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Ottobre, tarda mattinata, sole basso. Stai raccogliendo gli ultimi pomodori o stai potando una siepe e te la ritrovi davanti: verde o paglierina, lunga come un dito, immobile sul muro caldo. Ti guarda. Gira la testa e ti segue con lo sguardo, cosa che nessun altro insetto del giardino sa fare. Poi, quando provi ad avvicinarti, non scappa: si muove piano, come se fosse stanca. Non è timida e non è malata. Nella stragrande maggioranza dei casi è una femmina di mantide religiosa all’ultimo atto della sua vita, con l’addome pieno di uova e pochi giorni davanti a sé.
Capire questo cambia tutto. Perché la vera protagonista dell’autunno non è lei, ma quello che lascerà attaccato a un ramo secco, a un tutore, al bordo di un vaso o sotto il tavolo da giardino: l’ooteca, quella strana schiuma indurita color caramello che ogni anno viene scambiata per un nido di vespe, per un fungo o per una cacca di uccello e che finisce dritta nel sacco delle potature. Dentro ci sono le mantidi dell’anno prossimo.
Riconoscere maschio e femmina in trenta secondi
Non serve essere entomologi. Bastano tre indizi, e si leggono a occhio nudo tenendo l’insetto sul palmo o anche solo guardandolo da vicino.
- La forma dell’addome. La femmina gravida ha l’addome visibilmente gonfio, teso, a volte lucido, che sporge oltre le ali. Il maschio è snello, affusolato, quasi elegante.
- La lunghezza delle ali. Nel maschio le ali coprono tutto l’addome e spesso lo superano. Nella femmina matura l’addome le sopravanza di parecchio, perché è letteralmente pieno di uova.
- I segmenti addominali. È il criterio più sicuro. Guardando la pancia dell’insetto si contano le placchette (sterniti): il maschio ne ha otto ben distinti, la femmina sei, con l’ultimo grande e allargato. Chi alleva mantidi lo chiama regola del sei contro otto ed è affidabile già dalle ultime fasi giovanili.
C’è poi un quarto indizio, comportamentale: il maschio vola bene e vola spesso, specie di notte, ed è lui quello che a settembre entra in casa attirato dalla luce del terrazzo. La femmina, appesantita, vola male o per niente e in autunno si sposta a passo d’uomo. Se d’ottobre ti capita in mano un esemplare grosso, lento e panciuto, hai davanti una futura madre.
Un dettaglio che spiazza molti: il colore non dice nulla sul sesso né sull’età. Mantis religiosa può essere verde brillante, paglia, bruna o quasi bianca. Gli individui appena mutati sono pallidissimi e riprendono colore nelle ore successive, e la tonalità finale dipende anche dall’ambiente in cui l’insetto è cresciuto. Un esemplare chiarissimo incontrato di notte, quindi, non è un albino raro: è solo una mantide normale in un momento particolare.
Perché a ottobre si muove così piano
La mantide è un insetto a sangue freddo con una fortissima dipendenza dalla temperatura. Sotto i 12-14 gradi i muscoli non rispondono e l’animale diventa un soprammobile che si trascina. Per questo in autunno la trovi sui muri esposti a sud, sulle ringhiere metalliche, sulle pietre, sul cofano dell’auto: sta prendendo il sole per arrivare a una temperatura corporea utile a digerire e soprattutto a deporre.
La sua agenda è semplice e impietosa. In Italia le mantidi nascono tra fine aprile e giugno, crescono per tutta l’estate attraverso sei o sette mute, diventano adulte alate tra fine luglio e agosto, si accoppiano tra fine agosto e settembre e depongono tra settembre e novembre, a seconda della zona e dell’altitudine. Poi, con le prime gelate, tutti gli adulti muoiono: nessuna mantide europea passa l’inverno da adulta. La specie sopravvive solo e soltanto dentro l’ooteca.
Vale la pena smontare qui anche il luogo comune più famoso. Sì, la femmina a volte mangia il maschio durante o dopo l’accoppiamento, ma non è la regola ferrea dei documentari: gli studi di campo e di laboratorio su Mantis religiosa indicano che succede in una minoranza degli accoppiamenti, più frequentemente quando la femmina è affamata. Non è crudeltà gratuita: le ricerche con isotopi marcati hanno mostrato che gli aminoacidi del maschio divorato finiscono davvero nelle uova, cioè il maschio cannibalizzato contribuisce materialmente alla prole. Un investimento terminale, in termini tecnici.
L’ooteca: cos’è davvero quella spugna indurita
Quando è pronta, la femmina si appende a testa in giù a un sostegno e comincia a emettere dalle ghiandole accessorie una schiuma proteica che monta con l’aria, un po’ come una meringa. Dentro ci depone le uova in file ordinate, poi la schiuma indurisce in poche ore all’aria. Il risultato è l’ooteca: un bozzolo spugnoso lungo tra 2 e 5 centimetri, color sabbia, nocciola o caramello, con una fascia centrale più chiara e una struttura a scaglie sovrapposte simile a una pigna appiattita.
