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Succede ogni anno, sempre nello stesso momento: il pranzo in giardino è pronto, il prosciutto è sul tagliere, e arriva lei. Una vespa gialla e nera che ronza sopra il piatto, si posa, taglia un pezzetto di carne e riparte. Il riflesso naturale è agitare le mani, coprire il cibo, magari colpirla con il tovagliolo. È esattamente la strategia peggiore. Esiste un metodo più efficace, e sembra assurdo: servirle una porzione. Non nel tuo piatto, però. In un piattino separato, a qualche metro di distanza, con l’alimento giusto per quella specifica settimana dell’estate. Perché la vespa comune cambia dieta durante la stagione, e chi conosce il calendario della colonia riesce a spostare il problema senza usare veleni, trappole o zampironi.
Chi è davvero la vespa che ti ruba il prosciutto
Quando in Italia si parla di vespe a tavola, nel 9 casi su 10 si parla di due specie del genere Vespula: la vespa germanica (Vespula germanica) e la vespa comune europea (Vespula vulgaris). Sono insetti sociali, gialli con disegni neri molto contrastati, corpo compatto, volo diretto e nervoso. Nidificano quasi sempre nel terreno, in vecchie tane di micromammiferi, ma anche in cassonetti delle tapparelle, sottotetti, intercapedini di muri e cataste di legna. Una colonia matura, ad agosto, può contare da qualche centinaio a diverse migliaia di operaie.
Le indagini che hanno analizzato fotografie di imenotteri sorpresi sul cibo umano, in terrazze e ristoranti all’aperto, danno un quadro molto netto: la grande maggioranza degli insetti che frequentano i nostri piatti appartiene proprio al genere Vespula, e nella metà dei casi il cibo coinvolto è carne o pesce. Su un alimento ricco di proteine, la probabilità che l’insetto sia una Vespula sfiora il 90%.
Non confonderla con il Polistes
Sulle nostre pergole è comunissimo anche il Polistes (la vespa cartonaia, in particolare Polistes dominula): corpo più affusolato e snello, zampe posteriori che pendono vistosamente in volo, volo lento e dondolante, nidi a favo scoperto, senza involucro, attaccati sotto le grondaie o dentro i tubolari delle ringhiere. Il Polistes è un predatore: caccia bruchi e larve di insetti da portare alle proprie larve, ed è un vero alleato dell’orto. Sul tuo piatto di salumi, in genere, non ci mette becco. Se una vespa ti gira insistentemente intorno al panino, quasi certamente è una Vespula.
Diverso ancora il calabrone (Vespa crabro): molto più grande, con torace bruno-rossastro, notevolmente meno interessato al cibo in tavola e più attratto dalla frutta matura e dalla linfa.
Perché carica il boccone e vola via
Il dettaglio che quasi nessuno nota è che la vespa non mangia la carne che ti porta via. Le operaie adulte hanno un apparato digerente adatto a liquidi zuccherini: si nutrono di nettare, linfa, succhi di frutta, melata. La proteina animale serve a nutrire le larve nel nido. Ecco perché la vespa taglia con le mandibole un frammento del peso di pochi milligrammi, lo impasta in una pallottolina e decolla: sta facendo la spesa per le sorelle in fasciatura, non sta pranzando.
Gli studi condotti intercettando le operaie all’ingresso del nido lo confermano: una quota consistente delle bottinatrici torna con preda animale in bocca, un’altra con pasta di legno per costruire, e la maggioranza di quelle apparentemente scariche ha in realtà il gozzo pieno di liquido zuccherino. Sono due filiere alimentari distinte che viaggiano in parallelo.
C’è un secondo comportamento chiave, ed è quello che rende utile il piatto esca: la Vespula è un’ottima apprendista spaziale. Quando trova una fonte di cibo affidabile, prima di allontanarsi compie un breve volo a zig-zag intorno al punto, memorizzando i riferimenti visivi. Poi torna, e torna, e torna, seguendo una rotta rettilinea. Ricerche su Vespula germanica hanno mostrato che le operaie modificano rapidamente le loro preferenze in base alla risorsa trovata, allo stadio di sviluppo della colonia e alle informazioni che si scambiano al nido: davanti a un’esca proteica costante possono arrivare via via più individui. Tradotto in pratica: ciò che la vespa impara è un punto preciso nello spazio. Se quel punto sono cinque metri più in là , il tuo tavolo esce dalla mappa.
