Camelia con il fiore dentro il fiore: cosa significa davvero e come leggerlo

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita ogni anno, e ogni anno lascia a bocca aperta: apri il portico, guardi la camelia e nel bel mezzo di un fiore perfetto ne spunta un secondo. Oppure un ciuffo di foglioline che buca i petali dall’interno, come se la pianta avesse cambiato idea a metà strada. La reazione istintiva è sempre la stessa: è malata? l’ho innaffiata male? è un innesto impazzito?

Quasi mai. Nella grandissima parte dei casi quel fiore strano non è una malattia e non è un incrocio riuscito male. È la camelia che mostra in diretta, a occhio nudo, come nasce un fiore. E soprattutto è un piccolo referto: se impari a leggerlo, ti racconta com’è stata l’estate della tua pianta e cosa devi correggere adesso, in autunno, per la fioritura dei prossimi anni.

Che cosa sta succedendo dentro quel fiore

Un fiore, in botanica, è un ramo che ha smesso di essere un ramo. All’apice di ogni gemma c’è un gruppetto di cellule sempre giovani, il meristema: è la “punta che cresce”. Finché resta in modalità vegetativa, produce foglie e altri rami. Quando riceve il segnale giusto, cambia programma e si trasforma in meristema fiorale: costruisce in sequenza sepali, petali, stami e infine il pistillo, e a quel punto si spegne. Ha finito il suo lavoro. In gergo si dice che il fiore è determinato, cioè chiuso, terminato.

La proliferazione fiorale è esattamente questo: il meristema non si spegne. Dopo aver fatto i petali, invece di fermarsi al pistillo, riparte. Se riparte in modalità vegetativa esce un germoglio con foglie in mezzo alla corolla. Se riparte in modalità fiorale nasce un secondo bocciolo dentro il primo, il famoso “fiore dentro il fiore”. Nelle camelie a fiore doppio questo accade più spesso perché la doppiezza stessa nasce da un’alterazione dei geni che dicono al fiore “adesso basta, chiudi”: gli stessi geni che trasformano gli stami in petali sono quelli che governano la chiusura del centro del fiore. Ecco perché le varietà più piene e più spettacolari sono anche le più inclini a queste stranezze. Non è un difetto della tua pianta: è il prezzo, o il regalo, della sua bellezza.

Tre fenomeni diversi che si confondono sempre

Prima di preoccuparsi conviene capire quale dei tre casi si ha davanti. Bastano davvero sessanta secondi e uno sguardo alla base del fiore.

1. Proliferazione vegetativa: dal centro escono foglie

Dal cuore della corolla emerge un germoglio con foglioline vere, verdi, a volte lungo qualche centimetro. È il segnale più “parlante” dei tre: indica che, nel momento in cui la gemma si stava formando, qualcosa ha disturbato il passaggio da programma vegetativo a programma fiorale. Caldo forte, sbalzi idrici, concimazioni azotate tardive. Il fiore resta comunque bello, spesso semplicemente più aperto al centro. Non è contagioso, non si cura, e l’anno dopo può non ripetersi affatto.

2. Proliferazione fiorale vera: un secondo bocciolo nel bocciolo

Qui dal centro spunta un vero bocciolo con i suoi sepali, che può aprirsi a sua volta dando un fiore sopra il fiore, uno di quei “doppi” a due piani che nelle collezioni vengono fotografati come una piccola conquista. È tipica di alcune cultivar doppie e formali, e nei circoli di appassionati è considerata un pregio, non un problema. In certe varietà si ripresenta con regolarità ogni anno, sempre sugli stessi rami: è il segnale che la caratteristica è geneticamente stabile e non una bizzarria del momento.

3. Fasciazione e boccioli fusi: due fiori schiena contro schiena

Il terzo caso è il più frequente in assoluto sulla Camellia japonica e viene puntualmente scambiato per proliferazione. La camelia porta i boccioli in gruppetti stretti nella stessa ascella fogliare: due gemme vicine possono saldarsi mentre si stanno formando e aprirsi come un unico fiore enorme, appiattito, con due centri. In alcuni casi è vera fasciazione, cioè l’appiattimento a nastro del punto di crescita, lo stesso fenomeno che produce i girasoli a ventaglio e le margherite con lo stelo piatto.

Il modo per non sbagliare è guardare sotto, alla base. Un solo peduncolo con un’unica serie di squame significa che le due gemme sono cresciute saldate in un corpo unico: fusione o fasciazione. Due peduncoli distinti significa semplicemente due fiori vicinissimi che si sono aperti faccia a faccia, spinti l’uno contro l’altro. Nel secondo caso non c’è alcuna anomalia: c’è solo una pianta molto carica di boccioli.

Il segreto è nell’estate precedente, non nell’inverno

Ecco il punto che quasi nessuno collega, e che cambia tutto. I fiori che vedi da gennaio ad aprile non si sono decisi a gennaio: si sono decisi la scorsa estate. Nella camelia la differenziazione delle gemme a fiore avviene grosso modo tra giugno e agosto, quando la pianta ha appena finito la spinta vegetativa primaverile. In quelle settimane, dentro gemme grandi come una capocchia di spillo, si scrive il destino della fioritura: quanti fiori, quanto grandi e, sì, anche quanto regolari.

È lì che lo stress lascia il segno. Le ricerche su camelie ornamentali e da olio mostrano che la carenza idrica in fase di differenziazione altera la struttura interna del bocciolo e la fisiologia degli organi fiorali, mentre le ondate di calore attivano nelle cultivar meno tolleranti risposte da stress che si riflettono sulla qualità del fiore. Anche il freddo conta, ma in modo diverso: i trattamenti di freddo usati per sbloccare la dormienza accelerano l’apertura a scapito della qualità dei petali. Tradotto in italiano da giardino: un’estate torrida con irrigazioni a singhiozzo, o una pianta in vaso rimasta al sole di luglio con il pane di terra asciutto, è la ricetta perfetta per i fiori bizzarri di febbraio e per i boccioli che cadono senza aprirsi.

