Indice dei contenuti
C’è un fiore che in cucina si comporta come un piccolo laboratorio di chimica: lo metti in acqua calda e ottieni un infuso blu intenso, ci spremi mezzo limone e in pochi secondi diventa viola, poi rosa. Non è un trucco da illusionisti né un colorante aggiunto: è la Clitoria ternatea, chiamata pisello farfalla, blue pea o aparajita, una leguminosa rampicante tropicale che oggi si coltiva senza problemi anche su un balcone italiano, purché la si tratti per quello che è: una pianta di calore.
Il bello è che quel cambio di colore non è un dettaglio decorativo. È la chiave per capire tutto il resto: quando raccogliere i fiori, come essiccarli, a che temperatura fare l’infuso e perché con l’acqua del rubinetto molto calcarea il risultato è sempre deludente.
Perché il blu della clitoria regge dove altri pigmenti si spengono
I petali della clitoria contengono antocianine particolari, chiamate ternatine: sono derivati poliacilati della delfinidina, cioè molecole in cui lo scheletro colorato porta attaccate diverse “code” acide. Ne sono state descritte una quindicina di forme diverse, e questa struttura complessa fa la differenza: le antocianine poliacilate sono molto più stabili di quelle semplici presenti, per esempio, nei fiori di malva o nel cavolo rosso. Tradotto in pratica, il blu della clitoria non collassa appena tocca l’acqua calda e non sbiadisce in poche ore in frigorifero.
Il colore però resta sensibile al pH, come tutte le antocianine, e qui sta il gioco. Sotto pH 3,2 prevale il rosso; tra pH 3,2 e 5,2 si passa dal violetto al blu; da 5,2 a 8,2 si ha un azzurro più chiaro; oltre pH 8,2 il colore scivola verso il verde e poi verso tonalità scure e spente. Ecco perché una goccia di limone (acido citrico, pH intorno a 2-3) trasforma il blu in rosa acceso davanti ai vostri occhi, e perché un’acqua dura, alcalina, ricca di bicarbonati, restituisce quel blu-verde “sporco” che tanti scambiano per fiori di cattiva qualità.
Un suggerimento molto concreto per chi vive in zone con acqua calcarea, cioè buona parte d’Italia: provate lo stesso infuso con acqua del rubinetto e con un’acqua a basso residuo fisso. La differenza è così evidente che potete usare la clitoria come indicatore di pH domestico, a costo zero, per capire che tipo di acqua bevete.
La temperatura conta più di quanto pensiate
Le ternatine sono robuste, ma non indistruttibili. Gli studi sulla stabilità degli estratti mostrano che la conservazione peggiora man mano che sale la temperatura, e che la degradazione termica è particolarmente marcata quando il pH è neutro o vira verso l’alcalino. Anche la luce è un nemico: questi pigmenti mostrano buona stabilità al calore moderato e in conservazione, ma scarsa fotostabilità.
Da qui tre regole pratiche che valgono in cucina e sul balcone:
- Non versate acqua bollente sui fiori. Meglio lasciarla riposare un paio di minuti dopo il bollore, fino a circa 80-85 °C, e infondere 3-5 minuti. Un’infusione lunga in acqua a 95-100 °C estrae di più ma degrada parte del pigmento, e il blu diventa grigiastro.
- Essiccate all’ombra o in essiccatore a 40 °C. Nei lavori scientifici che quantificano le antocianine, i fiori vengono asciugati proprio a circa 40 °C fino a portare l’umidità al 12-13%. Il sole diretto, che sembra la soluzione più comoda, è il modo più rapido per ottenere petali sbiaditi.
- Conservate al buio, in vetro scuro o barattolo chiuso in dispensa. Fresco e buio sono i due alleati del blu.
Raccolta: è un fiore di un giorno, e il mattino è l’unica finestra buona
La clitoria produce fiori effimeri: si aprono e in giornata iniziano a chiudersi e ad appassire. Nelle raccolte destinate all’analisi chimica i fiori vengono prelevati tra le 6 e le 8 del mattino, appena aperti e ben turgidi. Non è un vezzo da laboratorio: un fiore già passato dal caldo del pomeriggio ha petali più molli, più facilmente attaccabili dai funghi in essiccazione e con una resa cromatica inferiore.
