Nido di fango della vespa vasaia: come capire se è ancora abitato e quando si schiude

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Quel vasetto di fango grande come un cece, appiccicato al davanzale, al vaso del basilico o alla stecca della persiana, non è un difetto della casa: è una culla. L’ha costruita una vespa vasaia (genere Eumenes e parenti stretti della sottofamiglia Eumeninae), una vespa solitaria che impasta terra, acqua e saliva e modella un’anfora in miniatura, collo compreso. Se l’articolo che cercavi è che cos’è quella cosa, l’hai già superato: qui si parla del capitolo dopo, quello che interessa davvero a chi convive con l’anfora da settimane e vorrebbe sapere quando potrà spostare il vaso, chiudere la persiana o riverniciare la ringhiera senza combinare un disastro.

La buona notizia è che il nido si legge. Bastano sessanta secondi, occhi nudi e una luce radente. Vediamo come.

I tre stati del nido: una diagnosi in un minuto

Avvicinati a una decina di centimetri, senza toccare, e guarda la superficie dell’anfora. Esistono sostanzialmente tre situazioni, e ognuna racconta una storia diversa.

1. Nido sigillato e liscio: dentro c’è vita

Il vasetto è integro, il collo è chiuso da un tappo di fango, la superficie è continua. Significa che la femmina ha completato il lavoro: ha deposto un uovo, l’ha appeso con un filamento alla volta della cella, ha stipato all’interno da pochi a una quindicina di bruchi paralizzati con una puntura chirurgica e poi ha murato l’ingresso. I bruchi non sono morti: sono immobilizzati e restano freschi, una dispensa vivente per la larva. Da quel momento la madre se ne va e non torna più. Un nido sigillato, quindi, è occupato ma non sorvegliato.

2. Foro rotondo e netto sul fianco: l’inquilino se n’è andato

Se vedi un buco circolare, con i bordi puliti, grande più o meno quanto la sezione dell’insetto adulto (qualche millimetro), il nido è vuoto. L’adulto sfarfallato ha rosicchiato la parete dall’interno ed è uscito. Un’anfora con foro regolare è un guscio abbandonato: puoi fare qualsiasi cosa, non c’è più nessuno. Attenzione però ai nidi multicella, quelli fatti di più vasetti appaiati o ricoperti da uno strato di fango: un foro non garantisce che tutte le celle siano vuote. Conta i fori e confrontali con il numero di camere visibili.

3. Foro irregolare, crepe, superficie rosicchiata: qualcosa è andato storto

Apertura strappata, ovale, più grande del dovuto, oppure microfori multipli di un millimetro scarso: qui la storia è un’altra. Può essere stato un predatore (uccelli e piccoli roditori sanno benissimo che il fango nasconde proteine), oppure il nido è stato parassitizzato e dal guscio è uscito un inquilino diverso dal proprietario. Ci torniamo, perché è la parte più affascinante.

C’è anche un quarto caso, meno drammatico: nido aperto e vuoto ma pieno di fango fresco o di ragnatele. Significa semplicemente che è stato riciclato da un altro insetto, abitudine comune tra api e vespe solitarie.

Che cosa succede dentro l’anfora, giorno per giorno

La sequenza, ricostruita in studi di biologia del nido su vespe vasaie europee e tropicali, è sorprendentemente regolare. La femmina impiega in media una o due ore buone per modellare un singolo vasetto, trasportando decine di palline di fango una alla volta. Poi depone l’uovo nella cella ancora vuota, lo lascia sospeso come un piccolo pendolo e solo dopo inizia il rifornimento di bruchi, in genere piccole larve di lepidotteri che raccoglie sulla vegetazione intorno.

L’uovo schiude nel giro di due o tre giorni. La larva si lascia cadere sulla provvista e mangia per circa una settimana, a volte meno, passando attraverso cinque stadi. Quando ha finito il cibo tesse un bozzolo sericeo aderente alla parete interna e si trasforma in prepupa. È il momento chiave: a quel punto la biologia della vespa prende una delle due strade possibili.

Quando si schiude il nido della vespa vasaia: i tempi reali in Italia

Qui sta la risposta che quasi tutti cercano, ed è doppia.