Dentro ci sono mediamente da 100 a 300 uova a seconda delle dimensioni della madre, e ogni femmina può produrne più di una prima di morire. Quella schiuma non è un capriccio: è un involucro isolante e impermeabile che protegge le uova dal gelo, dalla pioggia, dal disseccamento e, parzialmente, da formiche e uccelli.
Il problema è che non sembra affatto un insetto. Le due confusioni più frequenti che mi capita di sentire in giardino sono con il nido di vespe o calabroni e con un fungo o una malattia della pianta. Distinguerla è facile: l’ooteca di mantide non ha celle esagonali visibili, non ha un foro d’ingresso, non ha vespe che entrano ed escono, è secca e leggera al tatto, saldamente incollata al supporto, e se la gratti con l’unghia sembra polistirolo compatto. Non bagna, non puzza, non è appiccicosa.
Dove cercarla (e dove non guardare mai)
La femmina sceglie supporti rigidi, esposti e sopraelevati, di solito tra 20 centimetri e un metro e mezzo da terra, spesso su superfici soleggiate. Nei giardini italiani le troverai soprattutto su:
- steli secchi e rigidi di graminacee ornamentali, finocchio selvatico, verga d’oro, girasoli, topinambur, asparago
- rametti legnosi di rosa, lavanda, rosmarino, siepi di ligustro e lauroceraso, vite e rovo
- tutori di bambù, canne, reti e fili dell’orto, un classico assoluto
- bordi e sottoscocca dei vasi, ringhiere, cancelli, travi del pergolato, tavoli e sedie da giardino lasciati fuori
- facciate ruvide esposte a sud, cassette della posta, grondaie, davanzali
Il momento migliore per cercarla è proprio adesso, da ottobre a marzo, quando la vegetazione è spoglia e il bozzolo color caramello risalta. Luce radente del mattino e pazienza: chi ha mantidi in giardino di solito ne trova tre o quattro per stagione.
Il grosso errore: portare in casa il ramo con l’ooteca
Qui casca l’asino, ed è l’errore più comune in assoluto. Si pota a novembre, si nota il bozzolo curioso, lo si porta in casa per osservarlo, magari si mette il rametto in un vaso in salotto o la si lascia in garage riscaldato. Oppure si raccolgono rami secchi per le decorazioni natalizie e l’ooteca viaggia con loro, invisibile.
Cosa succede: le uova di mantide hanno bisogno di un periodo di freddo e poi di calore per completare lo sviluppo. A 20-22 gradi costanti di una casa riscaldata la schiusa si anticipa drasticamente, e tra gennaio e febbraio ti ritrovi decine o centinaia di mantidine di pochi millimetri che escono tutte insieme da una fessura dell’ooteca, calandosi su un filo, e si disperdono in tutto il soggiorno. Fuori fa freddo, non c’è niente da mangiare, e loro sono predatrici obbligate di prede vive e piccolissime. Il finale è sempre lo stesso: muoiono di fame e di sete nel giro di pochi giorni, oppure si mangiano tra loro. Chi alleva mantidi lo sa bene, ed è il motivo per cui nei vivai americani che vendono ooteche l’avvertenza è scritta in grassetto.
Regola d’oro: l’ooteca sta fuori, al freddo, alle intemperie, esattamente dove l’ha messa la madre. Il gelo non la uccide, l’involucro schiumoso è nato per quello. Il termosifone sì.

Devo potare e c’è un’ooteca sopra: come si sposta
Capita spesso, perché le mantidi amano proprio i rami che noi tagliamo. Si può spostare senza danni, a patto di seguire qualche accortezza.
- Non staccarla mai dal supporto. Non raschiarla, non tirarla, non usare le forbici per scollarla: si danneggiano le camere interne e si compromette la covata. Si taglia invece il rametto che la porta, lasciando 10-15 centimetri di legno sopra e sotto.
- Non usare colla, nastro adesivo o silicone sul bozzolo. Se proprio è attaccata a una superficie liscia tipo plastica o metallo, meglio lasciarla dov’è e rimandare il lavoro a maggio.
- Rilegala con spago, fascetta o filo di ferro plastificato a un altro sostegno rigido del giardino: un ramo di siepe, un paletto, una rete. Altezza consigliata tra 40 centimetri e un metro e mezzo da terra, mai appoggiata al suolo dove formiche, roditori e umidità fanno strage.
- Orientamento. Mantieni l’ooteca nella stessa posizione in cui l’ha fissata la madre, con l’apertura di uscita rivolta verso il basso o lateralmente. Preferisci un’esposizione soleggiata e riparata dal vento forte, est o sud-est è l’ideale, evitando le zone che d’estate diventano forni.
- Lontano da irrigazione e ristagni. L’ooteca tollera pioggia e gelo, ma non l’acqua stagnante o un getto d’irrigatore puntato addosso per mesi.
E se hai raccolto per sbaglio un ramo con l’ooteca e l’hai tenuto in casa qualche giorno a dicembre? Riportalo subito fuori: qualche giorno al caldo di solito non basta a far partire la schiusa. Se invece è passato un mese o più in casa, legalo all’esterno comunque e spera: è sempre meglio che una schiusa in salotto.