Il calendario della dieta: perché l’esca giusta cambia a fine agosto
Qui sta il cuore della questione, e il motivo per cui tanti tentativi fai-da-te falliscono. Il ciclo della colonia in Italia, con le dovute anticipazioni al Sud e sulle coste e i ritardi in montagna, segue uno schema abbastanza regolare: le regine svernanti escono e cercano un sito di nidificazione tra marzo e aprile, le prime operaie compaiono da maggio, la colonia cresce tutta l’estate, i maschi iniziano a comparire da metà agosto e le nuove regine se ne vanno tra settembre e ottobre. Poi la colonia si sfascia e muore col freddo.
Da questo ciclo deriva il menù:
- Da giugno a inizio agosto il nido è una fabbrica di larve affamate. Le operaie sono in missione proteica: cacciano mosche, bruchi, ragni, e all’occasione fanno razzia sul nostro cibo. In questa fase l’esca che funziona è un frammento di prosciutto crudo o cotto, un pezzetto di pollo, un ritaglio di carne, un po’ di tonno o di pesce.
- Da fine agosto e per tutto settembre la regina smette di deporre, le larve finiscono, e le operaie perdono contemporaneamente il lavoro e la loro razione di zuccheri (le larve, nutrite, rilasciano secrezioni che gli adulti consumano). Migliaia di operaie senza compito vanno in cerca disperata di zuccheri per sopravvivere. È il periodo in cui le vespe diventano più insistenti, più maldestre e più aggressive intorno alle persone. Ora l’esca proteica serve a poco: bisogna offrire frutta molto matura (una fetta di pesca, un fico spaccato, un acino d’uva schiacciato) oppure un fondo di bibita zuccherata, un cucchiaino di marmellata diluita, un po’ di succo.
La regola operativa è semplicissima: guarda cosa sta cercando la vespa sul tuo tavolo e offrile quello. Se sta lavorando sul salume, esca di carne. Se si è infilata nel bicchiere della cola o insiste sul dolce, esca zuccherina. È l’approccio che i ricercatori che studiano il comportamento delle vespe sociali suggeriscono da qualche anno al pubblico, chiedendo anche ai cittadini di registrare cosa scelgono le vespe nelle diverse settimane dell’estate: prosciutto o marmellata, per capire meglio come si sposta l’interruttore stagionale.
Come si prepara il piatto esca, passo per passo
Non serve niente di sofisticato. Serve metodo.
- Un piattino separato, un sottovaso, un coperchio di vasetto: qualsiasi superficie non tua.
- Distanza dai 3 ai 5 metri dal tavolo. Meno di due metri non basta: le vespe fanno avanti e indietro tra l’esca e il cibo. Più di dieci metri, e potrebbero non trovarla mai perché il tuo tavolo continua a essere la fonte più profumata.
- Sottovento, cioè in modo che l’odore dell’esca non ti passi addosso e non venga trascinato verso i commensali. Se c’è brezza, mettila nella direzione in cui il vento se ne va.
- Porzione piccola ma ricaricabile: un boccone grande, in giornate calde, si secca e smette di richiamare. Meglio pochi grammi rinnovati.
- Anticipa: metti l’esca dieci minuti prima di apparecchiare, non quando la vespa è già sul tuo piatto. La sequenza corretta è che la prima esplorazione porti lì, non da te.
- Copri il tuo cibo nel frattempo, con una campana o un canovaccio. L’esca funziona solo se è l’opzione più conveniente.
- Se qualcuno è allergico, non fare nulla di tutto questo: si mangia in casa o dietro zanzariera. Il gioco non vale la candela.
Un dettaglio interessante è la sproporzione tra insetto e carico: una vespa riesce a volare via con un pezzetto di carne che rappresenta una frazione notevole del suo peso. Vederla decollare a fatica con un ritaglio di kebab o di pollo, ondeggiando, e poi non tornare per qualche minuto, è la prova visiva che la spola sta funzionando: sta portando il boccone al nido.