  • Generazione estiva (nidi costruiti da maggio a metà luglio): lo sviluppo fila senza interruzioni. Uovo, larva, pupa e adulto si susseguono e l’insetto esce mediamente in tre-sei settimane dalla sigillatura, con punte di venti giorni nelle estati molto calde del Centro-Sud e tempi più lunghi in montagna o in anni piovosi. In pratica, un’anfora chiusa a giugno nella Pianura Padana è quasi sempre vuota entro fine luglio.
  • Generazione tardiva (nidi di fine luglio, agosto e settembre): la prepupa entra in diapausa, cioè in pausa programmata, e resta dentro il bozzolo tutto l’autunno e tutto l’inverno. La metamorfosi riprende in primavera e l’adulto esce tra aprile e giugno dell’anno successivo. Quel vasetto che sembra morto da mesi, insomma, è un uovo di Pasqua a scoppio ritardato.

Nelle condizioni italiane, con zone climatiche che vanno dalla 8 alla 10 e un calendario biologico anticipato di tre-sei settimane rispetto al Nord Europa, molte specie riescono a fare due generazioni l’anno: la prima rapida, la seconda svernante. Significa che un nido comparso ad agosto va considerato abitato fino alla primavera seguente, anche se non succede nulla per otto mesi.

Micro-osservazione utile: nei giorni caldi, avvicinando l’orecchio a pochi centimetri da un nido sigillato in primavera, a volte si sente un rosicchiare sottilissimo. È l’adulto che sta tagliando il tappo dall’interno. Da lì all’uscita passano in genere poche ore.

Il colpo di scena: non sempre esce una vespa vasaia

Questa è la parte che cambia il modo di guardare un vasetto di fango. L’anfora è una cassaforte piena di proteine, e in natura ogni cassaforte ha i suoi scassinatori.

I più spettacolari sono i crisidi, le vespe dorate del genere Chrysis e affini: insetti metallici verde-blu-rosso rubino, lucidi come smalto, lunghi pochi millimetri. La femmina sorveglia la vasaia al lavoro, aspetta che si allontani e infila l’uovo nella cella; in alcuni casi inumidisce il fango già indurito per perforarlo con l’ovopositore. La sua larva divora la provvista, la larva ospite o entrambe. Indagini sistematiche sulle vespe solitarie europee hanno confermato decine di associazioni tra crisidi e vasaie, tanto che i crisidi sono considerati i nemici naturali più frequenti di questo gruppo. Se dal tuo vasetto esce una scheggia metallica invece di una vespa nera e gialla, non hai sbagliato identificazione: è semplicemente il finale alternativo.

Poi ci sono i calcidoidei, microvespe di uno o due millimetri (generi come Melittobia e Monodontomerus), che possono uscire a decine da un solo nido, lasciando una costellazione di forellini minuscoli invece di un unico foro pulito. E ci sono gli ichneumonidi e i braconidi, che a volte arrivano nel nido per una via indiretta e quasi comica: la vasaia cattura un bruco già parassitizzato e se lo porta in casa da sola. Ricerche condotte su una vespa vasaia mediterranea hanno mostrato che questo accade con una certa regolarità e che può far fallire la cella.

Morale operativa: stesso guscio, inquilino diverso. Il foro ti dice che il nido è vuoto, non chi ne è uscito.

Nido di fango sul muro o sul vaso: cosa fare, mese per mese

Se puoi lasciarlo dov’è, lascialo. È piccolo, non macchia, non puzza, non attira altri insetti e si stacca da solo con le piogge. Se invece devi rimuoverlo per lavori, verniciature o semplicemente perché il vaso deve rientrare, usa questo calendario pratico, pensato per il clima italiano.

Nido di fango della vespa vasaia: come capire se è ancora abitato e quando si schiude

  • Da fine giugno a fine luglio: periodo ideale per staccare i nidi costruiti in primavera e ormai forati. Verifica il foro tondo, poi procedi.
  • Da agosto a marzo: è il momento peggiore. I nidi integri contengono quasi sempre prepupe in diapausa. Se puoi, rimanda.
  • Da aprile a inizio giugno: i nidi svernanti si stanno aprendo. Aspetta che compaia il foro e poi rimuovi.

Come si stacca senza fare danni: inumidisci la base del nido con uno spruzzino d’acqua, aspetta qualche minuto e fai leva con una spatola di plastica o una vecchia carta di credito, non con il cacciavite. Il fango si distacca in blocco. Sul muro resta un alone chiaro, che va via con una spugna umida. Niente insetticidi: sono inutili su un nido sigillato, dove il bozzolo e la parete di argilla proteggono tutto, e dannosi per l’ambiente circostante.