Il consiglio che fa davvero la differenza: lascia steli secchi in piedi
C’è un gesto semplice che moltiplica le mantidi del tuo giardino senza spendere un euro: non fare pulizia totale in autunno. Lascia in piedi un angolo di erbe secche, steli di fiori sfioriti, graminacee, cardi, finocchietto, almeno fino a maggio inoltrato. Lì dentro non ci sono solo ooteche di mantide: ci svernano coccinelle, crisope, api solitarie, bruchi e innumerevoli altri alleati dell’orto.
Se devi per forza ripulire, fallo dopo la metà di maggio, quando le schiuse sono avvenute, e comunque passa in rassegna i rami prima di triturarli o bruciarli. Il taglio raso a novembre è il modo più efficace per azzerare le mantidi di un giardino, e la maggior parte delle persone lo fa senza nemmeno saperlo.
Quando nascono le mantidi e cosa succede dopo
In Italia la schiusa all’aperto avviene in genere tra fine aprile e inizio giugno, con anticipi al Sud e sulle coste e ritardi in collina e al Nord. In pratica basta una serie di giornate stabilmente sopra i 20 gradi. L’uscita è spettacolare e dura pochi minuti: le neanidi escono tutte insieme appese a sottili fili, fanno la prima muta restando sospese e poi si disperdono rapidamente.
Da lì in avanti è una lotteria. Di 200 uova, in natura arrivano all’età adulta pochissimi individui, spesso meno di cinque. Uccelli, ragni, formiche, altri insetti predatori e il cannibalismo tra fratelli fanno il resto. È il motivo per cui, pur deponendo centinaia di uova, le mantidi non invadono mai nulla.
Morde? È velenosa? È protetta? Le risposte secche
Chiudiamo con i dubbi che fanno davvero paura alle persone, soprattutto a chi ha bambini o animali in casa.
- La mantide non punge e non è velenosa. Non ha pungiglione, non ha ghiandole velenifere, non inietta nulla. Non trasmette malattie.
- Può pizzicare, ma in senso meccanico. Se la maneggi male, ti afferra con le zampe raptatorie, che sono dentellate: la sensazione è quella di una spina o di una graffetta che stringe. Può uscire una gocciolina di sangue in casi estremi su una pelle sottile. Si lava con acqua e sapone e finisce lì. Le mandibole sono robuste ma un morso a un dito umano è raro e innocuo.
- Non è pericolosa per cani e gatti. Un gatto che la cattura e la mangia non rischia nulla di tossico. Semmai è la mantide ad avere la peggio.
- Non è una specie protetta da leggi nazionali in Italia, al contrario di quanto si ripete spesso. Non esiste alcuna multa per chi la uccide. Ma è una specie utile, inoffensiva e affascinante, e non c’è nessun motivo razionale per farle del male.
- Non è un insetticida biologico da comprare. Qui la delusione è grande ma onesta: la mantide è un predatore generalista opportunista, mangia quello che le capita a tiro e che si muove, compresi bombi, api, coccinelle, crisope, farfalle e persino altre mantidi. Le valutazioni dei servizi di divulgazione agricola universitari sono concordi nel dire che l’acquisto e il rilascio di ooteche non garantisce alcun controllo mirato dei parassiti dell’orto. Una mantide in giardino è un bell’indicatore di un ambiente ricco di insetti, non un trattamento.
E se me la trovo in casa?
Succede soprattutto a settembre e ottobre, di sera, con i maschi attirati dalle luci. La procedura è banale e non richiede guanti né coraggio: appoggia un bicchiere o un barattolo sopra l’insetto, fai scivolare sotto un foglio di carta rigida o un cartoncino, porta fuori il tutto e appoggia il bicchiere su una siepe, un cespuglio o un muretto riparato, lasciandola uscire da sola. Evita di prenderla per le ali o per l’addome.
Se è ottobre inoltrato e fa freddo, non tenerla dentro con l’idea di salvarla dall’inverno: non la salvi, perché la sua vita finisce comunque in poche settimane, e al caldo consuma energie più in fretta. Rilasciarla vicino a vegetazione secca e soleggiata è il regalo migliore che puoi farle: se è una femmina, potrebbe avere ancora un’ooteca da deporre. E quella, in primavera, è il vero lascito che resta nel tuo giardino.
Fonti
- University of Maryland Extension. Praying Mantid (Mantis). Home and Garden Information Center.
- Piedmont Master Gardeners, Virginia Cooperative Extension. Praying Mantids: Friend or Foe in the Garden?
- Brown W.D., Barry K.L. (2016). Sexual cannibalism increases male material investment in offspring: quantifying terminal reproductive effort in a praying mantis. Proceedings of the Royal Society B.
- Lawrence S.E. (1992). Sexual cannibalism in the praying mantid, Mantis religiosa: a field study. Animal Behaviour.
- Cooperative Extension System. Praying Mantis indoor hatching. Ask Extension.
- Agraria.org. Entomologia agraria: l’ordine dei Mantoidei.
- Museo del Fiore (Riserva Naturale Monte Rufeno). Scheda Mantide religiosa.
- Keeping Insects. Determining the sex of your praying mantis.