Il calendario italiano: siamo sfasati rispetto ai manuali stranieri

Chi legge guide americane o inglesi si confonde sempre sulle date. In Italia il ritmo è questo:

  • Camelie sasanqua: fioriscono da fine ottobre a dicembre, profumate, più tolleranti al sole. Sono quelle che stanno fiorendo proprio adesso.
  • Camellia japonica: da gennaio ad aprile, e fino a maggio inoltrato nella fascia dei laghi lombardo-piemontesi.
  • Differenziazione delle gemme: piena estate, giugno-agosto, quando il giardino sembra fermo e nessuno pensa alle camelie.

Le zone d’elezione restano il Lago Maggiore e il Lago di Como, con le grandi collezioni storiche, la Liguria, la Lucchesia e la Toscana costiera, e buona parte del Centro-Sud marittimo, in zone climatiche 8-10, sempre in mezz’ombra e su terreno acido. Dove il suolo è calcareo e l’acqua del rubinetto è dura, come in gran parte del Nord-Est e in molte aree interne, la camelia va coltivata in vaso con terriccio per acidofile e innaffiata preferibilmente con acqua piovana: le foglie gialle con nervature verdi sono clorosi ferrica, cioè la pianta ha il ferro davanti ma non riesce ad assorbirlo perché il pH è troppo alto.

Cosa fare adesso, in autunno

Ottobre e novembre sono il momento buono per lavorare sulle cause, non sui sintomi. Poche cose, fatte bene:

Camelia con il fiore dentro il fiore: cosa significa davvero e come leggerlo

  • Pacciamatura di corteccia o foglie di conifera, 5-7 cm attorno al cespuglio senza toccare il colletto: mantiene fresche le radici superficiali, che nella camelia stanno quasi tutte nei primi 20-30 cm.
  • Irrigazione regolare fino alle prime piogge vere, soprattutto in vaso e nelle annate con autunni asciutti. I boccioli si stanno ingrossando: se la pianta va in sofferenza li lascia cadere.
  • Niente concimi azotati da fine estate. L’azoto tardivo spinge germogli teneri, favorisce le anomalie del centro del fiore e li espone al gelo.
  • Diradamento dei boccioli: dove ne trovi tre, quattro o cinque nello stesso ciuffo, lasciane uno o due per punta, scegliendo i più tondi e distanziati. Ottieni fiori più grandi, meno cadute e molti meno boccioli saldati fra loro.
  • Mai potare in autunno. La potatura della camelia si fa solo subito dopo la fioritura, quando i fiori sfioriscono, perché le gemme dell’anno successivo si formano poche settimane dopo. Potare adesso significa tagliare via, letteralmente, tutti i fiori dell’inverno.

Quel ramo curioso: vale la pena propagarlo?

Sì, se la stranezza si ripete. Un fiore doppio bizzarro apparso una volta sola è quasi sempre effetto dell’estate storta e non si trasmette. Ma quando lo stesso ramo produce ogni anno lo stesso tipo di fiore, in colore, forma o proliferazione, si è probabilmente davanti a uno sport, cioè una mutazione stabile di una gemma. Molte cultivar storiche di camelia nascono esattamente così, da un ramo che un giorno ha deciso di fare qualcosa di diverso.

Marca il ramo con un filo di lana in inverno, mentre fiorisce, e prelevane le talee semilegnose dai getti dell’anno tra luglio e agosto: 8-10 cm, due o tre foglie, taglio netto sotto un nodo, ormone radicante, substrato acido e molto drenante, ambiente umido e ombreggiato. La radicazione è lenta, mesi, ma la pianta figlia manterrà la caratteristica del ramo di origine. È l’unico modo: da seme non si ottiene nulla di identico.

Quando invece bisogna preoccuparsi davvero

Il fiore dentro il fiore non è mai un’emergenza. Questi sì, meritano attenzione:

  • Boccioli che ingialliscono e cadono prima di aprirsi: quasi sempre stress idrico estivo o autunnale, sbalzi termici, oppure eccesso di boccioli su una pianta debole.
  • Boccioli che marciscono senza aprirsi (il cosiddetto balling): tipico quando pioggia e freddo colpiscono varietà a fiore molto pieno, o quando il sole del mattino colpisce petali gelati.
  • Petali con macchie brune che partono dal centro e diventano flaccidi: possibile marciume dei petali causato da un fungo specifico. Qui l’unica arma efficace è l’igiene: raccogliere e smaltire tutti i fiori caduti, non lasciarli sotto la pianta, rinnovare la pacciamatura.
  • Fogliame appiccicoso e fumaggine nera: cocciniglie sulla pagina inferiore delle foglie, da trattare con olio bianco nei momenti giusti.

La lettura giusta di un fiore strano

Alla fine il messaggio è semplice. Se dal centro escono foglie, la tua camelia ti sta dicendo che la scorsa estate ha faticato: correggi acqua, ombra e pacciamatura. Se esce un secondo fiore ordinato, con i suoi sepali, hai una varietà interessante e forse un ramo da propagare. Se trovi un fiorone doppio e appiattito, guarda il picciolo: uno o due? È tutto lì.

Le camelie sono piante longeve, capaci di superare il secolo nei giardini storici italiani. Un fiore bizzarro non le mette in pericolo. È solo il loro modo, un po’ teatrale, di far vedere il meccanismo che di solito resta nascosto.

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