Come riconoscere la datura in 60 secondi: i 3 dettagli che la distinguono da ipomea e brugmansia

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Basta un muretto scaldato dal sole, il bordo di un campo di mais o un cumulo di terra rimossa in primavera: a fine estate ci spunta un fiore grande, a forma di tromba, spesso bianco o giallo crema, profumatissimo la sera. Nove persone su dieci dicono la stessa frase: guarda che bella campanella. E quasi sempre sbagliano. Perché quella campanella, se il fusto non si arrampica e se sotto al fiore compare una pallina spinosa, non è un’ipomea: è una Datura, una delle piante più tossiche che si incontrano spontaneamente in Italia.

La buona notizia è che riconoscerla non richiede né lente né manuali. Servono tre osservazioni, tutte fattibili a occhio nudo, senza toccare nulla e senza strappare nulla. In meno di un minuto si arriva a una risposta affidabile. Vediamole in ordine, dalla più immediata alla più definitiva.

Primo dettaglio: dove guarda il fiore

È il controllo più rapido in assoluto. Nel genere Datura i fiori sono rivolti verso l’alto o al massimo obliqui: sembrano calici tenuti su a palmo aperto. Nella Brugmansia, la pianta che quasi tutti chiamano “tromba d’angelo”, i fiori pendono verso il basso come lampadari, lunghi anche 25-30 centimetri. È una differenza netta, non sfumata, e non a caso è il criterio che usano anche i servizi di divulgazione agricola universitari per separare i due generi.

Non è un dettaglio da nulla: fino al 1973 le brugmansie erano classificate dentro il genere Datura, poi sono state separate. Oggi appartengono alla stessa tribù botanica (Datureae, famiglia delle Solanaceae) ma sono piante diverse nella struttura: la Datura è erbacea, annuale o poco più, muore con le prime gelate; la Brugmansia è un arbusto o un alberello legnoso che in condizioni buone campa decenni.

L’ipomea, invece, ha anch’essa fiori rivolti verso l’alto o di lato. Quindi il primo test, da solo, non basta: serve il secondo.

Secondo dettaglio: come si regge la pianta e com’è la base del fiore

Qui la distinzione diventa facilissima, perché ipomea e datura appartengono a due famiglie botaniche lontane.

  • Ipomea (Convolvulaceae): fusto sottile, volubile, che si attorciglia su ringhiere, reti, altre piante. Senza un sostegno striscia a terra. Foglie cuoriformi o lobate, lisce. Il fiore è un imbuto saldato, aperto largo, con cinque sepali piccoli e liberi alla base, e dura in genere una sola mattina.
  • Datura (Solanaceae): fusto eretto, robusto, ramificato a forcella, spesso violaceo, che regge la pianta da sola fino a 1-1,5 metri senza appoggiarsi a niente. Sotto la corolla c’è un calice tubolare lungo e saldato, che sembra un cannello verde chiaro con cinque dentini in cima. Le foglie sono grandi, ovate, con margine irregolarmente dentato, e stropicciate emanano un odore sgradevole, un po’ rancido.

Riassumendo in una frase da ricordare: se si arrampica è ipomea, se sta in piedi da sola è datura. E se sotto al fiore c’è un tubo verde saldato lungo diversi centimetri, l’ipomea è esclusa.

Terzo dettaglio: cosa resta dopo il fiore (la prova regina)

Il fiore dura poco, il frutto resta settimane. Ed è il frutto a dare la certezza.

Dopo la fioritura la Datura produce una capsula tondeggiante coperta di spine, grande come una noce o una piccola albicocca: un riccio in miniatura. In Datura stramonium, lo stramonio comune delle nostre campagne, la capsula è eretta e armata di spine rigide e pungenti; in Datura metel, la specie ornamentale dai fiori anche gialli o violetti, la capsula è più pendula e coperta di tubercoli conici, spine più tozze. A maturità si apre in quattro valve e libera un numero impressionante di semi piccoli, scuri, reniformi.

L’ipomea produce invece una capsulina liscia, piccola, papiracea, con pochi semi. La Brugmansia produce frutti allungati e completamente privi di spine, e spesso nei giardini non fruttifica nemmeno, perché la maggior parte delle piante coltivate non è autofertile.

Quindi: fiore a tromba rivolto in su + fusto eretto + capsula spinosa = Datura. Senza margini di dubbio.

Ottobre è il mese perfetto per il riconoscimento (e per intervenire)

In Italia la finestra buona è più lunga che altrove. Al Centro-Sud la datura fiorisce da fine giugno fino a metà ottobre, al Nord grosso modo da luglio a settembre. Questo significa che in autunno, soprattutto nelle regioni tirreniche e al Sud, sulla stessa pianta si trovano contemporaneamente fiori aperti e capsule mature: la condizione ideale per un’identificazione certa, perché si vedono insieme i due caratteri decisivi.

È anche il momento giusto per agire. Nelle zone interne del Nord la pianta muore alla prima brinata, ma questo non risolve nulla: il seme sopravvive nel terreno per moltissimi anni, e in letteratura sono documentate germinazioni da semi rimasti nel suolo per decenni. Una sola pianta lasciata andare a seme garantisce la presenza della specie nello stesso punto per molte stagioni a venire. Togliere le capsule prima che si aprano è l’intervento con il miglior rapporto fatica-risultato di tutto l’anno.