Dove non mettere assolutamente l’esca
Sbagliare la posizione trasforma un buon trucco in un problema. Da evitare in modo categorico:
- Vicino alla porta di casa o a una finestra aperta: crei un corridoio di traffico che finisce in cucina.
- Vicino alla ciotola dell’acqua o del cibo del cane e del gatto: gli animali domestici afferrano gli insetti con la bocca, e una puntura in gola o sulla lingua può gonfiare le vie respiratorie. Le punture in cavità orale nei cani sono tra le più rischiose.
- Nella zona dove giocano i bambini, sull’erba dove si cammina a piedi nudi, accanto al telo del pic-nic o al box del neonato.
- Sul percorso tra tavolo e barbecue, o dove passano continuamente le persone che servono.
- Sotto una pianta in fiore o accanto al compost: raddoppi il richiamo in un punto già frequentato.
La posizione ideale è un angolo periferico, visibile a te ma fuori dai passaggi: il bordo di un muretto, un vaso in fondo al giardino, un ramo basso di siepe.

I tre errori classici del pranzo in giardino
Il piatto esca non basta se l’ambiente è un buffet permanente. Tre situazioni fanno più danni di tutto il resto.
Le bottiglie e le lattine dal collo stretto lasciate aperte. Una vespa entra per lo zucchero, non riesce a uscire, e finisce nel sorso successivo. La maggior parte delle punture in bocca e alla lingua nasce esattamente così. Rimedio banale: bicchieri chiari, con coperchio o coperti da un tovagliolo, e mai bere da un contenitore in cui non si vede dentro.
Il cestino dell’immondizia scoperto. Un bidone senza coperchio a due metri dal tavolo è un nido di richiamo: resti di carne d’estate, frutta e bibite a fine estate. Coperchio a scatto, sacchetto chiuso, e bidone il più lontano possibile dalla zona pranzo.
Il barbecue con il grasso a terra. Le colature sul pavimento, la griglia lasciata sporca e i tovaglioli unti nell’erba mantengono un flusso costante di operaie in cerca di proteine anche dopo che avete finito di mangiare. Ripulire subito, con acqua calda, cambia completamente la situazione del giorno dopo.
Perché non devi mai schiacciarne una
Questo è il punto in cui l’istinto umano è più sbagliato. Il veleno e le ghiandole del capo delle vespe sociali contengono composti che funzionano da feromone d’allarme: amidi volatili, come la N-(3-metilbutil)acetamide, individuati anche nel veleno di Vespula vulgaris. Quando un’operaia viene schiacciata, ferita o messa sotto stress, quelle molecole si liberano nell’aria e comunicano alle compagne nei paraggi una cosa sola: qui c’è un attacco, venite. Le ricerche su vespe e calabroni mostrano che questi segnali innescano reclutamento e comportamenti difensivi, con una firma chimica riconoscibile a livello di colonia.
Aggiungiamo che i movimenti bruschi e i colpi d’aria vengono interpretati come aggressione, e che il fiato e il sudore sono a loro volta stimoli. Il comportamento corretto, noioso ma efficace:
- restare fermi, o allontanarsi con movimenti lenti;
- non soffiare sull’insetto;
- se si è posata su una mano o su un braccio, lasciarla lavorare o accompagnarla via con un pezzo di carta, senza premere;
- non ostruire con la mano la traiettoria di volo;
- non colpire mai un nido, nemmeno con un getto d’acqua.
Le raccomandazioni sanitarie per prevenire le punture di imenotteri vanno nella stessa direzione: evitare gesti bruschi, evitare profumi intensi e colori molto vivaci, non camminare a piedi nudi sull’erba, controllare bordi dei bicchieri e frutta caduta.
Leggere il volo per capire dove sta il nido
C’è un vantaggio collaterale del piatto esca: ti regala un radar. Le operaie che caricano il boccone e ripartono compiono un breve volo di orientamento e poi puntano al nido in linea retta. Se ti siedi e osservi tre o quattro partenze consecutive dallo stesso piattino, la direzione media ti dice dove guardare. Il ritmo aiuta a stimare la distanza: un ritorno ogni uno o due minuti significa un nido molto vicino, entro pochi metri o poche decine di metri; intervalli più lunghi indicano una colonia più lontana.
