Watsonia borbonica, il gladiolo del Capo che si pianta in autunno: la guida completa

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

C’è una pianta che nei giardini italiani viene persa ogni anno per un motivo semplicissimo: la si tratta come un gladiolo. La Watsonia borbonica sembra un gladiolo gigante, con le sue spighe alte anche un metro e mezzo e i fiori tubolari rosa-lilla che sembrano invitare le api a infilarsi dentro fino in fondo. Ma è un’altra storia. Viene dal fynbos sudafricano, la vegetazione del Capo di Buona Speranza, e ha un calendario che va letto al contrario rispetto a quello a cui siamo abituati.

Chi la pianta a marzo come i gladioli, la annaffia d’estate e si aspetta fiori ad agosto, quasi sempre la ritrova marcita. Chi invece capisce il suo orologio interno ottiene una delle fioriture più spettacolari di fine primavera, con una pianta che in mezza Italia può restare in terra per anni senza quasi nessuna cura.

Da dove viene: il fynbos, un clima mediterraneo allo specchio

La Watsonia borbonica cresce nella Regione Floristica del Capo, in Sudafrica, una delle aree più ricche di specie vegetali al mondo. Lì il clima è mediterraneo esattamente come il nostro: estati calde e secche, inverni miti e piovosi. Con una differenza fondamentale: siamo nell’emisfero australe, quindi le stagioni sono rovesciate.

Questo significa che la pianta, nel suo ambiente d’origine, si comporta così: germoglia e cresce con le piogge fredde, produce le foglie a nastro durante l’inverno, apre le spighe fiorite a fine primavera e poi, quando arriva la stagione asciutta e rovente, dissecca tutta la parte aerea e si ritira sottoterra nel cormo, dormendo all’asciutto per mesi.

Trasferito in Italia, questo schema funziona benissimo, perché il nostro clima gli assomiglia moltissimo. Basta solo tradurre i mesi: la vegetazione va da novembre a marzo, la fioritura cade tra fine aprile e giugno a seconda della zona, e la dormienza secca occupa luglio, agosto e settembre. Rispetto a quanto si legge nelle guide americane, in Italia tutto avviene con circa tre-cinque settimane di anticipo.

Il cormo, poi, è riconoscibilissimo: è schiacciato lateralmente, tondeggiante, e nelle Watsonia è avvolto da tuniche fibrose intrecciate a rete, di colore bruno. Quella retina non è sporcizia da togliere: è l’armatura naturale del cormo. Un cormo sano è sodo, pesante in mano, e non cede sotto la pressione del pollice. Se invece è leggero come un guscio vuoto, spugnoso, o profuma di aceto e muffa, è già perso: non tentate di recuperarlo, buttatelo e non contaminate il resto del lotto.

Quando piantare la Watsonia: autunno, non primavera

Questo è il punto che fa la differenza tra una fioritura e un fallimento. I cormi di Watsonia si piantano in autunno, non in primavera.

  • Centro-Sud, isole e coste: da fine settembre a fine ottobre, in piena terra.
  • Nord Italia e zone interne fredde: ottobre, preferibilmente in vaso, così da poterlo spostare al riparo nei mesi più duri.
  • Profondità: 8-10 cm di terra sopra il cormo, con la punta rivolta verso l’alto.
  • Distanza: 15-20 cm tra un cormo e l’altro; in gruppi di almeno sette-nove esemplari l’effetto scenico è molto superiore.

Il terreno deve essere sabbioso, povero e soprattutto drenante. Nel fynbos questi geofiti vivono su suoli poveri di azoto e fosforo, quindi non serve concimare pesantemente: un terriccio grasso e sempre umido è il modo più rapido per farli marcire. Se avete un suolo argilloso e compatto, come in gran parte della Pianura Padana o in molte zone collinari, mescolate sabbia grossolana di fiume e pomice, oppure create un rialzo di 20-30 cm. In vaso, usate contenitori profondi almeno 30 cm con miscela di terriccio universale, sabbia e pomice in parti quasi uguali.

Esposizione: pieno sole, senza compromessi. In mezz’ombra la pianta vegeta ma tende a non fiorire o a produrre steli deboli che si piegano.

