scarpate e spesso incentivata proprio per i danni ai manufatti.
- Scegliere il momento giusto. La finestra utile e quella in cui la pianta smette di spingere verso l’alto e comincia a caricare le riserve nelle radici: fine estate e inizio autunno. Al Nord la finestra ottimale va da fine agosto a ottobre; al Centro-Sud si estende fino a novembre perche la vegetazione resta attiva piu a lungo; sulle coste tirreniche, in Sicilia e in Sardegna la ricrescita non si ferma quasi mai e serve mettere in conto un passaggio di defogliazione in piu, anche a inverno inoltrato. In primavera, invece, ogni taglio e solo una potatura di ringiovanimento regalata alla pianta.
- Taglio basale con trattamento immediato della superficie. Sul fusto o sul pollone piu grosso si esegue un taglio netto e basso, e nei primissimi minuti si tratta la corona del taglio, dove sono i tessuti conduttori appena sotto la corteccia. Se si usa un prodotto, deve essere autorizzato per quell’impiego e applicato a pennello, non a spruzzo: si evita la deriva su piante vicine e si concentra la dose dove serve. Se si vuole restare sul meccanico, la ricerca sperimentale piu recente indica una strada concreta: coprire il ceppo tagliato con un materiale nero opaco, escludendo la luce, riduce drasticamente i ricacci e, ripetendo il taglio dei polloni che via via emergono, il vigore cala progressivamente fino a fermarsi. In vaso, con copertura estesa anche al suolo circostante, l’emissione si e arrestata dopo il primo taglio.
- Defogliazione ripetuta ed esaurimento. Qualunque strada si scelga, il lavoro non finisce in un pomeriggio. Ogni nuovo getto va tagliato appena raggiunge dieci-quindici centimetri, cioe prima che le foglie ripaghino l’energia spesa per produrlo. Ogni ricaccio eliminato precocemente e un prelievo netto dalle riserve. Servono in genere due o tre stagioni di sorveglianza, con controlli ogni tre-quattro settimane nel periodo vegetativo. Chi si stanca a metà torna al punto di partenza, perche la pianta ha bisogno di poche foglie lasciate crescere per ricostruire il capitale sotterraneo.
Chiudere la porta: il ripristino della fessura
Devitalizzata la pianta, resta l’ultimo passaggio, quello che decide se il problema torna con un altro seme o con un’altra radice. Si svuota la fuga a fondo, rimuovendo terra, radichette e residui organici fino a trovare materiale pulito, con uno scalpello sottile o una lama da fughe. Si asciuga bene. Poi si sigilla: sabbia polimerica compattata per le fughe larghe fra i masselli, sigillante elastico specifico per giunti tra pavimentazione e muro, malta idraulica dove serve resistenza. La regola e togliere contemporaneamente le tre cose che rendono la fessura un paradiso: acqua, spazio e luce. Un giunto elastico si adatta ai movimenti e non si fessura al primo inverno, a differenza di un rappezzo rigido di cemento.
Vale anche la pena guardare a monte: se l’acqua di un pluviale scarica sempre nello stesso punto, o se un sottofondo e diventato una spugna, la fessura tornera ospitale per qualcun altro. Sistemare lo scarico e spesso l’intervento agronomico piu efficace di tutti, anche se sembra idraulica.
Tre errori che vale la pena non ripetere
- Confondere la fretta con l’efficacia. L’intervento riuscito su un ailanto ha un calendario, non un pomeriggio libero. Il taglio fatto a maggio perche era ora di sistemare e il regalo migliore che si possa fare alla pianta.
- Trattare il sintomo lontano dalla causa. Sterilizzare la fuga mentre la madre e viva a dieci metri significa ripetere l’operazione per sempre.
- Smaltire male il materiale. Rami, radici e soprattutto semi di ailanto non vanno nel compost domestico ne abbandonati sulla scarpata: si tratta di specie invasiva, e ogni frammento di radice lasciato in un cumulo di terra puo diventare una pianta nuova. Conferimento come rifiuto verde secondo le indicazioni del proprio Comune, e attenzione a non spostare terreno contaminato da radici in altre parti del giardino.
Il cambio di prospettiva, in fondo, e tutto qui: quel getto ostinato nella crepa non e un nemico da strappare piu forte, ma un indizio. Vi sta dicendo dove passa l’acqua, dove corre una radice e dove vive un albero che non avevate notato. Leggerlo come un messaggio, e non come un fastidio, e la differenza fra dieci anni di strappi e due stagioni di lavoro fatto bene.
Fonti
- ISPRA (2023). Ailanto – Ailanthus altissima, schede specie invasive. Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
- MASE (2023). Piano di gestione nazionale dell’Albero del paradiso Ailanthus altissima. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
- Commissione Europea (2019). Regolamento di esecuzione che aggiorna l’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
- Autori vari (2024). Resprouting Control of Ailanthus altissima by Means of Cut and Stump Covering. Diversity (MDPI).
- USDA Forest Service (2023). Ailanthus altissima, Silvics of North America. United States Department of Agriculture.
- Burch P.L., Zedaker S.M. (2003). Removing the Invasive Tree Ailanthus altissima and Restoring Natural Cover. Arboriculture & Urban Forestry.
- Washington State Noxious Weed Control Board (2011). Written Findings: Ailanthus altissima.
- Penn State Extension (2023). Tree-of-Heaven: identification and management. Pennsylvania State University.
- Autori vari (2015). Intraspecific Root Grafts and Clonal Growth Within Ailanthus altissima Stands. Plant Disease, APS.
- EPPO (2020). Pest Risk Analysis: Ailanthus altissima. European and Mediterranean Plant Protection Organization.
- Progetto LIFE Alta Murgia (2019). Linee guida per la gestione sostenibile e il controllo di Ailanthus altissima. CNR.