Altri segnali che il nido è nei paraggi: un flusso costante di vespe che entrano e uscono da uno stesso foro nel terreno, da una crepa nel muro, dal cassonetto della tapparella o dal sottotetto; un ronzio continuo sentito appoggiando l’orecchio a una parete; vespe che raschiano il legno secco di una staccionata (stanno raccogliendo materiale da costruzione); un’attività intensa anche nelle prime ore del mattino.
Quando la tolleranza finisce
Le vespe sociali sono predatori generalisti utilissimi: consumano enormi quantità di insetti, comprese specie dannose alle colture e all’orto, e visitano fiori. Eliminare un nido per principio è una scelta ecologicamente povera e, nella maggior parte dei casi, inutile: la colonia muore da sola con i primi freddi e lo stesso nido non viene riutilizzato l’anno successivo.
La tolleranza però ha limiti chiari. È il momento di chiamare un professionista quando:
- il nido si trova nel raggio di pochi metri da zone di passaggio obbligato, ingressi, giochi dei bambini, o dentro cassonetti e murature abitate;
- in casa vive una persona con allergia accertata al veleno di imenotteri, o si sono già verificate reazioni sistemiche;
- le vespe attaccano quando si taglia l’erba, si potano le siepi o si passa nel vialetto, segno che il nido è direttamente disturbato dalle normali attività ;
- ci sono animali domestici che le inseguono e le mordono.
In questi casi si chiama un’impresa di disinfestazione o si verifica con il Comune la procedura locale: l’intervento va fatto da chi ha attrezzatura e protezioni, preferibilmente all’alba o al crepuscolo, quando quasi tutte le operaie sono nel nido. I rimedi fai-da-te su nidi ipogei (acqua bollente, benzina, spray da giardinaggio) sono la prima causa di punture multiple ed episodi gravi. Vale la pena ricordare che l’individuazione precoce dei nidi, all’inizio della stagione, quando la colonia conta poche operaie, è la strategia più efficace anche in ambito professionale: un nido trovato a maggio si gestisce con una frazione del rischio di uno trovato a settembre.
Per il resto, se le vespe che vi girano intorno sono di passaggio, il piattino con il boccone giusto al momento giusto resta la soluzione più elegante che esista: nessun prodotto chimico, nessuna trappola che uccide anche api e sirfidi, nessuna guerra. Solo un piccolo accordo diplomatico, aggiornato ogni due settimane secondo il calendario della colonia.
Fonti
- Mattiacci A. et al. (2022). Flexible foraging decisions made by workers of the social wasp Vespula germanica in response to different resources: influence of ontogenetic shifts and colony feedback. Insect Science.
- Moreyra S. et al. (2016). Social Learning in Vespula germanica Wasps: Do They Use Collective Foraging Strategies? PLOS ONE.
- Sumner S. et al. (2025). Ham or jam? Help scientists by recording wasp food preferences. University College London.
- ScienceDirect Topics. Vespula germanica: an overview. Elsevier.
- BWARS (Bees, Wasps and Ants Recording Society). Vespula germanica: fenologia e biologia della colonia.
- Autori vari (2025). Recent advances and avenues for the pest management of invasive social wasps and hornets. Current Opinion in Insect Science.
- Autori vari (2021). N-(3-methylbutyl)butanamide: a novel amide in the venom of female social wasps, Vespula vulgaris. Toxicon / PubMed.
- Autori vari (2025). Colonial signature of the alarm pheromone and chemical differences between hornet workers. PLOS ONE.
- Rayor L.S. et al. (2007). Predatory Behavior of Polistes dominulus Wasps in Response to Cardenolides and Glucosinolates in Pieris napi Caterpillars. Journal of Chemical Ecology.
- GBIF. Polistes dominula (Christ, 1791): dieta generalista e biologia. Global Biodiversity Information Facility.
- Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica (2020). Allergia al veleno di imenotteri in eta pediatrica. RIAP.
- Science Friday. What Foods Do Wasps Love? Risorse educative con Seirian Sumner, UCL.