L’irrigazione: la regola che salva o uccide la pianta

Ecco il secondo errore classico. Molti giardinieri, vedendo il fogliame ingiallire a giugno, pensano che la pianta stia soffrendo la siccità e cominciano ad annaffiare. È esattamente il contrario: quell’ingiallimento è il segnale che il ciclo sta finendo e che il cormo si sta preparando al riposo.

Durante la dormienza estiva, il cormo deve stare completamente asciutto. Acqua nel terreno più calore uguale marciume, punto. Da qui derivano due conseguenze pratiche che vanno decise prima di piantare:

  • Non collocare la Watsonia in aiuole servite da impianto di irrigazione automatica che parte in estate.
  • Non consociarla con ortensie, dalie, gerani o qualunque pianta che d’estate chieda acqua.

I compagni giusti sono altri mediterranei che d’estate riposano o si arrangiano da soli: rosmarino, lavanda, cisto, euforbie, graminacee ornamentali, altri geofiti autunnali come i narcisi e i freesia. Durante l’inverno, invece, di norma bastano le piogge; si interviene con acqua solo se l’inverno è eccezionalmente asciutto o se la pianta è in vaso sotto una tettoia.

Il colpo di scena: il fuoco, il fumo e le piante che rifioriscono

Nel fynbos gli incendi sono parte del ciclo naturale, e molte Watsonia sono famose perché fioriscono in massa proprio nella stagione successiva a un incendio. Interi versanti anneriti si riempiono di spighe fiorite, mentre nella vegetazione non bruciata accanto i fiori sono rarissimi. Le ricerche condotte su specie affini hanno misurato aumenti drammatici della produzione di fiori e di semi dopo il passaggio del fuoco: in un caso la quantità di semi rilasciati è passata da poche unità per metro quadrato a oltre mille.

La parte interessante, per noi che coltiviamo in giardino, è il perché. Gli studi che hanno confrontato parcelle bruciate e parcelle semplicemente falciate a raso hanno trovato che anche il taglio della vegetazione, senza fuoco, stimola la fioritura. Non è quindi il calore o il fumo in sé a far fiorire i cormi, ma soprattutto la rimozione improvvisa della copertura vegetale e della lettiera secca: luce piena che arriva al suolo, competizione azzerata, nutrienti liberati.

C’è poi il capitolo semi. Il fumo vegetale contiene un gruppo di molecole chiamate karrikine, in particolare la karrikinolide, attiva a concentrazioni bassissime, dell’ordine di parti per miliardo. Nella Regione del Capo il trattamento con fumo o con acqua fumé ha migliorato in modo significativo la germinazione in circa metà delle specie testate, e la famiglia delle Iridaceae, a cui appartiene la Watsonia, è tra quelle che rispondono.

Come simulare un incendio in giardino, senza incendi

Se avete un ciuffo di Watsonia che da anni produce solo un cespuglio di foglie e nessun fiore, questa è la procedura da provare. È quello che ha funzionato meglio nella pratica di campo:

  1. Taglio raso a fine estate: in agosto-settembre, a dormienza completa, tagliate tutto il fogliame secco e la lettiera accumulata a filo terra, e rastrellate via i residui. Questo è il gesto che conta di più.
  2. Diradamento: se il ciuffo è diventato una zolla fittissima di cormi ammassati, estraetelo e ripiantate i cormi più grossi a distanza, buttando i più piccoli o allevandoli a parte. La competizione fra cormi è una causa comune di mancata fioritura.
  3. Acqua fumé: alla ripresa autunnale, bagnate il terreno con smoke water diluita secondo le indicazioni del prodotto. È un trattamento che ha fondamento sperimentale soprattutto sui semi; sui cormi adulti è un tentativo ragionevole e innocuo, ma i risultati vanno messi in conto come incerti.
  4. Verifica sole e profondità: cormi piantati troppo in superficie o finiti all’ombra di un arbusto cresciuto negli anni sono le altre due cause tipiche della sindrome della watsonia che non fiorisce.

Vale anche la pena sapere che i fiori tubolari, lunghi e stretti, nel loro ambiente sono visitati da uccelli nettarivori e da grossi insetti impollinatori. Nei nostri giardini sono un richiamo notevole per bombi e api, che devono letteralmente infilarsi tutti dentro il tubo per raggiungere il nettare, uscendone coperti di polline. Se cercate una pianta che faccia da calamita per gli impollinatori a maggio, questa è una candidata seria.