Il protocollo domestico che funziona davvero è semplice. Si raccoglie ogni mattina con le dita, staccando la corolla e lasciando il calice verde sulla pianta (nei procedimenti più accurati i petali vengono separati dai sepali prima di essiccare). Si dispongono i fiori su un vassoio o una griglia in un solo strato, in ombra ventilata o in essiccatore a 40 °C, fino a quando sono croccanti come carta velina. Una raccolta quotidiana, anche di dieci o quindici fiori, in due mesi riempie un barattolo che dura tutto l’inverno. E, dettaglio che quasi nessuno dice: più si raccoglie, più la pianta fiorisce, perché si impedisce la formazione dei baccelli e quindi il consumo di energia per i semi.
Fiore semplice o fiore doppio?
In commercio si trovano due tipi. La forma a fiore semplice, con la classica corolla a farfalla, e la forma a fiore doppio, più “gonfia”, con molti più petali. Gli studi sul germoplasma hanno misurato nelle accessioni blu-viola scuro a fiore doppio contenuti elevati di antocianine, fenoli e flavonoidi, e le linee “Double Blue” sono storicamente quelle usate per la caratterizzazione dei pigmenti; per confronto, nella varietà a fiore bianco le antocianine sono praticamente assenti.
Il rovescio della medaglia è agronomico: nei fiori doppi la moltiplicazione dei petali avviene a spese degli organi riproduttivi, quindi l’allegagione dei baccelli è più scarsa e i semi si raccolgono con più difficoltà. La scelta è chiara: doppio se volete colore per grammo, semplice se volete anche autoprodurre i semi per l’anno successivo. La soluzione furba, se avete spazio, è tenere una pianta di ciascun tipo.
Coltivazione in Italia: annuale rampicante, vaso grande e poco azoto
In Italia la clitoria è perenne solo nelle zone più miti, cioè fascia costiera del Centro-Sud, Sicilia, Sardegna e qualche microclima riparato dei laghi lombardi. Altrove va gestita come annuale rampicante, oppure svernata in casa o in serra sopra i 10-12 °C. Nessun problema: in una sola stagione fa 1,5-2 metri e fiorisce abbondantemente.
Semina. Il seme ha un tegumento duro e la dormienza è di tipo fisico. Il sistema più affidabile è la scarificazione meccanica: una passata leggera di carta vetrata fine o una piccola incisione dell’involucro con un tronchesino da unghie, poi ammollo in acqua tiepida per 12 ore. Le ricerche sulla germinazione confermano due cose: l’incisione del tegumento migliora nettamente l’esito e la temperatura del substrato è decisiva, con percentuali di germinazione che crollano nel freddo. Puntate su 22-25 °C nel semenzaio, con tappetino riscaldante o semplicemente vicino a una fonte di calore stabile.

Calendario. Semina in contenitore da inizio marzo al Sud e da metà marzo al Nord. Trapianto all’aperto solo a gelate finite: fine aprile al Sud, metà maggio al Nord, cioè con tre o quattro settimane di ritardo rispetto ai calendari statunitensi che si trovano online. Fioritura da giugno-luglio fino alle prime notti sotto i 12 °C, quindi fine ottobre al Sud e inizio ottobre al Nord.
Vaso e posizione. Servono almeno 20-25 litri per pianta, pieno sole, un graticcio o tre canne a piramide da 1,5-2 metri. Substrato drenante, con sabbia o perlite: soffre i ristagni molto più della siccità.
Concimazione, il punto dove tutti sbagliano. La clitoria è una leguminosa azotofissatrice, usata in agricoltura tropicale come foraggera proteica e come sovescio proprio perché fissa azoto grazie ai batteri simbionti nelle radici. Concimarla con prodotti ricchi di azoto significa ottenere una cascata di foglie splendide e pochissimi fiori. Meglio un substrato povero di azoto e, se serve, un apporto di potassio e fosforo. Da questo deriva anche il suo uso migliore in vaso misto o nell’orto: come compagna di pomodori, melanzane, insalate e cavoli, che sfruttano l’azoto lasciato nel terreno alla fine del ciclo.