Se il nido è integro e devi toglierlo per forza, non buttarlo. Appoggialo con delicatezza, nella stessa posizione, dentro un vaso capovolto, una cassetta di legno o sotto una tegola in un angolo riparato dalla pioggia battente e dal sole diretto, a mezzo metro o più da terra. Gli adulti usciranno regolarmente in primavera. Evita invece di sigillarlo in un barattolo di vetro o in un sacchetto: l’umidità stagnante uccide le prepupe e favorisce le muffe.

La vespa vasaia è pericolosa? La risposta onesta

No, e per ragioni strutturali, non per gentilezza. La vespa vasaia è solitaria: non ha una colonia da proteggere, non ha operaie di guardia, non ha il comportamento difensivo collettivo che rende pericolosi i nidi di calabroni e vespe cartonaie. La femmina usa il pungiglione quasi esclusivamente per paralizzare i bruchi, con dosi e precisione da anestesista. Verso l’uomo è indifferente: la si può osservare da venti centimetri mentre impasta, e continua a lavorare come se nulla fosse. Chi tiene questi nidi sotto osservazione racconta sempre la stessa scena: la vespa che ronza attorno a una sedia o a un panno steso non sta attaccando, sta cercando di tornare al cantiere che le stiamo involontariamente bloccando. Basta spostarsi di un metro.

Punture ci sono solo se la si schiaccia tra le dita o sotto un vestito, e restano episodi rari e di breve durata, salvo nei soggetti allergici agli imenotteri, per i quali vale sempre la regola generale di prudenza. Per cani e gatti il rischio è trascurabile: il nido non viene difeso e non rilascia nulla di tossico. Un gatto curioso che fa cadere l’anfora dal davanzale non corre pericoli.

Una precisazione utile per non confondersi: se sul muro trovi non un vasetto isolato ma un grappolo di tubi di fango paralleli, simili a cannelloni, non è una vasaia ma uno Sceliphron, il cosiddetto pelopeo, che rifornisce le celle di ragni invece che di bruchi. Anche lui è solitario e innocuo, e anche nel suo caso il foro tondo significa nido vuoto.

Cosa dice la sua presenza sul tuo orto

Una vasaia sul balcone è un indicatore ambientale, e per di più gratuito. Per riempire una sola cella servono diversi bruchi vivi, cioè larve di farfalle e falene che altrimenti si mangerebbero foglie di cavoli, pomodori, viti, piante ornamentali. Moltiplica per il numero di nidi che una femmina costruisce in una stagione e ottieni un piccolo servizio di controllo biologico svolto senza che tu paghi nulla. Studi su vespe solitarie che nidificano in nidi artificiali le considerano proprio per questo indicatori di qualità dell’habitat e alleate potenziali negli agroecosistemi.

In più, la presenza di una vasaia dice altre due cose sul tuo pezzo di verde: che c’è terra o argilla umida disponibile nel raggio di poche decine di metri, e che non stai usando insetticidi ad ampio spettro, perché queste vespe sono tra le prime a sparire dove si tratta spesso. Se vuoi favorirle, lascia in un angolo una piccola zona di terra nuda tenuta umida: è la loro cava di materiale.

Tre domande rapide che tornano sempre

  • Il nido si è staccato e si è rotto: posso fare qualcosa? Se dentro trovi un bozzolo intatto, appoggialo in un contenitore aperto e riparato, come descritto sopra. Se trovi bruchi verdi immobili, la cella era recente e purtroppo è compromessa.
  • Perché la stessa vespa ne costruisce diversi uno accanto all’altro? Perché ogni anfora ospita un solo figlio. Una femmina produce più celle in sequenza e tende a riutilizzare lo stesso sito sicuro, anche in anni successivi. Quando pensi che abbia finito, spesso ne comincia un’altra.
  • Devo disinfettare la superficie dopo la rimozione? No. Resta solo terra seccata, senza rischio igienico.

In fondo è un piccolo esercizio di lettura: liscia e chiusa significa attendere, foro tondo significa libera, foro strappato significa storia andata diversamente. Trenta secondi di osservazione e sai esattamente quando potrai spostare quel vaso.

Fonti

Tag:Vespe in giardino