Watsonia borbonica, il gladiolo del Capo che si pianta in autunno: la guida completa

Svernamento: dove resta in terra e dove va protetta

La Watsonia borbonica tollera gelate leggere, ma essendo in piena vegetazione proprio d’inverno è vulnerabile alle ondate di freddo intenso e prolungato.

  • Zone 9-10 (Sicilia, Sardegna, Liguria, coste tirreniche, Salento e coste pugliesi, laghi prealpini nelle posizioni migliori): si comporta praticamente da perenne. Si lascia in piena terra, si dimentica, e ogni anno torna più fitta.
  • Zona 8 e collina interna: piena terra possibile, ma con pacciamatura di 8-10 cm di foglie secche, paglia o corteccia in dicembre, da rimuovere gradualmente a fine inverno.
  • Pianura Padana e zone con minime sotto -5 °C: coltivazione in vaso. Il vaso si tiene all’aperto al sole finché il tempo lo permette e si ricovera sotto una tettoia, in un portico o in una serra fredda quando arrivano gelate forti. Attenzione: ricoverata non significa annaffiata di più. Anche al riparo, l’eccesso d’acqua resta il nemico numero uno.

Le foglie leggermente bruciate dal gelo non sono un dramma: se il cormo è profondo e asciutto, la pianta rivegeta. Il danno irreversibile è il terreno gelato e zuppo allo stesso tempo.

Moltiplicazione: cormetti e semi

La via più semplice è vegetativa. Ogni anno il cormo madre produce alla base piccoli cormetti. A fine estate, in dormienza, si estrae la zolla, si staccano i cormetti e si ripiantano in un semenzaio o in vaso alla profondità di 3-4 cm, in sabbia e terriccio. Arrivano alla fioritura in genere in due-tre stagioni, il tempo di accumulare riserve sufficienti.

La semina è più lenta ma dà molte piante. I semi si raccolgono a inizio estate dalle capsule secche e si seminano in autunno, in contenitori profondi, coprendoli appena. È qui che l’acqua fumé trova la sua applicazione più solida: un pretrattamento dei semi con smoke water può migliorare sensibilmente percentuale e uniformità di germinazione nelle specie del Capo. Dal seme al primo fiore servono di solito tre anni.

Una responsabilità ambientale da non sottovalutare

Un avvertimento necessario. Alcune Watsonia, in particolare la forma bulbillifera di Watsonia meriana, producono piccoli bulbilli lungo lo stelo fiorale: cadono a terra, radicano e generano nuove piante con grande facilità. In diverse regioni del mondo a clima mediterraneo questo comportamento ha portato la specie a naturalizzarsi e a essere trattata come infestante.

L’Italia costiera ha esattamente il clima giusto perché ciò accada. Regole di buon senso:

  • Se coltivate una forma bulbillifera, rimuovete gli steli dopo la fioritura, prima che i bulbilli si stacchino.
  • Non scaricate mai cormi, bulbilli o residui di potatura in scarpate, macchia mediterranea, dune o aree naturali. Usate il circuito dei rifiuti organici.
  • Preferite, se il giardino confina con aree naturali protette, la Watsonia borbonica non bulbillifera, molto meno aggressiva.

Il calendario in sintesi

  • Settembre-ottobre: messa a dimora dei cormi, 8-10 cm di profondità, pieno sole, terreno drenante.
  • Novembre-marzo: vegetazione. Acqua solo dalle piogge, salvo inverni anomali o coltivazione in vaso coperto.
  • Aprile-giugno: fioritura. Eventuale tutoraggio degli steli nelle posizioni ventose.
  • Giugno-luglio: ingiallimento naturale. Si sospende ogni irrigazione e si lascia seccare il fogliame senza tagliarlo subito.
  • Agosto-settembre: dormienza secca. Momento giusto per il taglio raso, il diradamento dei cormi e la raccolta dei cormetti.

Chi impara a leggere questo calendario al contrario scopre una pianta sorprendentemente facile, che chiede poca acqua, nessun concime particolare e regala a maggio una fioritura che sembra arrivare da un altro continente. Perché, in effetti, arriva da un altro continente. Ma da uno che, sul piano del clima, somiglia al nostro come uno specchio.

Fonti

Tag:Coltivazione gladioli