Perché la datura è pericolosa davvero (e perché proprio i semi)

Tutta la pianta contiene alcaloidi tropanici: soprattutto iosciamina (la cui forma racemica è l’atropina) e scopolamina, che insieme rappresentano la gran parte del contenuto alcaloidico totale. Sono sostanze anticolinergiche: bloccano una via nervosa fondamentale e provocano pupille dilatate, bocca secca, pelle calda e arrossata, battito accelerato, ritenzione urinaria, confusione, allucinazioni, agitazione, fino a convulsioni e coma nei casi gravi. Casi clinici di avvelenamento da stramonio sono descritti regolarmente nella letteratura medica europea, Italia compresa, e riguardano sia ingestioni accidentali sia assunzioni volontarie.

Il punto che spaventa è la soglia. L’autorità europea per la sicurezza alimentare ha fissato una dose acuta di riferimento pari a 0,016 microgrammi per chilo di peso corporeo per la somma di iosciamina e scopolamina: per una persona di 65 kg significa circa un milionesimo di grammo complessivo. Non è un limite di “veleno”, è la soglia oltre la quale si possono già osservare effetti misurabili. Per questo esistono limiti di legge europei per atropina e scopolamina in cereali, prodotti derivati e tisane: i semi di stramonio sono un contaminante classico delle granelle, perché la pianta matura insieme a mais, sorgo e soia e i suoi semi finiscono nella trebbiatura.

I semi sono la parte più concentrata e anche la più insidiosa: sono piccoli, scuri, somigliano vagamente a semi di papavero o a granelli di pepe, e stanno tutti insieme dentro la capsula. Una capsula che si apre su un orto rialzato o su un sentiero lascia a terra centinaia di unità tossiche. Da sapere anche: la cottura non è una garanzia. Studi di degradazione termica mostrano che la cottura riduce solo in parte questi alcaloidi, con perdite variabili e spesso modeste. Un impasto contaminato resta un impasto contaminato.

Come riconoscere la datura in 60 secondi: i 3 dettagli che la distinguono da ipomea e brugmansia

Come toglierla in sicurezza, passo per passo

  1. Guanti sempre, meglio se da lavoro, e manica lunga. Non toccarsi occhi e bocca durante l’operazione.
  2. Prima le capsule: staccarle una per una e metterle in un sacchetto chiuso, non in un secchio aperto che poi si rovescia. Se sono già aperte, raccogliere anche il terreno superficiale sotto la pianta.
  3. Poi la pianta intera, estirpata con la radice quando il terreno è umido: viene via facilmente.
  4. Mai nel compost. I semi passano indenni la maturazione del cumulo e il compost diventa il veicolo perfetto per spargerli su tutto l’orto. Non a caso la datura compare spessissimo proprio nei bancali rialzati e nelle aiuole riempite con terriccio di recupero o compost non controllato.
  5. Mai bruciarla. Il fumo di materiale vegetale ricco di alcaloidi non è innocuo e inalarlo è un rischio inutile, oltre a essere vietato in molte situazioni dai regolamenti locali sulle combustioni.
  6. Smaltimento: sacco chiuso nei rifiuti organici solo se il servizio locale lo prevede e il materiale va a compostaggio industriale ad alte temperature; in caso di dubbio, indifferenziato o isola ecologica.
  7. Controllo l’anno dopo, nello stesso punto, da maggio: le plantule hanno cotiledoni stretti e allungati e si riconoscono presto. Toglierle da piccole costa dieci secondi.

Se la si vuole tenere come ornamentale

Le daturi ornamentali, Datura metel in testa con le sue varietà bianche, gialle, lilla e doppie, sono piante bellissime: fiori di 15-18 centimetri, profumo serale intenso, fioritura continua da luglio fino alle prime gelate. In Italia si coltivano come annuali quasi ovunque, come perenni solo nelle fasce più miti delle zone 9-10 (coste tirreniche, Sicilia, Sardegna, Liguria riparata). Vogliono pieno sole, terreno ricco, acqua regolare.

Tenerle è legittimo, ma con regole chiare:

  • Posizione lontana da aree di gioco dei bambini e da percorsi di cani e gatti.
  • Mai vicino alle aromatiche. È l’errore classico e il più pericoloso: una foglia di datura in mezzo a salvia, borragine o menta finisce in padella. Le foglie giovani non hanno nulla di appariscente e l’odore sgradevole non si sente più una volta cotte in mezzo ad altro.
  • Rimuovere le capsule man mano, prima che si aprano, se non si vogliono semenzai spontanei ovunque l’anno successivo.
  • Lavarsi le mani dopo potature e rinvasi, come abitudine.
  • I semi raccolti vanno etichettati e tenuti fuori portata, mai in cucina e mai in barattoli anonimi insieme ad altre sementi da orto.

Per chi preferisce il fiore pendulo e scenografico, la Brugmansia resta l’alternativa da vaso: ugualmente tossica, ma arbustiva, senza capsule spinose e facilmente controllabile perché in Italia va svernata al riparo quasi ovunque, restando all’aperto tutto l’anno solo nelle zone costiere più calde. E se il desiderio è semplicemente una tromba colorata su una rete o su un pergolato, l’ipomea annuale fa lo stesso lavoro decorativo con problemi di sicurezza incomparabilmente minori.

Il riassunto da portarsi in tasca è sempre lo stesso: fiore all’insù, pianta che sta in piedi da sola, pallina spinosa sotto il fiore. Tre indizi, un minuto di osservazione, e si sa esattamente con chi si ha a che fare.

Fonti

Tag:Datura stramonio