Semi per l’anno prossimo. Su una o due ramificazioni lasciate maturare i baccelli: si raccolgono quando sono secchi e cartacei, si sgranano e si conservano in busta di carta al buio. Con il tegumento duro che hanno, restano vitali per anni.
Uso alimentare corretto: solo i petali
La parte usata come alimento e come colorante naturale è il fiore, e in particolare i petali: è su questo materiale che si basano tutte le applicazioni alimentari studiate, dalle bevande ai coloranti in polvere microincapsulati. Baccelli, semi e radici non sono ingredienti da cucina domestica e vanno lasciati fuori dal piatto: nelle tradizioni d’uso sono trattati in modo completamente diverso dai fiori, e non esistono motivi gastronomici per rischiare.
Nel quotidiano l’impiego è semplicissimo: 5-8 fiori secchi in 250 ml d’acqua a 80-85 °C per l’infuso; qualche fiore in ammollo per colorare il riso, la pasta fresca, una glassa, un cocktail analcolico; e il giochino con il limone da fare davanti ai bambini, che è il modo migliore per spiegare cosa significhi “acido” senza aprire un libro. Un’ultima nota di buon senso: chi assume farmaci, è in gravidanza o allatta faccia come con qualsiasi altro infuso di erbe e chieda al proprio medico, perché la letteratura sulla clitoria è ricca di dati chimici e ancora limitata sul fronte del consumo abituale nell’uomo. E chi pensasse di venderne fiori o estratti come alimento in Europa deve informarsi sulla normativa sui nuovi alimenti, che è materia separata dall’uso domestico.
In sintesi: una pianta che insegna qualcosa
La Clitoria ternatea è di difficoltà media, non per la coltivazione in sé, che è generosa, ma perché richiede di rispettare tre soglie precise: calore alla semina, poco azoto in vegetazione e temperature basse in essiccazione e infusione. Chi le rispetta ottiene un rampicante ornamentale che fiorisce per mesi, una scorta di petali blu per l’inverno e un piccolo indicatore di pH vivente sul balcone. Difficile chiedere di più a una bustina di semi.
Fonti
- Vidana Gamage G. C. et al. (2021). Anthocyanins From Clitoria ternatea Flower: Biosynthesis, Extraction, Stability, Antioxidant Activity, and Applications. Frontiers in Plant Science.
- Jiang X. et al. (2021). Spectral Characteristic, Storage Stability and Antioxidant Properties of Anthocyanin Extracts from Flowers of Butterfly Pea (Clitoria ternatea L.). PubMed Central.
- Autori vari (2025). Improvement of Phenolic Compound and Anthocyanin Extraction Efficiency From Clitoria ternatea. PubMed Central.
- Kerala Agricultural University (2022). Comparative evaluation of anthocyanin pigment yield from Butterfly pea flowers as prospective food colorant. Applied Food Research.
- Autori vari (2022). Substrate Temperature and Seed Scarification on Germination Parameters of Butterfly Pea (Clitoria ternatea). bioRxiv.
- Autori vari. An investigation into mechanism of seed dormancy in medicinal plant Clitoria ternatea. Zenodo.
- Feedipedia. Butterfly pea (Clitoria ternatea). INRAE, CIRAD, AFZ e FAO.
- Autori vari. Clitoria ternatea L. as a Potential High Quality Forage Legume. Asian-Australasian Journal of Animal Sciences.
- Kazuma K. et al. (2003). Flavonoid composition related to petal color in different lines of Clitoria ternatea. Phytochemistry.
- Terahara N. et al. (1990). Acylated anthocyanins of Clitoria ternatea flowers and their acyl moieties. Phytochemistry.
- Autori vari (2023). Clitoria ternatea Flower and Its Bioactive Compounds: Potential Use as Microencapsulated Ingredient for Functional Foods. Applied Sciences (MDPI).
- Kuswantoro F. Factors Affecting Telang (Clitoria ternatea L.) Germination: Systematic Literature Review. Agro Bali: Agricultural Journal.





